Bagarinaggio a Yosemite

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Recentemente mi sono capitate sott’occhio alcune pagine del bellissimo libro di Michael J. Sandel, Quello che i soldi non possono comprare – I limiti morali del mercato, Feltrinelli, 2013.

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Il bugiardino di presentazione promette una golosa lettura:
Spendereste qualcosa in più per saltare una coda? Accettereste dei soldi per farvi tatuare il corpo con messaggi pubblicitari? È etico pagare le persone perché sperimentino nuovi farmaci pericolosi o perché donino i loro organi? E che cosa dire dell’assumere mercenari per combattere le nostre guerre? O del comprare e vendere il diritto di inquinare? O del mettere all’asta le ammissioni alle università d’élite? O ancora del vendere il diritto di soggiorno agli immigrati disposti a pagarlo? Non c’è qualcosa che non funziona in un mondo dove tutto è in vendita? Negli ultimi decenni, i valori del mercato sono riusciti a soppiantare logiche non di mercato in quasi ogni ambito della vita: la medicina, l’educazione, il governo, la legge, l’arte, gli sport, persino la vita familiare e le relazioni personali. Quasi senza accorgercene, sostiene Sandel, siamo così passati dall’avere un’economia di mercato all’essere una società di mercato. In Giustizia, Sandel si era dimostrato un maestro nell’illustrare con chiarezza e vivacità i complessi dilemmi morali con cui dobbiamo confrontarci nella vita quotidiana. Ora, in questo nuovo libro, affronta una delle massime questioni etiche del nostro tempo e suscita un dibattito finora assente nella nostra epoca ossessionata dai soldi: qual è il giusto ruolo dei mercati in una società democratica e come si fa a tutelare i beni morali e civili che i mercati non rispettano e che i soldi non possono comprare?”.

Proponiamo qui il capitoletto dedicato al bagarinaggio, che Sandel tratta considerando tre casi differenti. Il primo ci interessa anche di più vista la nostra passione per la natura e per i parchi in generale.


Cosa c’è di sbagliato nel bagarinaggio?
di Michael J. Sandel

Perché alcuni esempi di aggiramento della coda a pagamento, di line-standing e di bagarinaggio ci sembrano censurabili, e altri no? La ragione consiste nel fatto che i valori di mercato sono dannosi per certi beni ma sono appropriati per altri. Prima di poter decidere se un bene debba essere allocato dai mercati, dalle code o in qualche altro modo, dobbiamo decidere che tipo di bene sia e come debba essere valutato.

Yosemite National Park, California
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Immaginarlo non è sempre facile. Consideriamo tre esempi di beni “sottoprezzati” che sono stati oggetto di bagarinaggio: le aree di campeggio allo Yosemite National Park, le messe all’aperto officiate da papa Benedetto XVI e i concerti dal vivo di Bruce Springsteen.

Il bagarinaggio dei campeggi allo Yosemite
Lo Yosemite National Park, in California, attrae più di quattro milioni di visitatori all’anno. Circa novecento delle sue principali aree di campeggio possono essere prenotate a un costo nominale di 20 dollari a notte. Le prenotazioni possono essere fatte per telefono, oppure online, a partire dalle ore 7 del quindici di ogni mese, fino a cinque mesi d’anticipo. Ma non è semplice riuscirci. Specialmente per la stagione estiva la domanda è talmente alta che le aree di campeggio vengono tutte assegnate in pochi minuti dall’apertura delle prenotazioni.

Campeggio a Yosemite National Park
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Nel 2011, però, il Sacramento Bee riportò la notizia che i bagarini stavano vendendo su Craiglist le aree di campeggio dello Yosemite a un prezzo che andava dai 100 ai 150 dollari a notte. Il National Park Service, che proibisce la rivendita delle prenotazioni, fu inondato di reclami contro il bagarinaggio e tentò di impedire il mercato illecito. Secondo la logica standard di mercato, non è chiaro perché dovrebbe farlo: se il National Park Service vuole massimizzare la welfare society che deriva dallo Yosemite, dovrebbe volere che le aree di campeggio vengano usate da chi attribuisce loro il maggior valore, misurato dalla disponibilità a pagare. Quindi, anziché tentare di respingere i bagarini, il National Park Service dovrebbe accoglierli, oppure alzare la tariffa clic fa pagare per le prenotazioni delle aree di campeggio al prezzo d’equilibrio ed eliminare la domanda in eccesso.

Ma l’opinione pubblica indignata nei confronti del bagarinaggio delle aree di campeggio dello Yosemite rifiuta tale logica. Il giornale che diede la notizia pubblicò un editoriale di condanna dei bagarini dal titolo I bagarini attaccano lo Yosemite Park: non c’è più nulla di sacro? e definì il bagarinaggio come un imbroglio da impedire, non come un servizio all’utilità sociale, sostenendo che “le meraviglie dello Yosemite appartengono a tutti noi, non soltanto a quelli che possono sborsare contanti extra a un bagarino“.

