Montagne: regole o libertà

Bel programma di Marica Terraneo su Trentino in diretta, dove alcuni esperti riassumono l’attuale situazione .

Sono 79 i minuti della durata della trasmissione http://www.radioetv.it/rttr/programmi/item/31#monitor
di giovedì 23 gennaio 2014, ma ne vale la pena, se vogliamo fare il punto assieme agli esperti sulla problematica delle regole o della libertà in montagna, con particolare riguardo a quella invernale, frequentata ormai da 100.000 scialpinisti/freerider e almeno 400.000 ciaspolatori, solo in Italia.

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Nella conversazione emergono i punti più importanti, secondo me alla base di qualunque riflessione. C’è Martino Peterlongo, presidente di collegio delle guide del Trentino, che subito puntualizza quanto sia mendace la convinzione che in montagna possa esistere la sicurezza al 100%: concetto poi ribadito da tutti gli altri 5 partecipanti alla trasmissione.

Egidio Bonapace, guida alpina e presidente dell’Accademia della Montagna di Trento, parte con la constatazione che gli incidenti da valanga non diminuiscono di numero, ciò che diminuisce è la mortalità, evidentemente merito dell’equipaggiamento, del soccorso e dell’autosoccorso.

Paolo Tosi, dell’Università di Trento, presenta i risultati di una ricerca appena fatta sui frequentatori della montagna invernale per ciò che riguarda la percezione del rischio valanga (300 campioni, frequenza/esperienza medio-alta, provenienza triveneta): come mai, posto che i bollettini valanghe sono considerati da tutti attendibili, c’è qualcuno che decide ugualmente di affrontare pendii pericolosi? I risultati del questionario portano alla conclusione che a) certi individui hanno maggiore propensione al rischio; b) esiste una overconfidence, per la quale si presume di sapere ciò che invece non si sa abbastanza; c) esistono dinamiche di gruppo assai pericolose perché tendono a soverchiare la sensibilità del singolo.

Martino Peterlongo presenta i risultati dello studio Nivolab http://www.accademiamontagna.tn.it/news/nivolab-corso-di-formazione-sulla-sicurezza-montagna nel quale si è cercato di fondere assieme i due diversi approcci al rischio valanga: quello statistico e quello di intuizione/esperienza.

Tra le altre cose Tosi afferma che sono proprio i più anziani ad accettare i rischi maggiori, mentre sono i più esperti quelli che non li accettano.

Alla provocazione di un ascoltatore che si augura che coloro che provocano una valanga debbano essere portati in giudizio e puniti, praticamente tutti i partecipanti rispondono difendendo che la montagna deve essere libera e che chi sbaglia con evidenza possa essere trascinato in giudizio: con attenzione però, perché la strada vincente non è quella di vietare e punire, bensì quella di informare, formare, responsabilizzare. Tosi afferma che se c’è un eccesso di zelo normativo e punitivo, il risultato è quello del boomerang, cioè molti incidenti che si sono auto-risolti non vengono denunciati, così nessuno ne sa niente se non i protagonisti e si perdono preziosissime informazioni.

Notevole pure la riflessione di Adriano Alimonta, presidente del Soccorso Alpino Trentino, per il quale non si ha diritto di essere soccorsi comunque e in ogni condizione. Bisogna che tutti lo sappiano.

Teglio valanga

Postato originariamente su www.banff.it il 24 gennaio 2014

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