Abusivi: che tormentone!

Oggi riportiamo questo articolo apparso sul Giornale di Brescia il 25 aprile 2017: il tema è l’abusivismo nella professione di Guida Alpina. L’articolo, pur facendo particolare riferimento alla zona bresciana, è di interesse assai generale, sia per le Alpi che per gli Appennini.

Guide alpine contro gli abusivi: “Sono pericolosi”
di Ruggero Bontempi
(pubblicato su Giornale di Brescia del 25 aprile 2017)

Le Guide Alpine Italiane hanno intrapreso una campagna nazionale per contrastare l’esercizio abusivo della professione.

Accade infatti con sempre maggiore frequenza, anche sul territorio bresciano, che persone non qualificate svolgano dietro compenso, in modo illecito, attività di accompagnamento su terreni specifici (sentieri, zone innevate, ghiacciai, pareti di roccia) prive delle necessarie competenze.

La Regione Lombardia, tra le prime in Italia, ha adottato norme legislative dedicate, ed è attualmente impegnata a garantire che, negli ambienti ostili, si possa essere accompagnati solo da persone accreditate e appositamente formate. Il controllo sulle attività professionali del settore sportivo outdoor è finalizzato a offrire la maggiore sicurezza possibile nei confronti dei fruitori di particolari contesti naturali che, come raccontano le cronache più recenti di incidenti su sentieri o in ambienti innevati, possono nascondere pericoli.

Lo spiega Stefano Michelazzi, responsabile della Commissione Abusivismo delle Guide Alpine Italiane, residente a Roè Volciano e conoscitore del territorio, impegnato in un’attività di informazione sul tema.
«Riceviamo ogni giorno segnalazioni di sospetti abusivismi esercitati da operatori non qualificati. Il nostro principale interesse non è tanto la denuncia alle autorità competenti, ma quello di tentare la strada della comunicazione e dell’acculturamento».

Quali sono le zone della Lombardia maggiormente interessate da questi fenomeni?
«Soprattutto l’area del lago di Garda, che è una delle più apprezzate e conosciute a livello europeo per la pratica di sport a contatto con la natura, ma spesso anche le montagne della Valcamonica.
Abbiamo provveduto a segnalare alle autorità le attività svolte in modo illecito da parte anche di sedicenti professionisti provenienti da altri Stati.
Questo atteggiamento non è corretto, in quanto per operare nel nostro paese, analogamente alle modalità di lavoro che una guida alpina italiana deve svolgere all’estero, è necessario richiedere uno specifico accredito della durata di un anno al Ministero dello sport
».

È un appello che lanciate a garanzia del vostro lavoro?
«Non è solo questo il motivo della nostra campagna di informazione.
Vogliamo prima di tutto che tutte le persone possano essere accompagnate da operatori qualificati, a garanzia della loro sicurezza. Purtroppo, invece, in alcuni comuni bresciani qualche soggetto non autorizzato trova supporto nelle sue attività anche da parte degli uffici turistici locali
».

Il seguito
Stefano Michelazzi ha naturalmente ripubblicato sul suo profilo facebook questo articolo, provocando una lunghissima serie di interventi a commento, tra i quali scegliamo alcuni perché significativi, tralasciando i numerosissimi entusiasticamente condivisori e dopo aver purgato la serie da quelli (per fortuna meno numerosi) provocatori con relative risposte al fulmicotone. Inoltre chiudiamo alle ore 13 del 27 aprile. Per gli amanti della polemica in ogni caso basta consultare il profilo di Stefano Michelazzi.

