Fede o conquista?

pubblicato in: Articoli | 0

Fede o conquista?
di Stefano Michelazzi
(l’articolo è stato originariamente pubblicato il 20 novembre 2014 sul blog Ritorno alle origini e si rifaceva al post Croci di Vetta)

Quanto può contare un simbolo nella vita delle persone e quanto può contare un simbolo sulla vetta di una montagna? Quanto c’è di vero nella libertà di espressione? Quanto c’è di vero nella libertà di culto?

Sulla gigantesca croce di vetta del Monte Vindiolo 2056 m (Alpi Orobie)
Fede o conquista-Sulla-croce-di-vetta-del-Monte-Vindiolo-(2056-m

Due principi sanciti dalla nostra Costituzione, due principi assolutamente rispettosi nei confronti di chi popola il nostro Paese, così come di chi lo visita, per turismo, affari, lavoro e via dicendo. Un Paese laico per Costituzione che riconosce i diversi Credo e le diverse idee o ideologie che al suo interno si possono incontrare e per questo ne motiva la libertà, quindi rivendica la non ufficialità di alcuno, evitando nella sua massima espressione di Democrazia che vi siano discriminazioni sia religiose che di etnia, lingua o quant’altro.

Due principi che spesso vengono violati senza conseguenze e che purtroppo, in un ambito universalmente riconosciuto per essere un fulcro di comunione tra le genti, risultano essere spesso espressioni senza senso, oltraggiate da chi arrogantemente si sente padrone ed in diritto di prevaricare sugli altri.

Di questi tempi, tra chi frequenta le montagne, sono in atto discussioni di vario tipo e su vari temi che riguardano le libertà dei frequentatori dell’ambiente montano e gli impatti più o meno visivi e/o irrispettosi della montagna stessa. Si sta dunque, formando una coscienza di rispetto dell’ambiente con la conseguenza di una sempre maggiore richiesta di rispetto anche delle diversità d’espressione che possono tranquillamente venir considerate sia in un ambito, quello ambientale, sia nell’altro, quello umano.

Impianti da sci, eliski, moto-turismo. Alcuni dei temi attuali. Poi ancora e abbastanza appassionatamente le vie ferrate, ovvero la trasformazione di ciò che venne creato storicamente per motivazioni belliche (guerra ’14/’18) e sarebbe saggio a mio avviso mantenere per scopi didattici e culturali (“La guerra è sempre una brutta bestia!”), in percorsi sportivi che riempiono di cavi e chiodi le montagne con ammassi di ferraglia impattanti per l’ambiente.

Croce in vetta al Monte Vettore (Monti Sibillini)
Fede o conquista-M.Vettore-P1020568

 

Si sta quindi formando una cultura di tipo ambientale e si prendono posizioni, a volte anche piuttosto accese, con veri e propri “Raid” di smantellamento parziale e/o totale delle strutture da parte di chi considera un’ignominia nei confronti della montagna, il solcarla a questo modo.

Giusto o sbagliato, favorevoli o contrari, le vie ferrate seppur impattanti da un punto di vista ecologico, non impattano di certo le varie sensibilità religiose o ideologiche.

Il nodo cruciale delle varie discussioni rimane sempre lo stesso, la montagna è di tutti ma non vi sono vincoli particolari a creare sulle loro pareti dei percorsi di massa, anche perché, gli stessi, potranno poi venir frequentati da chi ne abbia voglia o capacità.

Non possiamo però costruirvi una casa sulla cima o qualunque altro manufatto privato, in quanto non sarebbero utilizzabili da chiunque ma solo da pochi o da una percentuale comunque non globale.

Allora perché, mi chiedo, c’è nel 2014, chi ancora costruisce enormi croci di vetta per propria vanagloria, riempendo le cime stesse di ammassi ferrosi che non rispettano né le libertà d’espressione né quelle di culto? Sintomo di un’espressione di fede o piuttosto ancestrale bisogno di occupazione e conquista di un territorio? Aldilà del mancato rispetto ambientale in questo caso appare ancora più forte, il mancato rispetto delle sensibilità altrui.

Nel 2005 quattro alpinisti valtellinesi, salirono alla cima del Pizzo Badile e vi posero una statua del Buddha. Lo fecero sapendo bene che qualcuno prima o poi l’avrebbe distrutto, e così fu due anni più tardi. A dimostrazione che chi pone le croci di vetta non lo fa per amor divino ma con concetti assolutamente diversi, disprezzando quel pluralismo come valore essenziale dell’umanità che, come
detto, è un valore universalmente riconosciuto alla montagna.
A seguito della posa del Buddha sul Pizzo Badile vi fu a Sondrio un incontro tra varie fazioni discordanti e non, e nell’occasione venne invitato un Arcivescovo il quale si espresse negativamente
sul fatto di porre simboli religiosi sulle vette in quanto, fece rilevare, la croce la portiamo dentro di noi e non può essere un simbolo di conquista.
Sagge e a mio avviso giuste parole, che da Ateo mi sento di avallare senza preconcetti!

Croce del Pizzo Deta (Monti Ernici)
Fede o conquista-croce delPizzod'Eta(M.Ernici)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *