La Croce di Cevo

Sicuramente che la Croce di Cevo venga ricostruita saranno in molti a considerarla una buona notizia. Di certo Il Giornale di Brescia del 27 agosto 2015 a questo proposito è entusiasta.

I fatti
Nel 1998 l’opera, larga 72 centimetri e alta oltre 30 metri, per oltre 6 tonnellate di peso, venne collocata nello stadio Rigamonti di Brescia dove papa Giovanni Paolo II celebrò una Messa.

La croce era stata realizzata materialmente dalla Moretti Interholz, una ditta specializzata nella lavorazione del legno lamellare, mentre il Cristo inchiodato era invece un’opera dello scultore Giovanni Gianese.

In seguito la pesante struttura fu poi trasportata a circa 1200 metri di altezza, sul Dosso dell’Androla, vicino a Cevo, un paese della bresciana Val di Soviore.

L’inaugurazione della Croce di Cevo al Dosso dell’Androla
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La posizione dominante la Valcamònica e l’imponenza della struttura ne facevano certamente una moderna opera d’arte. Il Cristo non era in verticale, come la tradizione artistica ha sempre voluto, bensì era inchiodato in orizzontale a un’inquietante croce ricurva e protesa verso il vuoto della valle.

Quel 5 novembre 2005 a Cevo il Cristo Redentore era stato benedetto alla presenza dell’artista che l’aveva ideato e realizzato, Enrico Job. Era presente anche sua moglie, la regista Lina Wertmuller.

La scultura era stata stabilizzata contro le raffiche di vento che spesso investono il Dosso dell’Androla: ma quel tragico 24 aprile 2014 era una giornata particolarmente ventosa.

C’erano dei ragazzi che stavano facendo merenda. Nel momento in cui hanno sentito il rumore del legno che si spezzava si sono precipitati in tutte le direzioni, mettendosi così in salvo. Solo il ventenne Marco Gusmini, di Lovere (BG), affetto da una leggera disabilità motoria, rimaneva travolto dallo schianto, purtroppo senza scampo. Solo tre giorni dopo, il 27 aprile, Papa Wojtyla è canonizzato.

Marco Gusmini
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Si trovano i fondi

La Croce di Job era diventata il simbolo della Comunità di Cevo, motivo di orgoglio non solo per chi viveva in paese. La tragedia ha profondamente colpito l’opinione pubblica, nel sospetto che la ferita non potesse mai rimarginarsi. Pian piano si fece strada l’idea che la Croce, come tutti la chiamavano, potesse essere ricostruita. Un’impresa non facile: la struttura in legno era completamente distrutta, oltre alle difficoltà per recuperarla c’era la considerazione che il collasso potesse riverificarsi. Anche il gigantesco Cristo si era letteralmente schiantato, “con le mani e i piedi spezzati e rotolati poco distante, le braccia a cingere, non simbolicamente, l’altare e la testa piegata contro, come se fosse stata schiacciata contro la stessa tavola liturgica”.

Ecco come Fulvia Scarduelli dà notizia sul citato Giornale di Brescia del reperimento fondi necessari alla ricostruzione:
Ora la buona notizia: su iniziativa dell’Unione dei Comuni della Valsaviore, grazie ai fondi del Bando «6.000 Campanili», la grande Croce sarà ricollocata. Il costo totale dell’intervento sarà di circa 350.000 euro: il cantiere dovrebbe partire ai primi di ottobre.
«L’opera – spiega Giampietro Bressanelli, presidente dell’Unione della Valsaviore – sarà intitolata alla memoria del giovane loverese, sarà una riproduzione della precedente, ma la Croce sarà in acciaio patinato COR-TEN; nel progetto, predisposto da uno studio di architettura di Edolo, è compresa anche la realizzazione della Via Crucis che salirà al Dosso dell’Androla da Berzo Demo passando per Cedegolo». Il corpo del Cristo verrà invece sistemato”.

