L’esecuzione di KJ2

Lettura: spessore-weight****, impegno-effort**, disimpegno-entertainment*

Nella serata del 12 agosto 2017 è stata uccisa KJ2, l’orsa che il 22 luglio scorso aveva attaccato, in circostanza mai ben chiarite, Angelo Metlicovic, un uomo di 70 anni in un bosco del Trentino, nella zona dei laghi di Lamar. L’abbattimento ha provocato discussioni e polemiche assai accese, non sopite di certo neppure oggi.

L’uccisione di KJ2

Qui di seguito riportiamo diversi punti di vista sulla questione, tanto per cercare di comprendere, ma senza pretenderlo (per ora). Si va dal comunicato della CIPRA del 13 agosto 2017 (condiviso anche da MW) all’intervista all’antropologo Duccio Canestrini, del 30 luglio 2017. Come pure dalle posizioni più strettamente animaliste (vedi il loro comunicato, qui in pdf) all’intervista allo zoologo Sandro Lovari. A complicare le cose c’è la confusa versione dei fatti da parte dell’aggredito, vedi it.blastingnews.com, e la nuova ricostruzione dell’incidente proposta da Claudio Groff, responsabile del settore grandi carnivori della Provincia.

In una sua mail a Mountain Wilderness del 15 agosto 2017, Sandro Lovari precisa:
Sono da tempo giunto alla conclusione che, nel nostro paesaggio così alterato e antropizzato, è purtroppo davvero poco realistico poter scindere la conservazione (come pura preservazione) dalla gestione (cioè manipolazione e amministrazione) della natura. I compromessi sono inevitabili: si tratta di scegliere quelli meno impattanti su flora e fauna.

Sandro Lovari

Negli ultimi decenni sono stati fatti errori madornali sulla conservazione e gestione dell’orso in Italia: dall’avere “creato” una generazione di orsi abruzzesi dipendente da depositi artificiali di frutti e carni, all’avere operato un ripopolamento – in realtà una reintroduzione: i 2-3 individui superstiti costituivano ormai una “popolazione” de facto biologicamente estinta – in Trentino, sottovalutandone le conseguenze a medio-lungo termine. E oggi ci troviamo ad avere problemi – che molto aumenteranno nel tempo – tanto in Abruzzo quanto in Trentino. Però il… male è fatto ormai: non si può tornare indietro e siamo chiamati a cercare di raggiungere un compromesso – interloquendo con amministrazioni per le quali prima arriva l’uomo, poi l’orso (ci piaccia o no).
Un approccio interamente “animalista” ci porterebbe poco lontano perché emotivo e dunque destinato a non risolvere il problema, esattamente come l’approccio pro-uomo (che è dettato soprattutto dal fisiologico desiderio delle amministrazioni di mantenere o aumentare i voti che le hanno elette). L’unico mezzo può essere operare sull’opinione pubblica, che di solito è però superficiale e disinformata.
Insomma, un documento di MW in proposito dovrebbe essere ben ponderato e non tirato giù in fretta – ma il momento è ora in cui i
mass-media stanno gettandosi sull’emergenza…. tra un mese non farebbe più “notizia”.
Io posso provare a buttar giù una traccia, però chiederei – a chi la svilupperà – di farlo nel modo meno emotivo possibile. Con argomentazioni tecnico-scientifiche si può procedere a un dialogo costruttivo; con quelle emotive, è una strada tutta in salita
”.

Sappiamo che Reinhold Messner si è spesso esposto alle critiche con prese di posizione ferme e anche controcorrente. Anche qui Messner prende una netta posizione: “basta con il fondamentalismo animalista di chi viene dalla pianura e non sa nulla dei problemi e della vita in montagna“. L’alpinista si schiera dunque a fianco del governatore della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e alla sua decisione per l’abbattimento. Lo fa con un’intervista al Corriere della Sera (17 agosto 2017), approfondita e a tutto tondo sul rapporto tra l’uomo e gli orsi. “Il ripopolamento è stata un’idea, forse giusta forse sbagliata, per far ritornare l’orso in zone dove storicamente abitava e dalle quali nell’ultimo secolo era sparito. Se c’è un problema lo si risolve, ma assumere posizioni “talebane” non aiuta certo a trovare una soluzione“, dichiara.

Reinhold Messner

Messner si scaglia duramente contro le associazioni ambientaliste, ree di aggressività eccessiva e non rispettose delle decisione delle istituzioni, e contro gli animalisti, rei di perpetrare una protesta talebana e fondamentalista. Una situazione inaccettabile per Messner che conferma il problema tra il grande numero di orsi presenti nella regione trentina e il territorio ristretto in cui devono coabitare chi in montagna ci lavora, chi va per turismo e gli stessi grandi predatori.

Il vero problema secondo Messner sono le persone che in malafede non conoscono gli orsi ma vogliono dare lezioni sia alla popolazione sia alle istituzioni che si occupano della sicurezza, queste sono le persone più pericolose.

Qui di seguito noi preferiamo riportare integralmente il pensiero di Fabio Chinellato, probabilmente quello più vicino a quello della nostra redazione.

Il motivo per cui, purtroppo, c’è un’orsa in meno
di Fabio Chinellato (dottore forestale)
(già pubblicato su https://fabiochinellato.wordpress.com/ il 13 agosto 2017)

E’ notizia di queste ore l’abbattimento di KJ2, l’orsa che qualche settimana fa si era resa protagonista di un’aggressione ai danni di un uomo presso i laghi di Lamar a Trento.