Claudio Inselvini Propongo questo intervento come spunto di riflessione, spero che verrà colto come tale e non come sterile polemica. E lo indirizzo a te Stefano, che stimo decisamente.
Inizio dicendo che io, pur non essendo Guida alpina mi sentirei confuso se, come spesso accade, venissi paragonato ad un dentista o ad un avvocato: chi diventa guida, lo fa per passione, per ispirazione, per amore dell’alpinismo, non per profitto, questo ho sempre creduto, quindi trovo il paragone un po’ fuori luogo.
Il fatto che la guida alpina sia l’unica persona che secondo la legge può accompagnare altri in montagna, direi che è drammaticamente triste, vuol dire cercare di ingabbiare la passione in regole, in situazioni legali, vuol dire lasciare che grigi burocrati che scrivono leggi, senza mai avere amato il calore della roccia che riempie i palmi, decidano cosa è giusto in montagna, chi può e chi no.
La passione si è confusa con la professione, non lo trovi triste? io sì, molto.
Perché si vuole impedire che altri facciano cose? che accompagnino, che insegnino, che trasmettano? davvero pensi Stefano di essere ‘capitano per grazia di Dio’ come dicevano i pirati? no, io ti conosco poco, ma non credo, credo che tu stia facendo in onestà una cosa in cui credi, ma forse non hai pensato che ti comporti come un repressore della passione, dichiarandoti come unico detentore del sapere, certo dirai tu, sono l’unico che ha diritto di farsi pagare, certo, ma la stiamo mettendo su un piano economico? sei certo che sia la strada che hai scelto quando hai voluto diventare guida? Sei certo che sia la cosa migliore per l’alpinismo?
Le guide alpine sono i maestri migliori e i migliori accompagnatori, non c’è dubbio, lavorano molto per conseguire il brevetto, ed il titolo di migliore gli spetta eccome. Quindi perché non puntare sulla conoscenza di questa cosa invece che sulla repressione?
Non l’unico, il migliore! Molto diverso come pensiero. Fai cultura, spiega chi sei, fatti conoscere, illustra le differenze fra te ed il signor tal dai tali. E che le persone scelgano a chi affidare la loro vita, in libertà, come libero deve essere e deve restare l’andare in montagna.
25 aprile alle ore 20. 31

Davide Crescenzio Tutto bello Claudio, però bisogna ricordare che l’abuso di professione è un reato penale che, prima di tutelare i professionisti, tutela i cittadini ai quali si affidano. Infatti l’abuso di professione non è legato al compenso. Poi nessuno denuncia la persona che si impegna ad insegnare all’amico, ma le cose devono essere chiare in ogni caso. Fare poi della passione un lavoro vuol dire fare poi il lavoro con passione. E lo trovi triste? Io no di certo. Un abbraccio.
Codice Penale
Fonti → Codice Penale → Libro secondo – Dei delitti in particolare → Titolo II – Dei delitti contro la pubblica amministrazione (artt. 314 – 360) → Capo II – Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazione
Chiunque abusivamente esercita una professione (1), per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [2229] (2), è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da 103 euro a 516 euro.
Note
(1) Il requisito dell’abusività richiede che la professione sia esercitata in mancanza dei requisiti richiesti dalla legge, come ad esempio il mancato conseguimento del titolo di studio o il mancato superamento dell’esame di Stato per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione. Integra il reato anche la mancata iscrizione presso il corrispondente albo.
26 aprile alle ore 10. 18

Davide Amato Il dibattito è interessante, però credo che chi fa la GA fa della sua passione una professione. Ed è giusto che sia retribuito in quanto professionista. Poi chiunque può accompagnare a titolo gratuito chiunque a fare qualsiasi cosa – assumendosene la piena responsabilità. In altri termini, se io ti do un farmaco, mi faccio pagare e tu stai male, ti puoi rivalere su di me (e in più, giustamente, mi becco una denuncia per esercizio abusivo della professione). E forse è giusto denunciare a monte gli abusivi.
25 aprile alle ore 20.59

