Attenti a quelle ferrate

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Attenti a quelle ferrate
La Regione Sardegna invita i Comuni di Alghero e di Cargeghe a smantellare le Ferrate del Cabiròl e del Giorré

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort***, disimpegno-entertainment***

Il 27 aprile 2016, Gognablog portava alla luce una situazione a dir poco anomala, per quanto riguarda la via ferrata del Cabiròl a Capo Caccia (Alghero, Sardegna). Vedi http://gognablog.com/le-indagini-sulla-via-ferrata-del-cabirol-capo-caccia/. E’ stato l’inizio di un lungo iter informativo che, ben lontano dalla conclusione, registra oggi un episodio che dà una significativa scossa all’odierna situazione, che possiamo definire illegale, pericolosa e invasiva per l’ambiente naturale: l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Sardegna, dopo aver visionato la perizia relativa alle vie ferrate del Giorré e del Cabiròl, il 5 marzo 2018 scrive una nota al Comune di Cargeghe ed a quello di Alghero (vedi allegato) indicando che nella relazione in questione “si rilevano delle irregolarità in merito alla normativa di costruzione di tali impianti oltre che al collaudo e abilitazione del progettista“; viene inoltre evidenziato un elevato rischio di frana che consiglia il divieto di utilizzo delle opere e la conseguente rapida rimozione delle stesse “ai sensi dell’art. 35 e 47 del D.P.R. n. 380/2001“.

Cabirol. Grande parallelepipedo con giacitura sub-verticale in appoggio suterreno sabbioso

Cabirol. Tassello e placchetta intaccati dalla corrosione

Già il 22 settembre 2015 (vedi http://gognablog.com/denuncia-della-via-ferrata-di-giorre/) avevamo puntato l’attenzione su un’altra ferrata, questa volta non sul mare, quella di Giorré, denunciandone l’illegalità e la pericolosità di costruzione.

L’indagine era progredita, investendo tutti gli aspetti controversi, dall’illecito all’invasività ambientale, dalla pericolosità intrinseca al luogo alla dilettantesca realizzazione, fino all’accusa di abuso di professione ad alcune sedicenti “guide”, guarda caso le dirette responsabile della realizzazione degli infissi.

Vedi, per questo, tutti i dettagli su:
(4 maggio 2016) http://gognablog.com/ancora-sulla-via-ferrata-di-giorre/
(22 giugno 2016) http://gognablog.com/accompagnare-in-sardegna/
(2 dicembre 2016) http://gognablog.com/qualche-riga-sulla-via-ferrata-del-cabirol/
(15 dicembre 2016) http://gognablog.com/esercizioabusivo-in-montagna/
(16 maggio 2017) http://gognablog.com/lotta-continua-capo-caccia-dintorni/
(13 ottobre 2017) http://gognablog.com/sardegna-ferrata-selvaggia/
(8 dicembre 2017) http://gognablog.com/via-ferrata-senza-autorizzazioni/

Tutti questi articoli riportavano le denunce sia del Gruppo d’intervento Giuridico sia di Mountain Wilderness che mettevano in allarme rispetto alla costruzione delle ferrate inserite in ambito SIC e ad alto rischio di frana per quanto riguarda il Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Sardegna, oltre all’abusivismo di professione di Guida alpina, attività che (anche solo dalla promozione in web-evidenza) appare routinaria e piuttosto corposa.

Cabirol. Ancoraggio di partenza non inserito correttamente nella roccia. La sporgenza genera un momento flettente che il fittone non dovrebbe sopportare

Cabirol. Giunzione della fune con il cavallotto dei morsetti montato rovescio e in numero non sufficiente. E’ in atto anche la corrosione degli elementi

Gli articoli hanno scatenato un polverone sui social cui è seguito però un evidente ristagno. Considerata perciò l’evidente immobilità della vicenda a livello amministrativo, politico e giudiziario, da questi articoli il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane (CONAGAI) prende spunto per dare vita a una Commissione apposita che studi il fenomeno di “ferrata selvaggia” e metta in essere una campagna di lotta all’abusivismo di costruzione e di professione.

A seguito degli articoli riguardanti Cabiròl e Giorré sono arrivate le segnalazioni in merito di altre strutture presenti in Sardegna e non certo solo in quella regione.

Come di competenza per un ente pubblico, il CONAGAI ha provveduto a inviare gli esposti del caso alla Procura della Repubblica: anche qui si deve  purtroppo rilevare che risposte non ce ne sono state, malgrado l’elevato grado di pericolo rappresentato da strutture edilizie per le quali non si riscontravano né progetti, né collaudi, nell’assenza totale di autorizzazioni, rispettanti le normative, sia per l’incolumità degli incauti “clienti” delle sedicenti guide che per quella di tutti gli altri frequentatori.

Giorré. Lato orientale del grande blocco a rischio molto elevato di frana con la parte inferiore sospesa nel vuoto

Giorré. Eccessiva sporgenza del connettore dalla parete rocciosa che induce maggiori sollecitazioni di flessione sulla barra e che quindi dovrebbe essere controventato

Mountain Wilderness tenta di coinvolgere nuovamente la Prefettura di Sassari, dopo le segnalazioni inviate già il 26 maggio e 26 dicembre 2016, con un esposto che giunge il 10 gennaio 2017, nel quale coinvolge anche il CONAGAI come ente di riferimento e al quale viene risposto per la seconda volta che (la prima risposta è datata 5 gennaio 2017) vengono ritenute valide le perizie eseguite dalla locale stazione dei Vigili del fuoco, malgrado la Direzione Nazionale dei Vigili del fuoco, anch’essa coinvolta da MW abbia risposto che le perizie di quel genere non sono di competenza del Corpo.

Peraltro si nota nella relazione che non vi sia una grande competenza in materia da parte del relatore, il quale confonde le certificazione dei DPI relativa ai lavori in fune con quella dei DPI per alpinismo, dando ovviamente dei riferimenti fuori norma: infatti quello che comunemente viene definito kit da ferrata e tutti gli altri dispositivi per la sicurezza nelle ascensioni vengono elencati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea  09.09.2016 e ripresi dalle Linee Guida del CONAGAI depositate presso l’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Peraltro le certificazioni dei materiali da alpinismo risultano di molto precedenti alla pubblicazione sulla suddetta (EN 958:2006+A1:2010).

Giorré. Ancoraggio inserito nella roccia tutt’altro che compatta

Allarmati per questa situazione, che ovviamente appare per nulla consona alla disposizioni di legge e a ciò che la Direzione Nazionale dei Vigili del fuoco ha correttamente esposto, il 31 marzo 2017 il CONAGAI chiede un incontro alla Prefettura di Sassari per esporre le proprie perplessità a fronte delle segnalazioni ricevute e delle immagini allegate e a fronte di un incidente occorso l’anno precedente in Sicilia in condizioni similari (che è costato il coma permanente a una giovane Guida Alpina austriaca). La risposta della Prefettura è liquidante.

Ma le segnalazioni continuano ad arrivare al CONAGAI anche da parte di colleghi che avevano in programma di percorrere la ferrata del Cabiròl con i propri clienti ma vi hanno rinunciato: la preoccupazione nei confronti dell’incolumità dei percorritori sale.

Il 31 gennaio 2018 l’Assessorato all’urbanistica della Regione Sardegna chiede al Comune di Alghero informazioni in merito alla funzione di vigilanza sull’urbanistica relativamente alla ferrata del Cabiròl.

Per ciò che riguarda la via ferrata del Giorré, la situazione appare anche più preoccupante da un punto di vista di rispetto delle leggi, visto il coinvolgimento del comune di Cargeghe e l’impegno di fondi pubblici.

Il CONAGAI fa pervenire un esposto alla Guardia di Finanza, forte anche del fatto che, malgrado l’Assessorato all’Ambiente della Regione Sardegna abbia disposto la chiusura della struttura da gennaio a luglio, nulla appare in merito a un seguito esecutivo di questa disposizione.

Anche nel caso della ferrata di Giorré le dinamiche di esposti/prese in carico, appaiono piuttosto simili a quelle del Cabiròl, aldilà dell’impegno della Guardia di Finanza che apre un’inchiesta non ancora conclusa.

A questo punto, visto che la professione di Guida Alpina per le sue caratteristiche risulta essere l’unica che può giudicare la posa in opera di una struttura di questo tipo da un punto di vista della valutazione dei canoni di sicurezza, e visto che tra le Guide Alpine sono presenti elementi con qualifiche professionali multiple, il CONAGAI decide di intervenire sul posto e dare il via a una visita peritale sulle due strutture, per avere confronto diretto con la situazione e valutarne le condizioni sulla base di parametri assunti in loco e non soltanto comunicati.

La situazione che i tre tecnici trovano è a dir poco scabrosa ed è pura fortuna se fino ad oggi non si è dovuto constatare alcun incidente grave. Ma sulla fortuna non si può fare conto quando si propone al pubblico una struttura fissa che deve garantire determinati parametri di sicurezza durante la sua frequentazione: stiamo sempre parlando di persone e di vite…

Le perizie (qui allegate), corredate di foto e filmati, sono state poi depositate presso diverse strutture di competenza tra le quali l’Assessorato all’Urbanistica della Regione Sardegna (quella che il 5 marzo scorso ha scritto una nota al Comune di Cargeghe e a quello di Alghero, oltre a coinvolgere altre amministrazioni competenti e MW (vedi allegato), indicando e validando le conclusioni del CONAGAI.

Non rimane che sperare che, dopo questo passo avanti e presa di coscienza importante, si metta la parola fine a queste situazioni che appaiono paradossali se si pensa che malgrado le norme e malgrado i pericoli ai quali i frequentatori vanno incontro, si sia dovuto ricorrere a un impegno deciso autonomamente per portare in evidenza tutte le incongruenze e gli atti poco chiari che denotano una situazione da Far-West, tenuto conto che in regione sono spuntate come funghi altre strutture similari con condizione di progettazione, posa in opera e collaudo molto simili.

Ci si chiede anche se, come e quando, in nome della legalità, chi ha commesso questi reati verrà sanzionato come si deve, sempre nella speranza che nel frattempo non intervenga qualche incidente.

Scarica il pdf delle perizie sulla sicurezza delle vie ferrate del Cabiròl e di Giorré

Non validità della perizia dei VVdFF

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