L’heliskialpinismo

L’heliskialpinismo
di Michele Comi

Dopo due inverni aridi, assieme alla neve è tornato con rinnovato vigore l’elitrasporto con gli sci ad uso turistico.

Se anni fa nelle Centrali era sporadicamente praticato da qualche collega, ora la cosa è sistematicamente programmata e governata da alcuni tour operator attivi e rapaci (es. Heli-Guides e Flory Kern), anche attraverso il facile arruolamento di guide, in particolare tra nuove leve e giovani aspiranti, che in modo ingenuo sembrano non capire la reale portata del fenomeno.

A cavallo tra febbraio e marzo 2018 vi è stata un’autentica esplosione di voli.

E’ il risultato di “tanto c’è spazio per tutti” e “basta farlo con buon senso”, soluzioni inapplicabili in condizione di ristrettezza di spazi come le nostre valli.
Oltre a questo è ridicola la parvenza di “legittimità” adottata svolazzando al limite millimetrico con le aree SIC ed è irritante constatare che l’esiguità dei dislivelli e brevità delle discese impongono l’uso continuato dell’elicottero come uno skilift, con rumore continuo udibile sin dal fondovalle.

Qualche giorno fa ho scritto la nota seguente a Heli-Guides:

La risposta del responsabile Heli-Guides per la Lombardia non si è fatta attendere:
Ciao Michele, bello scritto come sempre. Quest’anno purtroppo abbiamo fatto un solo Eliski in Valmalenco ed era al 5 di febbraio Quindi, se ti riferisci a quello, sei un po’ in ritardo.
Speriamo però di riuscire a fare di più′ in futuro, in modo da portare più′ clientela, che ad ogni modo apprezza molto la Valmalenco.
Ti ricordo che le nostre Guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività.
Cordialmente, Alberto Trombetta, responsabile Heli-Guides per la Lombardia

Mio post su fb del 3 marzo 2018
Anche oggi son dovuto salire sull’auto: 1305 kg di ferro che portano in giro 65 kg di carne e ossa.
Anch’io nel mio piccolo ho contribuito a immettere in atmosfera una piccola dose di CO2, polveri sottili, NOx e altre schifezze.
Il mondo è pieno di problemi, perché dunque ostinarsi a mettere in luce il non senso dell’eliski?
La risposta nasce dal riscontro ricevuto dal responsabile di Heli-Guides al mio scritto di qualche giorno fa: “Le nostre guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Un’affermazione che anziché arginare il problema lo amplifica.
Non disturbare non significa solo evitare l’interferenza tra elisciatori e scialpinisti, ma soprattutto rinunciare a lordare l’immaginario di queste piccole valli ancora raggiungibili senza l’uso dei motori, significa non privare nessuno dalla possibilità di scoprire la neve sudandosi l’avvicinamento con le proprie gambe.
Ci si dimentica di preservare il fondovalle abitato dall’aggressione per il divertimento di pochi ai danni del silenzio, che ci lascia senza difesa, complice il ronzio continuato udibile per ore.
Potrebbero sembrare dettagli di poco conto, ma è in gioco la credibilità di un’intera categoria che fa della natura e della sua integrità il fondamento del proprio lavoro.

Scialpinisti elitrasportati

Se siamo anzitutto “scialpinisti per passione”, se mettiamo “in primis il rispetto per gli altri”, perché non risparmiare queste valli minori e marginali, garanzia di solitudine e silenzio, evitando di usare l’elicottero, visti i dislivelli modesti e la brevità delle discese, come uno skilift?
Gli spazi indefiniti, aperti al cammino e alla scoperta, sono sempre più rari. Queste valli propizie al cammino sono un piccolo “santuario” utile all’incontro con l’ambiente naturale. Sono insomma una risorsa inesauribile per la professione, soprattutto per le nuove leve in grado di percepirle.
Purtroppo per tanti questi mondi tranquilli e silenziosi finiscono per diventare luoghi inquietanti, privi di punti di riferimento, soprattutto per quelli che sono abituati al rumore, ma mi auguro non per le guide alpine!
In virtù quindi di questa dichiarata sensibilità perché non limitare ad esempio l’uso aereo alla zona di Livigno? Nella “Las Vegas” delle Alpi le possibilità di atterraggio sono già maggiori dell’intera Engadina, forse potrebbero bastare.
Così si potrebbe parlare di rispetto reale e, soprattutto, di senso della misura.

Mio post su fb del 10 marzo 2018
La tv locale l’altro ieri (giovedì 8 marzo) mi ha chiesto un rapido parere riguardo l’eliski. Ero di buon umore, ho cercato d’essere politically correct. Poche ore dopo mentre risalivo la Val Torreggio (a piedi) ho assistito (e udito) per tutta la mattina al via vai degli elisciatori dalla conca d’Arcoglio, al Monte Palino, con sorvolo continuo sopra il fondovalle della Valmalenco. Poi sulla pagina fb delle Guide lombarde mi ritrovo condivisa un’esperienza “con polvere da sogno” condita dal neologismo: “heliskialpinismo”.
Cercare di sensibilizzare la categoria, per dirla alla “malenca”, “l’è cumé ‘n cenì ‘n gérlu d’acqua” (è come riempire una gerla con l’acqua).
L’intossicazione non deve però avere il sopravvento. Meglio continuare a raccontare quello che offre la montagna, quella vera, possibile e diversa da tutte le brutture che lasciamo là in basso e pure a bordo di un elicottero usato come uno skilift, al posto di gambe e cervello.

Ecco chi ha coniato il neologismo heliskialpinismo:

Ma le Guide Alpine non sono socie dell’AGAI? Una sezione nazionale del Club Alpino Italiano come tutte le altre? Lo stesso CAI che dichiara nel suo bidecalogo il divieto assoluto di qualsiasi turismo motorizzato?
Qualcosa non mi torna. Ho chiesto lumi a Mountain Kingdom, e qui è una risposta indiretta:

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