La lunga notte dei Sibillini 2

A proposito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, qui di seguito riporto lettere e missive varie che si sono susseguite dal 12 settembre 2014 al 14 ottobre 2014. L’insieme è un quadro un po’ desolante dell’incapacità, tutta nostra italiana, di vedere i problemi in modo costruttivamente comune. Senza particolare colpa dei singoli e a dispetto della quasi generale buona volontà. Seconda parte (2-3).

Marco Speziale, 12 settembre 2014, ore 3.10:
Al Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Con riferimento all’atto emanato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini n. 384 del 29.08.14 con Oggetto: “Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’Area del Monte Bove ”;

considerate le tempistiche di pubblicazione dell’atto stesso sull’Albo Pretorio Telematico dell’Ente con N. di Registro N.554/2014-S che vanno dal 29/08/14 al 12/09/14 data che costituisce il termine ultimo in cui presentare osservazioni/contrarietà ai sensi della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi;

considerato che la suddetta legge agli Articoli 9 e 10 recita quanto segue:

Articolo 9.
(Intervento nel procedimento) (1)

1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Articolo 10.
(Diritti dei partecipanti al procedimento) (1)

1. I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto:
1a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24;
1b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dalla Legge 11 febbraio 2005, n. 15.

Si presentano le seguenti istanze:

1. Si fa richiesta di integrare l’atto di cui all’oggetto con i contenuti del documento “Punti inaccettabili della regolamentazione del Parco e del censimento degli itinerari alpinistici” allegato, inviato al Parco dei Sibillini per e-mail dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso in data 15 luglio 2014. Tale documento riporta tutte le osservazioni “tecniche e non” condivise da molti alpinisti, professionisti e amatoriali in merito all’ipotesi di regolamentazione delle attività alpinistiche nel Parco e riteniamo non possa essere ignorato. Inoltre, si richiede l’integrazione del documento (Allegato 1) datato 23 luglio 2014, prot. 4303, contenente la risposta del Direttore Franco Perco alla suddetta e-mail;

2. Si richiede di integrare nell’atto anche la comunicazione del Parco datata 23 luglio 2014, prot. 4302 e tutte le mail cui la stessa comunicazione fa riferimento (Allegato 2);

3. Si richiede inoltre l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Dott. Marco Speziale al Parco il giorno 11 giugno 2014 (Allegato 3), cui l’Ente Parco non ha mai risposto;

4. Si richiede altresì l’integrazione del presente documento protocollato;

5. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 28.05.2013 (Allegato 4);

6. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso al Direttore Franco Perco il giorno 10.06.2013 (Allegato 5);

7. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 10.06.2013 (Allegato 6);

8. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 24.07.2013 (Allegato 7);

Si richiede il chiarimento dell’incongruenza esistente tra le due definizioni delle “attività alpinistiche” date nell’ Allegato A del Documento Istruttorio, parte integrante e sostanziale del Decreto in oggetto;

Si precisa che nell’atto di cui all’oggetto i documenti che vengono considerati ai fini dell’emanazione delle Disposizioni che regolamentano le attività alpinistiche non includono quello suddetto e sottoscritto da più cittadini, inviato il 15 luglio 2014. Riteniamo tale omissione inaccettabile poiché:

  • l’invio di commenti, integrazioni, modifiche da considerare nel Regolamento per la disciplina delle attività era stata espressamente richiesta dal Parco (tra l’altro con tempi molto stretti, portando a giustificazione l’urgenza dell’emanazione del Regolamento stesso);
  • nonostante si fosse dimostrato disponibile a valutare i pareri dei cittadini, il Parco non ha preso in considerazione le proposte con le osservazioni presentategli;
  • l’omissione dei contenuti del documento lede i diritti dei cittadini che l’hanno elaborato, in base in particolare alla Convenzione di Aarhus che stabilisce la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, attribuendo allo stesso determinati diritti e imponendo alle parti contraenti e alle autorità pubbliche alcuni obblighi per quanto riguarda l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia in materia ambientale;
  • Il coinvolgimento dei cittadini tutti, in particolare di coloro che sono competenti in materia, come si evince dall’ampia e dettagliata documentazione presentata dal 2009 a oggi (vedi come ultimo documento il punto 1 relativo al prot. 4303) deve essere considerato parte integrante e non certamente, come risulta da queste osservazioni, elemento discriminate tra cittadini di serie A (quelli inclusi nel documento in oggetto, come il Collegio regionale delle guide alpine marche o il CAI) e cittadini di serie B, in particolare i Portatori di interesse coinvolti nei documenti di cui al punto 1 e 2.

Nel caso in cui le presenti richieste non dovessero essere accolte attendiamo, ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi, dovuta comunicazione inerente i motivi ostativi l’accoglimento della presente istanza, ci riserveremo il diritto di rivolgerci agli enti preposti.

Articolo 10-bis. (1)
(Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza).

  1. Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali. Non possono essere addotti tra i motivi che ostano all’accoglimento della domanda inadempienze o ritardi attribuibili all’amministrazione. (2)

(1) Articolo aggiunto dall’art. 6, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(2) L’ultimo periodo è stato aggiunto dall’art. 9, co. 3, L. 11 novembre 2011, n. 180.

Inoltre, facendo seguito alle richieste effettuate via e-mail da parte della Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso i giorni 2 e 3 settembre 2014 (Allegato 8) in cui sono stati richiesti i documenti protocollati e menzionati nel decreto in oggetto, ma non visibili perchè non allegati al documento e neanche reperibili in quanto ad oggi l’Ente Parco non ha dato cenni di risposta, considerando la particolare brevità dei termini di pubblicazione all’Albo Pretorio dello stesso decreto (29 agosto 2014 – 12 settembre 2014), si richiede di allegare alla pubblicazione del nuovo decreto tutti i documenti relativi o di indicare dove e come poterli consultare in modo agile e repentino. Infatti il seguente articolo della legge sopraindicata è particolarmente esaustivo:

Articolo 8. (1)
(Modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento)

  1. L’amministrazione provvede a dare notizia dell’avvio del procedimento mediante comunicazione personale.
  1. Nella comunicazione debbono essere indicati:
  1. a) l’amministrazione competente;
  1. b) l’oggetto del procedimento promosso;
  1. c) l’ufficio e la persona responsabile del procedimento;

c-bis) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall’articolo 2, commi 2 o 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell’amministrazione;

c-ter) nei procedimenti ad iniziativa di parte, la data di presentazione della relativa istanza; (2)

  1. d) l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti.
  1. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l’amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall’amministrazione medesima.
  1. L’omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può esser fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
(2) Lettera aggiunta dall’art. 5, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Si richiede la valutazione e la modifica del presente atto sulla base delle osservazioni che seguono:

1.. La Parete Est (M. Bove Nord) è frequentata generalmente da un numero maggiore di alpinisti rispetto alla parete Parete Nord (M. Bove Nord e Spigolo). Riteniamo pertanto che la regolamentazione debba tenere conto di questo fattore, consentendo un numero giornaliero di accessi alla Parete Est maggiore di quello permesso sulla Parete Nord.

2.. Tutti i professionisti della montagna e in particolare le Guide Alpine dell’Umbria e delle Marche devono essere coinvolti nell’elaborazione del regolamento di cui all’oggetto e non si devono discriminare alcuni di essi in favore di altri. In particolare il Collegio regionale delle guide marchigiane non può essere preso in considerazione in modo esclusivo. Si precisa inoltre che, coinvolgendo il solo Collegio sopra citato nella gestione degli itinerari alpinistici e nella realizzazione del relativo censimento, il conflitto d’interessi che ne consegue è inaccettabile e contrario a qualsivoglia principio di trasparenza e di democrazia.

3.. Non si può limitare l’utilizzo dei chiodi ai soli chiodi a lama, esistendo varie tipologie di chiodi che rientrano tradizionalmente nell’uso alpinistico inclusi i chiodi “chiper”.

4.. L’uso dei chiodi tradizionali può modificare maggiormente la roccia rispetto a quanto possa accadere con l’uso appropriato dei chiodi “chiper”.

5.. Si evidenzia una contraddizione tra l’uso delle vernici utilizzato per marcare i sentieri e quello vietato per gli itinerari alpinistici di integrazione degli ancoraggi “di protezione o di sosta con “chiodi” che per la loro installazione richiedono la foratura della roccia (come Spit Roc, Fix, Resinati, Multimonti, ecc.)”, come indicato nelle Norme Generali perchè dovrebbe essere onere e dovere del Parco preoccuparsi della manutenzione di base degli itinerari esistenti all’interno del Parco stesso, di qualsivoglia tipologia essi siano.

5.. Si evidenzia una contraddizione tra l’uso delle vernici utilizzato per marcare i sentieri e quello vietato per gli itinerari alpinistici.

6.. Non è sensato il divieto di sostituzione o di integrazione degli ancoraggi “di protezione o di sosta con “chiodi” che per la loro installazione richiedono la foratura della roccia (come Spit Roc, Fix, Resinati, Multimonti, ecc.)”, come indicato nelle Norme Generali perchè dovrebbe essere onere e dovere del Parco preoccuparsi della manutenzione di base degli itinerari esistenti all’interno del Parco stesso, di qualsivoglia tipologia essi siano.”

7.. I divieti introdotti dalle disposizioni in oggetto, in particolare quelli relativi all’uso dei chiodi che non siano a “lama”, e ai chiodi che “per la loro installazione richiedono la foratura della roccia” sono particolarmente anacronistici nonchè contrari alle più elementari norme relative alla sicurezza, il che è ancor più grave nel momento in cui è proprio il Parco ad imporre norme che favoriscono il pericolo.

8.. Il parco dovrebbe invece preoccuparsi della sicurezza di base degli itinerari per ridurre al minimo il rischio di incidenti con i conseguenti eventuali rischi di impatto ambientale a disturbo delle specie che si vorrebbe invece tutelare adottando le disposizioni in oggetto, dovuto all’intervento delle squadre di soccorso.

9.. SI deve prevedere pertanto anche l’utilizzo oculato da parte delle figure competenti per la collocazione dei chiodi “chiper” con l’uso del trapano a batteria.

10.. Il ritardo dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, previsto per i giorni immediatamente successivi al 15 luglio 2014, come concertato e preannunciato nell’incontro pubblico dell’8 luglio c.a. difronte a numerosi testimoni presenti, tra l’altro non spiegabile, rende l’idea di come la partecipazione pubblica venga scarsamente presa in considerazione e se ne chiede la motivazione.

11.. Dal momento “che le attività turistico escursionistiche […]possono esercitare un notevole impatto negativo sullo sviluppo e conservazione delle popolazioni di Rupicapra pyrenaica ornata” si deve prevedere una regolamentazione numerica delle stesse attività escursionistiche nelle aree A e B di cui al D.D. n. 542/2009.

NotteSibillini2-Photonica3 - I Monti Sibillini - Luci e Ombre - Monte Bove Sud


Paolo Caruso
, 12 settembre, ore 23.42:
Al Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Con riferimento all’atto emanato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini n. 384 del 29.08.14 con Oggetto: Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’Area del Monte Bove;

considerate le tempistiche di pubblicazione dell’atto stesso sull’Albo Pretorio Telematico dell’Ente con N. di Registro N.554/2014-S che vanno dal 29/08/14 al 12/09/14 data che costituisce il termine ultimo in cui presentare osservazioni/contrarietà ai sensi della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi;

considerato che la suddetta legge agli Articoli 9 e 10 recita quanto segue:

Articolo 9
(Intervento nel procedimento) (1)

  1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Articolo 10.
(Diritti dei partecipanti al procedimento) (1)

  1. I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto:
  2. a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24;
  3. b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dalla Legge 11 febbraio 2005, n. 15.

Considerando che:

  1. da quasi 2 (due) anni il Parco Nazionale dei Sibillini, nella persona del Direttore Franco Perco, si era impegnato nell’indire diverse riunioni, come indicato nelle e-mail e nei relativi allegati inviati dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso e dal Dott. Marco Speziale i giorni 10 e 11 settembre 2014,  al fine dell’introduzione delle nuove norme di regolamentazione inerenti l’area del M. Bove Nord;
  2. nella riunione dell’8 luglio 2014 era stato annunciato dal Vostro Ente, nella persona del Direttore Franco Perco, l’imminente operatività delle nuove disposizioni proposte che sarebbero dovute entrare in vigore a partire dal 15 luglio 2014 o comunque, al più tardi, alcuni giorni dopo tale data, come indicano i documenti che ci avete fornito e che sono stati allegati alle 2 e-mail di cui sopra e come hanno potuto ascoltare i numerosi testimoni presenti il giorno della riunione dell’8 luglio 2014;
  3. contrariamente a quanto detto, il Parco Nazionale dei Sibillini non ha rispettato gli impegni presi,

Si richiede che vengano indicati i motivi del Vs. grande ritardo nell’introdurre le nuove disposizioni suddette, fatto che ha causato malintesi, disservizi e danni alle figure professionali, culminate nella sanzione che ha coinvolto la Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso, notificata il 29 agosto 2014, durante l’esercizio della sua professione, nonostante la telefonata fatta dallo stesso il giorno 8 agosto 2014 all’Ente Parco in cui il Dr. Rossetti aveva assicurato l’imminente entrata in vigore delle nuove disposizioni e della mancata risposta in tempi utili alla richiesta effettuata per e-mail il 13 agosto 2014 sempre dalla Guida Alpina suddetta.

Inoltre, in riferimento al D.D. 238 del 7/05/2013 relativo alle disposizioni di divieto che coinvolgono il Colle delle Cupaie, considerando le innumerevoli richieste fatte anche per iscritto via e-mail di cui se ne indicano alcune (Allegato 1a Colle Cupaie) oltre a quelle indicate nelle e-mail del giorno 12 settembre 2014 del Dott. Speziale, non avendo ricevuto risposta alcuna dall’Ente Parco in merito ai quesiti sollevati dal Dott. Marco Speziale, con particolare riferimento alla sua e-mail dell’11 luglio 2013 (Allegato 3 e 4 delle e-mail inviate dallo stesso Dott. Speziale il giorno 12 settembre 2014) e dal Sottoscritto a partire dal marzo 2013:

