Monti Sibillini: quando tornerà il sereno?

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Monti Sibillini: quando tornerà il sereno?

Anche sui Monti Sibillini dopo le impetuose bufere prima o poi dovrà tornare il sereno. A quanto sembra, più poi che prima. Chi volesse, per comodità, qui sotto trova lista completa dei nostri post su questo delicato e complesso argomento.

31 dicembre 2013 Numero chiuso nel Parco dei Sibillini?
15 marzo 2014: Monti Sibillini, lettera aperta: chi è nemico della Natura?
8 ottobre 2014: Accordo Parco dei Sibillini – Guide Alpine
8 novembre 2014: La lunga notte dei Sibillini 1
4 dicembre 2014: La lunga notte dei Sibillini 2
4 gennaio 2015: La lunga notte dei Sibillini 3
19 gennaio 2015: Monti Sibillini, una possibile alba

Sono passati nove mesi e ancora il pargolo non nasce, anzi. L’occasione per riprendere l’argomento è data da una lettera che la guida alpina Paolo Caruso ha spedito l’11 agosto 2015 al Prefetto di Macerata, con oggetto: richiesta chiarimenti regolamenti con possibili discriminazioni – Parco Nazionale Monti Sibillini.
Crediamo che già con queste righe ci si possa fare idea della poca chiarezza che regna in una Pubblica Amministrazione, come è quella de Parco dei Sibillini, e dell’evidente difficoltà di comunicazione tra le parti.
In conoscenza sono parecchi altri soggetti, tra i quali Matteo Renzi e vari Uffici del Consiglio dei Ministri.

Gabriele Scorsolini guidato da Manfredi Caruso sul M. Bicco. Foto: Paolo Caruso
SibilliniTorneràSereno-01Gabriele e Manfredi dal M. Bicco con sfondo M. Vettore e M. Redentore foto P. CARUSO

 

Ecco il testo (qui è il documento in pdf):
“Il sottoscritto Paolo Caruso, in qualità di professionista della montagna, Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo, non riuscendo ad avere chiarimenti in merito alle gravi disposizioni del nuovo regolamento DD. 384 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (ALLEGATO A), relativamente agli avvicinamenti ed agli allontanamenti delle salite alpinistiche nell’area del M. Bove Nord, che sembrerebbero ledere la libertà personale e le scelte professionali, oltre a sembrare discriminatorie ed essere potenzialmente pericolose per la Pubblica Sicurezza e per il mantenimento dell’Ordine Pubblico, con la presente si rivolge alla Sua Spettabile Autorità con la speranza di avere chiarimenti in merito a tali disposizioni anche al fine di essere sicuro che il detto DD 384 sia stato emanato nel rispetto della Costituzione e delle leggi italiane, oltre che internazionali.

Premessa
Nel gennaio 2009 l’Ente Parco impone un divieto per le attività alpinistiche, definito “temporaneo”, per tre mesi a seguito dell’introduzione del Camoscio appenninico. Tale divieto, che ha penalizzato fortemente gli alpinisti e in particolare i professionisti della montagna, come il sottoscritto, è stato poi prolungato per oltre 5 anni fino al 2014. L’8 luglio 2014 l’Ente Parco dichiara in una conferenza pubblica che il divieto verrà eliminato entro il mese di luglio 2014 e sostituito da una nuova regolamentazione. Nonostante ciò e nonostante il sottoscritto avesse informato l’Ente Parco della salita alpinistica a Punta Anna (M. Bove Nord), come da indicazioni dell’Ente stesso, effettuata il 19 agosto 2014, una sanzione viene elevata dal Corpo Forestale su richiesta dell’Ente Parco alla mia persona durante l’esercizio della professione. Il ricorso relativo a tale sanzione presentato dal sottoscritto al Presidente della Repubblica è attualmente in esame presso il Consiglio dei Ministri.

