Eccesso di soccorso

Dal 20 agosto 2016 lungo il tracciato dell’Alta Via numero 7 risultava dispersa Janna Schneider, 39 anni, di Münster (Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania). Dopo la conferma da parte dei parenti della donna sulle sue intenzioni di percorrere proprio quell’itinerario, i soccorritori si sono trovati alle 8 di mattina del 21 agosto al rifugio Carota: dopo essersi divisi in squadre, i soccorritori sono stati trasportati nelle zone di ricerca dall’elicottero del SUEM di Pieve di Cadore e da quello dei Vigili del Fuoco. Le ricerche non hanno avuto purtroppo esito, sono passate settimane nelle quali è stato ritrovato il cellulare della donna e si è stabilito che era sua l’auto con targa tedesca parcheggiata al rifugio Dolada, a Pieve d’Alpago.

Joanna Schneider. Foto: cortesia CNSAS
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Il 12 settembre a seguito di richiesta dei familiari, un elicottero privato con a bordo una guida alpina, componente ed ex capostazione del Soccorso alpino dell’Alpago, aveva effettuato una nuova perlustrazione lungo l’Alta Via numero 7, concentrando l’attenzione sulla ferrata Costacurta del Monte Teverone: alcuni escursionisti avevano infatti detto di aver visto qualcosa di giallo. Il soccorritore si è fatto sbarcare all’uscita del percorso attrezzato e, dopo un tratto, si è calato fino a vedere 40 metri più sotto la macchia gialla, non apparsa chiaramente durante il sorvolo. Si trattava di un coprizaino. Continuando a scendere con le corde è stato ritrovato il marsupio contenente gli effetti personali della ragazza e il sacchetto della paleria di una tendina. In un canalone, a fondo valle, è stato avvistato infine il corpo, proprio ai piedi del monte Teverone.

Il corpo della Schneider è stato recuperato il 13 settembre alle ore 14. Ed è proprio di quest’operazione che qui vogliamo parlare, al di là quindi della tragedia e delle modalità nelle quali questa è avvenuta. Pubblichiamo qui una lettera aperta dei presidenti del CNSAS Veneto e Friuli-Venezia Giulia, rispettivamente Rodolfo Selenati e Vladimiro Tedesco.

Eccesso di soccorso
di Vladimiro Tedesco e Rodolfo Selenati
“Con il ritrovamento del corpo senza vita di Janna Schneider si chiude con l’epilogo peggiore una storia che ci ha coinvolto fin dal principio, come le tante, troppe, con le quali, soprattutto d’estate, ci confrontiamo. Ricerche che durano giorni, che ci avvicinano sempre più emotivamente a chi è scomparso, alle quali cerchiamo di dare il massimo, mettendo a disposizione la profonda conoscenza del nostro territorio, le tecniche operative richieste in ambienti così severi e rischiosi, la volontà di essere utili al prossimo e di portare aiuto a chi ne ha bisogno.

Non siamo soliti esprimere giudizi sull’operato degli enti che, come il CNSAS, si prodigano nelle emergenze con la nostra stessa finalità – salvare vite umane – e con i quali collaboriamo attivamente, ognuno per la propria parte di competenza istituzionale. Oggi però non possiamo esimerci dall’esprimere la nostra profonda amarezza di fronte alla conclusione di questa vicenda.

Sulla ferrata Costacurta del monte Teverone
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I Servizi regionali del Soccorso alpino e speleologico del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, a differenza di quanto succede ogni giorno – spesso decine di volte al giorno – per una competenza delegata dalla legge dello Stato italiano, oggi (13 settembre, NdR) non hanno potuto ultimare l’intervento di recupero del corpo di Janna, completato con un elicottero dei Vigili del fuoco e con personale dei Vigili del fuoco provenienti da Bologna.

Dopo il rinvenimento degli effetti personali della giovane donna ieri sera, questa mattina alle 8 erano pronti a decollare gli elicotteri sia dal Bellunese che dal Friuli, con personale del Soccorso alpino di Alpago e Valcellina disponibile in piazzola. Personale volontario, lo ricordiamo, con preparazione e formazione certificate dalla Scuola Nazionale del CNSAS, riconosciuta da specifiche leggi dello Stato e delle nostre rispettive Regioni. Personale che ha assoluta familiarità con tecniche operative che non hanno, e non possono avere, paragoni di sorta su quei terreni impervi e ostili, oltre ad avere profonda conoscenza del territorio e dei suoi pericoli.

Vogliamo ancora una volta rimarcare il fatto che le competenze primarie degli interventi di soccorso in montagna, ivi incluso il recupero delle salme, è del CNSAS, in quanto lo Stato ci ha attribuito questo ruolo in modo inequivocabile. Il quotidiano e stretto rapporto con i Servizi Sanitari Regionali da anni permette di effettuare innumerevoli interventi nelle condizioni più estreme, frutto di una continua formazione reciproca che porta gli operatori ad essere pronti a risolvere le più variegate tipologie di emergenze in territorio impervio ed ostile e ad essere a disposizione della Protezione Civile nei momenti in cui è necessario il nostro supporto.

Possiamo inoltre immaginare i costi di un elicottero che non parte dal Friuli o dal vicino Bellunese, ma addirittura da Bologna. In più, oltre ad allungare i tempi di recupero dato il lungo trasferimento, viene a mancare una risorsa da impiegare su eventuali incidenti di competenza dei Vigili del fuoco, che potrebbero verificarsi nella loro zona di provenienza. Chi interverrebbe? Il CNSAS no di certo, non avendone la titolarità. L’intervento di individuazione e recupero si è concluso poco prima delle 14. Squadre a piedi avrebbero impiegato meno tempo. Speriamo vivamente che questo tipo di iniziativa non sia replicata e ci auguriamo non sia frutto esclusivo della ricerca di visibilità su competenze non proprie.

Il presidente del CNSAS Veneto, Rodolfo Selenati
Il presidente del CNSAS Friuli-Venezia Giulia,
Vladimiro Todesco”

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