  1. considerando che si pratica l’arrampicata al Colle delle Cupaie da oltre 15 anni e non è mai è stata rilevata alcuna criticità anche perchè non è mai stata evidenziata la presenza del falco pellegrino, si ritiene che la normativa relativa alle disposizioni di cui sopra non può essere applicata incondizionatamente, anche quando non si rileva la nidificazione del rapace in disamina;
  2. considerando che il divieto imposto per la prima volta nel 2013 non ha portato ad alcun esito (nessun pullo);
  3. considerando che non è possibile discriminare l’arrampicata rispetto alle altre attività come l’escursionismo, il volo a vela e la pastorizia:
  4. considerando che non ha alcun senso impedire l’arrampicata a notevoli distanze dall’ipotetico posatoio o nido del rapace di cui sopra, nel momento in cui si permette la pratica delle attività appena descritte che possono essere svolte nelle immediate vicinanze dell’ipotetico posatoio o nido;
  5. considerando che alcuni itinerari di arrampicata sono distanti diverse centinaia di metri rispetto all’ipotetico sito ove nel 2013 è stato identificato il posatoio o l’eventuale nido (vedi le roccette Za Zà), allorquando si permette la pratica nelle immediate vicinanze (anche poche decine di metri) delle attività di escursionismo, di volo e di pastorizia;
  6. considerando che non è possibile vietare le attività compatibili come l’arrampicata in tutta l’area senza una vera motivazione, come la reale presenza del rapace suddetto o di altre specie protette;
  7. considerando che, anche in presenza del rapace suddetto si potrebbe regolamentare in modo più intelligente la pratica di tutte le differenti attività compatibili, vietando la presenza umana di tutte le attività solo nelle vicinanze dell’eventuale posatoio o nido, senza discriminare l’arrampicata;

Si richiede di modificare la disposizione di cui sopra e di rivederla completamente alla luce delle indicazioni sopramenzionate.

Si richiede altresì l’integrazione del presente documento protocollato.

 

Paolo Caruso, 23 settembre 2014:
Vi scrivo a seguito delle comunicazioni inviate in rappresentanza da me e da Marco Speziale all’Ente Parco, con richiesta di modifica del regolamento pubblicato sull’Albo Pretorio inerente le attività alpinistiche, il cui testo (che peraltro ci è pervenuto solo negli ultimi giorni della pubblicazione all’Albo, cosa che ci ha lasciato molto perplessi dato che sono anni che si parla di “partecipazione” all’elaborazione di un documento condiviso…) riteniamo non essere condivisibile. Considerando che tali richieste di modifica ci hanno impegnato fino all’ultimo minuto, riteniamo che a questo punto l’Ente parco non possa esimersi dal prendere in considerazione le nostre osservazioni. Restiamo quindi in attesa della dovuta risposta, come previsto dalla legge, augurandoci che il Parco recepisca responsabilmente le nostre giustificate richieste e conseguentemente modifichi le disposizioni oggetto di “discordia”.

Ho letto le ultime mail, in particolare meritano una risposta quella del presidente Olivieri e quella della rappresentante di Mountain Wilderness. Il Presidente, a differenza di come si era posto nei nostri incontri personali, ha scritto una lettera nella quale cerca di porre i fatti in modo che il comportamento dell’Ente parco possa apparire corretto, a differenza del mio. Ma la Sua tesi è facilmente confutabile. Basti pensare che la telefonata menzionata proprio dallo stesso Olivieri, avvenuta tra me e il Dr. Rossetti l’8 agosto (!), conferma esattamente quanto da me indicato. Le testuali parole del Rossetti, al quale avevo richiesto aggiornamenti sullo stato di attuazione del nuovo regolamento, non lasciavano adito a dubbi: “…è imminente, è questione di giorni, non sono andato in ferie proprio perchè stiamo terminando il lavoro…”. Quindi, riprendendo i termini dello stesso Olivieri, direi al Presidente e al Direttore dell’Ente parco: “la diligenza richiesta non è certo quella ordinaria, ma professionale che richiede, quindi, maggiore perizia”… Per quale motivo dunque il regolamento è stato emanato con tanto ritardo rispetto a quanto PUBBLICAMENTE dichiarato?  Certo non per accogliere le nostre richieste…

Per quanto riguarda l’intervento della rappresentante di Mountain Wilderness Umbria, fatico a credere che quanto da lei scritto sia realmente condiviso da MW nazionale e non sia invece un’opinione personale frutto di meri interessi privati. Ha scritto che non risponderà “né in pubblico né in privato a ulteriori commenti” facendo ben intendere la sua interpretazione di concetti quali comunicazione, condivisione, democrazia. Sebbene il suo punto di vista sia rispettabile, esattamente come il nostro, mi sembra che ad essere “fuori quadro” sia proprio lei. Né io, né Marco, nè Lucio, né gli altri che si sono pubblicamente esposti in merito alla questione del Regolamento delle attività alpinistiche, siamo mossi da interessi “privati” o economici..o meglio, non solo da interessi privati, anche se non ci sarebbe niente di male dato che ciò è contemplato dalle normative europee (e Italiane…) sulla partecipazione dei cittadini in materia ambientale (!). Ma a parte questo, a noi interessa principalmente difendere il nostro, e di tutti, “sacrosanto e indifferibile diritto” – al pari dei camosci   – a essere coinvolti in questioni inerenti alla gestione del parco e a essere ascoltati. A maggior ragione quando le decisioni prese dall’Ente scaturiscono da visioni personalistiche e poco condivisibili della tutela della natura, piuttosto che da una seria riflessione sugli impatti REALI, localmente esercitati dalle varie attività di fruizione e sui diversi strumenti e azioni che è possibile porre in essere. Se poi queste attività portano anche un po’ di benessere a un territorio (anche alle singole persone, ma certo non solo ad esse!!) che vive una situazione di grave marginalità economica e spopolamento non ci sembra una cosa negativa. Mi sbaglio forse?? Fortunatamente una voce autorevole (visto che le nostre, a quanto pare, per alcune persone del Parco non lo sono abbastanza) si è recentemente aggiunta al nostro coro. Leggete qui cosa scrive il presidente del CAI in una lettera aperta al Ministro dell’Ambiente:

Mi viene da pensare che forse gli interessi economici “di parte” vadano ricercati altrove. Infatti, per qualcuno una natura in “eterno”pericolo costituisce un innegabile vantaggio:
http://www.ansa.it/umbria/notizie/europa/2014/09/19/fondi-ue-aiutano-tutela-aree-protette_3791b42b-98ed-4cf9-9467-9ff8a72de62d.html

Milioni di euro di fondi comunitari spesi per risolvere “i problemi ambientali”… è chiaro il nesso? Se non c’è “il problema” non ci sono neanche i fondi!!! Per carità, tutti noi siamo ben contenti che i fondi pubblici, i nostri soldi, vengano spesi per tutelare la natura, ma non quando si strumentalizzano i problemi a danno di cittadini il cui unico difetto è di non appartenere a partiti, caste, associazioni, enti e a cui, pertanto, non si riconosce neanche il diritto di rappresentanza! I parchi costituiscono una straordinaria occasione di sviluppo sostenibile, io ci credevo quando ho deciso di stabilirmi in questo territorio, ci credo ancora e ormai ci crediamo in molti: http://www.futuro-europa.it/9251/economia/rinasce-nei-parchi-leconomia-reale.html

Peccato però non ci creda il Parco dei Sibillini. Il Ministero dell’Ambiente ha recentemente messo online un portale dove sono pubblicate alcune statistiche socio economiche di base sulle aree protette italiane (http://www.areeprotette-economia.minambiente.it/index.php?k=111).

Per quanto riguarda i Sibillini mi ha colpito questa frase “Le presenze turistiche per il 2012 ammontano a 220.124 con un indice di sfruttamento delle strutture ricettive pari a 0,08, inferiore ai dati medi nazionali.” Mi è sembrato francamente un po’ pochino per un parco nazionale che esiste da ben 21 anni. Continuo la lettura … i letti negli esercizi alberghieri ed extralberghieri del Parco ammontano complessivamente a 6813 (1379 alberghiero + 5434 extralberghiero). Eseguo una semplice divisione 220.124 (presenze) /6813 (posti letto) = 32,3 ovvero … in media ogni letto è occupato da circa 32 persone in UN ANNO!!! E il resto dell’Italia, direte? Questo, almeno è quello che mi sono chiesto io. Ho voluto approfondire e mi sono fatto aiutare dalle persone che condividono le nostre battaglie. Così ho scoperto che nel 2012 il tasso medio di occupazione netta delle camere in Italia è stato pari al 40,6; quindi lo 0,08% del Parco dei Sibillini è incredibilmente sotto le medie nazionali, direi! Analizzando la situazione per aree geografiche il risultato non cambia. Infatti, il tasso di occupazione medio per il Centro Italia è stato del 41,4%, nelle aree montane del 36,3%, in campagna del 34,4% . Se poi considerate che solitamente la maggioranza dei turisti si concentra nell’area di Norcia, e anche tenendo conto dei proprietari di seconde case, dei pendolari del turismo, ecc. abbiamo un parco semi VUOTO!!! Questa è l’economia turistica del parco dei Sibillini dopo tutti questi anni di gestione dell’Ente Parco e questi sono gli impatti! E nonostante ciò l’Ente parco insiste con gli atteggiamenti repressivi, con i divieti per l’alpinismo (M. Bove), per l’arrampicata (Colle Cupaie fino al 30 giugno) e altri ancora.

Per quanto riguarda l’intervento di Daniele Catorci non entro nel merito, basta rileggere l’e-mail di insulti nei confronti di Marco Speziale che tutti noi abbiamo ricevuto in risposta ad alcune semplici domande relativamente al progetto “Praterie alto montane” in Val di Bove (si, proprio quella della zona del divieto!) per capire quale tipo di interessi diano impulso a certe affermazioni. Prego quindi il Dr. Marco Speziale, in qualità di esperto, di continuare a seguire in particolare lo sviluppo di questo progetto e di tenerci al corrente. In definitiva, tutta questa vicenda ci sprona a continuare a informarci, con ancora maggiore determinazione, e a supervisionare l’operato di coloro che dovrebbero gestire a modo l’interesse pubblico, per capire anche come vengono utilizzati gli ingenti finanziamenti.

Ritengo che prima o poi l’Ente parco debba dare risposte precise alle domande che poniamo da anni. Anche dai commenti al “famoso” articolo su Cronache maceratesi di cui allego nuovamente il link si evince, ad esempio, quanto sia importante dare finalmente risposte alle gravi criticità del territorio del parco piuttosto che mettere al rogo un’attività compatibile come l’alpinismo.

Carlo Alberto Graziani (ex Presidente del Parco dei Sibillini), 29 settembre 2014:
Ho letto con stupore una lunghissima lettera aperta del Presidente nazionale del CAI al Ministro dell’Ambiente e addirittura al Presidente del Consiglio nella quale viene attaccato con inusitata asprezza il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Il Presidente accusa di lesa maestà il Parco, reo di avere voluto riconoscere come referente tecnico per le attività alpinistiche che si svolgono nel suo territorio, e in particolare sul Monte Bove dove è insediata una popolazione di camosci, anche il Collegio delle Guide Alpine delle Marche e non solo il CAI. E’ questa la vera ragione della lettera: il Presidente infatti annuncia, non senza una certa ingenuità, che i Gruppi regionali Marche e Umbria de CAI chiederanno l’annullamento della convenzione con il Collegio delle Guide, ma non ne indica i motivi sostanziali (si limita invece, molto burocraticamente, ad accennare ad aspetti meramente formali, peraltro discutibili); nello stesso tempo chiede che il Parco ristabilisca con il CAI“ corretti rapporti” e con le Guide Alpine un “adeguato rapporto rispondente all’etica e alle competenze professionali delle stesse”, accusando così il Parco di scorrettezza e le Guide, senza forse rendersene conto, di insufficienza etica e professionale.

Ma a parte il risentimento, piuttosto strano per il Presidente di una grande associazione che ha rapporti importanti con tantissimi parchi italiani e con lo stesso Parco dei Sibillini, la gravità della lettera è altrove. E’ nell’accusare il Parco di“visione personalistica, limitativa, proibizionista e non condivisa, che svilisce la risorsa territorio, mortifica il ruolo dei corpi sociali qualificati e portatori di interessi diffusi”, nel denunziarlo per “l’assenza di un adeguato confronto con interlocutori qualificati” e soprattutto nel dichiarare che la sua gestione del Parco sarebbe “carente di metodi e strumenti partecipativi”: quando invece l’impegno fondamentale del Parco, dalla sua istituzione a oggi, è stato proprio quello diretto a condividere le proprie finalità con gli attori del territorio e con i visitatori e a far partecipare alla sua azione soggetti scelti al più alto livello. Ne è conferma proprio l’attuale gestione delle attività alpinistiche sul Monte Bove per la quale il Parco ha voluto coinvolgere studiosi, operatori, associazioni, a partire proprio dal CAI delle Marche e dell’Umbria, oltre, come è ovvio, al Comune di Ussita territorialmente competente.

La lettera contiene dunque una vera e propria lesione dell’immagine e dell’onore del Parco dei Sibillini e di quanti nel Parco operano con passione, abnegazione, elevata professionalità (lo posso attestare personalmente) e pone perciò un problema di tutela giudiziaria sia sul piano penale (diffamazione) sia su quello civile (risarcimento del danno non patrimoniale): tale tutela infatti non riguarda solo le persone fisiche, ma, come è noto, anche gli enti e pertanto ben potrebbe essere fatta valere nelle sedi competenti.

Alla luce di queste brevi considerazioni  le tante parole spese dal Presidente nazionale del CAI – che pure sono da condividere: sul ruolo dei parchi, sull’impegno del sodalizio per i parchi e anche per il Parco dei Sibillini, sull’importanza delle Guide Alpine – mi sembrano  solo un pretesto un po’ ipocrita per dare dignità a un’accusa che resta ingiusta e meschina. Nel dire questo provo un forte dolore perché del CAI sono stato socio per quasi quaranta anni.

Lorenzo Monelli, presidente del CAI di Fermo, 3 ottobre 2014:
Troviamo sorprendenti e gravi i toni quasi minatori – quelli sì, da lesa maestà: criticare il Parco è vietato ! – dell’ex Presidente del Parco dei Sibillini, Carlo Alberto Graziani.
Spiace che la lettera del Presidente Generale Umberto Martini sia stata letta senza la necessaria obiettività (e neppure pubblicata a margine dell’intervento, per consentirne una lettura diretta).

La visione personalisitica limitativa, proibizionista e non condivisa è nelle cose, come ben sanno quanti hanno ascoltato l’attuale Direttore del Parco auspicarne pubblicamente l’ingresso a pagamento.  E’ nella gestione del Parco a decreti direttoriali focalizzati sulla tutela delle biodiversità, in assenza di interventi volti a contrastare efficacemente il progressivo spopolamento antropico.

La mortificazione dei corpi sociali è nel disattendere per ben 14 anni un Protocollo di collaborazione con il CAI .  E, proprio quando il Sodalizio di quel tavolo chiede la tempestiva istituzione (18 luglio) (anche “per discutere in maniera organica tutte le limitazioni alla fruizione del Parco che lo stesso Ente prospetta per l’anno 2015, che meritano preventivo approfondimento, non essendoci particolari motivi di urgenza alla loro adozione,… attraverso un nuovo metodo consultivo (per) elaborare insieme strategie e pianificare le più efficaci modalità di frequentazione etc”), affrettarsi a siglare (12 agosto) con le Guide una investitura sostanzialmente esclusiva di tutte le attività alpinistiche.

La carenza di un confronto adeguato è nel decretare in tutta fretta (28 agosto) l’attuazione dell’accordo con le Guide (senza nessuna credibile urgenza, essendo nota a tutti la scarsissima frequentazione alpinistica del Monte Bove), nel mentre si rinviava a ottobre (sic) la convocazione dell’incontro con il CAI,  peraltro con imposizione di limiti numerici e di materia.

La mancanza di metodi partecipativi è nell’aver disatteso i ripetuti e preoccupati solleciti del CAI di interventi del Parco fermi e chiari contro le cicliche proposte di ripristino della strada in quota sul Monte Sibilla (emblema dello sfregio ambientale e mai rinaturalizzata, come pure previsto dal Piano del Parco); sui ricorrenti progetti di riapertura della grotta della Sibilla, a oltre 2000m di quota; a tutela di una parte di sentiero storico su roccia in zona prato Porfidia, definitivamente cancellata dalla realizzazione di una condotta; per una valutazione adeguata dell’impianto di innevamento artificiale a Forca Canapine.  La mancanza di metodi partecipativi, ancora, è nella mancata risposta alle osservazioni del CAI al Piano del Parco.

E’ tutto leggibile in lettere, decreti, documenti, articoli.

Una lettura più obiettiva avrebbe forse consentito all’ex Presidente Graziani di comprendere quali siano “i motivi sostanziali” della richiesta di annullamento della convenzione con le Guide.  Gli avrebbe risparmiato di adombrare inesistenti accuse di insufficienza etica e professionale del CAI nei loro confronti.

Con l’autorevolezza di un’associazione storicamente e istituzionalmente vocata alla tutela e promozione della montagna, la lettera aperta del CAI offre un prezioso contributo di opinione critica e propositiva al tema attualissimo della gestione del Parco dei Sibillini e dei parchi italiani in genere.  Un’opinione democraticamente espressa da ben due assemblee regionali del Sodalizio e recepita dal Presidente Generale Martini.  Un’opinione la cui libera espressione è garantita dalla Carta Costituzionale, anche quando assume toni e contenuti di critica severa.  Dissentire e proporre è il sale della partecipazione e del confronto democratico, Presidente Graziani, sanciti anche dallo Statuto del Parco.  Altro che brandire azioni penali e risarcitorie, gettando benzina invece di contribuire alla costruzione di un nuovo dialogo, nell’interesse del territorio e della collettività che ne fruisce.

Spiace che proprio un giurista mostri di ignorare le implicazioni di accuse ingenerose.

Spiace che proprio un ex rappresentante del Parco non comprenda il valore e la forza delle proposte contenute nella lettera, a cominciare dall’autorevole sollecito al Ministero delle nomine del Consiglio Direttivo, organo di indirizzo tutt’ora inesistente la cui essenzialità per un corretto ed efficiente funzionamento del Parco, evidentemente, non è da tutti condivisa.

Spiace che a tacciare il CAI di pretestuosità, ipocrisia e meschinità sia proprio l’ex Presidente di un Parco che al CAI deve, per larga parte, la propria stessa istituzione.  Quel CAI che da anni offre al Parco l’opera dei propri volontari per la sentieristica.  Lo stesso CAI che si mobilita oggi in difesa delle sorgenti del Parco contro gli incrementi di prelievo previsti da un Piano regionale.  Il CAI che di frequentazione, conoscenza e promozione dei Monti Sibillini si occupa da ben prima della stessa creazione del Parco, con numerose pubblicazioni e attività.

Tuttavia, non cadremo nello stesso errore di svilire il dibattito per un Parco vivo e partecipato con commentari offensivi e minacce di azioni legali.

Lavoreremo, anzi, affinché si apra una nuova stagione di vera partecipazione e di coinvolgimento di tutte le componenti vitali del territorio, per sostenere e rilanciare, con progetti concreti e buone pratiche, un turismo consapevole e nuove forme di economie sostenibili anche nel Parco dei Sibillini, oltre la mera tutela delle biodiversità.

Marco Speziale, 3 ottobre 2014:
Ciao Paolo e cari amici, in merito a quanto da te indicato nella Tua del 23.09 e grazie ai consigli di Daniele Catorci (!) ho provato a capire qualcosa in merito al progetto di conservazione delle praterie alto-montane.
Devo dirti che sono ancora in attesa di risposta da parte del Parco alla mia e-mail dell’11/06, nonostante sia stata protocollata e il Presidente Olivieri abbia dichiarato, rispondendo a te personalmente, che “l’Ente Parco è una pubblica amministrazione e, in quanto tale, ai sensi della L. 241 del 1990 è tenuto a rispondere entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza”(!).
Oggi sono stato in Val di Bove e ho visto varie vacche e cavalli al pascolo ma ancora non si vedono i recinti !!!
Di cose da raccontarti ne ho parecchie!! Sicuramente tornerò sul posto nei prossimi giorni e ti farò sapere… Ho anche fatto un bel po’ di foto!!
Certo che, vista la data odierna (3 ottobre), se venissero ora “finalmente” realizzati i recinti, la cosa mi sorprenderebbe non poco: basti pensare che nella “Relazione e Piano finanziario” del Progetto “Conservazione delle praterie alto-montane” a pag. 18 – nell’ambito del paragrafo relativo agli “Interventi area FAS04 – Monte Bove” – si afferma che “Negli anni 2013, 2014 e 2015 sarà effettuato il pascolo equino turnato utilizzando recinzioni mobili elettrificate” e che ” Il pascolo turnato dei cavalli sarà distribuito nell’arco dell’intera stagione vegetativa”; cosa peraltro confermata a pag. 19 nel Piano Finanziario, dove si legge: “FAS04 – Monte Bove, Anno di riferimento (spesa sostenuta) 2013-2015, Importo (in euro) 11.589,90”. Ciò è ulteriormente confermato nel Computo Metrico, parte integrante e sostanziale del Progetto, nel quale si indicano, oltre alle spese per il 2013 – relative all’acquisto dei materiali per la costruzione dei recinti mobili – le spese relative alla Manodopera op. agricolo pari a € 2600,00 (per ciascun anno dal 2013 al 2015), corrispondenti a 40 giorni/uomo.
Come se non bastasse, nel Capitolato d’oneri del D.D 376 del 27/08/2014, a pag. 6 si indica che “tali operazioni dovranno essere svolte nei periodi compresi fra il 15 agosto e fino ad almeno il 30 settembre (salva diversa indicazione del Parco) per gli anni 2014-2015-2016” (e già il progetto è slittato di un anno). Nello stesso Decreto per quanto riguarda la Durata del servizio è scritto che il contratto scadrà il 31.12.2016.
Però nella “Dichiarazione di non incidenza” il Responsabile della progettazione “dichiara che gli interventi previsti dal progetto sono necessari al mantenimento degli habitat di interesse comunitario in uno stato di conservazione soddisfacente”.
A pag. 12 del Progetto, poi, si dice anche che “l’invasione del brachipodio, in atto nell’area d’intervento, interessando le formazioni riferibili agli habitat comunitari 6170 e, marginalmente *6230, sta provocando una riduzione della pabularità complessiva dei pascoli ed un’esclusione competitiva delle specie pabulari per il camoscio appenninico […],oltre a una forte riduzione della diversità floristica”. Si dice anche che “l’obiettivo dell’intervento è quello di mantenere e migliorare la pabularità del pascolo per il camoscio riducendo la copertura del brachipodio genovese e portando significativi benefici per la diversità floristica complessiva dell’area”.
Mi sembra che di cose che non tornano ce ne siano abbastanza e a me pare che i grandi ritardi nell’esecuzione del progetto non siano certo “integrazioni o modifiche non sostanziali”.
Certo che per la salute e la sopravvivenza del camoscio sono molto più dannosi quattro alpinisti sulla parete Nord del Monte Bove, piuttosto che i continui ritardi del Parco nel mettere in pratica le cose… tanti pesi e tante misure…
Ipotizzando che i cavalli venissero introdotti i primi di ottobre (giorno più, giorno meno), le 40 giornate lavorative si protrarrebbero almeno fino al 15 novembre (giorno più, giorno meno). E se poi cadesse la prima neve…??? Sarebbe interessante capire cosa si intende per stagione vegetativa del Brachipodio genuense! Lo chiederei direttamente al Parco ma, considerando che sono più di 6 mesi che attendo risposte… forse è meglio informarsi altrove, prima ancora di rivalerci della Convenzione di Aarhus.
Ma poi, sai dirmi cosa c’entra il “Piano triennale di gestione del cinghiale e di monitoraggio del capriolo (2012-2015) con tutto ciò? A tal proposito segnalo anche questo link: http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_Programma.pdf
L’alpinismo è quindi più impattante della caccia selettiva? Non mi pronuncio in merito ma tutto ciò mi sembra paradossale.