Stefano Michelazzi Caro Claudio, prendo volentieri il tuo come spunto di riflessione ma allo stesso tempo non posso non notare una critica.
Questo non significa che sia qualcosa di negativo, anzi, se esiste dibattito le critiche sono costruttive e qui nel mio spazio il dibattito c’è ed è sempre il benvenuto!
Paragonare la professione di Guida Alpina a quella di una qualunque altra professione protetta ed intellettuale (sono definizioni giuridiche) è derivato da scelte fatte a tutela dell’utente finale ed a tutela di chi svolge al fine un’attività che viene controllata e deve per obbligo di legge seguire degli iter ai quali non si sfugge, come ad esempio pagare ogni anno diverse centinaia di euro in iscrizioni obbligatorie, assicurazioni obbligatorie, tasse governative, corsi d’aggiornamento, formativi e via discorrendo.
E’ logico sulla base dell’impegno economico che un professionista è obbligato a sostenere ogni anno, che vi sia in contropartita una sorta di protezionismo nei confronti dello stesso, da parte di chi lo obbliga ovvero lo Stato.
E questo per quanto riguarda il lato puramente fiscale della situazione nel quale non mi dilungo ma che è possibile a chiunque verificare dal punto di vista dei costi da sostenere andandosi ad informare sulle normative.
Capirai anche tu, che dal momento in cui per essere in regola con le disposizioni normative, noi si sia obbligati in solido come qualunque altro professionista non è che poi, vista la caratteristica della nostra attività (passione), si debba pagare uno scotto anche nei confronti del fatto che abbiamo scelto appunto la passione e non il compenso economico… anche perché come dico sempre: “Non ho mai conosciuto una Guida Alpina arricchita del suo lavoro” anzi, spesso in vecchiaia non se la passano proprio bene… e di esempi ce ne sono a bizzeffe.
Come tutte le attività professionali puoi trovare di tutto e di più in questo senso perciò la “regola” non vale ad esempio, per il proprietario d’albergo che fa anche la Guida.
E fin qui in maniera piuttosto sintetica (ce ne sarebbe molto altro da dire) il lato puramente economico/fiscale.
C’è poi una parte a monte, che riguarda la formazione, ed è universalmente noto che diventare Guide Alpine oltre ad essere oneroso è difficile dal punto di vista pratico, quindi perché dopo aver superato corsi ed esami, che un mio cliente insegnante universitario ha definito più incasinati e numerosi di un corso di laurea, dovrebbe arrivare il primo che passa e decidere che lui ne sa di più e può competere con te? Qui non si tratta di concorrenza ma di slealtà, e senza tanti fiorellini…
Senza contare che mentre noi siamo continuamente sottoposti a formazione ed aggiornamento (oggi ancora di più con le nuove disposizioni normative) chi si promuove per conto suo non ne ha bisogno.
Fatti i dovuti conti, esiste quindi un modus operandi che determina le competenze, come in qualsiasi altro ambito, anche insegnare è una passione ma nessuno si lamenta del fatto che non si possa mettere in piedi una scuola senza le competenze e gli accreditamenti del caso… o no…?
Anche il medico è in primis un appassionato altrimenti la vedo dura pensare di farlo solo per soldi… ma anche qui nessuno brontola quando pizzicano lo sciamano di turno che mette a rischio i creduloni del caso…
Per la Guida Alpina è lo stesso e quindi non vedo perché non si debba conciliare le due situazioni economica e di tutela dell’utente finale come accade non solo nelle professioni ma anche nel mondo del lavoro dipendente in diversi campi.
Non significa che incidenti non accadano lo stesso, sai benissimo anche tu che il rischio residuo è sempre presente ed a volte in percentuali elevatissime, ma lo è pure in sala operatoria…
Ciliegina sulla torta, di passioni non si riempie lo stomaco ma con lo stomaco pieno invece si è propensi alla passione ed a condividerla con chi condivide la tua giornata.
Fare la Guida Alpina è una scelta di vita, per niente facile ma sicuramente gratificante proprio per la passione ma sempre una scelta di vita, anche per quanto riguarda le difficoltà a diventarlo e a portarla avanti, quindi per quale motivo il primo che passa dovrebbe poter approfittare di qualcosa che altri hanno costruito in decenni di fatiche e pretendere di averne diritto?
A me h anno insegnato che i diritti seguono ai doveri, fatti i corsi, pagato le spese i miei doveri li ho assolti, non si può dire lo stesso di chi i doveri non li intende assolvere ma pretende appunto i diritti ed i diritti dell’utente finale sono quelli della certezza di un servizio adeguato alla situazione sia esso pagante o no!
25 aprile alle ore 23.08

Claudio Inselvini ragionamento validissimo, Stefano, ineccepibile dal punto di vista normativo e giuridico, è tuttavia questo esattamente quello che non mi vede d’accordo, ossia che poi in fondo in fondo stiamo parlando di pecunia. La passione non ci azzecca più se non di straforo. Tu parli di tasse e concessioni e lo capisco bene, cazzo ci devi vivere, e sai che pure se andasse bene ricco non lo sarai mai se non lo sei già di tuo, però in nome di questo, vorresti radere al suolo tutti coloro che lo fanno per passione e che non sono professionisti. Tu hai, scusa, mi permetto, tu ‘sei’ un prodotto di alta qualità, fai valere questo, secondo me, non sarà il tale che fa il giro sul sentiero del Garda che ti disturba, lasciagli il suo piccolo ambito, e se anche tu vuoi proporre il giro sul sentiero del lago, fallo sapere, fai sapere chi sei, e quale valore aggiunto puoi dare.
Tieni presente che ci sono anche molte persone che più di qualcosina non possono spendere… e quindi questi cosa fanno? niente sentiero sul lago?
Non sarà normando che si risolve una situazione dove c’è così tanta passione, non sarà reprimendo, o facendo leggi più strette, sarà facendo cultura, diffondendo la conoscenza, informando l’utente di quali siano i rischi.
Poi, come fanno i tassisti, vuoi provare ad essere un monopolista? ovviamente la scelta è personale e non soggetta a giudizio ma solo a scambi di opinione, io rimango però della mia idea, si respira un aria di grande tristezza.
26 aprile alle ore 0. 25