Paolo Caruso sul Pilier Sibillino
SibilliniTorneràSereno-05 P. Caruso su Pilier Sibillino

Sempre nell’agosto 2014 viene pubblicato all’Albo Pretorio il DD 384 senza che i documenti relativi a tale pubblicazione fossero allegati o resi reperibili e disponibili alla consultazione, violando quindi le normative sulla informazione, partecipazione e trasparenza in tema ambientale, come stabilito dalla Convenzione UNECE di Aarhus oltre alla legge italiana 241/90. Inoltre, alcune richieste di modifica relativamente all’atto pubblicato all’Albo sono state inviate nei termini di legge dal sottoscritto e dal dr. Marco Speziale, ma lo stesso Ente Parco, pur dichiarando che tali richieste erano state “in parte accolte” (ALLEGATO B) senza aver mai specificato quali fossero, insiste nell’applicare il DD 384 senza che esso abbia subito alcuna modifica e neanche una ripubblicazione all’Albo, come richiesto invece dalle normative sopra indicate.

Si fa presente, inoltre, che se da un lato è stata vietata dall’Ente Parco per quasi sei anni la pratica dell’alpinismo al M. Bove Nord impedendo perfino l’esercizio della professione alle Guide Alpine, professione che non è di impatto e si esegue senza mezzi a motore, allo stesso tempo l’Ente Parco medesimo consente l’accesso ai mezzi motorizzati perfino nella stessa area del M. Bove Nord (quella vietata, dunque, perfino alle Guide Alpine), per le “attività produttive” e per le attività “agro-silvo-pastorali” ma anche per progetti sperimentali o per attività non legate alle funzioni menzionate agro-silvo-pastorali (vedi ad esempio il “discusso” Progetto Praterie Altomontane). Ma stando a quanto sopra esposto, si precisa che anche le Guide Alpine svolgono un’attività produttiva (ALLEGATO C, fattura professionale relativa alla salita alpinistica che ha determinato la sanzione). Alle richieste di chiarimento sul perché di questa grave e assurda discriminazione l’Ente Parco non ha mai risposto mentre il Corpo Forestale, anch’esso interpellato, fornisce alla richiesta del sottoscritto (ALLEGATO D) una risposta non certo esaustiva (ALLEGATO E), nella quale si specifica soltanto che i mezzi a motore autorizzati possono accedere all’area “critica” per le motivazioni sopra indicate. Ma allora, perché si riserva alle guide alpine un trattamento così diverso e penalizzante se non propriamente discriminatorio?

Marta Zarelli su Dittatura Democratica. Foto: Paolo Caruso
SibilliniTorneràSereno-06 M. Zarelli su Dittatura Democratica foto P. Caruso

Fatto
Il DD 384, regolamento che è irregolare e dovrebbe comunque essere annullato per i vizi di forma sopra indicati, contiene disposizioni relative agli avvicinamenti alle pareti alpinistiche del M. Bove e agli allontanamenti dalle stesse, appellati “rientri” nel regolamento suddetto, che sembrerebbero ledere perfino i più basilari diritti della libertà personale, come sopra indicato, con la possibilità di mettere perfino a rischio la Pubblica Sicurezza e l’Ordine Pubblico. In pratica, con il DD 384 si discriminano gli alpinisti rispetto agli escursionisti: questi ultimi possono percorrere tutti i sentieri esistenti e ufficialmente percorribili, mentre gli alpinisti vengono obbligati dalle disposizioni suddette a percorrere soltanto un sentiero prescelto e imposto dall’Ente Parco o, al massimo, a scegliere tra due sole possibilità impedendo comunque un libero passaggio sui sentieri esistenti. Non si riesce a comprendere il motivo di questa discriminazione: perché gli alpinisti nei Monti Sibillini non possono scegliere il sentiero su cui camminare come avviene invece per qualsiasi escursionista nella stessa area e per tutti gli alpinisti che frequentano qualsiasi altra montagna italiana e del mondo?

