La tragedia sfiorata del Monte la Nuda

L’incidente sul Monte La Nuda del gennaio 2013
di Carlo Zanantoni

Siamo ancora in estate, sia pure alla fine: l’Osservatorio della Libertà e il Gognablog, contrariamente alle usanze, riprendono già ora a occuparsi di eliski ma anche ovviamente di sci fuoripista. Prepariamoci a ulteriori lotte previste per l’inverno prossimo tramite le esperienze precedenti. Vogliamo farlo riassumendovi una vicenda quasi esemplare che fortunatamente non ha visto vittime. Stiamo parlando del Monte La Nuda, nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

La guida alpina Massimo Ruffini assieme a due maestri di sci, facendo fuori pista nel comprensorio sciistico del Cerreto, provoca e stacca una valanga dalla quale solo lui viene travolto e sepolto. Dopo circa un paio di ore viene ritrovato dalle squadre di soccorso ed estratto ancora in vita.

I Carabinieri di Castelnovo ne’ Monti intervenuti sul luogo sporgono denuncia a suo carico alla Procura di Reggio Emilia per valanga colposa (atto dovuto in base all’attuale legislazione). Mentre il Corpo Forestale dello Stato (stazione di Busana) sanziona amministrativamente tutti e tre per non essere stati in possesso di ARTVA, sonda e pala. Successivamente la Procura archivia il caso e il Sindaco del comune di Collagna di cui il Cerreto fa parte, fa annullare la sanzione amministrativa del CFS.

Estratto da tre articoli apparsi sulla rivista online Redacon tra il 16 e il 19 gennaio 2013 (www.redacon.it/) (qui sono leggibili anche i commenti del pubblico).

16 gennaio 2013
Tre scialpinisti travolti da valanga su La Nuda. Tutti salvi!

Nel pomeriggio di oggi tre scialpinisti impegnati a salire su La Nuda a monte delle piste di Cerreto Laghi, sono stati investiti da una slavina.
Tra loro Massimo Ruffini, esperto alpinista che ha partecipato a spedizioni extraeuropee.
Tutti e tre sono stati salvati dall’intervento congiunto di Soccorso alpino con i cani da valanga, Vigili del fuoco e tutto il resto della complessa macchina del soccorso in montagna.
L’ultimo salvataggio è avvenuto poco prima del buio mentre sulla zona imperversava la bufera di neve.

Vetta del Monte La Nuda 1893 m
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Nota dal Parco nazionale
Il direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano interviene sull’incidente sci-alpinistico di Cerreto Laghi, ringraziando il CTA del Parco ed elogiando pubblicamente l’agente Jacopo Colombini, comandante della stazione di Ligonchio, che con la sua sonda per valanghe ha subito individuato l’alpinista sepolto nella neve. «Si è trattato di un intervento tempestivo e decisivo. Ci vuole fortuna, in questi casi, ma anche capacità. E il nostro CTA, grazie alla passione e alle competenze specifiche del dott. Crescenzi, che ha diretto il Meteomont Emilia-Romagna, ne ha. Noi diffondiamo i primi rudimenti di conoscenze antivalanga anche ai ragazzi che partecipano a Neve natura. L’agente Jacopo Colombini merita almeno il nostro sentito e pubblico riconoscimento» dice Vignali. «È necessario che le informazioni sul rischio valanghe vengano consultate, ma anche rispettate e che venga assolutamente utilizzata l’ARTVA, fuori dalle piste si vada, sì, ma non da soli, in gruppo a debita distanza e meglio ancora con chi ha esperienza». L’agente forestale del CTA, Colombini – interpellato – ringrazia e minimizza: «È stata fortuna… subito, al terzo tentativo, ho sentito qualcosa. Abbiamo scavato, io e il maresciallo dei carabinieri di Collagna Federico Aschettino, poi tutti gli altri. È andata bene… dopo un’ora… è stato quasi un miracolo».

Nota dal gestore degli impianti
«In qualità di direttore di Stazione, io, Marco Giannarelli, della Park Hotel Srl, società che gestisce gli impianti, tengo a precisare che, in merito alla slavina provocata dai tre scialpinisti in data 16.1.2013 a Cerreto Laghi, l’evento è accaduto fuori dall’orario di apertura delle seggiovie e fuori dalle piste del comprensorio sciistico. Appena ho ricevuto la telefonata di SOS da uno dei tre scialpinisti coinvolti ho dato subito comando ai miei dipendenti di recarsi sul posto assieme ad alcuni maestri di sci e alcuni operatori del luogo. Subito sono state messe in funzione le due seggiovie per far raggiungere il luogo dell’accaduto nel minor tempo possibile oltre alla continua movimentazione di due mezzi battipista in aiuto alle operazioni. I primi soccorritori a raggiungere il luogo sono stati i carabinieri di Collagna e il Corpo forestale presente in stazione. Lo sciatore rimasto sepolto dalla slavina è stato ritrovato e salvato da queste persone; solo in un secondo momento sono sopraggiunti altri corpi di soccorso che, nel momento in cui il giovane veniva caricato sull’autoambulanza, erano pronti per partire alla volta del luogo dell’accaduto. Il merito della buona riuscita delle operazioni è da dare alla collaborazione dei dipendenti della società, dei maestri di sci, dei Carabinieri e del Corpo forestale».

