Le ragioni del “No eliski” non sono quelle della sicurezza

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Le ragioni de No eliski non sono quelle della sicurezza
Le fotografie sono di Jacob Balzani Lööv

Il 29 marzo 2015, come programmato, si è svolto in val Vannino il raduno NO eliski in Val Formazza – né altrove sulle Alpi.
Erano presenti 59 persone persone che, presa la seggiovia da Valdo, hanno poi proseguito con gli sci e le ciaspole, per tutta la val Vannino fino al rifugio Margaroli. Qui, dopo le foto, è stato firmato da tutti i partecipanti il libro del rifugio, a testimonianza di un passaggio silenzioso e rispettoso verso la montagna e tutti i suoi ospiti. Hanno aderito, tra i tanti, le Guide Alpine Alberto Paleari e Marco Tosi (quest’ultimo assente per via di una gara di scialpinismo), Mountain Wilderness Italia e Svizzera e le sezioni CAI Est Monterosa (ad eccezione di Macugnaga e Formazza).

L’eli-divertimento e l’eli-abuso sono condannabili ovunque li si pratichi”. Lo ribadisce ora Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, in una lettera aperta al ministro dell’Ambiente e a quello di Trasporti. Questa lettera è l’ennesima denuncia della mancanza di una vera regolamentazione a livello nazionale sull’eliski. Nel 1988, l’allora presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, Bruno Corna, protestava contro la colonizzazione motorizzata delle montagne italiane. Subito dopo ci furono le manifestazioni di Mountain Wilderness, in Valgrisenche e altrove. Trento e Bolzano, già dal 1996, hanno vietato questa pratica sulle loro montagne; la Valle d’Aosta ha regolamentato; in Francia l’eliski è vietato senza eccezioni.

Salita al Clogstafel
Formazza2-Clogstafel

Dal lontano 1988 siamo ancora in attesa di una legge dello Stato. Contro ad essa ci sono ovviamente gli interessi economici, ma anche opinioni. Una per tutte, quella di Guido Azzalea, presidente delle guide valdostane: “D’estate un elicottero – ironizza – vola regolarmente dentro un parco nazionale per portare su e giù viveri e immondizia dai rifugi: un animale non vede la differenza tra questo e un elicottero che fa eliski o anche soccorso (intervista di Montagna.TV)”. Appunto: d’estate! Non d’inverno o di prima primavera quando gli animali sono stremati dal lungo periodo di neve e freddo, senza pascolo.

Alberto Paleari guida il gruppo con la bandiera di Mountain Wilderness, 29 marzo 2015
Momenti della marcia contro l'Eliski in Val Vannino.

La manifestazione in Val Vannino è stata del tutto pacifica, senza alcun tipo d’incidente verbale con gli oppositori. Qualcuno ha proseguito fino al Lago Sruer, o anche fino al Passo di Nefelgiù. E’ da sottolineare l’affiatamento dei partecipanti, l’entusiasmo di scialpinisti e ciaspolatori in rappresentanza di parecchi CAI piemontesi e lombardi. Da segnalare anche la presenza del delegato piemontese di Mountain Wolderness, Toni Farina, da lungo tempo sulla breccia delle lotte ambientaliste.

Eppure i segni di possibili polemiche c’erano già dai giorni precedenti. La Repubblica di Torino titolava (27 marzo), sull’onda emotiva del grave incidente di eliski a Cesana che ha visto la morte di due sciatori Mathieu Ricchi e la guida alpina Luca Prochet: “Dopo l’incidente di Cesana arriva in Regione la grana dell’eliski”.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-Val Vannino

L’articolo denuncia che, data l’assenza di regolamentazione, “soprattutto sulle vette di confine regna l’anarchia. E le società francesi, cui in patria l’attività è severamente vietata, offrono i loro servizi per depositare sciatori sui versanti piemontesi”.

Veniamo a sapere che l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia prende tempo e promette che la Regione si occuperà del problema. Ma già a gennaio c’era stata la lettera aperta a Chiamparino (vedi nostro post), con annessa raccolta di firme, dell’avvocato torinese Matteo Guadagnini che chiedeva proprio a Chiamparino un intervento sul tema. L’articolo concludeva con la frase “L’incidente di ieri versa altra benzina su un tema già infuocato”.

Sempre La Repubblica di Torino, il giorno dopo 28 marzo, accentuava i toni emotivi sulla questione con il titolo “Val Thuras, il contratto shock dell’eliski: “Accetto tutti i rischi compresa la morte“.