Passando ad altro:
ho letto l’articolo di “risposta” di Carlo Alberto Graziani alla lettera aperta del Direttore generale del CAI… non ho parole! A me sinceramente non sembra che Martini dica cose fuori luogo…tutt’altro! In sostanza, i contenuti sono del tutto simili a quanto, ormai da anni, tutti noi siamo a richiedere al Parco dei Sibillini. E poi, la situazione di vuoto amministrativo non se l’è mica inventata (cfr. http://www.sibillini.net/attivita/consiglioDirettivo.htm e http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/il-parco-dei-monti-sibillini-modifica-lo-statuto-per-far-nominare-il-nuovo-direttivo/ ).

Poi, nella lettera aperta di Martini mi è saltata all’occhio una frase: “sono esempi concreti e recenti di tale spirito collaborativo l’opera volontaristica di segnatura e mappatura dei sentieri, disciplinata da una convenzione del 26 giugno 2012[…]”. Ma con il D.D. 187 del 19.05.2011 il Parco non aveva approvato il progetto esecutivo relativo ai lavori di “Ottimizzazione della rete di fruizione sentieristica nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, per un importo totale di € 403.000,00???

Hai saputo, poi, dei verbali “retroattivi” fatti a Luigi Nespeca? E incredibile!! Si possono notificare verbali retroattivi… e magari senza prove certe?

Pare che in questo PARCO chi prova a far valere i propri e gli altrui diritti venga insultato o multato… Credo anch’io che spetti anche a noi dare una “svolta” al nostro parco.

 

Alessandra Baldelli, 7 ottobre 2014:
Volevo inserirmi nella discussione e riallacciarmi anche alla mail di Paolo Caruso, nei punti inerenti la sentieristica. Premetto una cosa: parlo esclusivamente come escursionista di lunga data e mi soffermo solo sulla 384, che mi ha causato non pochi problemi di interpretazione…