Il collasso della Croce, 24 aprile 2014
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Il Programma 6.000 Campanili

Il Piano 6.000 Campanili è partito con il Decreto del Fare che ha destinato 100 milioni di euro ai Comuni sotto i 5.000 abitanti per costruire infrastrutture, ristrutturare edifici pubblici e costruirne di nuovi, realizzare reti telematiche, mettere in sicurezza il territorio.
Le risorse sono state assegnate a 115 progetti attraverso un click day avvenuto il 24 ottobre 2013, dopo il quale è stata redatta una graduatoria.
Dato l’alto numero di domande presentate, la Legge di Stabilità per il 2014 ha messo a disposizione altri 50 milioni di euro, che hanno reso possibile lo scorrimento della graduatoria e il finanziamento di altri 59 progetti.
Con il Decreto Ministeriale 30 gennaio 2015 sono altre 119 le opere infrastrutturali ammesse al primo Programma 6.000 Campanili.

Tra queste, evidentemente, anche la ricostruzione della Croce di Cevo, “appaltabile entro il 30 aprile 2015 e cantierabile entro il 31 agosto 2015”.

Con questo decreto sale quindi a 250 milioni di euro il totale erogato per questo tipo di interventi e a 293 il numero delle opere finanziate. Vi sono poi altri 100 milioni, ripartiti tra le Regioni con il DM 88/2015, che renderanno possibile la realizzazione da 250 a 1000 interventi.

Come accedere ai fondi 6.000 Campanili
Sulla base del budget assegnato ad ogni Regione, i Comuni interessati possono fare richiesta di finanziamento. Sarà data priorità agli interventi volti:
– alla qualificazione e manutenzione del territorio, mediante recupero e riqualificazione di volumetrie esistenti e di aree dismesse, nonché alla riduzione del rischio idrogeologico;
– alla riqualificazione e all’incremento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, nonché alla realizzazione di impianti di produzione e distribuzione  di energia da fonti rinnovabili;
– alla messa in sicurezza degli edifici pubblici, con particolare riferimento a quelli scolastici, alle strutture socio-assistenziali di proprietà comunale e alle strutture di maggiore fruizione pubblica.
Per risultare finanziabili, i progetti devono prevedere investimenti da 100 mila a 400 mila euro.
Le Regioni compilano una graduatoria delle proposte ricevute. Prima dell’assegnazione delle risorse, il Comune deve assumere l’impegno a procedere alla pubblicazione del bando di gara o della determina a contrarre entro il 31 agosto 2015.

Considerazioni
La Croce di Cevo rientra in questi requisiti? Parrebbe proprio di no. Sono in molti, noi compresi, a domandarsi perché mai un finanziamento statale dovrebbe andare a ricostruire un’opera d’arte moderna, cancellando così le innumerevoli altre precedenze. Abbiamo scuole, ospedali e strutture pubbliche fatiscenti che aspettano solo altre alluvioni o terremoti per crollare. Abbiamo un patrimonio artistico di enorme valore storico che è in condizioni che urlano vendetta. E questo in tutta Italia, non solo in alcune regioni. E, last but not least, la Croce di Cevo, a nostro avviso, non rientra tra le opere che soddisfano i requisiti del Decreto. Viene il dubbio che anche gli altri 292 progetti vadano in direzioni bislacche.

E’ comprensibile che gli abitanti di Cevo e il sindaco Silvio Citroni ne siano felici, ricevere soldi dallo Stato è certamente una soddisfazione di grande rilievo.

Malga Campellio
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Grazie ai finanziamenti dei «6.000 Campanili», a Cevo si realizzeranno altri due progetti: la trasformazione in strada agro-silvo-pastorale del sentiero che parte dalla località Rasega di Valle e giunge a Malga Campellio, nonché il trasferimento a sede più idonea del Museo della Resistenza. Non so il secondo, ma il primo non è un progetto di ampio respiro, la solita ruspa che amplierà con danni irreparabili e inutilmente una bella mulattiera nel bosco di abete rosso.

Con il finanziamento di 350.000 euro, i 902 abitanti di Cevo (Séf, in dialetto camuno) usufruiscono di 388 euro a testa ma hanno perso una grande occasione, quella di imparare a rispettare l’ambiente e le vicende di un destino molto chiaro in proposito.

La Croce era stata collocata, amata. Era diventata un simbolo di unità. Una tragica vicenda l’ha spazzata via, esigendo anche una vittima inerme.

Questa Croce ha davvero ancora i requisiti per esistere? Per me dovrebbe rimanerne solo il ricordo e questo essere sufficiente allo spirito di unità dell’intera cittadinanza.

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