La richiesta di chiarimenti effettuata dal sottoscritto all’Ente Parco prima e al Corpo Forestale dopo (ALLEGATO F) ha ricevuto soltanto risposte vaghe e approssimative, tutt’altro che chiare ed esaustive (ALLEGATO G e ALLEGATO H).

Inoltre il sottoscritto, come professionista, ha il dovere di scegliere adeguatamente il sentiero di avvicinamento e di allontanamento a seconda delle condizioni meteorologiche e delle possibilità delle persone che si trova a condurre, dell’orario, ecc., onde evitare di mettere a rischio l’incolumità delle persone di cui è responsabile. Durante la 1a salita alpinistica di Punta Anna effettuata insieme a un ragazzo quindicenne non-vedente, avvenuta il 3 agosto 2015, il sottoscritto ha deciso di NON rispettare il DD.384 per non mettere in pericolo il ragazzo stesso, con la possibilità di subire un’altra assurda e insensata sanzione. Infatti, il sottoscritto avrebbe dovuto “costringere” il ragazzo non-vedente a seguire, secondo le disposizioni dell’Ente Parco, il sentiero denominato n. 4 nello stesso DD 384, che di fatto oltre a non essere tracciato è privo di adeguata segnaletica e quindi praticamente impossibile da seguire: il sottoscritto ha pertanto ritenuto opportuno percorrere un sentiero molto più adatto al ragazzo, ma vietato agli alpinisti perfino con disabilità particolari, pur essendo utilizzato regolarmente da tutti gli escursionisti.

Perché l’Ente Parco ha introdotto un regolamento che, oltre ad essere irregolare per vizi di forma, potrebbe mettere in pericolo non solo le persone così dette “normali” ma perfino penalizzando e discriminando le persone disabili? Tutto ciò è regolare? Le normative italiane ed europee vengono così rispettate?

Si sottolinea, inoltre, che non sono soltanto i professionisti e i disabili ad essere penalizzati e discriminati dal DD 384 ma tutta la comunità degli alpinisti. Infatti, il prerequisito che è alla base dell’alpinismo prevede e richiede la valutazione anche degli itinerari da effettuare che devono essere scelti a seguito di una libera valutazione interpretativa in accordo e in armonia con tutti gli altri fattori che rientrano in particolare nella pratica dell’attività alpinistica, anche per ovvie questioni di sicurezza!

Marco Todisco su Comandante Massud. Foto: Paolo Caruso
SibilliniTorneràSereno-11 M. Todisco su Comandante Massud foto P. Caruso

Conclusioni
Considerando quanto sopra, sono a chiedere quanto segue:

1) È lecito discriminare gli alpinisti con un regolamento come il DD. 384 che impedisce agli stessi di percorrere i sentieri esistenti e normalmente utilizzati dagli escursionisti?

2) È lecito discriminare l’attività produttiva delle guide alpine, vietandone l’esercizio professionale, rispetto a quelle consentite ed effettuate con mezzi a motore che, oltre ad essere evidentemente a forte impatto ambientale, sono tra le principali cause di disturbo per il Camoscio appenninico introdotto nell’area del M. Bove?

3) È lecito mantenere in vigore un regolamento come il DD 384 nonostante i vizi di forma, la mancata ripubblicazione all’Albo Pretorio con le modifiche richieste nei termini di legge e la mancata possibilità di poter consultare i documenti che non sono stati allegati e resi disponibili alla consultazione nel momento della pubblicazione del regolamento all’Albo stesso, oltre agli elementi sopra indicati che appaiono come discriminatori?

Considerando che dopo sei (6) anni dall’imposizione del divieto alpinistico temporaneo di tre (3) mesi, di innumerevoli tentativi di dialogo con l’Ente Parco e di richieste di chiarimenti rivolte anche ad altre autorità preposte al fine di vedere rispettati i diritti degli alpinisti e dei professionisti della montagna, non si riesce ad avere le risposte del caso, tra cui in particolare alle tre (3) domande sopra indicate, si confida in un Suo cortese riscontro e ringraziandoLa per l’attenzione prestata, nonché rimanendo a Sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, invio cordiali saluti.

