Il rischio e la sua rappresentazione

Il rischio e la sua rappresentazione
di Ivan Guerini
(
riprese fotografiche dei disegni: Leonardo Tagliabue, ove non diversamente specificato)

Per completare queste mie impegnative riflessioni sul rischio (vedi http://www.banff.it/il-rischio-sentinella-invisibile-1/ e http://www.banff.it/il-rischio-sentinella-invisibile-2/) mi venne in mente di fare una ricerca iconografica che consentisse di vedere come questo fu rappresentato. Vi sono alcune opere che ruotano da sempre nell’immaginario collettivo degli addetti ai lavori e sono facili da rammentare: come lo scivolone mortale della comitiva di Edward Whymper sul Matterhorn (A) o Albert Frederick Mummery a corda libera nella fessura del Grépon (B). Per questo mi chiesi: saranno tutte lì? saranno tutte così? e pensai che sarebbe stato interessante osservare le trasformazioni figurative che la fisionomia immaginifica del rischio ha subito nel corso del tempo storico. Il fatto che nei cinque secoli passati siano esistiti libri pubblicati in un numero esiguo di copie, letti da un ristretto numero di interessati e che nel giro di qualche tempo si sono esauriti, mi fa pensare che qualche “scheletro nell’armadio” della cultura ci debba essere ancora e per saperne di più chiesi ad Angelo Recalcati, il raffinato antiquario di Itinera Alpina, il grande archivio da lui realizzato dove si possono trovare libri di tutti i tipi: antichi, introvabili e pregiati. Angelo è un “ragazzo” dal carattere deciso e dai modi garbati, a dir poco ottocentesco, che nella vita ha intrapreso un viaggio avvincente nel campo della scoperta di testi estinti che prima o poi, sovente in circostanze casuali, riesce sempre a incontrare lungo il suo cammino.

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La Tragica caduta in discesa dal Cervino in un disegno di G. Doré del 1865

Il suo studio è un suggestivo labirinto di testi impilati che formano strettoie tra le quali ci si sente sprofondati come in fondo alle forre di un quadro di Caspar Wolf (C) e si avanza con attenzione per non urtarli: segno inequivocabile che il contatto con la cultura richiede lucidità e attenzione.

Sugli alti scaffali, invece, ve ne sono altrettanti, addossati in forme e misure non proprio coincidenti, equilibri effimeri, che rammentano i blocchi rischiosamente traballanti delle cenge dolomitiche. Osservo che nel “nobile caos” della sala s’è liberata una seggiola che mi fa pensare a una “frana di testi” recente e di certo non grave dato che forma l’unico spazio in cui mi posso accomodare.

Mi dice: – Emmmh… la prima rappresentazione del rischio è in un libro di John Auldjo del 1827 che racconta d’una salita al Bianco compiuta a quel tempo dall’autore… poi c’è questo… l’altro libro che pone alla mia attenzione è Alpinismus in Bildern di Karl Lukan, che inizio a sfogliare una domenica piovosa, adattissima a consultare quella carrellata di illustrazioni decisamente lugubri, constatando che sarebbero più adatte a ispirare una fantasia funebre più che un temperamento assai poco “gotico” come il mio; pur essendo numerose e interessanti sono poco più d’una decina quelle adatte a evidenziare le sfumature del rischio che vorrei provare a commentare. Sarà dura! Perché è dai tempi del liceo che non lo faccio e questa volta mi trovo a farlo “da primo”, privo delle correzioni rassicuranti che la mia professoressa di Storia dell’Arte d’allora infliggeva alla mia incapacità introspettiva. Prima di cominciare mi è però stato indispensabile il supporto tecnico di Leonardo Tagliabue, un caro amico, anche di scalate, che si occupa di riprese e che ha fotografato egregiamente le figure dei quadri.

L’intento dei disegni dal Cinquecento all’Ottocento, col quale rappresentavano le avventure i pionieri, rimarca con tale “enfasi” le immagini dei rischi da far pensare ad una manovra pubblicitaria ante litteram, attuata dai protagonisti a favore di tutto ciò che si auspicavano potesse capitare, dato che i casi d’infortunio, allora come oggi, sono da sempre in proporzione al numero dei frequentatori, tanto quanto la lunghezza della vita è in proporzione al benessere e all’attenzione che le è posta (D).

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Disegno di Mummery del superamento della fessura chiave del Grepon

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A tu per tu con i rischi inerenti alle condizioni glaciali
La rappresentazione dei rischi che l’alpinista “prendeva di petto”, sfiorava o ignorava valicando ostacoli glaciali, è ben raffigurata nei disegni che commentano le peripezie dei pionieri impegnati nelle loro pericolose escursioni verso le maggiori altezze alpine. Decisamente significativa è la rocambolesca “gita glaciale” della comitiva di Mr. Erasmus Galton sul Monte Bianco del 1850, che balzella con posture clownesche dal sommo d’un seracco all’altro e che Mr. Jewitt commenta con ironico distacco (E).

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Tuttavia, per avere una visione d’insieme esaustiva delle difficoltà diversificate che comportano le condizioni glaciali, bisogna guardare i primi disegni realizzati in proposito da James Duffield Harding e Samuel Birmann nel libro Narrative of an ascent to the summit of Mont Blanc di John Auldjo che inizia con visioni “soft” di elevazioni glaciali addolcite da ampie vallate di lussureggiante vegetazione, per poi marcarne sempre più l’austerità con estetica a dir poco scenografica.

In Passage of a block of Ice in a crevice (F) ad esempio, vediamo i nove alpinisti di quella comitiva impegnati nell’attraversata di un gigantesco macigno di neve che fa da ponte sospeso su di un profondissimo crepaccio, che ben rappresenta come quella sagoma tondeggiante simile all’incombenza di un “pericolo stabilizzato” sia diventata “punto di passaggio”, impressionante ma non necessariamente rischioso, per il proseguimento della ascensione.

In Bridge of Snow where the Party breakfasted (G) ritroviamo tutti loro, seduti con noncuranza sopra un ponte di ghiaccio sinistramente incurvato sull’abisso, come fosse la bocca spalancata di un oracolo sorridente al destino degli individui ignari.

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In A dangerous Part of the Glaciers (H) ci appaiono divisi dalla profondità insondabile di un imprevisto, “porta invisibile” del rischioso passaggio che permetterà loro d’avanzare.

In Sliding down a Snow Hill (I) vedendo i nostri slittare gioiosi fino al ciglio del baratro che accompagna le loro peripezie fin dall’inizio ci fa pensare all’alpinismo come a un “gioco per adulti ancora ragazzini” ed ai rischi sfiorati come ad un panorama visto a distanza, sinonimo del fatto che il rischio è tale finché s’arresta all’orlo della possibilità di precipitare.

Nei dipinti di George Baxter: Quattro momenti dell’ascensione al Monte Bianco del 1853 (L) c’è un via vai di pionieri che si muovono con gran fervore tra seracchi e crepacci di ‘rilievi fantastici’ ed in loro possiamo riconoscere la scomparsa dell’impeto temerario a favore della disinvoltura tipica di chi ha ormai acquisito dimestichezza con ambienti prima temuti, ‘caduta del tabù’ che l’ambiente glaciale rappresentava a quel tempo. Come un ‘sogno del pericolo’ paragonabile ad uno struscio ‘marittimo’.

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Tuttavia, in una delle prime foto che rappresentano quelle peripezie, realizzata dai fratelli Joseph e George Tairraz: Tra i Ghiacciai del Monte Bianco (M) si ricompone la fatidica “compagnia impegolata” che tanto caratterizzava i primi timidi approcci con gli ambienti severi e pertanto la “spigliatezza acquisita” torna a essere ridimensionata in modo quasi caricaturale.

Rischi sfiorati e affrontati su roccia
A commentare la percezione iniziale del rischio, ci pensa il disegno di Leopold Bode Die Alpenbraut (La sposa delle Alpi, 1864) che ritrae un cacciatore munito di balestra impegnato nella salita d’un fianco verticale, alle sue spalle la figura simbolica del rischio, “presenza angelica” protettiva dall’esposizione alla gravità e al timore del vuoto che potrebbero strappar via dalla vita (N).

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Per quanto riguarda l’arrampicata vera e propria nel mondo verticale ci sono due disegni assai esplicativi in Vertical di Reinhold Messner. Il primo di questi, che non dà al soggetto alcuna speranza di riuscita, rappresenta ogni arrampicatore che s’è trovato suo malgrado a fare i conti con l’esaurimento della “capacità di proseguire”, arresto d’ogni necessità di perseguire intenti (O).

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Nel secondo, l’omino che fuoriesce in “posizione orizzontale” da un masso che sbarra la fine d’un camino, ci da la sensazione d’essere in balìa dell’impossibilità di proseguire, alla quale si somma l’irreparabilità delle conseguenze in caso di caduta per via della corda libera e dell’assicurazione a spalla (P).

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Pure in quello di Domenico Rudatis che illustra Ernani Faè e Alvise Andrich sulla fessura nord-ovest della Punta Civetta, nel 1934, ben risalta la precarietà delle posizioni che si assumono solo superando difficoltà sconosciute in pareti inesplorate (Q).

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Nel disegno di Clinton Thomas Dent, in Mountaneering (1892) si nota come le posizioni rannicchiate proprie d’una progressione guardinga, caratterizzata da stabilità posturale, per il fatto d’esser simili a quelle impacciate da posizione insicura, non riescono del tutto a rassicurare né il secondo né il terzo di cordata. Così vediamo i timori dei secondi per i primi sostituirsi agli spaventi dovuti alla caduta di sassi (R).

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Nelle prime foto che ritraggono arrampicatori impegnati su roccia (S) si è colpiti dal fatto che le impressioni per l’esposizione a una caduta irreparabile ed al vuoto d’una incerta direzione da seguire, risaltassero forse meglio nei disegni.

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Così, la valenza mistica che il rischio aveva agli albori, quando il pensiero s’arrestava all’orlo imperscrutabile delle possibilità e al ciglio d’ostacoli impercorribili, cambiò radicalmente quando la “necessità di realizzare” sentieri e strade non si fermò più al cospetto degli ostacoli invalicabili (T).

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Così da quel momento in poi, il rischio da avvisaglia indefinita divenne la sentinella che avverte della possibilità d’errare, cui si può soccombere o che si può evitare (U)!

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Lo spettro di Brocken terrorizza i sipravvissuti dopo la disgrazia del Cervino, disegno di E. Whymper del 1871

Indice bibliografico
Le Cattedrali della Terra
, Electa, Elemond Edizioni, 2000.
C – Caspar Wolf, Gole della Dala di Loéche (1774 -1777)
L – George Baxter, Quattro momenti dell’ascensione al Monte Bianco (1853)
M – Joseph e George Tairraz, Tra i Ghiacciai del Monte Bianco

Narrative of an ascent to the summit of Mont Blanc di John Auldjo, disegni di James Duffield Harding, schizzi di Samuel Birmann (1827)
F – Passage of a block of Ice in a crevice
G – Bridge of Snow where the Party breakfasted
H – A dangerous Part of the Glaciers
I – Sliding down a Snow Hill

Alpinismus in Bildern, di Karl Lukan, A. Shroll & Co, Munchen 1967
N – Die Alpenbraut (La sposa delle Alpi) di Leopold Bode (1864)
E,T – Gita avventurosa di Mr. Erasmus Galton sul Monte Bianco – incisioni su legno di Mr. Jewitt (1850)
Q – Alvise Andrich ed Ernani Faè sulla fessura nord-ovest della Punta Civetta, Domenico Rudatis (1934)
R – Clinton Thomas Dent in Mountaneering (1892)
B – fotografia di Albert Frederick Mummery al Grépon
A – Caduta dei compagni di Whymper sul Cervino, litografia, Gustave Doré (1875)
D – Gemalde von Erwin Merlet, olio (1920)
U – Lo Spettro di Brooken, xilografia, Edward Whymper (1870)

Verticalcento anni d’arrampicata su roccia, di Reinhold Messner
S – in parete sulla Sud del Dachstein
O – disegno a pagina 22
P – disegno a pagina 45

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