“Campo” ARTVA: officina di libertà o “lager”?

Credo dipenda da noi.
Quest’inverno 2013-14 al Passo del Tonale è possibile esercitarsi liberamente con il kit di autosoccorso prima di effettuare un itinerario fuoripista.

Il campo ARTVA è situato ai piedi delle piste, tra la seggiovia Scoiattolo e la sciovia Presanella, ed è stato allestito dal Comando Truppe Alpine, in collaborazione con il Consorzio Adamello Ski.

Il fuoripista del “Cantiere” al Passo del Tonale

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«Il campo ARTVA – spiega il Maggiore Stefano Bertinotti – è aperto a tutti, negli orari di apertura degli impianti di risalita. E’ completamente automatico ed è basato su 3 livelli: base, avanzato e professionale. Una volta selezionato il livello, la ricerca con ARTVA, pala e sonda viene attivata. Il sistema sfrutta una tecnologia moderna che dà la possibilità di mettere alla prova le proprie abilità di ricerca su diversi tipi di segnali in quanto differenti sono gli apparecchi presenti sul mercato. Inoltre permette di simulare la ricerca multipla fino a otto travolti, con un graduale aumento di difficoltà».

Prima di Natale 2013 viene data la notizia che i freerider nel 2014 troveranno anche un check point ARTVA ad attenderli sul ghiacciaio Presena. Il check point pare sia posizionato all’arrivo delle sciovie, prima della discesa fuoripista del Cantiere, e permetta di verificare il funzionamento del proprio dispositivo ARTVA prima di intraprendere l’itinerario.

A detta dei promotori si tratta di un importante passo da intraprendere nell’ottica della prevenzione degli incidenti in montagna e della sensibilizzazione sulla tematica della sicurezza.

Al di là di queste belle parole, personalmente sono molto curioso di sapere come stanno andando le cose sul fuoripista del Cantiere, al Presena. E’ davvero in funzione la segnalazione di ARTVA assente, o spento, o mal funzionante? Di fronte alla denuncia elettronica di apparecchiatura assente o malfunzionante si attiva un controllo dell’autorità alla fine della discesa? Mi auguro di no, perché altrimenti non saremmo di fronte a una misura di prevenzione e di convincimento proattivo di qualche imprudente, ma di fronte a una vera e propria trappola per snidare chi ancora è così disobbediente e riottoso.

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Non deve essere uno strumento per “impedire di disobbedire”, dev’essere uno strumento che ci ricorda, come il din-din-din della cintura non allacciata, che stiamo veramente sfidando la fortuna, che non abbiamo il diritto di elevare la sfida a ribellione totale, che dobbiamo rispettare l’opinione degli esperti che ci consigliano di avere con noi gli strumenti dell’auto-soccorso. E naturalmente presupponendo di saperli usare, anche se su questo ci si ricameranno i soliti fastidiosi corsi, scuole e diplomini. Snobbati da alcuni, esibiti come trofei da altri. L’esercitazione ARTVA dev’essere libera, non obbligatoria. Gli autodidatti non devono essere osteggiati. E chi vorrà imparare dall’esperto, sceglierà in autonomia. Questo sempre che vogliamo diventare grandi (nel senso di adulti). Ma a me sembra che il cordone ombelicale stia diventando sempre più coriaceo e resistente al taglio (oppure che le forbici siano sempre meno affilate).

postato originariamente su www.banff.it il 16 febbraio 2014

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