Il conto alla guida

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Il conto alla guida

Giovanna Mongilardi, guida alpina della Valle d’Aosta, era stata coinvolta il 20 febbraio 2015 in un incidente potenzialmente fatale.

La simpatica professionista è poi recentemente salita alla ribalta nazionale grazie alla partecipazione al programma di Rai 2 Monte Bianco-Sfida verticale, che l’ha vista vincere con il suo compagno di cordata Gianluca Zambrotta.

La Punta di Rabuigne. Foto: www.climbandtrek.it
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La guida, con il collega Mathieu Vallet, era impegnata con otto (il quotidiano La Stampa dice “dieci”) clienti stranieri nella zona della Punta di Rabuigne (alta Valgrisenche) per una uscita di eliski. Verso le 9.30 si è staccata una valanga che ha travolto la Mongilardi e un cliente.

Il gruppetto di Vallet, in testa, era ormai ben più in basso. Tutto il gruppo era dotato di pala, sonda, apparecchi ARTVA e zaino con airbag. I compagni dunque prontamente iniziavano la ricerca dei due sepolti, mentre veniva chiamato il soccorso.

Prima è estratto l’uomo, poi la donna. “Sono riusciti a tirarci fuori in quattro minuti” racconta la Mongilardi. In quindici minuti arriva anche l’elicottero, in tempo per constatare che tutti erano in salvo e senza nulla di rotto.

Giovanna Mongilardi: “Io ho detto che stavo bene, che non c’era bisogno di portarmi in pronto soccorso. La dottoressa che era a bordo non è neanche scesa a visitarmi, avrei potuto essere sotto choc e svenire un secondo dopo: ero appena stata estratta da una valanga”.

Subito dopo l’elicottero ritorna alla base e gli sciatori raggiungono il fondovalle. Qualche mese dopo la Mongilardi riceve a casa una lettera dell’Usl. Si parla di «intervento inappropriato a mezzo elicottero» ed è indicata la cifra da pagare, 1.750 euro.

C’è un errore, si sono sicuramente sbagliati” pensa Mongilardi che subito chiede spiegazioni a soccorso alpino e Usl.

 

La valutazione di eventuale inappropriatezza è normalmente fatta dal personale medico a bordo dell’elicottero, ma in questo caso non si capisce come la dottoressa, neppure scesa dal mezzo, abbia potuto giudicare.

Mi sa che la dottoressa – è ancora Giovanna Mongilardi a parlare – non ha neanche capito chi fossi tra quelli sulla neve e neppure chi di noi fosse finito sotto alla valanga”.

Giovanna Mongilardi in arrampicata. Foto: Luis Vevella
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E’ vero che la Mongilardi non ha riportato ferite, ma il giorno successivo è comunque andata dal medico per un controllo e le è stata assegnata una cura di antibiotici e per una settimana non è riuscita a parlare.

Anche Vallet concorda: “È un paradosso. Forse il problema è che siamo stati troppo bravi, li abbiamo tirati fuori troppo in fretta…”.

Mongilardi: “Questa è una procedura di soccorso, se qualcuno viene travolto chiami i soccorsi, come fai a multare una guida per una cosa del genere? All’altro ragazzo travolto, poi, non chiedono nulla. Curioso”.

La guida valdostana ha in seguito cercato di spiegare la situazione mille volte, ma non c’è stato nulla da fare. Per il soccorso e per la Usl quella chiamata per due persone travolte da valanga ha costituito un «intervento inappropriato». Ovvio che la Mongilardi abbia affidato tutto a un avvocato, perché segua la pratica. La cifra da pagare sarà anche importante, ma ancor più lo è la questione di principio. Non interessa neppure sapere se vi era o no una copertura assicurativa.

Da quando in buona parte delle regioni alpine si richiede alle persone soccorse una compartecipazione alle spese per gli interventi è diventata fondamentale la valutazione che ne fa l’equipe di soccorso.

Al di là di ogni considerazione sull’opportunità o meno del soccorso alpino a pagamento, occorre fare molta attenzione, perché in alcuni casi regionali la legge definisce “intervento inappropriato” quello che si è eseguito in seguito a una chiamata di soccorso senza feriti e senza ricoveri in ospedale. A nostro parere un’equipe responsabile dovrebbe però essere in grado di dare un giudizio giusto anche in difetto di una norma corretta.

Giovanna Mongilardi
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Personalmente ritengo la richiesta economica dell’Usl un vero e proprio sopruso.

Se in un sinistro in montagna è presente una guida, il team di esperti nell’ambito del soccorso alpino (che deve giudicare SOLO AI FINI ECONOMICI se il comportamento è stato imprudente) non dovrebbe neppure porsi il problema. Solo ai fini di eventuali rimborsi, direi che PER DEFINIZIONE non si può parlare di incompetenza e imprudenza. Per eventuali responsabilità giudiziarie è un altro discorso, la materia è molto più opinabile.
Ed è irrilevante se c’è l’assicurazione o no: perché in questo caso, sembra davvero che l’unica colpa di Giovanna Mongilardi sia stata quella di… non essersi fatta male!

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