Impianti sciistici del Monte La NudaLaNuda-29635

17 gennaio 2013
Abbiamo sfiorato la tragedia
«Abbiamo sfiorato la tragedia – scrive Paolo Bargiacchi, sindaco di Collagna – quando dopo oltre un’ora e mezza di angoscia vera è pervenuta la notizia del ritrovamento di Massimo Ruffini vivo e vegeto, tutta la collettività di Collagna e non solo, ha tirato un forte sospiro di sollievo.

Sapevamo per la verità dell’esperienza di Ruffini che si è cimentato con successo in grandi imprese di alpinismo, così come sapevamo che i suoi due compagni, per fortuna non travolti, avrebbero utilizzato tutta la loro tecnica alpinistica e le loro specifiche conoscenze per agevolare le ricerche: ma il tempo scorreva lento e foriero di pensieri sempre più dubbiosi, sempre meno ottimistici.

È andata bene e ce ne rallegriamo prima di tutto con “Ruffo” che ha saputo mantenersi freddo e ragionante in una situazione pressoché disperata ricavandosi una nicchia di respirazione che ne ha consentito la sopravvivenza; ma i rallegramenti vanno estesi anche ai due compagni senza il cui intervento puntuale, tempestivo, appropriato, non avremmo conseguito il risultato.

Ma un bravo di cuore va rivolto anche alla complessa macchina dei soccorritori, tutti, nessuno escluso, Carabinieri, Forestale, Soccorso Alpino, Scuole e maestri di sci del Cerreto, Croce Rossa e Croce Verde, 118 di Reggio Soccorso, Vigili del Fuoco e Comune, con il supporto disponibile e determinante del Gestore della Stazione, che si sono mobilitati e prodigati fino all’incredibile e che con noi hanno poi gioito per l’esito felice.

Ma ci rallegriamo anche perché in questa nostra montagna, che per fortuna non è mai stata teatro di tragedie e coinvolgimenti degli appassionati escursionisti d’estate o d’inverno, l’episodio non ci ha trovato impreparati o scoperti: tutte le unità di soccorso si sono attivate in tempo più che ragionevole, attese le condizioni meteo e stradali e hanno svolto il loro compito in modo più che egregio.

Ma la montagna rimane la montagna con tutto il suo fascino e i suoi pericoli palesi e occulti.

Un’ordinanza del Sindaco di Collagna, reiterata ogni anno, offre numerose e precise indicazioni sulle attrezzature necessarie e sui comportamenti da tenere quando si affrontano le difficili prove cui Ruffini e compagni sono ormai avvezzi.

Esiste e lo ricordiamo per chiunque altro fosse interessato a questo tipo di escursione, un apposito sito che segnala il pericolo e sconsiglia le escursioni in certi giorni e in certe condizioni meteorologiche.

Ci auguriamo che tutti gli appassionati della montagna, oltre che rispettare e raccogliere le indicazioni dell’Ordinanza Sindacale oggi più che mai attuale, attingano dal sito le informazioni necessarie e si attengano alle segnalazioni dei livelli di pericolo per consentire a loro e a noi di godere, senza danni e senza patemi d’animo, le splendide sensazioni che la nostra bellissima montagna è in grado di dare».

19 gennaio 2013
La valanga della Nuda è stata causata dalla condotta colposa di uno degli scialpinisti

Novità sul caso dei giorni scorsi della valanga della Nuda. A conclusione delle indagini, infatti, per i Carabinieri di Castelnuovo ne’ Monti essa sarebbe stata causata dalla condotta colposa di uno scialpinista. Scatta quindi l’accusa di procurata valanga e denuncia alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per il 28enne reggiano che, travolto dalla massa nevosa, è poi stato fortunatamente tratto in salvo dai soccorritori.

Secondo la ricostruzione dei militari, l’uomo, insieme ad altri due escursionisti, aveva risalito il versante con attrezzature da scialpinismo, raggiungendo quota 1870 m. Una volta in cima è iniziata la discesa fuori pista che ha causato il distacco da un versante della valanga che lo ha poi travolto. Quindi l’allarme ai soccorsi dato dagli stessi due amici con l’odierno indagato che veniva localizzato sotto circa un metro e mezzo di neve e tratto in salvo.

