Ci mancava il reality

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Ci mancava il reality

Il 27 giugno 2015, Fabio Zampetti, direttore di Mountlive.com, elenca nel suo editoriale la purtroppo vera serie di aspetti negativi della contemporanea frequentazione delle montagne. Eccone una mia sintetica interpretazione: si va dalla consapevole e applaudita rincorsa sfrenata dei record alla conseguente e inevitabile banalizzazione di grosse fette della geografia e storia alpinistica, dal rispettoso atteggiamento di pionieri e appassionati alla baldanza irriverente del runner in short e scarpe da running, dalla sempre minore percentuale di mistero e di ignoto al selfie di chiunque ovunque, dall’originalità e creatività degli alpinisti vecchio stile alla fantasia nel muovere capitali in ambienti nei quali il solo concetto di lucro d’impresa dovrebbe essere bandito.

Zampetti dice tutto questo con tristezza, poi esprime rassegnazione e infine accondiscendenza. Osserva acutamente che se Cesare Maestri avesse potuto farsi un selfie in vetta al Cerro Torre, tante polemiche si sarebbero risparmiate, ma infine si chiede: perché meravigliarsi dunque se un reality approda al Monte Bianco? E io aggiungo: dopo le continue e martellanti esortazioni di Flavio Briatore ad essere “al top”, come facciamo a stupirci se il cosiddetto “top” della società ci viene presentato sul top dell’Europa?

Punta Helbronner e Monte Bianco
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Domenica 19 luglio 2015 su tvblog.it Caterina Balivo è prontissima per scalare la prima serata autunnale. Non più in salsa cooking e factual, bensì adventure show. La conduttrice ha lanciato il nuovo reality Monte Bianco, al via a novembre su RAI2, in un servizio del TgR Valle D’Aosta.

Sono, infatti, partite le riprese del programma a Courmayeur, dove una Balivo con capello più corto e sbarazzino è una sexy-testimonial come non l’abbiamo mai vista.

Ecco le sue dichiarazioni direttamente dalla Valle del Massiccio: “Scaliamo il Monte Bianco, 4810 metri, e la cordata che riuscirà a farlo sarà la coppia vincitrice di questo nuovo programma, Monte Bianco Sfida Verticale. Un programma nuovo, originale, d’avventura, italiano perché in Italia abbiamo l’avventura. Abbiamo scelto Monte Bianco perché qui nasce l’alpinismo, è dove è nato tutto. Questo è il vero posto per vivere l’avventura, per farla vivere, per vedere quale sarà il personaggio (insieme alla guida alpina) più bravo del programma. Io sono stata pochissime volte a Courmayeur, ecco un motivo in più per starci questo mese, scoprirla e magari tornarci con la neve“.

Caterina Balivo
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Leopoldo Gasparotto, curatore editoriale Magnolia, fornisce qualche informazione in più sul meccanismo del programma: “Sette coppie, formate da una celebrity e da una guida alpina, che vivranno in un campo base tutte insieme, il classico campo base della spedizione di montagna, vanno in tende da due, avranno una comune per stare tutti insieme, in ogni puntata faranno delle prove. La peggiore sarà eliminata. Lo scopo principale è che il vincitore arrivi in cima“.

Alla fine di luglio la TAM piemontese e valdostana ha giudicato “folle” l’intento di portare sul Tetto d’Europa i sette vip e le sette guide alpine, una sorta di “Isola dei Famosi di montagna”. Un’iniziativa, secondo la CITAMPV (Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle D’Aosta), “il cui unico scopo è creare audience spettacolarizzando le vette, senza la minima attenzione a messaggi inerenti il rispetto e la tutela ambientale, la sicurezza e gli accorgimenti necessari a tutti i frequentatori per evitare rischi inutili”.

