Aziende e sicurezza

Aziende e sicurezza

Dal 20 al 22 febbraio 2015 si è svolto a Rjukan, Norvegia, l’annuale meeting Rjukan Icefestival, un’iniziativa che ormai ha superato la ventina di edizioni.

La manifestazione è stata funestata nell’ultima giornata dalla tragica caduta mortale della guida alpina valtellinese Pietro Biasini, evento che tanto dolore e sgomento ha provocato in chiunque lo conosceva.

Pietro Biasini
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Rjukan è un centro di circa 6000 abitanti nel sud della Norvegia, con rilievi che arrivano a 1883 m. Nel 1978 gli scalatori norvegesi Marius Morstad e Bjørn Myrer Lund vi scalarono la prima cascata di ghiaccio, Rjukanfossen. Da lì partì l’interesse per questa località, che è diventata oggi uno dei centri più popolari per gli appassionati di tutto il mondo, con oltre 190 cascate scalabili. E’ del 1993 la prima edizione del festival che, partito in sordina e limitato ai locali, oggi è internazionale.

Negli anni ci sono state le partecipazioni di scalatori ben noti, come Franz Fisher, Carlos Wagner, Tomaz Humar, Will Gadd, Harry Berger, Ines Papert, Kristen Reagan, Robert Caspersen, Trym Sæland, Gøran Kropp, Nick Bullock e molti altri. Tutti hanno contribuito a portare nuove tecniche sempre più aggiornate, con il loro esempio pratico e le belle conferenze serali.

Il 17 febbraio 2009 due partecipanti al festival caddero dalla sosta della 4a lunghezza di Bølgen. Uno di essi non sopravvisse. Nel 2014 si era sfiorata la tragedia con un incidente che avrebbe potuto avere gravi conseguenze. Nel 2015 è ri-successo, questa volta alla guida alpina italiana. Ragazzi di tutto il mondo erano lì tutti assieme per chiacchierare, scambiarsi esperienze, provare nuovi materiali e assistere alle serate. La facilità con la quale lì s’incontrano persone piacevoli è la forza di questo meeting. Non ci voleva proprio.

La presenza degli sponsor è abbastanza ingombrante, specie nell’area Krokan, facilmente accessibile. Altoparlanti, pubblicità, musica ad alto volume. Le ultime novità in fatto di materiali destano grande interesse, con marche come Black Diamond, Petzl e Grivel. L’idea è quella di far provare ciò che si vuole, le ultime piccozze, le viti da ghiaccio di ultima generazione, i ramponi.

E’ evidente che su una cascata di ghiaccio l’equipaggiamento è di assoluta importanza. Con gli ultimi attrezzi anche scalatori mediocri possono raggiungere risultati notevoli. Il progresso tecnico in questo campo ha fatto miracoli, fin dai tempi delle prime punte frontali dei ramponi (Grivel, 1929).

Tutto questo merita attenzione, perché enfatizzare troppo il progresso spesso porta a una diminuzione della vera sicurezza. Le grandi aziende condizionano i consumatori sussurrandogli abilmente i vantaggi del rinnovare spesso la dotazione individuale comprando a caro prezzo le ultime novità. Ma quando questa morbosa attenzione al materiale, in uno sport potenzialmente pericoloso, sostituisce i dettami fondamentali per una pratica “sicura”, beh allora occorre riformulare nuovi indirizzi.

Possiamo parlare di “effetto superman”, proprio come succede a Clark Kent quando si mette in costume e magicamente acquista i super-poteri. Succede che essere dotati di equipaggiamento che ci fa sentire bravi porta a sentirci invincibili, anche se la realtà è ben differente.

Aggiungete il mitragliamento di immagini delle riviste, di dvd e di clip da you-tube dove si vedono i migliori fare cose mai viste con quell’equipaggiamento. E’ quasi consequenziale che, almeno a un certo livello, lo scalatore medio e il principiante si sentano autorizzati ad aspirare a vie non proprio alla loro portata.

Rjukan Icefestival 2014, settore Krokan
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Potrebbe sembrare stupido, la maggior parte sa quanto allenamento e fatica i più bravi abbiano dovuto fare per essere tali. Ma per taluni non è così, e l’equazione miglior materiale = miglior scalatore è per costoro quasi assiomatica. Dopo tutto viviamo in un mondo mediatico, dove però il messaggio costante “compra questo per avere questi vantaggi” si sta rivelando il miglior passaporto alla tragedia.

Non vedo avvisi da parte dei costruttori e venditori riguardo a questo pericolo, non necessariamente riservato ai principianti. Mi riferisco a quello che gli americani chiamano “health warning”. Oggi non ci sono più pacchetti di sigarette senza questo tipo di avvertimenti, che richiamano a una responsabilità. Ma non voglio dire che siano necessari messaggi tipo quello che vedete qui sotto nel foto-montaggio.

Attenzione: scalare può essere pericoloso. Pensa se hai le capacità per farlo in sicurezza
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Di certo però sarebbe bene che le aziende aiutassero a promuovere quegli aspetti di quest’attività (o di altre similari) che riguardano le capacità tecniche e tattiche assolutamente necessarie. Sarebbe una loro responsabilità morale.

Non vorrei neppure che venissero intensificate, in manifestazioni come quella di Rjukan, le misure per una sicurezza imposta e sorvegliata. Non è così che si educa. Finito il festival tutto sarebbe come prima.

Nessuno sostiene che le aziende siano responsabili per gli incidenti. Tutti i praticanti sanno che l’attività è a proprio rischio. Ma certamente il linguaggio promozionale e pubblicitario dovrebbe insistere di più sui pericoli e meno sulle qualità del nuovo prodotto: questo sarebbe un comportamento responsabile di chi, alla fine dei conti, comunque spinge a praticare un’attività potenzialmente pericolosa.

Certo non è attrattivo pubblicare statistiche di incidenti o cose del genere. Però parlare delle tecniche necessarie sarebbe giusto e anche gradito dagli utenti. Sarebbe così difficile o costoso per le aziende dire “allora, andate con questi viti da ghiaccio, ma se non siete sicuri di ciò che fate andate là a scalare X con qualcuno che ti mettiamo a disposizione per farti imparare e migliorare”. Sarebbe bello che le aziende devolvessero una parte degli utili per accrescere le capacità e l’esperienza del principiante. Organizzando workshop gratuiti. E ciò lo si potrebbe promuovere anche e soprattutto nell’ambito dei festival.

Di certo aiuterebbe a sviluppare confidenza in quelli che non soffrono di “sindrome da superman” bensì di sindrome “mancanza di confidenza”. I consigli gratuiti e l’assistenza alla lunga ripagherebbero le aziende dell’iniziale e necessario investimento economico.

Sarebbero queste le novità obbligatorie a un festival per essere davvero brillante e responsabile. Non avrebbero evitato la morte di Pietro Biasini, che non aveva certo bisogno di alcun consiglio dalle aziende, ma avrebbero nobilitato l’intera manifestazione. Per essere davvero coerenti con ciò che loro stessi hanno scritto nella loro presentazione: “la ragione principale per questo evento no-profit è sempre stata quella di radunarsi, socializzare e imparare sempre di più al riguardo di una scalata su cascata più difficile e più sicura http://www.rjukanicefestival.com/ “.

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