Oltre ai particolari della dinamica dell’incidente, veniamo a sapere (a firma di Federica Cravero) dell’apertura d’inchiesta per omicidio colposo del pm Raffaele Guariniello, ma anche di particolari come la liberatoria firmata prima del volo.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-ValvanninoLoov

Perché stiamo riferendo di questi articoli? Perché riteniamo che siano assai pericolosi per la causa dell’abolizione dell’eliski. Nessuno dei partecipanti alla manifestazione del 29 marzo approvava che si facesse confusione in questo modo. “No agli avvoltoi”, diceva Alberto Paleari.

Mai e poi mai si vorrebbe che la regolamentazione dell’eliski o il divieto di pratica venissero ottenuti con lo spettro della sicurezza, per questioni cioè che si scontrerebbero immediatamente con la libertà di andare in montagna. Voglio far notare che secondo questa logica, se è pericoloso l’eliski oggi allora domani lo sarà tutto il fuoripista.

Nella lettera di Carlo Alberto Pinelli prima citata c’è un passaggio pericolosissimo: “Eppure una lunga serie d’incidenti” – osserva Pinelli – avrebbe dovuto indurre il legislatore a prendere in considerazione interventi urgenti. Tali incidenti si sono intensificati durante la corrente stagione, come puntualmente i media hanno riportato. Anche qualora non si reputasse opportuno quel divieto generalizzato che noi continuiamo ad auspicare, non è più procrastinabile una rigorosa regolamentazione del settore, orientata in primo luogo verso la sicurezza, ma anche verso il rispetto dell’ambiente”.

In effetti la stagione 2014-2015 è stata segnata da tragedie eliski come quella di Valgrisenche, oppure di Livigno, oppure ancora come quella di Cesana Torinese. Disgrazie sulle quali occorre sempre meditare.

Ma, a nostro parere, guai se si arrivasse a regolamentazione o divieto solo sull’onda di queste tragedie, con l’obiettivo di evitarne altre. Sarebbe la più grave sconfitta che gli oppositori dell’eliski potrebbero subire. Non si può difendere l’ambiente con l’abdicazione alla libertà. Sempre nella logica per cui la responsabilità dovrebbe sempre averla vinta sul divieto per questioni di sicurezza. Il divieto è per i bambini, non per gli adulti responsabili. Anche se la strada è assai lunga…

Alcuni dei partecipanti alla dimostrazioni

“I love eliski”
di Alberto Paleari
La manifestazione contro l’eliski in Val Formazza di domenica 29 marzo si è svolta in un modo tranquillo e civile, senza polemiche, senza incidenti e senza neanche un discorso ufficiale: tutti sapevano perché erano lì e non c’era bisogno di parlarsi addosso. 59 partecipanti hanno firmato il libro del rifugio Margaroli per testimoniare le loro convinzioni, altri se ne sono dimenticati e hanno continuato a salire verso i passi del Lebendun e del Nefelgiù. Erano rappresentate quasi tutte le sezioni del CAI della provincia e molte del varesotto e del milanese, oltre che alle sezioni italiana e svizzera di Mountain Wilderness.

Mi è stato chiesto di spiegare le nostre ragioni di oppositori all’eliski, così come i sindaci di Macugnaga e Formazza hanno spiegato le loro la settimana scorsa; penso però che al posto di tanti discorsi bastino due fotografie.

Formazza2-Copia di no eliski 009
Alla partenza della seggiovia del Sagersboden abbiamo trovato lo striscione messo dai sostenitori dell’eliski (I love eliski) che c’è nella prima fotografia;

Foto di gruppo sopra al rifugio Margaroli.
invece nella seconda fotografia (no eliski), scattata nei pressi del rifugio Margaroli, ci sono gli striscioni dalle persone contrarie.

I sostenitori dell’eliski non si sono accorti di aver messo il loro striscione dietro ai bidoni della spazzatura. Probabilmente i bidoni non li hanno nemmeno visti.

I sostenitori del “no eliski” si sono fatti fotografare in un bel posto con lo sfondo grandioso delle montagne innevate della Scatta Minoia.

Nelle due fotografie sono rappresentate due sensibilità diverse, due concezioni del mondo diverse, due progetti di mondo diversi, due futuri diversi. Quale dei due futuri preferite per le nostre montagne?

Un po’ di rassegna stampa:
La Repubblica, Torino, 30 marzo 2015:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/30/foto/in_formazza_contro_l_eliski_sulle_montagne_piemontesi-110829139/1/#1

La Stampa, 31 marzo 2015
Formazza, in sessanta al raduno contro l’eliski

Siti vari:

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