Conclusione della vicenda Innocenti

Grande scalpore e disagio suscitò a suo tempo (27 marzo 2015) il post http://gognablog.com/i-documentati-dubbi-di-riccardo-innocenti/, un lungo atto di accusa dell’alpinista e avvocato romano nei confronti di certo CAI e di certo Soccorso Alpino. Indubbiamente il nostro non ci andava leggero, ma evidentemente aveva i suoi buoni motivi. Il CAI e il Soccorso Alpino del Lazio non persero tempo a replicare alle accuse tramite i loro organi di comunicazione e anche per mezzo delle due risposte che pubblicammo integralmente nel post http://gognablog.com/cai-e-sasl-rispondono-a-riccardo-innocenti/.

La vicenda è finita in tribunale ed è di qualche settimana fa la notizia che Riccardo Innocenti ha avuto ragione e potrà quindi essere riammesso nelle file del CNSAS.

Questo autorizza Innocenti a scrivere un memorandum riassuntivo dell’intera vicenda che, al di là del coinvolgimento personale e della sua “assoluzione”, costringa i nuovi vertici del CAI a riconsiderare la correttezza della passata gestione del CNSAS.

Per chi volesse ripercorrere questa storia e trarne insegnamento e utili suggerimenti, allo scopo di ridirezionare un Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico come tutti vorremmo, se non altro perché lo meritano le migliaia di volontari che danno ogni giorno prova di crederci, riportiamo integralmente la sua lettera a 25 diversi destinatari, con tanto di allegati.

Conclusione della vicenda Innocenti
di Riccardo Innocenti

Fiano Romano, 5 febbraio 2017

 Al Signor Presidente Generale del CAI Vincenzo Torti
Ai Signori componenti del CDC Antonio Montani, Enzo Cori, Erminio Quartiani, Paolo Borciani
Ai Signori Consiglieri Centrali del Club Alpino Italiano Alberto Ghedina, Alessandro Ferrero, Alleris Pizzut, Emilio Bertan, Eugenio Di Marzio, Franca Guerra, Gabriella Ceccherelli, Gian Carlo Berchi, Giorgio Brotto, Lorella Franceschini, Luca Frezzini, Mario Vaccarella, Maurizio Cattaneo, Paolo Valoti, Pierino Bresaola, Renata Viviani, Renato Veronesi, Riccardo Giuliani, Walter Brambilla
e p.c.
Al Direttore Generale del CAI Andreina Maggiore
Al Presidente Nazionale CNSAS Maurizio Dellantonio

Oggetto: vicende del CNSAS.

Gentili signori, negli ultimi anni sono stato al centro di una vicenda che riassumo brevemente.
Ero socio del CNSAS Lazio. Nel 2011 rilevai una serie di comportamenti che ritenevo anomali all’interno del CNSAS Lazio (per maggiori dettagli si rimanda al già citato post http://gognablog.com/i-documentati-dubbi-di-riccardo-innocenti/, NdR).

Li denunciai per via gerarchica al CNSAS Lazio, al CNSAS nazionale e al CAI Centrale.

Poco dopo aver effettuato la denuncia venni sottoposto a procedimento disciplinare ed espulso dal CNSAS. Mi rivolsi allora anche alla Procura della Repubblica di Roma per denunciare fatti gravissimi.

Nel corso del 2015 ho avuto modo di interessarvi con due lettere (Allegato n. 1 e Allegato n. 2), che ad ogni buon conto si allegano in copia e che invito a leggere anche se lunghe e dettagliate, in merito alle tematiche in oggetto.

In relazione alle lettere inviate in data 30 marzo 2015 ricevetti una garbata mail (Allegato n. 3) dall’allora coordinatore CCIC Antonio Montani, che trovate sempre in allegato, che mi informava che ”A tutti i consiglieri avrebbe fatto piacere poter giungere ad un atto conclusivo, ma si è ritenuto unanimemente che fosse indispensabile procedere agli approfondimenti che le ho esposto. La prego quindi di non voler intendere questa azione come un pretesto per allungare i tempi, bensì come una doverosa attenzione, data la delicatezza delle questioni trattate.”

Mi auguro che in questi quasi due anni trascorsi qualcuno abbia posto “la doverosa attenzione alle questioni che ponevo. Me lo auguro perché nessuno mi ha fatto mai più sapere nulla.

Nel rileggere ora le lettere inviatevi a suo tempo e la risposta che diedi a Montani trovo ancora gli argomenti di stringente attualità. Così come trovo attuali le domande che ponevo e cui nessuno di voi ha risposto.

Nell’ottobre 2015 volevo partecipare al 100° congresso del CAI di Firenze sul volontariato. Mandai l’intervento in allegato (Allegato n. 4). Mi venne rifiutata la partecipazione. Non mi pare di aver sollevato tematiche così eversive da meritare l’ostracismo preconcetto. Ma forse il CAI sotto l’egida del (finalmente) ex Presidente Generale Martini ragionava in maniera diversa. Certo l’esercizio della censura preventiva in un contesto del genere non è un bel biglietto da visita per chi lo esercita. Comunque è stato fatto.

Premesso ciò, vi volevo informare che mentre rimango sempre in attesa delle risposte che chiedevo a voi, ammesso che le vogliate fornire, il Tribunale Civile di Roma ha accolto pienamente le mie ragioni nella causa contro il CNSAS nazionale e CNSAS Lazio per avermi espulso celermente dal CNSAS. Sono anche stati condannati al pagamento delle spese legali (Allegato n. 5).

Avevo interessato informalmente della vicenda giudiziaria civile l’allora Vice Presidente Generale, ora Presidente Generale, Vincenzo Torti. Devo dare atto che l’Avv. Torti aveva espresso parecchie perplessità per una positiva difesa in giudizio del CNSAS. Aveva ragione.

Ora rimango in attesa dei passi giudiziari che la controparte vorrà porre in essere a fronte della soccombenza in primo grado. La mia richiesta formale di essere riammesso nel CNSAS – avanzata dalla mia legale dietro l’ordine della magistratura – non ha generato nessuna forma di risposta.

Nel frattempo volevo mettere a vostra conoscenza che il rivolgersi da parte mia alla giustizia del CAI ha comportato solo un colossale buco nell’acqua di cui anche il compianto Kafka si sarebbe stupito. Voglio condividere con voi il colossale gioco dell’oca cui ho partecipato con il solo risultato di essere ritornato alla casella di partenza con nessun risultato se non il fatto che, dopo aver espedito tutti i canali della giustizia interna del sodalizio, non mi rimaneva che rivolgermi alla giustizia ordinaria per queste vicende. Ma vediamo tutti i passi che ho fatto.

  1. Denuncia di fatti gravissimi al CNSAS centrale: vengono ritenuti tutti infondati!!! Proprio tutti: nessuno escluso.
  2. Denuncia ai Probiviri del CNSAS: ricorso non accolto in quanto nel frattempo il CNSAS aveva pensato giustamente di espellermi con procedura direttissima degna della migliore alta velocità italiana. Della serie il potere non va mai attaccato. I Probiviri del CNSAS hanno sostenuto questa singolare tesi: chi è stato espulso dal CNSAS non può chiedere più nulla neanche se riferito al periodo in cui stava nel CNSAS.
  3. Denuncia al CDC: il CDC celermente archivia sentendo solo le persone oggetto della denuncia e scordandosi di sentire anche me. Chiaro esempio “di inaudita altera parte”.
  4. Seconda denuncia al CDC contro l’archiviazione. Archiviato di nuovo. Almeno la coerenza non difetta al CDC.
  5. Ricorso al Collegio dei Probiviri del Lazio contro l’archiviazione del CDC: archiviato. Ponzio Pilato sarebbe stato fiero dei suoi epigoni.
  6. Ricorso al Collegio Nazionale dei Probiviri. Ricorso accolto e rimesso tutto al Collegio dei Probiviri del CNSAS. Finalmente un atto che non vuole insabbiare le denunce.
  7. Passa oltre un anno e il Collegio dei Probiviri del CNSAS si dichiara incompetente.
  8. Ricorro al Collegio Nazionale dei Probiviri del CAI contro l’incompetenza dichiarata dal Collegio dei Probiviri del CNSAS. Il Collegio Nazionale dei Probiviri del CAI sostiene che di fronte alla dichiarazione d’incompetenza del CNSAS non può fare nulla.

Quattro anni per arrendersi davanti al fatto che davanti a una serie di vicende che io continuo a considerare gravissime NESSUNO all’interno del CAI abbia preso una decisione. O meglio abbia scelto di non decidere.

E’ questa l’idea di giustizia interna che avete nel CAI? Un enorme gioco dell’oca nel quale nessuno decide? Probabilmente c’è qualcosa da rivedere in questa organizzazione. Anzi dovreste mettere questa vicenda tra le variabili da misurare per l’efficienza all’interno del CAI. Avremmo altissimi risultati per la mole dei documenti prodotti. Zero risultati per l’output di tutti questi procedimenti.

Vi faccio solo un esempio. Avevo denunciato il fatto di aver trovato dei rimborsi a mio nome con firme false e con gli importi che non mi erano mai stati corrisposti. Davanti al CDC alcuni delle persone da me chiamate in causa hanno affermato che le firme erano false ma che non si poteva sapere chi li aveva apposte. Per il CDC sono affermazioni giustificatrici: sono state accettate pacificamente.

Rimborsi falsi, firme false e soldi veri. I soldi veri se li sono tenuti… non sono mai stati restituiti. Chissà se questi signori che si sono tenuti così caparbiamente i soldi veri (dopo aver usato rimborsi e firme false) avessero fatto lo stesso se anche i soldi fossero stati falsi…

Anche questo per voi è normale?

Faccio una breve sintesi dei fatti dal mio punto di vista.
Denuncio cose gravissime del CNSAS. Le denuncio sia all’interno del CAI che alla Procura della Repubblica di Roma. Scatta la vendetta e vengo immediatamente espulso dal CNSAS per essermi permesso di lavare i panni sporchi fuori di quattro mura.

A fronte dell’espulsione dal CNSAS la giustizia interna del CNSAS e del CAI palesemente dà risposte ridicole e non funziona. A onor del vero il Collegio Nazionale dei Probiviri del CAI ha dato risposte pertinenti e serie ma che non hanno portato da nessuna parte.

La giustizia civile ritiene la vendetta quello che è: una vendetta. E cancella con sentenza una ignominia. La Procura della Repubblica di Roma sta ancora indagando.

Sulla stampa nazionale dimostro che il CNSAS incassa all’anno circa 14 milioni di euro. E che molti appartenenti al CNSAS sono stabilmente retribuiti a vario titolo. Lo ha affermato anche il past-president nazionale del CNSAS Piergiorgio Baldracco. Vi sembra naturale questo fiume di soldi pubblici in una struttura che fa sua la bandiera del volontariato?

Il CNSAS ha storie e meriti infiniti. Io non ho mai messo minimamente in discussione il valore sociale del passato e del presente. Chiedo che si faccia luce su molti aspetti di gestione: soprattutto economica.

Recentemente le Prefetture hanno ricevuto una disposizione che in tutti gli interventi in ambiente ostile vanno prima fatti intervenire i soccorsi organizzati dello Stato (Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forze Armate, ecc.: che hanno tutti al loro interno specifiche competenze per il soccorso in ambiente ostile e/o in montagna) e poi i volontari tra cui si annovera il CNSAS.

Si è consci che molte vicende in cui è coinvolto il CNSAS come nelle inchieste sui fondi della Regione Lombardia possono non essere estranee a questa decisione?

Ma passiamo ad altro.

In una vicenda penale collegata ho appreso dall’esame degli atti che l’ex Presidente Nazionale del CNSAS Baldracco, dal 2008, è un pregiudicato per aver violato l’art. 4 della legge 110/75 che tratta le Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi (Allegato n. 6).

Piergiorgio Baldracco

Come si concilia la condanna avuta da Baldracco e la posizione dirigenziale che ha tenuto all’interno del CAI per tanti anni con le disposizioni contenute nell’art. 71 comma 6 lettera e del Regolamento generale del CAI “quanti sono dichiarati ineleggibili o decaduti di diritto per passaggio in giudicato di una sentenza di condanna”?

Come si concilia la posizione di Baldracco con il disposto dell’art. 2 del Regolamento disciplinare del CNSAS che recita che “costituiscono, tra le altre, cause di esclusione dal Corpo: a) la commissioni di reati per delitti non colposi, accertati con sentenza passata in giudicato, per i reati di particolare allarme sociale;”

A fronte della sentenza, del reato di particolare allarme sociale, cosa serve per procedere disciplinarmente contro Baldracco?

Oppure ritenete che essere pregiudicati è compatibile con tutto quello che Baldracco ha fatto e fa all’interno del CNSAS e quindi del CAI?

Chiedo al Direttore Generale del CAI se Baldracco avesse comunicato il suo status e se l’avvenuta o non avvenuta comunicazione possa avere riflessi sul CAI quale ente pubblico non economico e sulle responsabilità che gravano sulla figura del Direttore Generale.

Mi auguro che il nuovo Presidente Nazionale del CNSAS, conosciuto oltre che per i suoi meriti ed esperienza come soccorritore anche per la specchiata figura di servitore dello Stato all’interno della Polizia, possa indirizzare questa vicenda su altri lidi: diversi da quelli in cui l’aveva condotta Baldracco.

Così mi auguro che l’attuale Presidente Generale del CAI, per cui nutro stima personale, nonché professionale, e a cui riconosco il coraggio di aver assunto anche solitariamente come Vice Presidente Generale posizioni coraggiose e non allineate e coperte, su talune vicende, rispetto agli altri componenti dell’allora CDC, possa riprendere in mano questa vicenda che il CAI ha dimenticato e che il CAI possa dare risposte prima di quelle che arriveranno ancora dalla magistratura civile e penale.

Non vi sfuggirà che tutta questa vicenda ha leso profondamente la mia immagine e la mia dignità all’interno del CAI e del CNSAS. Qualcuno me ne dovrà rendere conto. E se il sodalizio non riuscirà a farlo da solo chiederò alla magistratura di intervenire nuovamente.

Nel rimanere a vostra completa disposizione per ogni chiarimento e per fornirvi ogni documento che possiate ritenere utile vi porgo i miei più cordiali saluti.

Riccardo Innocenti

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