Richiamando quindi le “Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’area del Monte Bove” del Parco Sibillini (prot. 384 del 29/08/2014), vorrei capire i motivi di determinate scelte, che a me paiono incongruenti o quantomeno contraddittorie e chiedere una delucidazione a chiunque possa fornirmela, partendo dal presupposto che posso essere benissimo io ad aver male interpretato o capito i punti in questione:
– innanzitutto nella seconda pagina della delibera, al punto 2, c’è scritto che i sentieri utilizzabili dagli escursionisti per arrivare al Bove Nord e alla Croce sono esclusivamente il n. 11 e 12; perché non si può utilizzare il n. 4, che taglia il pendio prativo della Val di Bove o passare per Valle Romana (in salita)?- il paragrafo III dà una definizione di attività alpinistiche alquanto ambigua, poiché nel paragrafo “definizioni” dello stesso allegato è scritto che tra le “Attività e discipline alpinistiche” c’è compreso, tra le altre, l’escursionismo. Poi subito sotto l’alpinismo è definito “attività alpinistica”. Questo crea confusione.- riguardo alle modalità di svolgimento delle salite alpinistiche, c’è scritto che va comunicato al Collegio Guide Marche in quale settore si andrà ad arrampicare e su quale via almeno 2 gg prima di andarci, per via del numero chiuso. Più sotto c’è scritto che la via può essere cambiata per motivi imprevisti anche lo stesso giorno che ci si va. Quindi, se io decido di fare in estate, per esempio, una via al Bove ma poi cambio e decido di andare alle Quinte ma lì per quel giorno si è già raggiunto il limite massimo di alpinisti, come devo regolarmi? Devo prima avvisare il Collegio? Devo rinunciare? Posso andare in deroga, dato che nel paragrafo non è specificato che, se cambio via, lo devo fare rimanendo nello stesso settore già prescelto?
 – Riguardo la parte riferita alla Croce di M. Bove, dove si descrive il rientro, è scritto che si può tornare a Ussita dal sentiero 6 e dal 5. Il 6 da quanto mi risulta non è segnalato e passa per il versante che guarda verso Casali; sono pendii ripidi, con ghiaioni molto mobili e, se si sbaglia punto di discesa, si finisce sopra alla fasce rocciose. E’ un percorso che generalmente non si fa mai, proprio perché non è facile da trovare ed è oggettivamente pericoloso. Il 5 è la parte inferiore di Valle Romana. Non ho capito come scendo dal numero 5 se Valle Romana mi è impedito di farla in estate (pagina successiva, dove sono descritti i rientri dall’Area B), ovvero senza neve, parlando dell’area A. Senza contare che la parte iniziale di Valle Romana, cioè quella segnata col n. 5 non è percorribile quasi per nulla in quanto il sentiero è praticamente sparito a causa di una valanga che, qualche anno fa, ha buttato giù i faggi, che ora sono orizzontali. In sostanza, dalla fine del ghiaione (scendendo) fino quasi allo stradone che poi porta in valle di panico, bisogna districarsi tra faggi, cespugli, sassi nascosti dalle foglie, buche invisibili perché coperte, rami. Sarebbe meglio che si ripristinasse la viabilità di quel tratto, peraltro lungo, prima di obbligare le persone a percorrerlo.
 – Sempre la discesa alla Croce: il rientro per i sentieri 5 e 6 è “in inverno obbligatorio”. Ma il periodo in cui posso andare alla Croce  non va fino al 31 ottobre?
 – L’avvicinamento a Punta Anna lo si fa solo da Frontignano. E se sono masochista e voglio salire da Valle Romana o da Calcara ?
 – Riguardo al rientro da Punta Anna, si può scendere in inverno da Valle Romana. Però se faccio le vie a P. Anna posso tornare per la Val di Bove in inverno mentre se faccio le vie che escono in vetta al Bove Nord (quindi poche centinaia di metri più in là rispetto alle vie di P. Anna) posso tornare, sempre in inverno, solo per Valle Romana. Le traversate sono bandite…
Ecco, questo è quanto non mi è chiaro della delibera. Un discorso a parte merita, come già peraltro ribadito da Paolo, il discorso sicurezza. A mio avviso è impensabile obbligare gli alpinisti a salire o scendere per determinati sentieri, specialmente in inverno, quando le condizioni oggettive possono creare non pochi periocoli ai frequentatori della montagna. Stesso discorso per l’escursionismo; non credo di aver mai visto un Parco che obbliga chi cammina a salire o scendere per forza su certi percorsi anziché su altri, avendo peraltro diverse alternativew a disposizione. Soprattutto quando, a livello di manutenzione e segnaletica spesso ci si trova di fronte a percorsi ostruiti (Valle Romana), oggettivamente pericolosi in ogni situazione (sentiero in zona Fraonare) o vietati come se non ci fosse una traccia alternativa (sempre Valle Romana; a parte che fare la Valle in salita, ai fini del movimento del ghiaione è quasi uguale che farlo in discesa, perché non tutti ci saltano sopra…Ma poi esiste una traccia netta che evita il ghiaione perché passa sul lato opposto della Valle. Perché non si potrebbe utilizzare quella?).
Non mi soffermo troppo, perché non sono io a doverlo fare, sull’altro aspetto preso in considerazione dalla delibera, cioè il ruolo a dir poco minimo che le Guide Escursionistiche hanno: se si prevede un numero di partecipanti superiore a 30 nelle uscite in mtb e cavallo, servono le Guide del Parco. Senza nulla togliere a loro, chi è GAE ma non Guida Parco viene discriminato. Ma questa situazione ho avuto modo di constatarla in altra occasione qualche anno fa, ad uno degli incontri con il Parco. In quel caso fu difficile far capire a chi di dovere che esistono anche Guide non AIGAE. Ma tant’è…
Spiace vedere, in ogni caso, il ruolo marginale che ancora il Parco offre ad alcuni professionisti (anche i volontari hanno qui terreno più fertile, nonostante tutto) della montagna, sia per quel che riguarda la questione della sentieristica sia per le attività escursionistiche (ma anche alpinistiche), vista anche la convenzione con il Collegio Guide Alpine Marche del 12/08/2014 n. 351. In quest’ultimo caso non esiste ruolo, visto l’ambito di competenza espresso in quella sede e riconosciuto in via esclusiva al Collegio.
Che dire? Speriamo solo che il carattere “sperimentale” della delibera lo sia veramente e che i vari errori (mi piace pensare fatti in assoluta buona fede) siano corretti e aggiustati in meglio (per tutti, non solo per alcuni…).

 

Silvia Bonifazi, 13 ottobre 2014:
Non sono direttamente intervenuta negli scambi di e-mail che si sono succeduti fino ad ora ma sento ad oggi l’esigenza di farlo, questo in seguito ad alcune affermazioni che ho riletto in una e-mail precedente e che mi inducono a dire quello che ne ho raccolto in merito, visto che nella mia filosofia di vita c’è il pensiero di base che “al pari di chi agisce non rispettando le regole, in buona o in cattiva fede, sia riprovevole colui che non fornisce una corretta informazione“, considerando altresì  importante che si vogliano e si debbano conoscere i propri diritti ed i mezzi a propria disposizione per farli valere.

Premetto che sono totalmente concorde con l’azione intrapresa da Paolo Caruso che prendendo l’iniziativa ha sollevato la questione e si è fatto portavoce di quello che è un pensiero oramai sempre più condiviso, a cui è da aggiungere la posizione chiara ed inequivocabile assunta recentemente dal CAI NAZIONALE, con lettera indirizzata al Ministero dell’Ambiente, sulla medesima nostra linea nei confronti del Parco.

Ringrazio al contempo Caruso, Speziale e gli altri che hanno contribuito a nome di tutti noi a perorare questa causa, pure per gli interventi nel momento della pubblicazione “a sorpresa” all’Albo Pretorio degli atti n. 48 e n. 384 (con nuove direttive in merito al Regolamento) che non contemplavano minimamente ne citavano le richieste che da anni e recentemente erano state inviate loro con le nostre richieste e proposte.

Le motivazioni del mio intervento nascono tuttavia dalle riflessioni che hanno fatto seguito ad alcune affermazioni riportate nell’e-mail di Maria Cristina Garofalo, Rappresentante di Mountain Wilderness, a cui ho agganciato la presente, come le seguenti:

1) “ma stiamo difendendo il sacrosanto ed indifferibile diritto dei camosci (…); oppure gli interessi economici di alcuni “umani“?!!!!”

2)dare una chiusa a una polemica che non sta in piedi se non per meri interessi economici che non intendono spostare il loro esercizio momentaneamente in altre zone, o “limitarlo”.

3) non se ne può più di questa polemica privata“.

4) “Mi permetto inoltre di invitare “chiunque” voglia impugnare di fronte alla UE il Trattato di Ahrus di leggerlo meglio, perchè mi pare gli sia sfuggito il senso dello stesso…

Ora, amici che leggete, mi chiedo se tutti noi che ci riconosciamo in questa causa e destinatari di detta e-mail e che siamo sulla stessa linea di Caruso, ed ora chiaramente ed ufficialmente pure del CAI Nazionale, possiamo “non” sentirci offesi (ai limiti della querela) per essere stati tacciati di agire per le motivazioni “private” ed “economiche” sopra citate (punti 1,2,3) dalla Responsabile di Mountain Wilderness, visto che unanimemente ora abbiamo una medesima posizione e rimarchiamo la nostra disattesa partecipazione nelle decisioni intraprese dal Parco.

RISPONDO ALLE AFFERMAZIONI aggiungendo qualche considerazione (nello stesso ordine numerico in cui sono state riportate sopra):

1 punto) Non ritengo che chi sta perorando la nostra causa possa essere indicato come chi agisce per “meri motivi economici e privati” tralatro  quasi a dire come chi “non pensa al bene dei camosci” solo perché non condivide “certe” misure (e qui da animalista – vegetariana ed ambientalista non mi dilungo in ulteriori argomentazioni sull’equità nelle misure di tutela da applicare a tutte le attività che si svolgono nel Parco, se sussistono le motivazioni, o a nessuno, peraltro tematiche già da altri ampiamente dibattute nelle e-mail precedenti)

Mi chiederei piuttosto il “perchè” si sia arrivati a dover tutelare dal rischio estinzione i camosci ed a farli ripopolarenon credo per colpa degli alpinisti o Turisti di altro genere…

Mi chiederei perchè in altri Parchi Nazionali, dove la pratica dell’Alpinismo è un punto di eccellenza, i camosci siano stati reintrodotti con grande successo, sebbene un divieto come questo non sia stato imposto (peraltro detti Parchi, ad. es. Parco Naz. Gran Sasso, non occupano un ultimo posto come quello dei Sibillini nell’XI Rapporto Ecotur sul Turismo Natura redatto con ISTAT – ENIT ed Università Dell’Aquila e presentato ad ECOTUR-Borsa Internazionale del Turismo nell’Aprile 2014),

Mi chiederei il perchè stupirsi del fatto che ci sia “Personale del Parco”  sulle creste del M. Bove il giorno di Ferragosto (sempre da e-mail MW) a controllare e regolare i flussi turistici…è grave invece che non ci siano dei Guardia Parco in pianta stabile in un Parco Nazionale!…ma almeno si potevano prevedere figure professionali di controllo per la durata del Progetto LiFE includendole nel Budget dello stesso!