Paolo Caruso
Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo
www.metodocaruso.com

Paolo Caruso su Dittatura Democratica
SibilliniTorneràSereno-08 P. Caruso su Dittatura Democratica

Considerazioni
Come si vede, dopo quasi sette anni le domande sono importanti.
Perché gli alpinisti sul M. Bove non possono percorrere i sentieri che sono aperti a tutti, scegliendoli liberamente, come invece avviene per qualsiasi escursionista che transita nella stessa area?

Come verrebbero effettuati i controlli lungo i sentieri accessibili solo agli escursionisti, per individuare e sanzionare gli alpinisti? Sono previste perquisizioni agli zaini di coloro che percorrono i sentieri con lo scopo di bloccare chi possiede corde e moschettoni e allo stesso tempo lasciare il libero passaggio agli escursionisti?

Qualora si verificassero incidenti a danno di qualche alpinista, dovuti all’imposizione del percorso da seguire per l’avvicinamento/allontanamento alle/dalle “Vie”, così come stabilito nel D.D. n. 384, a chi verrà imputata la responsabilità? A coloro che hanno elaborato/deciso i percorsi che gli alpinisti devono seguire obbligatoriamente (l’Ente Parco che lo ha sviluppato in collaborazione con il Collegio delle Guide Alpine delle Marche) o a chi lo ha ritenuto valido e lo ha fatto divenire effettivo? Oppure la responsabilità verrebbe a cadere sulle Autorità preposte al controllo che pur essendo state avvertite sembrerebbero non essere intervenute per correggere le “anomalie” e criticità?

Perché alcuni mezzi motorizzati autorizzati possono scorrazzare liberamente perfino al di fuori delle sedi stradali e perfino nella zona critica vietata all’alpinismo?

Perché i mezzi motorizzati autorizzati circolano liberamente per “fini produttivi” nella zona vietata all’alpinismo, passando addirittura sui prati relativi all’area in discussione quando, allo stesso tempo, si è vietato ai professionisti della montagna l’accesso e per ben 6 anni non gli sono state concesse autorizzazioni ma anzi gli sono state perfino elevate sanzioni? Si possono discriminare i “fini produttivi” in base alla tipologia delle differenti attività, consentendo incredibilmente quelli a più elevato impatto ambientale (i mezzi a motore) e non quelli a basso impatto (l’alpinismo per tutti e l’attività delle guide alpine)? Su quale criterio si basa la “scelta” di un’attività con “fini produttivi” leciti e legali per rilasciare le autorizzazioni? E’ sensato e lecito tutto ciò?

Se il DD. 384 del Parco dei Sibillini non è regolare per vizi di forma, perché continua ad essere applicato?

Quali sono gli organi preposti al controllo di una Pubblica Amministrazione come è l’Ente Parco?

Perché si permette l’accesso dei mezzi motorizzati anche relativamente al Progetto Praterie Altomontane, perfino al di fuori delle sedi stradali e nelle immediate vicinanze dell’area vietata all’alpinismo, nel momento in cui lo stesso progetto esclude l’utilizzo dei mezzi a motore?

Paolo Caruso, dopo anni di tentativi di dialogo con l’Ente Parco, fa il punto sulla situazione: “Non ci sono parole per definire quanto accade nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini… il fatto che il Parco sia tra gli ultimissimi posti per frequenze turistiche non è certo un caso e la dice lunga sulla situazione e sul tipo di gestione. Se pensiamo poi che la gran massa di turisti si concentra a Norcia soprattutto per la fioritura di Castelluccio e in pochissimi altri luoghi… la situazione è preoccupante e allarmante. Abbiamo cercato di spiegare molte volte, ricordando le normative nazionali e internazionali, che i parchi sono stati istituiti per due ragioni principali: salvaguardare la natura e, allo stesso tempo, creare opportunità, favorendo soprattutto le attività a basso impatto ambientale, come quelle tradizionali, non ultimi l’alpinismo, l’escursionismo, lo scialpinismo, ecc. Tra divieti e sanzioni nel territorio si respira un’aria come se si volesse allontanare qualsiasi forma di turismo che non sia quella culinaria e di turismo sulle strade, o sul grande anello dei Sibillini ove, per altro, si sono verificate diverse criticità, non ultima quella relativa ai rifugi del parco chiusi.

