MountaiNow

Come avrete notato da tempo, non è abitudine di GognaBlog seguire le regole della oggi dominante comunicazione sinteticamente superficiale. Perciò anche questa volta, sul problema della buona o cattiva accoglienza che possiamo riservare all’ultima App di montagna, preferiamo prima esporre i fatti, con annesse le ragioni degli ideatori e produttori, e solo in secondo tempo le nostre opinioni. Chi fosse incuriosito solo da queste, dopo aver letto la prima decina di righe, può saltare direttamente al fondo del post, là dove è il capitoletto delle Considerazioni. Grazie dell’attenzione e della pazienza.

MountaiNow

Il 13 aprile 2017 il portavoce di Mountain Wilderness, Nicola Pech, dopo una prima telefonata di conoscenza, riceve dal prof. Ezio Bussoletti una mail in cui gli è riepilogato il sistema MountaiNow, una nuova App che:
– si scarica da uno dei due store iOs e Android;
– funziona sul principio del crowdsourcing (raccolta e condivisione di informazioni fornite dagli utenti tramite smartphone);
– è ovviamente gratuita perché sarebbe inconcepibile rendere pagante un servizio per la sicurezza;
– come si vede nel sito https://www.mountainow.net/index.php/it/ è in 4 lingue, italiano, francese, inglese e tedesco;
– funzionerà dappertutto nel mondo e per ora è ottimizzata per le Alpi;
– ha avuto l’approvazione (endorsement) ufficiale dei Club alpini svizzero, francese-Chamonix, britannico e italiano (quest’ultimo ha perfino pubblicato un redazionale di due pagine sul numero di giugno 2017 di Montagne360, del tutto acritico).

A Bussoletti e alla sua collega Alexia Massacand piacerebbe annoverare Mountain Wilderness non soltanto come utente del servizio e suo promotore, ma anche nel Global Grant Rotary che stanno aggregando con vari club italiani e stranieri sotto il coordinamento del Club Bergamo Nord.

Pech si affretta a informare il consiglio di MW di questa proposta di collaborazione/patrocinio per lo sviluppo e la diffusione di questa App.

Giustamente non rinuncia a dare subito una sua opinione: non intende scaricare l’App perché non intende usarla. Non crede che per la sicurezza in montagna si debba dotare dell’ennesima, ancorché probabilmente utilissima, tecnologia.
Non ci si vede, durante le salite, a fotografare e commentare con lo smartphone i punti ritenuti pericolosi. Pech sottolinea che questa è una sua valutazione personale, poco significativa e tutt’altro che autorevole, mentre al contrario l’edorsement ricevuto (CAI, CAF e CAS) è molto autorevole.

MountaiNow
Nella presentazione dell’App, Servizio Innovativo per Condividere le Condizioni Aggiornate della Montagna, rivolta a tutti gli alpinisti ed escursionisti, c’è un sottotitolo accattivante: Insieme per una Montagna più Sicura… gratis per la Sicurezza di Tutti.
Meno male che, almeno questa volta, si è evitato di presentare un prodotto come l’aggeggio risolutorio che mancava per una totale sicurezza, scegliendo invece una montagna più sicura.

Gli ideatori del progetto
L’idea di realizzare MountaiNow è nata nell’estate del 2015 zigzagando tra i (nuovi) giganteschi crepacci che si erano manifestati nel Ghiacciaio del Gigante.
Alexia Massacand è Esperto Senior nelle problematiche di Sviluppo Sostenibile e Cambiamenti Climatici (PhD ETH Zurigo, MSc London School of Economics). Appassionata di montagna sin da piccola, qualificata “Alpinism Tour Leader” dal Club Alpino Svizzero, grande è la sua esperienza nelle previsioni meteo/clima e nei sistemi di osservazione/informazione della Terra. Ha pianificato strategia, comunicazione, coordinamento e direzione di progetti internazionali complessi. Ezio Bussoletti è Professore Ordinario all’Università Parthenope di Napoli, Cattedra di Scienze e Tecnologie Spaziali; insegna anche Tecnologie Spaziali per l’Ambiente. E’ il Capo della Delegazione Italiana in vari Organismi Internazionali (per esempio Inter-Governmental Group on Earth Observations; UN Global Geospatial Information Management).

Obiettivi
Secondo gli ideatori con questa App si potrà rispondere a una necessità “fondamentale”: quali sono le condizioni attuali sulle Alpi? Dove trovare le condizioni migliori? Quali saranno le condizioni domani quando usciremo sul campo?
Questa è la visione di MountaiNow per trasformare il modo in cui gli amanti della montagna possano affrontare i rischi e decidere “dove e come” andare.

Come funziona
Immaginate (fin da quest’estate) una mappa dinamica dello stato della montagna su telefonia mobile, migliaia di persone che, con i loro smartphones, condividono ciò che vedono in montagna per rafforzare la sicurezza di quanti seguiranno. Una “mappa viva” alimentata istantaneamente dalle informazioni fornite da chi è in montagna che fornisce “le ultime condizioni” (delle ultime 48 ore) in ordine di tempo sulle Alpi, includendo foto e segnali di allarme geo-localizzati. Per ogni giorno dell’anno, e tutto gratis sui vostri telefono/tablet/PC.
Le osservazioni sono utilizzate per generare una statistica dei pericoli – indicando, per esempio, che 10 su 10 utenti hanno indicato la presenza di “crepacci aperti” nelle ultime 48 ore nell’area rossa (Condizioni Cattive).
Le osservazioni raccolte dagli utenti includono anche foto e brevi commenti al riguardo di zone di particolare pericolo, sono geo-localizzate sulle mappe in tempo reale (o non appena l’utente trova il segnale della rete).
A garanzia della validità delle informazioni condivise, l’utente diviene tale solo se si iscrive indicando le proprie generalità, uno pseudonimo e il livello delle sue competenze alpinistiche, che vanno da “semplice entusiasta” a “di grande esperienza”. Questa identificazione rappresenta un elemento essenziale per valutare la “credibilità” delle informazioni che vengono fornite.
Così si potrà conoscere la più recente evoluzione dello stato dei ghiacciai, della copertura nevosa, della superficie della roccia, delle piste, per poter usufruire di una sicurezza “ottimale”.

Tecnologia
MountaiNow si basa e funziona grazie a geoSDI, una infrastruttura geo-spaziale avanzata, operativa da tempo e ben qualificata, che fornisce dati geo-spaziali in tempo reale, via smartphone o web, ad un numero elevato di partner che includono anche la Protezione Civile Italiana ed il Programma delle Nazioni Unite World Food (cfr. www.geosdi.org).

Impatto sociale
Secondo le statistiche, tra Italia e Svizzera nel 2015 sono morte più di 400 persone in montagna e oltre 6500 si sono trovate in condizioni di serio pericolo che hanno richiesto interventi di soccorso. E’ opinione di MountaiNow che, offrendo una nuova generazione di informazioni agli utenti, influenzerà positivamente numerose realtà sociali. Eccone la lista:
Amanti della montagna (estate e inverno): meno morti/incidenti/situazioni di pericolo;
Servizi di Soccorso e Protezione Civile: meno interventi sul campo (costi ridotti);
Ospedali e Strutture Sanitarie: minor numero di interventi chirurgici e di cure mediche;
Assicurazioni: costi ridotti grazie a una migliore gestione e controllo del rischio;
Parchi Nazionali e Società di Ski-lift: gestione ottimizzata di zone a rischio o pericolose;
Equipaggiamenti per la montagna e Industria del Turismo: maggior numero di clienti;
Istituzioni Alpine (per esempio Regioni, Cantoni): miglioramento dell’economia locale e dei servizi offerti;
Organismi di Ricerca: dati importanti per validare cambiamenti nelle Alpi (p.es. bollettini delle valanghe e monitoraggio delle montagne).

La reazione di Mountain Wilderness
Michele Comi
scrive: “Grazie per avermi segnalato quest’ennesimo “gingillo tecnologico”. Stupisce l’endorsement plebiscitario dei vari club alpini. E’ ormai assodato che quanto più la conoscenza di un sistema complesso è parziale, più la si ritiene fondata sulla sua dimensione tecnologica.
Questo non significa criticare a priori l’uso della tecnologia, ma al contrario coglierne appieno le potenzialità dove effettivamente servono, non prima però d’aver attivato i fondamentali processi di relazione con l’ambiente, che ancora costituiscono il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, ascolto e presa delle decisioni.
Ora che siamo con il naso incollato sullo smartphone tutto il giorno, incentivarne l’uso anche nei rari momenti in cui possiamo farne a meno e in situazioni paragonabili alla guida dell’auto, non potrebbe rivelarsi, oltre che fastidioso, più dannoso che utile?
Non ho ben capito inoltre come e da chi potrà essere “validata” la qualità del dato consultabile, considerando l’estrema variabilità nello spazio e nel tempo delle condizioni della montagna, unita alla soggettività delle informazioni immesse
”.

Io personalmente preferirei declinare l’invito, la penso come Nicola sull’uso di questo tipo di applicazioni che, francamente, mi sembra poco in linea con chi ama la “wilderness” in montagna” è l’opinione di Susanna Gonella.

Silvia Simoni è l’unica ad avere “testato” l’App, su richiesta del CAI Alto Adige: “Questa App non è particolarmente utile in quanto fa le funzioni di un normale GPS, in più consuma molta batteria per cui può scaricare il telefono in modo da renderlo non utilizzabile quando serve. Il database con le info delle criticità sarebbe interessante se fosse molto popolato, questo dipende dalla community che partecipa nel fornire dati”.

Giuseppe Miotti: “Io credo che per crescere, e sopravvivere, l’alpinismo moderno debba essere disposto a decrescere in grande umiltà, rivalutando sempre più la capacità di riconoscere i limiti e di “giocare” ad armi pari con le vette, cioè diminuendo per forza gli strumenti che si usano per salirle. Oggi più di ieri ce lo possiamo permettere: essere felici, ma magnanimi, perdenti piuttosto che vanesi, e forse anche un po’ finti, vincitori”.

A quel punto Nicola Pech stende una prima risposta che viene leggermente modificata in un secondo tempo dopo le osservazioni di Carlo Alberto Graziani. Il testo è approvato da tutti coloro che hanno risposto in seguito alla circolare di Pech.

Franco Tex Tessadri aggiunge un suo commento: “Il fatto che nella locandina MountaiNow ci sia la parolina “gratis per la sicurezza di tutti”, non mi convince molto e lì si potrebbe aprire un capitolo molto ampio su cosa sia realmente gratis a questo mondo”.

Franco Michieli: “… sto dedicando buona parte del mio lavoro a trasmettere il valore della relazione non mediata con la montagna (con la realtà in generale), e penso che per il bene di tutti si debba essere molto fermi su questi temi. Bisognerebbe sostituire sistematicamente la parola “sicurezza” (che non esiste) con “prudenza”, una cosa che non si compra né si scarica, ma si impara”.

Marta Viola:Ho visionato il sito e ho cercato di farmi un’idea su cosa significa un prodotto del genere. Non credo che la “condivisione social” possa rendere più sicura alcuna esperienza in un contesto così delicato quale quello della montagna, che invece richiede preparazione e conoscenza approfondita del territorio. Si continua a sfidare ogni sorta di ostacolo possibile, senza rendersi conto che bisogna fare i conti con qualcosa di molto più grande di noi, che non si può controllare e rendere accessibile a tutti. Ormai in molti campi una grande massa di persone ha preso il vizio di imporre la sua presenza (per moda o bisogno di evasione, in ogni caso con un atteggiamento totalmente egoistico) senza considerare il rispetto necessario che questi ambienti particolari richiedono… Sono convinta che le associazioni che supportano questa iniziativa lo fanno soprattutto per avere un ritorno di immagine. La nostra serietà si riscontra anche nel non prestarci a questi meccanismi tipici di una cultura occidentale contemporanea, che non si prende cura ma sfrutta a proprio piacimento ogni situazione”.

 La mail di risposta a Bussoletti
“Gentile Professor Bussoletti, come le aveva già spiegato Carlo Alberto Pinelli e come confermano sia i nostri garanti internazionali sia il nostro consiglio direttivo, Mountain Wilderness propugna un alpinismo che si avvale, solo se indispensabili, di protesi e gadget tecnologici e sostiene l’importanza di affrontare la montagna e i suoi rischi con la sola preparazione individuale senza affidarsi a stampelle esterne.
Questo non significa criticare a priori la tecnologia, ma al contrario coglierne appieno le potenzialità e utilizzarla dove effettivamente serve, non prima però d’aver attivato i fondamentali processi di relazione con l’ambiente che ancora costituiscono il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, ascolto e presa delle decisioni.
Considerato quanto suddetto, decliniamo cortesemente l’offerta. Cordiali saluti”.

Considerazioni
A questa proposta e alla conclusione negativa di Mountain Wilderness seguono almeno due ordini di discussione:
1) la sovrabbondanza di mezzi tecnici riesce a oscurare, dopo averla abbondantemente appiattita, l’esperienza di ciascuno di noi in montagna;
2) la verità o meno delle affermazioni riguardanti il cosiddetto “impatto sociale”;
3) l’affidabilità di quanto leggiamo sullo smartphone prima di ogni decisione importante in montagna.

Nel primo ordine occorre dire che è pur vero che l’uso di questa App rimane a giudizio dei singoli. Dice: “Saranno l’individuo o il gruppo a scegliere se dotarsene oppure no”. E’ vero, ma ce lo vogliamo domandare quanto potrà sopravvivere ancora il giudizio dei singoli? Non pensiamo che, durante il necessariamente breve tempo di una decisione da prendere alla svelta, l’uso di MountaiNow possa farmi trascurare le mie osservazioni personali, il mio feeling del momento, in definitiva il mio giudizio personale? Perché abdicare a queste nostre personali potenzialità? Abdica oggi e abdica domani, presto non le avremo più e saremo incapaci di muoverci senza l’attrezzatura all’ultimo grido. I realizzatori pensano il contrario, naturalmente: secondo loro MountaiNow “intende costituire un utile e qualificato supporto per scelte ragionate, con la consapevolezza che, in montagna, la sensibilità ambientale e l’esperienza non possono essere sostituite dalla sola tecnica alpinistica o dalle tecnologie“. Noi pensiamo invece che la tecnologia si stia gradualmente sovrapponendo proprio alla sensibilità ambientale e all’esperienza.
MountaiNow si pone nella schiera di decine d’altre invenzioni e supporti, che vanno dai mezzi di avvicinamento meccanici al bivacco fisso, dalla ricetrasmittente al telefonino, dal kit completo da via ferrata alle corde approvate UIAA, dal GPS a GeoResQ, dal gore-tex alla suola iper-grip della scarpetta d’arrampicata, dalla meteo in tempo reale all’equipaggiamento ARTVA-pala-sonda-airbag. Tutti sistemi, congegni e servizi utilissimi, a volte ragionevolmente necessari, che rischiano però di diventare obbligatori. Se Alex Honnold rompe gli schemi e sbalordisce il mondo intero con la sua Freerider in free-solo, tutto il mondo è libero di acclamarlo o deprecarlo, ma nessuno si è ancora sognato di proibire le solitarie. Il rischio che qualche legislatore promulghi decreti di obbligatorietà (anche per motivi ben diversi dalla preoccupazione per il bene pubblico) è davvero reale e in qualche caso già una realtà. Se lasciassimo che l’uso dei sopra elencati congegni o servizi diventasse obbligatorio, sarebbe proibito andare in montagna secondo le proprie inclinazioni, le controversie in tribunale aumenterebbero a ritmo esponenziale, il volontariato sarebbe soffocato, l’alpinismo giovanile si estinguerebbe, ci si muoverebbe solo entro determinati schemi, patentini, regole, e l’ortodossia sicuritaria e certificata ucciderebbe ancora una volta il drago (quello che è o era in noi, perché quell’altro lo abbiamo ucciso da un bel po’).

Nel secondo ordine di discussione, aggiungerei le mie personali opinioni:
1) Non è vero che l’uso di quest’ultima App riduca morti, incidenti e situazioni di pericolo: il numero dei frequentatori senza reale esperienza avrebbe un incremento, e con quello anche gli incidenti;
2) Stessa cosa si può dire per interventi di soccorso, interventi chirurgici e cure mediche: aumenterebbero in compagnia delle controversie legali;
3) Ci illudiamo che i costi assicurativi diminuiscano? Forse sì, ma solo se la pratica di MountaNow diventasse obbligatoria. In ogni caso, se gli incidenti non diminuiscono, stiamo pur certi che non lo fanno neppure i costi assicurativi;
4) Non è compito dei Parchi fare maggiore fatturato e garantire sicurezza ai visitatori, il loro compito è la protezione della Natura;
5) Gli impianti sciistici devono preoccuparsi delle proprie piste e della sicurezza di chi le usa. I fuoripista più contigui sono da sempre terreno di caccia della magistratura e lasciatemi dire che chi scia in questo modo, rischiando di provocare slavine sulle piste sottostanti, è l’ultima delle persone a voler seguire i suggerimenti di MountaiNow;
6) Di certo è vero che equipaggiamento da montagna e industria del turismo aumenterebbero il fatturato, ma non mi sembra questa la ragione che possa avere la meglio su tutte le altre, a meno che non si accettino anche qui logica e supremazia dell’economia di mercato;
7) Infatti, la vera economia locale resterebbe ferma, solita cenerentola di fronte all’invasione esterna delle Grandi Opere Alpine unita all’oggettistica più spinta delle emozioni a buon mercato.

Nel terzo ordine di discussione mi limiterei a osservare che MountaiNow è in realtà la traduzione moderna del vecchio chiedere informazioni al contadino o alla guida che fumava la pipa. Con la differenza che, se sono disposto a dare fiducia a un contadino che vive lì e che presumo non mi voglia prendere in giro, oppure a una guida che comunque la montagna la vive da sempre, non sono per nulla convinto della veridicità (e comunque dell’affidabilità) degli sconosciuti che mi hanno preceduto sul percorso, sia pure di sole 48 ore max. Non voglio affidarmi a chi si autovaluta in una scala tra “semplice entusiasta” e “di grande esperienza” e che, nel farlo, dà sì le sue generalità al sistema ma al pubblico può esibire anche solo uno pseudonimo. Non voglio affidarmi alle statistiche (medie matematiche) che scaturiscono dai vari giudizi, magari contrastanti. Non voglio neppure pensare alla fake information, sempre possibile in un mondo di sempre più stolidi burloni. Anche gli organismi di ricerca non possono usufruire di dati non ottenuti scientificamente.

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