Montagnaterapia, libertà va cercando ch’è sì cara

pubblicato in: Opinioni | 0

 

Scrivo queste note il 25 aprile, per tutti ricorrenza della liberazione, per la mia famiglia ricorrenza della morte di uno zio partigiano caduto in uno degli ultimi combattimenti avvenuti in città.

Zio Angelo aveva scelto la libertà, in quelle stesse montagne che noi frequentiamo per diletto, anche con la gente della montagnaterapia. In una recente uscita nelle Langhe, nelle scorse settimane il leit motiv della giornata era la parola resistenza, non solo nel significato storico del termine.

Resistenza e libertà nei nostri gruppi, specie in quelli delle persone con problematiche psichiatriche, vanno spesso sottobraccio in una infinita varietà di combinazioni: penso alla resistenza fisica a loro necessaria per compiere percorsi oggettivamente modesti per un alpinista o per un socio.

Non si stratta solo di allenamento fisico alla fatica prolungata, alla quale si può sopperire con adeguata preparazione ed alimentazione, ma piuttosto della tenacia con cui affrontare tutta una serie di liberazioni, fino a giungere alla sospirata libertà.

Per il socio comune, una serie infinita di vincoli sono scavalcabili a piè pari senza sforzi né impegno, alle volte non sono nemmeno visti come tali: sulla via della riabilitazione bio-psico-sociale, invece, vanno affrontati uno per uno e, spesso, in una virtuosa cascata, con il tempo vengono meno durante un non breve percorso di maturazione.

Primo fra tutti, lo stigma, il marchio del malato di mente in senso relazionale o cognitivo e del disabile sensoriale o motorio: è difficile sentirsi liberi di partecipare ad una gita in montagna sapendo di avere addosso gli occhi del pregiudizio. Per non parlare dei limiti imposti dai farmaci assunti, dalle remore di familiari e amici, dai social network, e dei limiti auto-inflitti dalle paure e dalle emozioni nascoste, dalle relazioni ancora non consolidate, dalla scarsità dell’autostima, dalla grandezza dell’impresa che si ha l’ardimento di compiere.

Per questo la montagna della montagnaterapia è terreno di superamento di limiti altri, in gruppo, nel raggiungimento di una libertà che solo in questo modo può dare. I nostri gruppi non mirano a superare barriere tradizionalmente prestazionali, l’impresa consiste nel raggiungere in gruppo l’obiettivo prescelto, non necessariamente una meta nel senso consueto del termine, liberi dai condizionamenti imposti dalla situazione di svantaggio.

 

Marco Battain
La montagna che aiuta – Cai Torino

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *