La convivenza con l’orso – 1

La convivenza con l’orso – 1 (1-2)

L’aggressione dell’orsa Daniza che Daniele Maturi, 38 anni, ha subìto nel 2014 nei boschi di Pinzolo ha costituito per mesi un caso mediatico e ancora oggi, specie dopo l’uccisione dell’animale, è ancora ben lungi dall’essere stata dimenticata.

Prima pagina per l’incidente del 2014 (Daniza)
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Anche se la presenza degli orsi è accertata in altre zone, come l’Alto Adige, ma anche il Bresciano (Val Camònica, Valle Sabbia, Valle Trompia e Alto Garda) e il Veronese (Monte Baldo), la Provincia Autonoma di Trento aveva avviato nel 2013, in collaborazione con il MUSE Museo delle Scienze, un progetto di stima del numero di individui presenti, svolto attraverso fasi di raccolta di campioni organici (ciuffi di pelo, feci e tessuti), monitoraggio dei grattatoi (piante utilizzate per grattarsi sulle quali gli orsi marcano la loro presenza lasciando sulla corteccia il proprio odore e del pelo), e poi ancora controllo visivo e monitoraggio radiotelemetrico e satellitare.

Il rapporto più recente riferito alla situazione esistente alla fine del 2014 indica un numero minimo di animali pari a 41, dei quali 22 di sesso maschile, 17 femmine e 2 di sesso indeterminato. Di questi 20 sono adulti, 14 giovani e 7 cuccioli. Molto probabilmente i monitoraggi effettuati non hanno consentito di rilevare la totalità degli animali che compongono la popolazione attuale, stimati da un minimo di 41 fino a un massimo di 51 esemplari.

Dall’uccisione di Daniza in poi ci sono stati almeno altri due episodi cruenti, incontri che potevano potenzialmente essere assai più tragici di quanto sono stati: tali comunque da tener viva l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, anche tramite acuti da isteria collettiva.

Protagonisti involontari Marco Zadra e Wladimir Molinari.

Il 29 maggio 2015 scorso Marco Zadra, 42 anni, di Villazzano, ha avuto un drammatico incontro ravvicinato con l’orso, sul sentiero che da Zambana Vecchia sale al Cason, verso Fai della Paganella.

«Tendenzialmente sono uno sportivo. Finito il mio lavoro spesso vado a correre nei boschi che attorniano Trento. Quest’anno era la prima volta che andavo in val Manara, sopra Zambana. Parto quindi con la macchina attorno alle 19.30, lascio l’utilitaria a Zambana Vecchia e inizio a camminare per un sentiero piuttosto ripido. Nel ridiscendere, superato il Cason, una struttura usata dai zambanoti per uso ricreativo, a solo un chilometro dall’abitato e a circa 500 metri di quota, me lo sono trovato di fronte. Erano circa le 20.15: io scendevo di corsa, lui ansimando stava salendo. Un attimo e ci siamo trovati uno di fronte all’altro.

La prima cosa è stata lo stupore, poi razionalizzando sono riuscito a diventare freddo come un ghiacciolo. Era una situazione di stallo. L’orso era piuttosto agitato, ma non è scappato; io ho iniziato ad indietreggiare piano piano, mentre l’animale, prendendo coraggio, è partito alla carica. Consideri che ha una testa grande quanto un televisore e due zampe enormi.

Ho iniziato a correre, scivolando e cadendo sulla ghiaia, con lui dietro. In quel momento mi sono visto morto, preso alle giugulari e sbranato. Nonostante il terrore, che lo ricordo come un sentimento lucidissimo, mi rialzo rivolto verso l’orso, ormai accanto a me: cerco di spaventarlo urlando, riparandomi il viso con le braccia. A questo punto, dopo avere ricevuto una zampata sull’avambraccio destro, mi sono letteralmente buttato a capofitto nella scarpata procurandomi una semilussazione alla spalla sinistra, ematomi ed escoriazioni ovunque. Credo di essermi salvato perché mi sono sempre divertito a percorrere i “giaroni” a balzi. Nel frattempo l’orso mi ha inseguito per altri duecento metri grugnendo e ansimando giù per la scarpata. Sentivo proprio il suo fiato sul collo. Per frenare la discesa mi afferravo a tutto ciò che poteva salvarmi, esattamente come Tarzan.

Il terrore non era finito perché temevo che mi prendesse di schiena, squarciandomela in due. Finito al limitare di una forra ho preso tutto il coraggio che avevo in corpo e ho dato contro all’orso, urlandogli tutta la mia contrarietà ad essere inseguito ed ho pensato ”mia figlia non può perdere suo padre in questo modo assurdo, no, no di sicuro”. L’orso mi ha osservato, quasi fossi un matto, poi ha deviato continuando a non perdermi di vista. Mi sono comunque buttato nella forra, rischiando di ammazzarmi.

Anche qui mi è andata di lusso. Intanto il sangue colava dalla ferita. Ho attraversato il torrentello superando la forra muschiosa e friabile, interponendo una valle fra me e l’orso, dirigendomi verso Zambana Vecchia. Avevo i polmoni in gola e l’adrenalina a litri. Arrivo alla confluenza della val Manara sopra la chiesa di Zambana Vecchia, con ancora la paura di rincontrarlo. Ho raccolto così due sassoni, facendo questo ultimo pezzo di bosco labirintico, guardingo ed utilizzando le ultime energie. Come sono arrivato sul prato della chiesa, ho realizzato che potevo considerarmi salvo e soprattutto miracolato».

Allorché il Zadra riceve la visita dell’assessore provinciale all’Agricoltura Michele Dallapiccola è sì favorevolmente colpito dal turbamento dimostratogli dal politico, ma nello stesso tempo teme di essere futuro bersaglio di aggressioni mediatiche tipo quelle capitate a Daniele Maturi (caso Daniza)che dopo aver combattuto corpo a corpo con un’orsa si è dovuto pure difendere da accuse infamanti da parte degli uomini… robe da pazzi!”.

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Zadra non ha tutti i torti a temere lo scompiglio nella sua privacy. E’ pur vero che il comunicato della Provincia (nr. 1290 del 30/05) non cita il suo nome, ma alla fine il nome salterà fuori.

Il comunicato recita: “Un «falso attacco» di un orso, probabilmente spaventato e insicuro: è questa l’ipotesi che per il Servizio Foreste e fauna della Provincia spiega l’episodio accaduto ieri sera sopra Zambana Vecchia e che ha visto suo malgrado protagonista un uomo che, verso le ore 20, stava scendendo di corsa lungo il sentiero che percorre la val Manara, sopra il paese, e che si è imbattuto in un orso che stava risalendo lo stesso tracciato.

L’incontro è avvenuto quando i due si trovavano ormai a pochissimi metri di distanza, con forte sorpresa per entrambi. Dopo qualche secondo l’uomo ha cominciato a indietreggiare, dapprima lentamente poi di corsa vedendo l’orso che, altrettanto velocemente proseguiva nella sua direzione. A quel punto l’uomo è inciampato, cadendo per un attimo a terra, con l’orso sempre a ridosso e con atteggiamento aggressivo. La sua fuga è proseguita subito verso il ripido pendio sottostante, fuori sentiero, lungo il quale l’uomo ha corso nel folto della vegetazione, cadendo ancora alcune volte e procurandosi escoriazioni in diverse parti del corpo. L’orso, stando alla testimonianza dell’uomo, avrebbe continuato a seguirlo a distanza ravvicinata, fino a che, dopo una serie di urla dello spaventato escursionista, si è defilato nel bosco scomparendo alla vista. A quel punto l’uomo ha constatato di avere un taglio all’avambraccio destro, una ferita che l’uomo ritiene sia stata causata da una zampata dell’orso, inferta quando si trovava a terra in occasione della sua caduta sul sentiero.
Rientrato a Zambana Vecchia, l’uomo è stato accompagnato al pronto soccorso da alcuni parenti da lui chiamati sul posto. Lì la ferita all’avambraccio è stata curata con cinque punti di sutura e otto giorni di prognosi, con immediata dimissione. Come di prassi il diretto interessato è stato subito sentito dagli uomini del Servizio Foreste e Fauna, assieme anche all’assessore Michele Dallapiccola che ha voluto sincerarsi di persona delle condizioni dell’uomo e dello svolgimento dei fatti. Inoltre stato disposto un immediato sopralluogo nell’area da parte del personale forestale accompagnato dalle unità cinofile addestrate per la gestione dell’orso.
L’identità dell’animale protagonista dell’incontro ravvicinato potrà ora eventualmente essere accertata mediante campioni biologici rinvenuti in loco. Il Servizio Foreste e Fauna conferma per altro di non essere a conoscenza di atteggiamenti problematici riferibili ad alcuno degli esemplari di orso attualmente presenti in Trentino”
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In questo comunicato si nota una ragguardevole intenzionalità nello sminuire il racconto di Zadra, che diventa quasi una difesa dell’orso quando cerca di far apparire le ferite dell’uomo più conseguenti alle sue cadute che a una reale aggressione fisica.

Tanto è bastato per scatenare internet e togliere pace a Zadra e famiglia.

«Sì, è stato anche quel comunicato stampa della Provincia non veritiero, pieno di omissioni, allusioni e imprecisioni, a scatenare la solita aggressività mediatica. E qui ci vorrebbe un trattato di antroposociologia per capire questi fenomeni di aggressione da parte dei social ad una preda prescelta. E se qualcuno mi potesse spiegare come sia possibile che ciò accada impunemente, gliene sarei grato» è il commento di Zadra.

Un divertente fotomontaggio con l’orso e il cartello di avvertimento
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È evidente che dopo quanto accaduto con Daniza qualsiasi episodio di aggressione ai danni dell’uomo crei una certa tensione ai piani alti della Provincia. Dal canto suo Dallapiccola insiste sul falso attacco, per lui questo è un caso “classico”: “I falsi attacchi sono un fatto ordinario, ce ne sono almeno due o tre all’anno”. E raccomanda: «Non andate nei boschi di sera in maniera silenziosa. Meglio andare con un campanellino o una radio e preferibilmente in compagnia in modo che l’orso ci senta e abbia il tempo di allontanarsi».

Filippo Degasperi, consigliere provinciale trentino del Movimento 5 Stelle, si preoccupa per le potenziali conseguenze di quanto accaduto a Zambana:
«Speriamo stavolta non si scatenino le stesse reazioni stizzite e isteriche avvenute per Daniza, e che si facciano approfondite verifiche perché non sarebbe accettabile agire ancora con la faciloneria ed il dilettantismo dimostrato nel caso precedente… se così fosse le conseguenze per l’immagine del Trentino sarebbero ancora una volta pesantissime, come dimostrano le ben 79 ore di servizi televisivi andati in onda contro la nostra Provincia a seguito dell’uccisione dell’orsa Daniza… Alla luce dei fatti viene da chiedersi se il progetto Life Ursus non sia basato completamente sul caso. Pare non si sappia quanti siano i plantigradi, dove siano, cosa facciano. Eppure dopo quello che è successo l’estate scorsa era stata messa in piedi una task force affinché situazioni simili a quella di Daniza non avessero più a ripetersi, ma se questi sono i risultati, evidentemente qualcosa ancora non funziona».

Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord Trentino Alto Adige-Sudtirolo, dichiara:
Se dovesse essere confermata l’aggressione dell’orso a un uomo nei boschi sopra Zambana sarebbe un episodio inquietante per cui saranno necessarie delle risposte, a cominciare dalla reale situazione del progetto Life Ursus in Trentino. Abbiamo infatti l’impressione che questo programma sia sfuggito di mano alla provincia di Trento e che il numero di orsi presenti sul territorio sia ben maggiore dei dati ufficiali. Sicuramente, se l’episodio verrà confermato, la notizia che un uomo è stato aggredito da un orso non avrà un impatto positivo sulla immagine turistica del Trentino. Poi magari ci racconteranno, come già avvenuto l’estate scorsa dopo l’aggressione nei boschi della Val Rendena, che la colpa è degli escursionisti che si recano nei boschi. La Lega Nord fin dall’inizio diversi anni fa ha espresso la propria contrarietà al progetto Life Ursus, e a questo punto chiediamo al presidente Ugo Rossi di fare chiarezza sulla vicenda di oggi e di spiegare se ritiene opportuno che il progetto debba andare avanti in Trentino”.

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Anche il comunicato della LAC (Lega abolizione caccia) Trentino Alto Adige/Sudtirol getta benzina sul fuoco: «Esprimiamo massima solidarietà alla persona ferita, vittima della carenza di informazioni: non era formato/informato su come è corretto muoversi in aree frequentate da orsi e non sapeva come regolarsi in caso di incontro, infatti ha, purtroppo, commesso molti errori… Fin dal primo anno abbiamo invitato l’amministrazione provinciale di Trento a rivendicare l’orgoglio del buon lavoro svolto e a intensificare l’opera di formazione/informazione rivolta a popolazione residente e turisti. Questa attività di divulgazione scientifica sarebbe dovuta partire già da molti anni; oggi avremmo una generazione di giovani, e di conseguenza le loro famiglie, già formate e sensibilizzate alla tutela attiva di ambiente e animali. Così non è stato, ed è urgente recuperare il tempo perduto… Da cinque anni raccontiamo come per evitare scontri basta provocare del rumore procedendo nei boschi frequentati da orsi. In Canada o Alaska, dove si possono incontrare orsi di ben altra stazza dei nostri, vengono venduti dei sonagli, detti ‘Bear Bell’, da assicurare agli zaini o al polso. Un mazzo di chiavi, un ciondolo, qualcosa che produce rumore camminando e così l’orso sente il rumore e sta alla larga… Fischiare, gridare, parlare o cantare mentre si cammina sono modi per allertarli della propria presenza anche in quelle zone dove non c’è visibilità o dove il rumore dell’acqua corrente potrebbe coprire quello dei passi. L’orso cambierà strada pur di evitare gli umani. Gli orsi sono molto meno interessati a noi di quanto noi a loro. I cani vanno lasciati a casa o tenuti al guinzaglio, i cibi rinchiusi in contenitori ermetici. Esistono regole semplici da osservare“.

Anche l’ENPA (Ente Nazionale per la Protezione Animali) dice la sua e rincara la dose:
«Allo stato attuale, come emerge anche dalla ricostruzione fatta dalla Provincia di Trento, non c’è alcun elemento che colleghi il ferimento di un escursionista, avvenuto in Trentino, all’aggressione di un orso. Nessun elemento tranne le dichiarazioni rese alla stampa dall’uomo stesso, unico e solo testimone del fatto, visto che il plantigrado in questione, ammesso sia mai stato sul posto, non è in grado di replicare alle accuse… La ricostruzione dell’episodio fatta dall’escursionista risulta essere nebulosa e contraddittoria, ma, soprattutto, le ferite che sarebbero state causate al plantigrado risultano ben poco compatibili con quelle dell’artiglio di un orso, produttivo conseguenze ben più gravi di cinque punti di sutura. Sembra quasi che l’allarme orso sia diventato un nuovo tipo di “tormentone estivo”».

«Nessuno, con l’obiettivo di ottenere facili consensi, strumentalizzi questa nuova situazione per fomentare falsi allarmi e per fare del terrorismo psicologico contro i cittadini e contro gli animali – aggiunge la presidente nazionale dell’ENPA, Carla Rocchima, soprattutto, nessuno sia tentato di seguire l’esperienza del passato: milioni di cittadini italiani non sono in alcun modo disposti a tollerare un nuovo caso Daniza. Noi faremo di tutto perché ciò non accada».

Sui giornali e soprattutto sui social la battaglia infuria. E, ad attizzare ulteriormente il rogo, ecco il secondo incidente.

Il 9 giugno 2015 Wladimir Molinari, 45 anni, è aggredito da un orso a Cadine. Ecco la sua testimonianza: «Essere qui a raccontare quello che mi è successo è un vero e proprio miracolo. Come ha fatto male a me può fare male a chiunque altro. Non esiste essere sbranati da un orso, la gente ha diritto ad andare tranquilla nel bosco». Wladimir Molinari è nel suo letto d’ospedale al Santa Chiara, dopo aver subito una lunga e delicata operazione.

Testa, braccia, costole sono completamente fasciate. Però non perde la lucidità e racconta: «Quell’orso voleva uccidermi, voleva mangiarmi. Io ero nel bosco quando ho sentito dei rumori alle mie spalle: mi sono girato e a circa dieci metri ho visto l’animale. Ho alzato le braccia al cielo e urlato con tutto il fiato che avevo in gola, ma non è servito e l’orso mi ha attaccato». A quel punto Wladimir, dopo aver subito un primo morso e alcune zampate, si lancia letteralmente giù dal bosco. Il suo cane prova a difenderlo, ma ha la peggio. «Se sono vivo è un miracolo. Non dimenticherò mai quegli occhi neri, voleva mangiarmi».

(continua)

 

 

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