Lo scoppio della polemica è immediato. Alla durezza di questo comunicato segue il comunicato ufficiale del CAI, nel quale il presidente generale Umberto Martini smorza i toni: “Il Club Alpino Italiano per tradizione non è favorevole alle crociate, siamo abituati a non avere pregiudizi e a giudicare nel merito. Vale a dire oltre al cosa si fa, guardiamo al come lo si fa. Le montagne sono di tutti, di conseguenza un reality televisivo girato sulle vette non è di per sé un fatto da condannare. Bisogna vedere se le Terre alte verranno raccontate in maniera corretta oppure no. Per giudicare nel merito dobbiamo veder il programma. Il coinvolgimento delle Guide alpine, sotto questo aspetto, mi fa ben sperare: sono professionisti dell’accompagnamento in quota e sono convinto che sappiano mostrare nella maniera più corretta come si affronta una salita alpinistica o un’arrampicata, insomma come si frequentano le montagne in maniera consapevole e rispettosa… La CITAMPV, in accordo con il CAI Piemonte, ha fatto bene a monitorare e portare all’attenzione generale la cosa, l’intento è proprio quello di evitare banalizzazioni e di far passare la montagna come divertimentificio. Spesso in televisione regnano due stereotipi legati alle Terre alte, quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti senza preparazione. Mi auguro che in questo caso non sia così.
Confido nel fatto che insieme alla CITAMPV, “sentinelle della montagna” siano state anche le Guide alpine valdostane, da sempre impegnate far avvicinare gli
appassionati alla frequentazione delle alte quote nella maniera più corretta e rispettosa. Immagino che sia stato così anche in questo caso”.

L’arrivo della Sky Way (in vetta alla punta Helbronner), pretenziosamente definita”l’ottava meraviglia del mondo
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Il 1° agosto 2015 lastampa.it titola Televisione, il Club Alpino italiano attacca il reality Monte Bianco: “E’ una follia”. E sottotitola “Il CAI: “Stiamo perdendo il buon senso e il rispetto per la montagna”. L’articolo, a firma di Cristian Pellissier, c’informa che il reality Monte Bianco di RAI2 ha terminato le riprese il 31 luglio, nel momento in cui i concorrenti hanno raggiunto la vetta.

Dopo aver riportato il senso del comunicato del CAI Centrale, Pellissier riferisce anche altri giudizi, sempre da ambito CAI e in merito alla presenza delle guide alpine: “Ci pare azzardato che si prestino a condurre dei vip per permettere loro degli show in alta quota».

 

Sempre il 1° agosto 2015, Mountlive.com riferisce: “Unica presenza certa, quella del giornalista di Libero Quotidiano Filippo Facci, che ha confermato le indiscrezioni circa la sua partecipazione al reality durante un’intervista al programma radiofonico di Radio 24, La Zanzara. Poi i nomi che circolano sono questi per il momento: si tratta dell’ex calciatore di Juventus e Milan Gianluca Zambrotta e dell’attrice e conduttrice Jane Alexander, che proprio su Rai 2 condusse nel 2013 il reality show Il mattino dopo. Tra i nomi in lizza circolano anche quelli di Enzo Salvi e della cantante Arisa. La cantautrice, infatti, ha scritto su Facebook, sollevando ipotesi di conferma per la sua partecipazione: “Forse mi arrampico. Ma vi spiegherò al momento giusto!”. L’ufficializzazione del resto del cast, salvo ulteriori indiscrezioni, arriverà a settembre”.

Sulla conduttrice che, a proposito dell’impegno cui è chiamata, aveva dichiarato di essere “pronta con le scarpe da trekking”, piovono critiche accanite. La replica del CAI è sferzante: “In quota si usano scarponi d’alta montagna e non scarpe da trekking“. Il direttore di RAI2 Angelo Teodoli cerca di smorzare la polemica: “Non sarà la “montagna dei famosi”, semmai è un programma televisivo che proponiamo proprio per far conoscere la montagna con un linguaggio diverso. I protagonisti dovranno misurarsi con la realtà vera a quell’altitudine e saranno accompagnati da vere guide alpine valdostane: con loro ci sarà anche Simone Moro, alpinista che ha raggiunto più volte la cima dell’Everest. Faranno vita di comunità nei campi base e poi si cimenteranno in prove di montagna. Persone famose sì, ma dovranno fare i conti con situazioni in cui impareranno cosa significa stare lassù. Il nostro intento è concentrato sulla promozione della bellezza del Monte Bianco, nel rispetto delle regole. Semmai si dovrebbe applaudire un’iniziativa del genere che mira a esaltare una delle ricchezze italiane, le Alpi“.

Courmayeur, la sede delle Guide Alpine e del loro Museo
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A finire nel mirino delle critiche, nella riprovazione e nel dileggio, non sono solo Monte Bianco e la Balivo. Migliaia di persone si scatenano sui social affermando la “prostituzione” delle guide alpine che meglio farebbero a non rovinarsi l’immagine per condurre neofiti esibizionisti a giocherellare sui ghiacciai.

Il 7 agosto 2015 è diffuso il Comunicato Stampa n. 9 del Collegio Nazionale delle Guide Alpine. Lo riportiamo integralmente:
“In merito al reality televisivo Monte Bianco, c’è da auspicare che ne venga fuori qualcosa di rispettoso per l’ambiente ed educativo riguardo alla sicurezza e alle tecniche di progressione in montagna. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine che lavorano al reality per accompagnare i partecipanti, in questo senso è positivo: ho fiducia nelle Guide Alpine, in particolare in quelle valdostane, che ce la metteranno tutta per far passare il rispetto per le alte quote e il giusto approccio alla montagna”. Questa l’opinione di Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine Italiane, in merito al reality televisivo Monte Bianco, prodotto da RAI2.

La risposta di Cesare Cesa Bianchi arriva a seguito delle polemiche sollevate dalla Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del CAI, insieme al Gruppo regionale CAI Piemonte, nei confronti del reality televisivo Monte Bianco

L’esperienza che abbiamo dei reality non ce li ha dipinti finora come programmi propriamente edificanti e culturalmente formativi – ha continuato il presidente delle Guide Alpine Italiane – ma aspettiamo di vederlo: se sarà un prodotto fatto bene, magari mi ricrederò su questi programmi televisivi, se invece no, in ogni caso sono certo che le Guide Alpine Valdostane avranno fatto del loro meglio per trasmettere un messaggio giusto ed educativo. Se alla fine dovesse emergere un prodotto che abbia un minimo di qualità, che sia formativo sulle tematiche dell’ambiente, della sicurezza e della tecnica, potrà anche essere stata una cosa positiva, che passi il messaggio che con la dovuta preparazione è bello andare in montagna e può essere anche una vacanza alternativa”. 

Concorda Cesa Bianchi con Umberto Martini, presidente generale del CAI, in merito al fatto che in televisione regnano spesso due stereotipi legati alle alte quote: “quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti, senza preparazione”.

Che troppo spesso passi lo stereotipo della montagna assassina è più che reale – dice infatti il presidente delle Guide Alpine Italiane – e lo tocchiamo con mano ogni anno, soprattutto d’inverno. Esiste anche il rischio che la montagna sia vista come accessibile a tutti sempre e comunque, anche a gente impreparata, che va sul ghiacciaio in infradito, o senza alcun tipo di conoscenza, convinta che sia più utile prendere lezioni di tennis e andare in montagna da autodidatta anziché rivolgersi a un professionista da cui imparare. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine nel reality fa sperare che invece passi il messaggio opposto”. 

E a proposito di questo Cesa Bianchi risponde anche ad alcune affermazioni dei CAI Piemontese e Valdostano divulgate da alcuni giornali nei giorni scorsi. 

Le Guide Alpine sono professionisti che accompagnano e insegnano ad andare in montagna a chi si rivolge a loro, sia che si tratti di clienti ‘vip’ sia che si tratti di un qualsiasi principiante. Quindi è del tutto gratuita e offensiva, oltre che infondata, l’idea che l’accompagnamento sul ghiacciaio di neofiti non sia di interesse delle guide. È esattamente il contrario”.

 

Il 7 agosto 2015 lastampa.it, ancora a firma di Cristian Pellissier, dopo aver riferito della replica di Cesa Bianchi, considera: “I produttori di Monte Bianco… si staranno fregando le mani. Gli esperti di marketing, infatti, ormai da anni hanno fatto loro la massima di Oscar Wilde, per cui in Tv più che altrove vale il “bene o male, purché se ne parli”. E di Monte Bianco si sta parlando parecchio. In Tv non si è visto neppure un secondo di girato, ma nel mondo della montagna è già scoppiata la polemica”.
Pressoché nello stesso momento è diffuso in internet il parere del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, che prova a inquadrare l’intera questione in un più ampio quadro, ben lungi dal gossip e dalla critica polemica. Riportiamo integralmente il documento:
“Poche settimane fa, nella nostra qualità di componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, avevamo sottoscritto un documento in cui si manifestavano motivate perplessità riguardo all’ammodernamento degli impianti funiviari presenti sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco. Il testo così si esprimeva: “… Apparentemente più circoscritta è la reazione negativa causata dall’inaugurazione trionfale della nuova funivia a cabine rotanti che dalla frazione di Entrèves (Courmayeur) raggiunge in due campate la punta Helbronner, situata esattamente sul confine tra Italia e Francia. Va chiarito che la punta Helbronner era già stata manomessa da tempo per accogliere la piccola bidonvia proveniente dal Rifugio Torino vecchio e per ospitare la stazione di partenza dei carrelli che, attraverso la Vallée Blanche, raggiungono la Aiguille de Midi in Francia. In prima battuta lo scandalo riguarda solo le dimensioni spropositate della nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di ristorazione e intrattenimento e il sospetto che il nuovo manufatto abbia invaso, neppure tanto marginalmente, il territorio francese senza averne ottenuto la formale autorizzazione dal competente ministero dell’ambiente di Parigi. Inoltre desta sconcerto anche la trasformazione della stazione intermedia (Pavillon di Mont Frety) in un magniloquente edificio predisposto per ospitare centri commerciali, convegni, proiezioni cinematografiche.

Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti della integrità della alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, a prescindere dalle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Pienamente condivisibile e più che giustificata dunque appare la battaglia che, seppure a cose fatte, portano avanti le associazioni ambientaliste con in testa Mountain Wilderness. Perché questa deriva consumistica resti un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio”.

Purtroppo i nostri timori hanno trovato immediata conferma: la RAI, con l’appoggio della società che gestisce la nuova funivia, ha deciso di realizzare, tra le vette e i ghiacciai del Monte Bianco, in questa stessa estate, una sorta di “Isola dei Famosi”, utilizzando il corpo delle guide di Courmayeur per condurre su scivoli ghiacciati, creste affilate e pareti rocciose un gruppo eterogeneo di personaggi noti al grande pubblico televisivo, ma del tutto digiuni di alpinismo. Contro questa sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna si sono immediatamente levate le voci delle associazioni ambientalistiche e soprattutto dal Club Alpino Italiano. Sconcerta chiunque abbia a cuore il “senso” dell’esperienza alpinistica, constatare che le guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si prestino a contribuire, senza arrossire, a una simile umiliante farsa. Il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia concorda pienamente con la vibrante denuncia lanciata dal Club Alpino Italiano e invita i responsabili della RAI a recedere da una simile, squallida e diseducativa profanazione.

L’arrivo in vetta al Monte Bianco
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Firmano per il Comitato Etico-Scientifico
Prof. Luisella Battaglia: ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova
Prof. Pietro Bellasi: già docente di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna
Dr. Salvatore Bragantini: economista e editorialista del Corriere della Sera; alpinista
Prof. Remo Bodei: ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa
Prof. Luisa Bonesio: già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia
Prof. Duccio Canestrini: docente di Antropologia del Turismo e di Antropologia del Cinema, Università di Lucca e Trento; Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile
Dr. Federica Corrado: Politecnico di Torino, presidente di CIPRA Italia
Dr. Alberto Cuppini: esperto in energie rinnovabili
Enrico (Erri) De Luca: romanziere, poeta, traduttore, saggista; alpinista
Fausto De Stefani: Alpinista, garante di Mountain Wilderness International e Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia
Dr. Massimo Frezzotti: dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano; alpinista
Maurizio Giordani: alpinista, guida alpina. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Carlo A. Graziani: ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini
Alessandro Gogna: alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Cesare Lasen: già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista
Prof. Sandro Lovari: ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena
Prof. Paolo Maddalena : prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale, Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale
Dr. Mario Maffucci: già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione
Prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano
Franco Michieli: scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International
Carlo Alberto Pinelli: alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli; Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni
Michele Serra: giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista italiano
Dr. Stefano Sylos Labini: dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche
Prof. Francesco Tomatis: alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International
Dr. Stefano Unterthiner: firma del National Geographic; zoologo e fotografo.

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