2-3 punti) Il lasciar intendere che qualcuno abbia motivi “privati” o “economici” che lo inducono a protestare, ovvero quello che viene con rispetto definito dalla legge “Portatore d’Interesse Individuale”, sia quasi da non considerare degno di attenzione nel caso in cui sollevi le Sue obiezioni “private”… quasi sia ai limiti del “tedioso”…

Inoltre, vorrei sottolineare alla Signora di MW, che sinceramente non conoscevo sotto questi toni, che comunque i “Portatori d’Interesse Individualisono contemplati e riconosciuti dal Diritto Internazionale e Nazionale nei procedimenti partecipativi degli Enti Pubblici, per cui siamo usciti dall’Età e dalle leggi Medievali…vedi “Convenzione di Aahrus” e vedi “Articolo 1 della Costituzione Italiana”…L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro”

Mi chiederei, in aggiunta, se un Portatore d’Interessi si sentisse leso ai sensi del I Articolo della Costituzione Italiana, perchè non dovrebbe protestare o farlo presente? D’alta parte, mi pare che “per fini produttivi” (quindi deduco lavorativi…) venga autorizzato l’accesso ai veicoli a motore nelle Aree Parco dove in genere non è permesso ed ai sensi dell’Art. 5 Legge Regionale Marche 52/74 (cui in genere si appoggiano le Ordinanze Autorizzative dei Sindaci)…quindi perchè un lavoro e quindi un diritto dovrebbe essere diverso da un altro?! La Legge non “era” uguale per Tutti?!

4 punto) Affermazione che mi ha infastidito non poco ed offeso, il fatto che siamo stati invitati a rileggerci la “CONVENZIONE DI AARHUS” con un tono nell’invito “arrogante” ed “allusivo”perché “pare” che non ne abbiamo capito il senso… quasi ad indicare che nelle nostre comunicazioni al Parco, dove ci appellavamo alla “Convenzione UNECE” per far rispettare all’Ente i Nostri diritti alla Partecipazione, l’avessimo menzionata impropriamente…

… soprattutto quando la riteniamo “fondamentale” per far presente dette inosservanze in sede di Commissione Europea, e qui ricordo che il Diritto all’Accesso alla Giustizia, sempre per la medesima Convenzione, ci permette di impugnare un provvedimento pubblico che si ritiene non aver rispettato la Partecipazione e l’Informazione Pubblica, soprattutto visto che si parla di Fondi Europei (come di seguito verrà descritto) e soprattutto poichè riguardo alla Convenzione UNECE si è rilevata una certa ignoranza (nel significato più puro del termine: ignorante è colui che ignora)…

QUINDI, l’invito a rileggersi bene ed a comprendere i campi di applicazione della stessa Convenzione lo rispedisco al mittente.

(Ho inoltre notato come pure molti “addetti ai lavori” non conoscano alcune leggi che rientrano nell’ambito nazionale dell’applicazione dei contenuti partecipativi ed informativi relativi ad Aarhus (es. l’Albo Pretorio non è solo una “Vetrina Virtuale” ma serve al cittadino per prendere visione degli atti pubblici emanati ed eventualmente a presentare nei tempi di pubblicazione eventuali obiezioni – Legge 7 Agosto 1990 n. 241 / che già da prima riconosceva il diritto all’Informazione ed alla Partecipazione nella Ns. Costituzione e che viene pure elencata dal Ministero dell’Ambiente nel file in allegato, riguardante il Secondo Rapporto di Attuazione in adesione alla Convenzione di Aarhus/UNECE), quindi ho ritenuto molto importante tentare di chiarire quanto seguirà  in merito…

Questi i motivi che mi hanno portato a decidere, per chi vorrà e non le conosca già, di annoiarVi intervenendo nel tentativo di fornire alcune basilari delucidazioni su Aarhus, per quel poco che le mie capacità mi consentiranno di fare…

naturalmente augurandomi che almeno qualcuno di Voi, se ancora ha dubbi relativamente all’argomento, magari alimentati ulteriormente dall’invito della rappresentante di MW, abbia  la pazienza e la curiosità, sinonimo di crescita intellettuale e di evoluzione, di voler leggere quanto nei paragrafi successivi…

…a Voi il giudizio finale se ci siamo impropriamente appellati ad “Aarhus” o meno… aggiungo per completezza di informazione il Secondo aggiornamento del rapporto nazionale sull’Attuazione della Convenzione di Aarhus (Convenzione UN/ECE sull’accesso alle infomazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e  l’accesso alla giustizia in materia ambientale)”

 

Luigi Martino, 14 ottobre 2014:
Trovo molto interessante e formativo questo scambio di e-mail.
Nonostante non siano tutte utili, alcune povere in contenuti ed altre addirittura offensive, abbiamo modo di imparare molto. Chi come me non è attivissimo nel far valere i propri diritti per qualsivoglia motivo ha la fortuna di poter contare su persone come Paolo Caruso che da anni si prodiga per noi e per moltissimi, al fine di ottenere almeno trasparenza su ciò che per diritto ci spetta.
Grazie Paolo.
In questa mail volevo però ringraziare particolarmente Silvia Bonifazi , che in modo chiaro e corretto sta dando la possibilità a tutti di informarsi “meglio” circa lo stato dei fatti e le relative definizioni e leggi che ne concernono. Grazie per l’ampliamento culturale accompagnato dal tuo lavoro e dai modi con cui ti poni, peccato che il parco dei Sibillini non fosse in copia, avrebbero potuto chiarire diversi punti importanti essenziali per un maggior rispetto di tutti noi. A proposito, non ho visto il file allegato relativamente al Ministero dell’Ambiente: potresti inviarcelo?
Purtroppo non tutti hanno il buonsenso di soffermarsi su ciò che pensano, se giusto o meno, credendosi al di sopra, e dimostrandosi piuttosto arroganti.
Ci eravamo già accorti di quanto la Signora di Mountain Wilderness avesse scritto una mail senza senso ma, con tutte le informazioni che Silvia Bonifazi ci ha fornito su Aarhus, ecc., la stessa Signora di MW appare realmente “fuori quadro” e soprattutto un soggetto che ignora realmente le normative e che le travisa, non so se e per quali interessi personali o associativi, cercando di sminuire i nostri diritti di cittadini, peraltro ben garantiti dalle normative.
Mi fa specie che una e-mail così disinformativa possa essere scritta da qualcuno che dovrebbe rappresentare un associazione come MW.

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