Montagna: territorio di libera scelta

Il 12 aprile 2015 su montagna.tv (con il titolo Incidenti in montagna e soccorsi a pagamento: lettera aperta di un maestro di sci abruzzese) è stata pubblicata un’interessante lettera aperta del maestro di sci e accompagnatore di media montagna Paolo De Luca, abruzzese di Pietracamela.

Il testo della lettera è leggibile integralmente qui, ma a noi interessa farne un riassunto e discutere due particolari punti.

La lettera trova il suo perché in un episodio riferito dallo stesso De Luca. Con un amico medico è in una bella giornata di sole sulla cresta ovest del Gran Sasso d’Italia, sopra alla Sella del Brecciaio, quando scorge in un punto abbastanza esposto un uomo e una donna in difficoltà. I due chiedono alla coppia se hanno bisogno d’aiuto: la donna era stata presa da una crisi di panico e piangeva. La risposta data dall’uomo è stata: ”Grazie, non abbiamo bisogno di aiuto. Se la mia compagna non si riprende chiamerò l’elicottero per farci riportare al parcheggio. Tanto è gratis, e potremo vedere il Gran Sasso dall’alto”.

Questa risposta la dice lunga sia sulla preparazione tecnica di certa gente che sulla superficialità con cui viene considerato il lavoro del Soccorso alpino. E l’episodio ha spinto De Luca a mettere su carta le sue riflessioni in proposito.

Paolo De Luca
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La lettera, dopo l’ovvia considerazione che vi è un’eccessiva “sopravvalutazione delle proprie capacità e una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e dei relativi rischi”, e dopo l’elenco dei più elementari consigli da non trascurare mai, entra nel vivo della questione dicendo:

Consigli a parte, da più fronti si invoca una legge in grado di arginare l’impennata di incidenti in montagna. Attualmente, infatti, non esiste una normativa con regole specifiche per la sicurezza dello sciatore-alpinista, dell’alpinista, dell’escursionista e più precisamente per gli sport di avventura. A mio avviso, innanzitutto si potrebbe modificare la Legge 363/2003 sulle norme di sicurezza e di prevenzione infortuni per lo sci di discesa e fondo estendendola anche allo sci alpinismo, all’escursionismo, all’alpinismo. Così come nell’attuale Legge si stabiliscono precise regole sulle piste da sci, anche nel caso di escursioni e arrampicate in montagna è necessario fissare regole più stringenti. Una soluzione potrebbe essere quella di stipulare una polizza assicurativa per le attività sportive: credo ci siano formule che coprono escursioni impegnative e probabilmente anche vie ferrate (sicuramente non arrampicate di alto livello). Nella maggior parte dei Paesi europei è prevista un’assicurazione per questo genere di attività: con circa 20-30 euro l’anno si è coperti in caso di infortunio”.

Poi passa ad altra questione, suggerendo che “bisognerebbe far pagare per intero al cittadino le operazioni di salvataggio in montagna”. Per De Luca così facendo si proverebbe a “responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità”. Lamentando che in Abruzzo il soccorso sia completamente gratuito, De Luca fa seguire l’analisi abbastanza circostanziata relativamente alle altre regioni. Per questo rimandiamo al nostro post http://www.banff.it/soccorso-a-pagamento/, e aggiungiamo che le considerazioni di De Luca sono condivisibili nella misura in cui è realmente affidabile il controllo su quanto “seria” sia stata la richiesta di soccorso, onde poter quantificare l’importo del “ticket”.

In ultimo, la considerazione finale: “Gli introiti (dei ticket) ovviamente non vanno nelle tasche del Soccorso Alpino ma in quelle del sistema sanitario nazionale. Il CNSAS percepisce finanziamenti pubblici per i soccorsi in montagna per circa 10 milioni di euro l’anno, tra Stato ed enti autarchici locali quali Regioni, Province, Comuni. A questo punto, un aspetto da risolvere è quello di stabilire se l’organizzazione CNSAS formata da volontari è opportuno riceva finanziamenti pubblici invece di utilizzare squadre di professionisti altamente specializzati già esistenti nel Corpo Forestale dello Stato (Soccorso Alpino Forestale), Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza (Soccorso Alpino Guardia di Finanza), Vigili del Fuoco (Speleo Alpino Fluviale), Esercito (Alpini) a cui eventualmente destinare quelle somme aumentando l’efficacia dei soccorsi. A tal proposito è da dire che la tempestività negli interventi è maggiore da parte dei professionisti, visto che i volontari devono lasciare il lavoro e non sono in continua attesa e disponibilità per le emergenze”.

Il contributo di De Luca è indubbiamente ben appoggiato su notizie documentate e su considerazioni di buon senso, a parte i primi punti, quelli sottolineati in neretto. Su questi punti occorre essere molto chiari.

Una futuribile “patente” di alpinismo…
De Luca-index

Non si possono paragonare l’attività alpinistica e quella d’avventura allo sci di pista. Le piste sono a pagamento dunque devono essere ben regolamentate. Sugli altri terreni montani deve vigere il criterio di libera scelta e di responsabilità, come è sempre stato finora. Non possiamo accettare che l’intera attività alpinistica venga regolamentata anche di poco. L’individuo che sceglie l’avventura lo fa a suo rischio e pericolo e perciò deve avere la libertà di un campo in cui muoversi a livello decisionale e progettuale, quindi di responsabilità. Se così non fosse la sua sarebbe un’attività sportiva regolamentata in cui poi come effetto immediato si rincorrerebbe un’irraggiungibile sicurezza e in cui la ricerca del colpevole supererebbe ogni limite di buon senso, con gran gaudio di avvocati e assicuratori.
Occorre essere fermi su questo punto almeno tanto quanto occorre essere tutti noi collaborativi a un’informazione più incisiva, proprio per evitare scelte sbagliate di alpinisti improvvisati.
Se dobbiamo parlare di modifiche alla Legge 363/2003, pensiamole nella direzione opposta, quella della completa libertà unita alla crescita morale e responsabile dell’individuo.

Quanto alla polizza assicurativa, ognuno è ovviamente libero di stipulare ciò che crede. Di sicuro vi possono essere consigli a farlo. Ma mai e poi mai la polizza deve diventare obbligatoria. La polizza imposta si trova sullo stesso sentiero liberticida che abbiamo qui sopra cercato di evitare e denunciare.

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