Dietro l’ostilità nei confronti del bagarinaggio delle aree di campeggio allo Yosemite vi sono in realtà due obiezioni: una relativa all’equità, l’altra relativa al modo appropriato di valutare un parco nazionale. La prima si preoccupa del fatto che il bagarinaggio sia iniquo nei confronti delle persone dai mezzi modesti, che non possono permettersi di pagare 150 dollari a notte per un’area di campeggio. La seconda obiezione, implicita nella domanda retorica dell’editoriale (“Non c’è più nulla di sacro?”), si riferisce all’idea che alcune cose non dovrebbero essere in vendita.

Secondo questo approccio, i parchi nazionali non sono semplicemente oggetti d’uso o fonte di pubblica utilità. Sono luoghi di bellezze e meraviglie naturali, meritevoli di apprezzamento, addirittura di timore reverenziale. Quindi il fatto che i bagarini mettano all’asta l’accesso a tali luoghi appare come una sorta di sacrilegio.

Papa Benedetto XVI a Ground Zero, New York
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Le messe del papa in vendita
Ecco un altro esempio di valori di mercato che collidono con un bene sacro: quando papa Benedetto XVI andò in visita per la prima volta negli Stati Uniti, la domanda di biglietti per le messe a New York e a Washington fu assai superiore alla disponibilità dei posti, persino allo Yankee Stadium. I biglietti gratuiti furono distribuiti dalle diocesi cattoliche e dalle parrocchie locali. Quando seguì l’inevitabile bagarinaggio dei biglietti (un biglietto fu venduto online a più di 200 dollari), i rappresentanti della chiesa lo condannarono sulla base del fatto che l’accesso a un rito religioso non avrebbe dovuto essere comprato e venduto. “Non ci dovrebbe essere un mercato dei biglietti” ha detto una portavoce della chiesa – non si può pagare per partecipare a una cerimonia sacra“.

Quelli che hanno comprato il biglietto dai bagarini potrebbero essere in disaccordo. Costoro sono riusciti a pagare per partecipare a una cerimonia sacra. Ma io penso che la portavoce della chiesa abbia tentato di mettere in rilievo qualcosa di diverso: sebbene sia possibile ottenere l’ingresso a una messa papale comprando un biglietto da un bagarino, il significato della cerimonia sacra viene corrotto se l’esperienza risulta in vendita. Trattare i rituali religiosi o le meraviglie naturali come merci è una mancanza di rispetto. Trasformare i beni sacri in strumenti di profitto significa valutarli nel modo sbagliato.

Il mercato per Springsteen
Ma che dire di un tipo di evento che è in parte un’iniziativa commerciale e in parte qualcos’altro? Nel 2009 Bruce Springsteen tenne due concerti nel suo stato d’origine, il New Jersey. Fissò a 95 dollari il prezzo del biglietto più costoso, sebbene potesse far pagare molto di più e riempire comunque l’arena. Questa politica calmierata dei prezzi portò a un dilagante bagarinaggio dei biglietti e privò Springsteen di un mucchio di soldi. Recentemente i Rolling Stones hanno fatto pagare 450 dollari per i posti migliori nel loro tour di concerti. Gli economisti che hanno analizzato i prezzi dei biglietti di un precedente concerto di Springsteen hanno scoperto che, facendo pagare meno del prezzo di mercato, Springsteen quella sera ha rinunciato a circa quattro milioni di dollari.

Bruce Springsteen
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Quindi perché non fissare il prezzo di mercato? Per Springsteen, tenere relativamente accessibili i prezzi dei biglietti è un modo per rimanere fedele ai suoi fan della classe operaia. È anche un modo per esprimere un determinato modo di intendere i concerti. Sono una macchina per far soldi, certamente, ma solo in parte. Sono anche momenti celebrativi il cui successo dipende dal carattere e dalla composizione della folla. Lo spettacolo non è costituito soltanto da canzoni ma anche dal rapporto tra l’artista e il proprio pubblico e dallo spirito che li tiene insieme.

In un articolo sul New Yorker a proposito degli aspetti economici dei concerti rock, John Seabrook fa notare che i concerti dal vivo non sono vere e proprie merci o beni di mercato; trattarli come tali vorrebbe dire sminuirli: “I dischi sono merci; i concerti sono eventi sociali e tentare di fare di un’esperienza live una merce rischia di rovinare tutto“. Seabrook cita Alan Krueger, un economista che ha analizzato come vengono stabiliti i prezzi dei concerti di Springsteen: “C’è ancora un aspetto dei concerti rock che li fa assomigliare a una festa piuttosto che a un mercato di merci“. Un biglietto per un concerto di Springsteen, ha spiegato Krueger, non è soltanto un bene di mercato. In un certo senso è un regalo. Se Springsteen facesse pagare il prezzo che il mercato è disposto ad accettare, danneggerebbe la relazione di dono che esiste con i suoi fan…

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