Paolo Caruso su Ultimi Cavalieri
SibilliniTorneràSereno-09 P. Caruso su Ultimi Cavalieri

Per quanto riguarda i sentieri, le ingenti somme economiche investite, ad esempio, si parla di diverse centinaia di migliaia di euro, è tale da lasciare perplessi vista la situazione attuale e considerando anche tutte le criticità emerse a tal proposito, segnalate anche su questo blog. Ci si domanda come possa ancora sussistere una tale situazione caotica nonostante i suddetti stanziamenti pubblici ma anche per quanto previsto dal Protocollo d’intesa del 15 settembre 2014 tra Federparchi e CAI, in cui si ribadiscono i compiti del Sodalizio di “provvedere al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri”. Inoltre, sarebbe apparso sicuramente più logico e di qualità avvalersi anche del parere dei professionisti della montagna locali (Guide Alpine, Accompagnatori, Guide escursioniste, Guide parco), che conoscono bene i percorsi della zona, onde ovviare alle problematiche ben note presenti in questo territorio.

Se poi ricordiamo le tre multe ricevute da Luigi Nespeca relativamente alla conduzione del cane al guinzaglio perfino nei sentieri privi di segnaletica opportuna e accessibili ai cavalli, ai muli, alle mountain bike oltre che ai cani senza guinzaglio utilizzati per il censimento delle coturnici, per la pastorizia, ecc., la situazione appare ancora più grottesca.

Dobbiamo solo evitare di prestare il fianco a possibili attacchi accaniti del Parco in quanto la situazione è ora particolarmente accesa: pensa che alcuni di noi stanno valutando una possibile querela per violazione della Privacy da parte del Parco (eh già, ne commettono di tutti i colori e neanche lo vogliono ammettere).

Che siano particolarmente nervosi lo si vede anche da questo documento del 30 luglio 2015. E’ una comunicazione del Parco che riguarda un altro capitolo, il loro errore di aver divulgato il Verbale della riunione dell’8 luglio 2014 con i dati personali di molte persone presenti (telefono, e-mail, ecc) senza alcuna autorizzazione degli stessi. Invece di cercare di rimediare nel migliore dei modi cercano di difendersi attaccando, come quando si è con le spalle al muro… Tra le varie cose, propongono che io cancelli dal Verbale che hanno inviato a me, e che è stato mandato perfino in Europa come allegato alla chiusura del Progetto sul Camoscio, alcuni nomi delle persone… ed è pure un pdf! Scrivono pure che i nostri commenti sul Gogna Blog “si sarebbero spinti oltre la critica” e quindi messo in cattiva luce il Parco. Non il loro operato, bensì i nostri commenti!

Per tutto questo ho deciso di alzare il tiro e andare avanti. Questi signori ancora sembrano non aver capito che hanno il dovere, soprattutto in tema ambientale, di informazione e trasparenza, anche nel caso in cui nessun cittadino chieda di poter visionare i documenti, figuriamoci quando lo si chiede, come nel nostro caso. Per come li ho sentiti nervosi, potrebbero aver ricevuto qualche avviso da qualche autorità da noi interpellata…

Pertanto, ecco la mia risposta alla comunicazione del Parco del 30 luglio 2015. Rispondo punto per punto sull’argomento “privacy”, poi però:
– li richiamo a una maggiore osservanza della legge, come Pubblica Amministrazione;
– contesto alla loro comunicazione la continua serie di imprecisioni e affermazioni non vere;
– li richiamo anche sul tono piccato, minaccioso e accusatorio che caratterizza le comunicazioni a me da loro inviate”.

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