Stefano Michelazzi Claudio, se uno proprio sente la necessità di esprimere la sua passione va in giro con gli amici e non si propone come pseudo-professionista a pagamento… altrimenti di che parliamo?
E questo vale anche per coloro i quali per pura vanagloria scimmiottano il professionismo anche senza contropartita in denaro… se vuoi essere un professionista e sei convinto di poterlo diventare, segui le strade che tutti seguono per diventarlo.
L’appassionato di calcio guarda la partita e se la gioca cogli amici al campetto sotto casa di quando in quando, non pretende sulla base delle sue cognizioni di esperto da poltrona che la Nazionale lo convochi…!
26 aprile alle ore 0. 26

Leonardo Plavan Claudio Inselvini, mi permetto di intervenire, dopo aver letto la discussione, solamente per dire che una soluzione è complicata, molto complicata. Se è abbastanza semplice, invece, intervenire dove ci sono pubblicità che rimandano a persone non qualificate, complicatissimo sarà ridurre (eliminare impossibile) il fenomeno. La strada da seguire, secondo me, è la “cultura” delle persone al rispetto delle professioni. E qui, popolo anarchico che siamo, è la complicazione infinita. Sono d’accordo con Claudio, che un poco conosco, quando dice “se accompagni un amico, un conoscente per passione”. Ha perfettamente ragione Stefano, che non conosco, nel giudicare disonesto chi, senza requisiti, pretende, o comunque guadagna denaro con un lavoro per il quale non è abilitato. Nei miei tanti anni di lavoro ho visto comportamenti e situazioni, sia d’estate che, soprattutto, d’inverno veramente poco rispettose del lavoro e delle persone.
26 aprile alle ore 8. 27

Paolo Notaristefano Da professionista, iscritto “obtorto collo” ad albo professionale e soggetto, parimenti alle condizione descritta da Stefano a formazione obbligatoria ecc. ecc. , apprezzo l’appello legato alla sicurezza, che condivido pienamente!. Apprezzo decisamente meno quello che leggo, molto probabilmente mal interpretando, come corporativo e legato ad una sorta di “dovuto protezionismo” a chi ha ottemperato ad obblighi anche di natura fiscale. Senza buttarla in politica, è il caso di ricordare che gli Ordini professionali devono la loro esistenza alla legge fascista n. 897 del 25 aprile 1938 che modificò la legge istitutiva del 24 giugno 1923 n. 1395, che garantiva l’esercizio professionale anche ai non iscritti agli Albi, e introdusse la norma secondo cui “Possono esercitare la professione solo gli iscritti agli Albi; non possono essere iscritti e, se iscritti, devono essere cancellati coloro che non siano di specchiata condotta morale e politica e che non svolgano attività contrarie agli interessi della Nazione”. Una legge emanata nel clima delle leggi razziali di quegli anni e, perciò, volta a impedire l’esercizio professionale agli ebrei, agli antifascisti, agli omosessuali ed a quanto allora non era gradito. Una legge-vergogna che il Parlamento repubblicano non è stato capace di abrogare e che ci ha portato, con il corporativismo, in una società di caste peggio di quella indiana di un secolo fa. Per il sottoscritto, prima muore questa cultura meglio è! Ciò non significa che chi non è capace debba poter accompagnare la gente in montagna, ma non devono essere gli ordini e le categorie casta a garantirlo. Perché i fatti, in tutti i campi professionali, montagna compresa, attestano che questa garanzia, a fronte del protezionismo preteso, non sono in grado di offrirla.
26 aprile alle ore 9.48

Stefano Michelazzi Paolo, le leggi che esponi sono ormai un ricordo e le attuali normative non si basano più su quei decreti nati con motivazioni come dici giustamente, anti-democratici, ma su direttive nazionali ed europee che hanno trasformato le associazioni professionali detentori di Albi e regolamenti in Enti pubblici, i quali conservano gli Albi a tutela del rispetto delle normative vigenti e non applicano alcun regolamento ma controllano il regolare rispetto di leggi che definiscono le professioni.
I concetti sono estremamente diversi fra loro e che vi sia un Albo o se preferisci lista dove vengono inseriti i nominativi di chi risulta in regola con le normative non mi appare così scabroso.
26 aprile alle ore 9.58

 Claudio Inselvini Leonardo Plavan e amici tutti. Vi propongo un quesito: Se in tempi di ristrettezze economiche quali siamo, con carenza di denaro ovviamente ma anche di calore umano, io dovessi appendere nella bacheca Dell oratorio un cartello che dice: So fare qualche lavoretto di idraulica, mi offro per farlo gratuitamente, a chi ne avesse la necessita, voi pensereste che sono ladro ed immorale?
26 aprile alle ore 9.57

Paolo Notaristefano Ecchecazzo… io faccio la formazione obbligatoria sui tubi… mi danno i crediti formativi… poi pago l’iscrizione all’albo degli idraulici! Non ne ho mai montato uno, ma mi girano i coglioni Claudio! Dai smettila di fare l’abusivo! Qui siamo in un paese organizzato per corporazioni! Vai altrove a montare i tuoi tubi! qui il diritto è mio.
26 aprile alle ore 10.00

Stefano Michelazzi personalmente sì! (saresti ladro e immorale, NdR) Proprio perché in epoca come dici di ristrettezze economiche ti proponi gratis? Significa probabilmente che per te la crisi o supposta tale non esista, che tu abbia tempo da perdere e non sappia cosa fare e nel frattempo rubacchi lavoro a chi deve portarsi a casa la pagnotta… non mi sembra così difficile come ragionamento:
Mettiamo che visto il tempo libero a disposizione domani decido di presentarmi sul tuo posto di lavoro offrendomi gratuitamente per eseguire il tuo di lavoro… cambia l’ottica… credimi!
26 aprile alle ore 10.01

Claudio Inselvini Io credo nel volontariato, nel mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie conoscenze e abilità in modo totalmente gratuito, quasi sempre con sensibili esborsi per altro, che rendono il secondo me ancora più preziosa la cosa come esperienza personale e collettiva, (se so fare l’idraulichino gratis, ti aggiusto il tubo e se non hai soldi te lo compro pure), e credo che questo gesto di donare gratuitamente la propria conoscenza sia un modo per opporsi ad un sistema basato sul guadagno innanzi tutto, sulla speculazione vista come azione normale se non invidiabile, per opporsi alle barriere fra le persone, fra le classi sociali, fra le persone di serie a e quelle di serie b.
Credo che la gratuità e il mettersi a disposizione sia una cosa grande, un delle grandi bellezze dell’animo umano.
Sono convinto di non essere all’altezza di un professionista e non ho pretese in merito, né millanto questo.
Ed assolutamente immagino anche che il mio contributo sia a favore dei professionisti, facendo cultura, diffondendo i valori di un ambito, che sia l’idraulica o l’alpinismo, cosa che decisamente va a vantaggio di chi in questo ambito lavora.
26 aprile alle ore 10.15

Leonardo Plavan Claudio Inselvini, hai perfettamente ragione, come d’altronde ha ragione chi difende la propria professionalità. Nella mia lunga vita lavorativa (non solo i venti anni al Rifugio) ho visto queste cose molte volte: la contestazione dei fotografi professionisti contro gli amici “che fanno foto” ai matrimoni, i decoratori contro gli “imbianchini” ecc… Nel caso specifico bisogna aggiungere che contrariamente ad altri mestieri qui c’è un rischio reale. Certo, mi affiderei a te ad occhi chiusi per affrontare una salita (che sia alla mia portata) e ti pagherei con una birra, sicuro delle tue capacità ed esperienza… ma mi pare che il discorso di Stefano sia diverso e non posso non condividerlo. Sai quanti si sono persi scendendo la Vallee Blanche seguendo l’amico che “l’ho già fatta, è banale”? E, molte volte, questi “amici” molto amici non erano… Con amicizia e stima.
26 aprile alle ore 10.32

Fiorenzo Bertolotti Con grande rispetto credo che si stia enfatizzando per l’ennesima volta il problema. Sono pressoché d’accordo con te, ritengo la professione degna di grande rispetto, soprattutto da parte dello stato e delle istituzioni (non illuderti troppo, basta vedere chi ci governa!). Un piccolo chiarimento però: ho lavorato in ambito CAI per 25 anni (forse di più) nelle scuole, in qualità di istruttore sezionale, regionale e nazionale (anche il CAI in quanto istituzione lascia il tempo che trova). Come per ogni attività sulla faccia della terra esiste un accompagnatore, un tutor, un guru, un amico… (ci sono persone che desiderano imparare qualcosa: arte, mestiere o passione che sia!). Non ritengo pertanto scandaloso accompagnare un amico o conoscente per boschi, monti e/o arrampicate! E’ chiaro che deve essere un’esperienza assolutamente gratuita anzi, in quell’occasione si deve valorizzare il ruolo che assume invece “Il professionista” della montagna! Non escludo nemmeno che si possa essere appoggiati e/o promuovere attività professionali con ausilio di queste figure!
26 aprile alle ore 14.28

Stefano Michelazzi Fiorenzo il discorso vale per ciò che è l’accompagnamento professionale, la condivisione tra amici è e resta SACRA e LIBERA!!!
Sulla collaborazione coi professinisti sfondi una porta aperta, peccato che siamo l’unico Paese d’Europa che non vede questo come una normalità… anzi… proprio chi dovrebbe farlo si serve di abusivi che chiedono tariffe più basse visto l’assenza di costi da parte loro (dati di fatto che presto saranno resi pubblici…) dando al tutto un’immagine di vero caos e di arroganza da parte di chi come volontario dovrebbe avere la massima cura nella cultura della frequentazione in ambiente naturale, compresa la differenza tra professionismo e dilettantismo…
26 aprile alle ore 14.30

Mario Roversi Se si può… premetto che non mi importa pressoché nulla della materia del contendere. Noto che: la professione di Guida Alpina, come altre del tutto rispettabile, consiste nell’accompagnare altre persone in situazioni e ambienti in cui hanno bisogno-voglia di una guida. Fini qui va bene. Poi ci si aggiunge il termine ‘in sicurezza’ che è da solo un imbroglio perché chi scala una parete cerca proprio la mancanza di sicurezza garantita e nessuno ti può dare sicurezza nemmeno ad attraversare la strada. Ma ancora non è sufficiente. Perché chi non è in grado di scalare una parete o di intraprendere un sentiero dovrebbe ”essere aiutato’ a farlo? Una cosa è tenere corsi di preparazione tecnica o altro, a secco o in ambiente, un altro conto è arrogarsi l’esclusiva della competenza tecnica a farlo. Secondo Imbroglio bello e buono. O si vuole difendere il diritto ad esercitare una professione… data una certa ’abilitazione’ a farlo? questa ultima considerazione ci sta. Che questa ‘abilitazione’ e questa ‘professione’ siano necessarie o opportune appartiene però al mondo del mercato e del denaro, alla vendita di un servizio del tutto opinabile e dove passione, capacità, sicurezza non c’entrano proprio niente.
26 aprile alle ore 15.30

Stefano Michelazzi “chi scala una parete cerca proprio la mancanza di sicurezza garantita”… avrei mille esempi da portarti che indicano che questa tua affermazione non corrisponde al vero…
Sicurezza, come termine usato un tempo anche dalle Guide Alpine, veniva vista con altri occhi ed aveva altri parametri rispetto all’oggi dove la sicurezza spesso risiede nella possibilità di rivalersi sul professionista in casi d’incidente… fermo restando tante belle parole e concezioni sulla ricerca dell’ignoto…
Opportuno e necessario sono termini che non possono definire una stessa situazione o meglio non significa che una necessità rilevi anche un’opportunità e viceversa e né l’articolo né le Guide Alpine né tantomeno il sottoscritto riportano una tesi di questo genere…
Il quanto e come c’entri la sicurezza intesa in termini di vendita di un servizio sta come paragone al quanto ti interessa che il chirurgo (mi scuseranno i chirurghi per prenderli spesso ad esempio) ti apra la pancia e sappia il fatto suo…
Per il resto… hai ragione!
26 aprile alle ore 16.36

