C’era una volta… l’Alpinismo Giovanile

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C’era una volta… l’Alpinismo Giovanile
a cura della Commissione del Corso di Alpinismo Giovanile della Sez. Cai Luigi Zamboni

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(3), disimpegno-entertainment(2)

Le riflessioni della Commissione di Alpinismo Giovanile della sezione CAI di San Pietro in Cariano “Luigi Zamboni” (provincia di Verona) sui nuovi vincoli per portare in montagna i ragazzi. Con l’intento non di far polemica, ma di portare alla pubblica attenzione una questione rilevante per la frequentazione futura della montagna e per il ruolo del CAI nell’educazione giovanile.

Il 27 gennaio 2018 il Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo del Club Alpino Italiano ha emanato un Atto di indirizzo in tema di Alpinismo Giovanile che ci ha destabilizzato (e non solo noi). In questo documento ufficiale, si afferma che “le attività in falesia, su monotiri e difficoltà massime su 4a/4b, di scialpinismo su percorsi di dislivello moderato e con difficoltà MS, in ambiente ipogeo a sviluppo orizzontale o sub-orizzontale di breve sviluppo […] potranno essere svolti con la presenza di titolati delle rispettive discipline”. Inoltre, le attività alpinistiche che prevedono l’uso di attrezzatura (corda, ramponi, piccozza), l’arrampicata in falesia oltre il 4b e la speleologia “potranno essere svolte esclusivamente con ragazzi di età superiore a 15 anni e realizzate dagli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile unicamente in collaborazione con gli Istruttori delle rispettive discipline o le Guide Alpine”. Cosa significa tutto ciò? E perché cambia di molto, e secondo noi in peggio, l’organizzazione delle attività di Alpinismo Giovanile, ovvero quelle rivolte alla formazione dei soci dagli 8 ai 17 anni per una frequentazione rispettosa, preparata e cosciente della montagna? Partiamo dalle fondamenta teoriche di questa importante funzione del CAI e dalla nostra esperienza venticinquennale.

Traversata integrale del ghiacciaio della Vanoise, Col du Dard, 2016

La filosofia dell’Alpinismo Giovanile e l’educazione dei giovani alla montagna
Il Consiglio Centrale del CAI, quando nel 1984 costituì la Commissione Centrale Alpinismo Giovanile (CCAG), precisò nella relativa delibera che anche i ragazzi devono essere formati da un punto di vista tecnico, affermando che “è compito istituzionale del Club Alpino Italiano promuovere l’educazione e l’istruzione tecnica degli alpinisti, specialmente dei giovani”. Quattro anni dopo, il Progetto educativo, ovvero il documento ufficiale del CAI per il settore giovanile (integrato negli anni successivi da circolari), specifica che l’Alpinismo Giovanile si deve occupare, oltre che delle attività tipicamente escursionistiche, di “tutte le iniziative atte a consentire il corretto approccio del giovane alle tecniche più specializzate”, le quali devono essere organizzate “secondo le regole dell’imparare facendo”, perché “è importante che i ragazzi conoscano con osservazione ed esperienza diretta tali attività affinché da adulti siano in grado di scegliere quelle loro più confacenti”. Questo documento, in quanto esplicitamente menzionato nell’Atto di indirizzo come punto di riferimento, dal Comitato Centrale è ancora considerato di importanza strategica. Tuttavia, noi non ci capacitiamo come il Progetto educativo e l’Atto possano coesistere, visto che il secondo limita fortemente il primo. Noi Accompagnatori, dall’esperienza pluriennale, abbiamo evidenziato in questo nuovo Atto alcuni punti che ci lasciano alquanto perplessi.

Traversata integrale del ghiacciaio della Vanoise, verso il Col de Chasseforet, 2016

La questione del limite d’età
Il Consiglio Centrale del CAI ritiene che occorra la tardiva età di 15 anni per far mettere la prima volta ai piedi di un giovane i ramponi, o per fargli provare una via di arrampicata sportiva oltre il 4b. A parte il fatto che il ragazzo avrebbe solo due-tre anni di Alpinismo Giovanile per approcciare le tecniche alpinistiche, perché limitare così il tempo dedicabile alla sua preparazione? Nella nostra esperienza abbiamo constatato che è estremamente più utile spalmare gli insegnamenti relativi alle attività tecniche in molti più anni, con un aumento delle difficoltà e un accompagnamento alla crescita psicofisica graduali.

Dopo anni di corsi, un nostro ragazzo di16 anni non aveva ancora imparato a mettere un rampone davanti all’altro su una mulattiera innevata. Era evidente che l’età anagrafica non contava. Infatti, le linee di indirizzo del Progetto educativo del 1984 continuano dicendo che sta “all’esperienza degli accompagnatori una scelta oculata del corretto inserimento del giovane valutandone il livello di maturità”. C’è chi è più portato, chi si sviluppa prima sia fisicamente che mentalmente, chi ha voglia di sperimentare nuovi modi di vivere la montagna: con l’età prestabilita di 15 anni non si possono certo valutare queste importanti variabili!

Traversata integrale del ghiacciaio della Vanoise, sul Col de Chasseforet, 2016

Nei nostri corsi, i ragazzi cominciano a 12 anni, in tutta sicurezza, a prendere dimestichezza con la cordata, la semplice progressione su neve con ramponi e picca, l’arrampicata sportiva su gradi bassi con la corda dall’alto. Senza mai avere problemi a mettersi alla prova in queste esperienze, anzi. Un esempio? “Guida alpina”, così avevamo soprannominato D., 12 anni, doveva essere tenuto con le briglie perché voleva sperimentare difficoltà superiori a quelle che gli proponevamo. In falesia, un 5b lo portò a termine e fu l’occasione di spiegargli dove poteva migliorare la propria tecnica di scalata.

Con il limite dei 15 anni, imposto senza possibilità di deroga, si toglie discrezionalità alle Commissioni Sezionali di Alpinismo Giovanile nella scelta di cosa far fare ai propri ragazzi, ma sono proprio queste che conoscono meglio i loro giovani, i quali, soprattutto nell’età della preadolescenza, sono molto diversi tra loro. Nel Documento sui Corsi di Alpinismo giovanile del 20 gennaio 2018 della CCAG si afferma che “progressivamente si accrescono nel giovane le capacità (conoscenze e abilità) necessarie a percorrere la montagna”. Dove sta la progressività nel poter proporre ai ragazzi attività alpinistiche solo negli ultimi due-tre anni di un percorso potenzialmente di dieci?

Traversata integrale del ghiacciaio della Vanoise, Dôme de Chasseforet, 2016

Il ruolo del volontariato e la deresponsabilizzazione degli Accompagnatori titolati
In una circolare di integrazione del Progetto educativo, si specifica che le attività tecniche vanno “supportate, ove necessario, da esperti nelle specifiche discipline”. Quando necessario, quindi, non sempre. Invece, ora il giudizio e la preparazione degli Accompagnatori titolati di Alpinismo Giovanile non contano più: per portare i ragazzi in falesia a fare monotiri con la corda dall’alto occorre la presenza di un Istruttore titolato del CAI (di alpinismo o arrampicata libera), obbligatoria anche per far fare a quelli oltre i 15 anni qualsiasi itinerario in cui servano corda, picca e ramponi, anche se volessimo portarli su una mulattiera innevata giusto per far pratica. Come ogni sezione sa bene, essere Istruttore non è impegno da poco: ha la responsabilità della sua Scuola, delle sue uscite e dei suoi allievi. Dove ne troviamo uno che voglia accollarsi anche la nostra attività e togliere ulteriori fine settimana alla sua attività personale?

Cima Zevola, Piccole Dolomiti, 2018

Se non troviamo un Istruttore disponibile per l’alpinismo e l’arrampicata in falesia dal 4c in su, il Consiglio Centrale ci offre gentilmente un’altra possibilità: la Guida Alpina. Dove va dunque a finire il volontariato del CAI? Ricorrere alla figura di un professionista significa che il CAI, organizzazione basata sulla partecipazione volontaria, non è in grado di bastare a se stessa. Inoltre, la Guida Alpina va giustamente pagata, con conseguente aumento dei costi per le famiglie, cosa di questi tempi tutt’altro che trascurabile; glielo dicono i Consiglieri Centrali ai genitori?

(Un affondo sulle attività da fare con un Istruttore: i minori di 15 anni, alla sua presenza, non possono fare neanche una mulattiera innevata con picca e ramponi, ma scialpinismo sì. Non capiamo perché un alpinismo facile non sia contemplato. In ogni caso, visti i limiti imposti, immaginiamo non più di uno scialpinismo a bordopista…).

Lezione su progressione su neve, Piccole Dolomiti, 2018

Visto che per tutto ciò si deve ricorrere a figure esterne, viene da chiedersi se gli Accompagnatori titolati di Alpinismo Giovanile abbiano le competenze necessarie o da un giorno all’altro siano diventati degli incapaci. I Piani formativi per Accompagnatori di Alpinismo Giovanile del 2014 affermano che “l’Accompagnatore di AG è un tecnico preparato”. Infatti, deve seguire appositi corsi di formazione organizzati dalle Scuole di Alpinismo Giovanile, frequentabili da chi ha “già maturato un’adeguata esperienza pluriennale di montagna” e seguito preferenzialmente un corso base di alpinismo, arrampicata o altro nelle relative Scuole del CAI.

L’accompagnatore titolato possiede, al termine del corso, “capacità tecnico-alpinistiche tali da garantire agli accompagnati la massima sicurezza in montagna anche in situazioni di emergenza su terreno almeno EE/F/PD con passaggi fino al 3° grado su roccia, su vie attrezzate EEA e F su neve e ghiaccio, compresa la padronanza delle tecniche di autosoccorso”. Se è ufficialmente riconosciuto capace di ciò, perché le competenze e l’esperienza dell’Accompagnatore non vanno bene per gestire autonomamente delle uscite alpinistiche o di arrampicata adeguate al livello di preparazione dei propri ragazzi? In falesia non sono più in grado di mettere una corda dall’alto e fare moulinette? O condurre una cordata su un versante innevato di 30°?

Prove di progressione in cordata, Piccole Dolomiti, 2018

Tempismo e qualità dei nuovi obblighi
L’Atto di indirizzo in tema di Alpinismo Giovanile del Comitato Centrale del CAI è stato emanato il 27 gennaio 2018. Chiunque faccia parte di una qualsiasi Commissione Sezionale sa che i programmi vengono decisi, stampati e divulgati ben prima di Natale. Nel nostro caso, a quella data avevamo anche già chiuso le iscrizioni ai nostri due corsi di quest’anno. Ciò ha messo in difficoltà l’intera organizzazione: ripensare alle gite, cercare freneticamente Istruttori titolati, riconsiderare il bilancio per pagare eventuali Guide Alpine, relazionarsi e giustificarsi con le famiglie e i ragazzi. Non si poteva far partire queste modifiche dall’anno prossimo? Che fretta c’era, maledetta primavera…

L’Atto deliberato parla di “mutato livello di sensibilità che viene richiesto nell’approcciarsi all’esperienza montagna”, che “impone all’Accompagnatore un’attenzione ulteriore alle implicazioni che l’affidamento di minori comporta”. Nell’ottica della ricerca di una maggiore sicurezza, sulla quale non si discute (ma che non deve nemmeno diventare esagerata), perché quell’attenzione ulteriore deve passare attraverso un disconoscimento dell’Accompagnatore? Come se fino ad oggi non fosse stato nostra priorità riportare i ragazzi sani e salvi ai genitori prima dell’eroica conquista di qualsiasi vetta.

Gli Accompagnatori titolati conoscono i ragazzi, li vivono nelle tante situazioni che la montagna offre, ascoltano e comprendono le loro esigenze, organizzano uscite sulla base delle loro capacità. Nel nostro caso, possiamo inoltre affermare di coltivare allo stesso modo la nostra preparazione tecnica con una costante attività personale, in primis per la passione che nutriamo per l’alpinismo, poi anche per un senso di responsabilità nei confronti dei ragazzi.

Ora, per fare queste attività, per le quali ricordiamo di essere stati formati, dovremo avere a fianco un esterno che, magari, non è per nulla preparato a relazionarsi con i giovani. Un tale regolamento ci rende inoltre del tutto inattraenti agli occhi dei giovani, che non trovano nel Cai quello che tante altre realtà offrono in tutte le palestre di arrampicata indoor.

Chiediamo perciò che l’Atto venga abrogato fino a quando non sarà sostituito da un altro intervento, sicuramente necessario, ma condiviso e scaturito dal confronto.

Qui l’Atto di indirizzo in tema di Alpinismo Giovanile

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