Ovviamente la reazione, in particolare quella dei social networks, è tendenzialmente unanime e indignata: si va dagli inviti a boicottare turisticamente la provincia alle denunce alle richieste di incriminazione per chi ha preso questa decisione.

Duccio Canestrini

Anziché dare un giudizio sull’accaduto, in queste righe vorrei spiegare perché si è arrivati a questa decisione e quali motivi ci siano dietro alla possibilità di prendere una decisione del genere (decisione che mai vorrei trovarmi a dover prendere).

Partiamo da un presupposto: in Trentino l’orso è stato reintrodotto dopo la scomparsa della prima metà del secolo scorso (Questo non è corretto, nei primi anni ’90 nel Parco Adamello-Brenta c’erano ancora cinque esemplari, NdR). La reintroduzione ha richiesto sacrifici enormi in termini economici e politici, oltre che interminabili ore di lavoro per i monitoraggi. La volontà dei cittadini e delle autorità politiche locali (per non parlare dei tecnici locali e non, come il sottoscritto) è quella di avere una popolazione stabile di orsi nel territorio trentino.

L’orso, come il lupo e la lince, fa parte dei cosiddetti grandi carnivori, i cui conflitti con le attività umane sono evidenti, e vanno dai danneggiamenti al bestiame al pascolo fino alle coltivazioni di pregio (l’orso mangia molti frutti durante la stagione estiva) per arrivare in rarissimi casi alle aggressioni dirette all’uomo.

La gestione dell’orso nelle Alpi centro-orientali non è affatto lasciata al caso, ma segue un piano d’azione interregionale (PACOBACE) scritto da personale tecnico e approvato dal Ministero dell’Ambiente, dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dagli enti locali (regioni e province autonome) coinvolti nell’area di diffusione della specie.

Il piano d’azione parte dal presupposto che l’orso sia una specie estremamente protetta da leggi nazionali e internazionali e, proprio per la tutela della specie, individua e disciplina la gestione dei conflitti con le attività umane. Il piano individua tutta una serie di conflitti in ordine di gravità (da “l’orso si avvicina ai centri abitati” a “l’orso attacca l’uomo deliberatamente”); Per ogni conflitto sono indicate delle possibili azioni da intraprendere, che vanno dal monitoraggio continuo del singolo individuo alla cattura fino ad arrivare all’abbattimento (è tutto scritto nel piano che vi invito a scaricare e leggere dal link poco sopra).

Ma non è un controsenso abbattere un animale che si dichiara di voler salvaguardare? In realtà no, perché l’obiettivo della tutela non è il singolo animale, ma l’intera popolazione.

Supponiamo che un orso attacchi in più occasioni un uomo (come KJ2, l’orsa abbattuta, che si era resa protagonista di un’aggressione anche nel 2015) e che nulla venga fatto. La soluzione è evidente: se le autorità preposte non intervengono gli abitanti della zona ci penseranno da soli. Si genera, in sostanza, un rifiuto per l’intera specie, non per il solo individuo aggressivo.

Gli abitanti della zona, è bene ricordarlo, non hanno lo stesso grado di coinvolgimento di cittadini come me, che abitano ad almeno un’ora di auto dal luogo dell’aggressione e che sono innamorati di questo meraviglioso animale; stiamo parlando di persone che abitano lì, che frequentano con i loro parenti e amici quelle zone quotidianamente. Queste persone possono avere, comprensibilmente, paura.

Se le autorità che hanno il dovere di gestire questa situazione (un individuo che ha più volte, e con successo, aggredito un uomo) non fanno nulla, il cittadino ci pensa da solo: prende la carabina e “risolve il problema” per conto suo. Ma lo fa senza le conoscenze corrette, e lo farà nei confronti di tutti gli orsi che troverà, non solo nei confronti dell’individuo problematico. Il risultato sarà una caccia alle streghe che comporterà il concreto rischio di perdere tutta la popolazione, compresi gli individui che di avvicinarsi all’uomo non ci pensano proprio.

Viceversa, se il singolo individuo problematico viene gestito (monitorato, catturato, spostato o addirittura abbattuto) in maniera corretta, non si creano le situazione per la “gestione fai da te”, si aumenta la fiducia nelle autorità cui compete la gestione di una specie complessa e, a conti fatti, si contribuisce a salvaguardare un’intera popolazione.

E’ sempre opportuno ricordarsi gli obiettivi delle azioni che si compiono. In questo caso l’obiettivo è la salvaguardia della popolazione, non del singolo individuo.

Io non so se l’abbattimento fosse la soluzione più corretta in questo specifico caso o se altre soluzione potessero essere adottate. Come detto, non mi augurerei mai di trovarmi nella situazione di dover prendere una decisione simile.

Io so che c’è un orso in meno in Trentino, e questo mi riempie di tristezza. La mia speranza è che l’abbattimento di questo orso possa aiutare a tutelare l’intera popolazione di orsi delle Alpi centro-orientali.

Come detto a un corso per studenti universitari che ho avuto il privilegio di tenere lo scorso anno, la convivenza tra uomo e orso è possibile, ma nessuno ha detto che sia anche facile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website