L’autoresponsabilità, per non compromette l’ambiente montano

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La responsabilità dei frequentatori come unica via per preservare l’ambiente montano, in modo da consegnarlo alle generazioni future non irrimediabilmente compromesso e per evitare regolamentazioni nell’accesso, divieti e numeri chiusi; e l’importante ruolo del Cai nel diffondere (sempre di più visto il numero crescente delle persone che vanno in montagna) una cultura di rispetto e di consapevolezza, preservando così la libertà della frequentazione delle Terre alte. Sono questi i concetti ribaditi ancora una volta, pochi giorni dopo il convegno di Firenze (di cui si parla nella pagina precedente), sia a Finale Ligure (SV) che a Longarone (BL). Domenica 25 novembre in Liguria, nell’Auditorium Santa Caterina di Finalborgo, 150 persone hanno seguito le dodici relazioni (da parte dei rappresentanti della Regione e dei Comuni, delle Guide alpine e del Soccorso alpino, fino ad arrivare alle Aree protette, agli albergatori e agli operatori del turismo) del convegno “Quali i limiti dell’outdoor?”, organizzato da Cai Liguria e Sezione finalese.

Relazioni introdotte dal Vicepresidente generale Antonio Montani, che ha evidenziato l’importanza di un turismo compatibile con l’ambiente, indicando il territorio di Finale come area ideale di studio per esaminare le problematiche di escursionismo, cicloescursionismo, arrampicata sportiva e speleologia, che qui hanno avuto nell’ultimo decennio uno sviluppo straordinario, a tratti incontrollato.

«Quello che si manifesta nel Finalese può essere chiaramente esteso ad altre località nazionali, dalle analoghe caratteristiche e fragilità», ha affermato Montani.

Da un lato, dunque, la libertà della frequentazione, le esigenze di chi vive in montagna e la necessità di difendere chi in montagna vuole continuare a vivere e a sopravvivere decorosamente. Dall’altro la fragilità di ambienti nei quali ogni anno si riversano milioni di visitatori, creando business locale di ospitalità, ristorazione, trasporti e attività collegate, ma a scapito della capacità reale di accoglienza e tolleranza ambientale, con il conseguente rischio di compromettere in breve tempo tali luoghi (fattore che, a medio-lungo termine, danneggerebbe anche la stessa attrattività turistica). La soluzione di questo dualismo si può trovare solo nell’autoregolamentazione dei frequentatori, come ha sottolineato la Vicepresidente Lorella Franceschini a conclusione della giornata.

Una cultura del limite, dunque, un limite rappresentato dalla natura, per la diffusione della quale si possono instaurare collaborazioni tra tutti i soggetti coinvolti dalle attività outdoor, a partire naturalmente dal Cai. Concetti molto simili sono stati affermati, il giorno precedente, davanti a 200 persone a Longarone (BL), in occasione del convegno “Frequentazione responsabile della montagna nell’era dei social network”, organizzato dai Gruppi regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia, dal Comitato scientifico e dalla Commissione Tutela ambiente montano interregionali. Qui è stata mostrata una carrellata di immagini contrastanti, tra quella che dovrebbe essere una montagna rispettata e quella che invece si vede banalizzata, a volte umiliata, da una non corretta frequentazione, che mira spesso a trasferire in quota la frenesia, la confusione e le comodità delle città.

Anche in Veneto la giornata può essere sintetizzata con la volontà, da parte del Club alpino, di restare fedele al principio della libera frequentazione, ma con l’impegno a diffondere sempre più una vera cultura di rispetto e consapevolezza tra gli appassionati: prima tra i Soci, poi a cascata verso tutti i frequentatori, anche estemporanei, delle terre alte. E, per raggiungere questo obiettivo, sono sicuramente importanti i social network, da utilizzare per veicolare buone pratiche, idee e proposte per una frequentazione responsabile ed educata. Un utilizzo, dunque, che non si limiti a essere un contenitore di un’immagine da condividere, di un’avventura da sbandierare al mondo o di una salita da pubblicare per ricevere like.

[CAI line – Montagne360, gennaio 2019]

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