Guido Bonvicini Scusate se mi ci infilo e senza avere letto tutto tutto per bene. Mi ci infilo perché i discorsi di Claudio Inselvini sono per me conosciuti, triti e ritriti, e anche viziati dalla sua storia di Istruttore “volontario”, che non lascia cadere un commento contro le G. A. non appena gli è possibile. Anche se ha aumentato l’uso di vaselina. Le cazzate (scusa Claudio) della passione contro professione; solo in caccia di denaro; quelle che si arrogano di essere le migliori, ecc. ecc. Sono discorsi falsi e volutamente tendenziosi. Il confronto con l’idraulico è sbagliato: io non posso fare l’Ingegnere volontario, e se leggo in oratorio che un appassionato di medicina mi può curare gratis è solo perché la polizia non lo ha ancora preso! Invece tu puoi fare la Guida Alpina volontaria e questo è sbagliato; anche se la legge lo permette, lo hai detto tu mi sembra, non tutto ciò che c’è per legge è giusto. Io sì, posso fare la Guida Alpina Volontaria, se voglio. Solo la Guida alpina potrebbe fare del volontariato in montagna, così come il medico può fare il volontario in ambulanza. Tu no, non puoi fare il medico volontario! E io, come molti colleghi la Guida Alpina volontario la faccio (ma non lo vengo a scrivere su FB) e lo farei molto molto di più, se mi fosse possibile di guadagnare il mio giusto facendo il mio lavoro di Guida Alpina. Invece spreco tempo ed energie a ritagliarmi un mercato pieno di abusivi, ma ancora più zeppo di volontari, che per di più si sentono “salvatori di anime” perché accompagnano qualche poverino in montagna che non avrebbe 20/40 € in più da spendere per andare con la Guida Alpina (mediamente la differenza tra un corso CAI e un corso Guida). Tutte Cazzate Claudio, se io potessi fare la Guida Alpina, ci sarebbero meno incidenti, farei dei corsi ai costi del CAI o dell’Ugolini, porterei per volontariato chi lo desidero in montagna, e ci sarebbero più volontari che occupano il loro tempo libero in azione più meritevoli della “conquista con l’alpe”.
27 aprile alle ore 0.28

Claudio Inselvini Guido Bonvicini, ciao e buongiorno. Mi fa sempre piacere quando parli male di me. vuol dire che entrambi siamo ancora vivi e convinti delle nostre idee. E non è mica poco dopo tanti anni e traversie. Che non la penso come te lo sai. Ma non dico che dici cazzate. Ma pazienza.
Io faccio il volontario. Dedico il mio tempo a fare cose per gli altri nella misura e nel modo in cui riesco. Lo faccio al meglio possibile. Documentandomi, studiando, aggiornandomi. E non solo in relazione all’alpinismo. Sono convinto la gratuità del gesto, la condivisione, il rosicchiare tempo al già poco tempo libero per darne un po’ agli altri, esattamente così come è stato per me, sia una delle cose più belle che può fare una persona, e se lo fa, non un per un amico, ma per un perfetto sconosciuto sia una cosa ancora più intensa, perché in cambio spesso non ha quasi nulla che non sia, quando c’è, un grazie.
Cito Borges : date le vostre perle ai porci, date quel che è santo ai cani, ciò che importa è dare.
Questo in generale, figurati se poi andiamo in ambiti come una passione così forte come l’alpinismo.
Faccio da molti anni questa cosa e intendo continuare a farla. Sono un modesto scalatore, ma in 30 anni qualcosa ho imparato, magari, con amore, senza compenso, con i miei limiti, posso trasmettere qualcosa. Non sono il migliore, ma questo lo sanno tutti. Tutti sanno che i migliori sono le guide alpine. Intendo continuare a farlo perché credo che il denaro possa contaminare, perché forse, ma dico solo forse, la passione possa essere più facilmente trasmessa da chi non riceve compenso.
E’ un pensiero personalissimo, bada.
Ciò che non trovo giusto è il tentativo di monopolizzare la trasmissione della passione. Una passione che nasce dalla libertà, dall’amore, del desiderio di rompere le regole, di avvicinarsi ad un mondo dove il rischio è componente sempre presente.
Non mi sembra così grave questo pensiero.
Non capisco, invece che persone intelligenti e in gamba come molti fra voi professionisti, si infilino in questa crociata invece di farsi conoscere, fare cultura dell’alpinismo e della sicurezza, investire insomma sulla conoscenza, come fa quasi ogni categoria professionale, ma ripeto, è solo una vaga idea personale che esprimo per amore di discussione.
Ma non credo ci capiremo, non è mai successo in tanti anni.
Finisco dicendo che non trovo giusto che in una discussione civile, che mi pare interessante e cortese, tu sia entrato a gamba tesa.
Ma mi ha fatto piacere lo stesso.
17 aprile alle ore 11.40