E quindi le indagini, che hanno portato a quanto sopra. Da registrare che la fattispecie di reato contestata al 28enne prevede una pena sino a 12 anni se la valanga è causata con dolo, mentre nel caso specifico, qualora l’interessato dovesse essere riconosciuto colpevole, il rischio è una condanna sino ad un massimo di 5 anni trattandosi di evento verificatosi per colpa.

Nota a Redacon del 17 febbraio 2013 (NON PUBBLICATA)
di Carlo Zanantoni carlo.zanantoni@tin.it

Cortese Redazione di Redacon,
Vi sottopongo alcune riflessioni che l’articolo mi suggerisce; con grande ritardo, un mese, che però forse è tollerabile, dato che non commento i fatti, ma soltanto vi sottopongo qualche riflessione sulle reazioni dei vostri lettori. Per non destare sorpresa dico subito che appartengo all’Osservatorio per la Libertà in Montagna, riconosciuto dal Club Alpino nello scorso Ottobre 2012. Esso è per ora costituito da un Comitato di una dozzina di persone, appassionati di montagna, che si stanno attivando per costruire una rete di corrispondenti sul territorio nazionale. Scopo dell’Osservatorio è opporsi a eccessi nel limitare acriticamente la libertà di accesso ai terreni di alpinismo e la libertà di rischiare. Tentativi in questo senso avvengono sempre più di frequente, da parte di autorità locali, legislatori, mezzi di comunicazione; una tendenza tipica delle società avanzate in cui la popolazione, ormai lontana da pericoli ed eventi luttuosi più frequenti ai tempi dei nostri nonni, è ormai ossessionata della ricerca della sicurezza. In Francia prima che in Italia si è sviluppata l’opposizione alla tendenza verso questa “société sécuritaire”, sicché là è nato un Osservatorio per la difesa della libertà in alpinismo. Il pubblico è pronto ad ammirare le grandi imprese di un Messner, ma non capisce il desiderio di libertà e di avventura, essenza dell’alpinismo, che anima i comuni scalatori, non ha idea della sensazione di vivere in una diversa dimensione quando ci si avventura con gli sci nei grandi silenzi delle montagne innevate.

È così che nel pubblico nascono reazioni che l’Osservatorio cercherà di dimostrare eccessive o ingiustificate; nostro essenziale compito è, nelle fasi iniziali della nostra attività, quello di capire e far capire: conoscere le reazioni del pubblico e far comprendere il nostro punto di vista. Compito che spero – e qui parlo a titolo personale – potrà estendersi col tempo ad altri aspetti della libertà nella nostra vita sociale.

Carlo Zanantoni
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Cito, per spiegarmi, alcune delle reazioni del pubblico che deduco dal vostro articolo:

1) Non usiamo Massimo Ruffini come capro espiatorio per muovere lamentele contro uno sport che infastidisce la comunità;
2) Alla comunità non va bene che muoiano persone per questa passione “incontrollabile” per la montagna… mettendo a rischio non solo la propria vita ma anche quella di altri. Se è così “incontrollabile”… qualcun altro ci riproverà e allora servono divieti tassativi.
3) Un disinformato: io gli farei pagare il soccorso… il fuoripista è proibito
4) Tu rischi e io pago? Uno della mia famiglia non sarebbe andato lassù.
5) Sono felice che non sia successo niente di grave, meno che la comunità debba pagare i costi del soccorso.

Sono reazioni tipiche dell’uomo della strada: antipatia per questa gente che fa cose strane; giudizio moralmente negativo su chi va incontro a rischi; questi sconsiderati fanno pagare alla società i costi della loro assurda passione; costringono i membri del soccorso alpino a rischiare la pelle per salvarli.

Commento brevemente: i “costi sociali” di queste “follie” sono una cosa trascurabile se confrontati con quelli di altre libertà di cui godiamo, come fumare, alimentaci eccessivamente, andare in moto o in bici, sciare in pista. Certo, in una società illiberale, com’era l’URSS, bastò qualche riflessione sui costi sociali dell’alpinismo per proibire l’accesso ai terreni dell’alpinismo per chi non fosse fornito di speciali tesserini, di cui godevano in particolare quelli che con le loro imprese tenevano alto il nome dell’Unione Sovietica. È questa la direzione in cui ci si augura di andare?

Un’ultima osservazione a proposito del Soccorso Alpino: un appassionato di alpinismo non cesserebbe certo di praticarlo se il Soccorso venisse abolito. Provate a proporlo, e vedrete la reazione di quelli del Soccorso Alpino: sono anch’essi alpinisti e sono orgogliosi di praticarlo per coerenza e spirito di solidarietà.

Spero di avere dato un contributo utile alla discussione, e sarò lieto di ricevere critiche, anche molto dure.

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