Davide Amato Ok. Prospettiva personalissima da cliente che, a torto o a ragione, non si reputa sfigato. Nato in montagna (Trentino tra Adamello e Brenta), cresciuto tra Trentino occidentale e (alpinisticamente ahimè) Milano. Passione sfrenata per l’ambiente selvaggio e la dimensione verticale in tutte le sue forme e temperature. Vita spesa tra Italia e estero e purtroppo pochi compagni d’avventura. Per me Stefano è il compagno d’avventura/maestro d’alpinismo che mi permette di vivere avventure in ambiente (aprire vie nuove/riscoprire vie dimenticate) sorpassare e migliorare i miei limiti tecnici in un margine di sicurezza (per me) accettabile. Potrei farlo con compagni più esperti? Forse. Ma a) non li pagherei, b) forse non pagandoli il gioco non varrebbe la candela, c) con queste premesse non ci andrei. Chiosa finale: se tanti arrampicatori coi controcoglioni (ho in mente due/tre italiani e belgi pluripremiati che conosco) provano a fare il corso guide e non ce la fanno a superarlo, forse qualcosa di buono nel sistema c’è…
27 aprile alle ore 1.44

Dario Bonafini Credo che la conoscenza, la passione per l’Alpinismo vada condiviso senza nessun divieto.
Quello che deve essere chiaro è che gli unici ad avere titolo a farsi pagare in quanto professionisti sono le Guide Alpine, io ho insegnato ha tanta gente come è stato fatto con me ma non mi sarei mai sognato di chiedere un compenso, eppure di furbi e praticoni che si definiscono Guide se ne sono sempre visti e questi andrebbero isolati, denunciati, purtroppo questo sembra essere il paese dei furbetti e spesso la colpa è anche di chi si rivolge a queste persone.
27 aprile alle ore 7.44

Paolo Notaristefano Le scuole servono a formare e ad acquisire le competenze necessarie a fare quello che si vuole fare per vivere con coerenza e cognizione di causa… le corporazioni servono a? A tutelare? Chi? cosa? Servono a nulla se non a difendere orticelli inesistenti la cui difesa migliore è quella della valida applicazione di ciò che si sa fare. Andrebbero abolite subito… da ieri. Se chi svolge una professione qualsiasi sostiene che il sistema ordinistico e corporativo garantisce qualcosa oltre la regolarità contributiva degli iscritti mente consapevole di mentire. Le campagne contro chi non è “autorizzato” sono miopi borboniche. Le campagne contro chi non è “capace” sono sacrosante. La capacità si costruisce nella scuole. Ecco cosa ne facciamo! Facciamole bene rigorose e selettive. Smettiamola di dire che l’appartenenza ad una corporazione e l'”autorizzazione” sia sinonimo di professionalità. I fatti dicono che così non è in ogni campo professionale
27 aprile alle ore 10.46

Sandro Sterpini Madonna mia, gli anni passano e la discussione e la polemica è sempre la stessa.
Tutto questo però, non fa certo bene al mondo della montagna, dell’alpinismo e alle attività che ognuno di noi professionista o volontario che sia, ogni giorno tenta di svolgere con impegno e passione.
Personalmente penso che, chiunque è e deve essere, indipendentemente dalle sue capacità tecniche, libero di andare in montagna come, dove, quanto e quando vuole.
Penso altresì che faccia bene colui che si sente “sfigato” (in realtà non lo definirei sfigato ma piuttosto prudente) ad affidarsi a una GA o che decida di frequentare un corso di escursionismo – arrampicata, etc. ad esempio del CAI.
Il nocciolo della questione, di questa questione però non è l’avventura – il pericolo, il titolo di studio o se siamo più o meno sfigati o più o meno prudenti, il vero problema sta nell’esercizio abusivo di una professione che, che ci piaccia o no è regolamentata da una legge.
Cioè, chiunque capace o meno capace, alpinista più o meno bravo, può andare e/o “accompagnare” qualcuno, parenti o amici in montagna (lasciamo stare i rischi e i pericoli) ma solo la GA può farlo dietro compenso, tanto come solo il Maestro di Sci può insegnare a sciare facendosi pagare, tutto qui.
27 aprile alle ore 12.00

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website