Musica nuova sulle Alpi Carniche

Il 10 agosto 2014 c’è stata una grande festa a base di disco music sulle Alpi Carniche, ai 2120 m del rifugio Giovanni Olinto Marinelli (di proprietà della Società Alpina Friulana), base di partenza per le salite al Monte Coglians, la più alta montagna della catena.

Come si vede dal video, con sonoro originale, l’accesso al rifugio era garantito a tutti, con i suv che scorrazzavano su e giù per la stradina di accesso al rifugio e pranzo “alpino” a base di “fiorentine” e champagne.

Il timore che questa nuova e moderna “fruizione” della montagna venga offerta anche da altri rifugi dell’arco alpino è abbastanza fondato.

Il rifugio G. O. Marinelli a Forcella Moraret
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Il primo a segnalare l’accaduto al Messaggero Veneto è stato Roberto Floreanini, il 20 agosto 2014:
Vorrei segnalare ai lettori del Messaggero veneto, e in particolare a coloro che frequentano le montagne della nostra regione, la grande “festa alpina” che si è tenuta domenica, 10 agosto 2014, sulle Alpi Carniche, a quota 2120 m in una zona in cui l’ambiente naturale risultava ancora incontaminato. Quella domenica, son salito per un’escursione al rifugio Marinelli, che sorge a Forcella Moraret, alle pendici del Monte Coglians, di proprietà della Società Alpina Friulana, Sezione CAI di Udine.

Era una bella giornata e assieme a molti altri escursionisti mi son incamminato lungo la stradina di accesso al rifugio. Subito son rimasto stupito, e assieme a me anche gli altri, nel vedere il traffico di grossi suv e fuoristrada che transitavano ad alta velocità avanti e indietro per la strada. Addirittura una giovane camminatrice scout si è vista aspramente redarguire da chi era al volante di uno di questi “mezzi” perché, a suo parere, non si era prontamente spostata sul ciglio della strada vedendolo arrivare: in effetti, il “mezzo” l’aveva anche urtata al suo passaggio.

Chieste da me spiegazioni al passare dell’ennesimo suv, il conducente mi ha risposto che faceva “volontariato” per le “persone che non possono salire” e che inoltre faceva “servizio di trasporto acqua” per il rifugio. In realtà, al rifugio di acqua ne ho vista poi ben poca, mentre si notava il fluire a profusione di ben altri liquidi! Giunto infine al rifugio, la sorpresa è stata infatti ancor più grande, visto il dispiegamento di griglie, birrerie, mescite all’aperto. Il menù a disposizione degli ospiti era tipicamente “alpino”, e includeva fiorentine, costate e champagne.

Ma era la musica a farla da padrona, selezionata da due professionali Dj alle tastiere di un grosso impianto di amplificazione. Il volume e potenza della musica erano tali che credo si potesse sentire distintamente fino al Pal Piccolo e Pal Grande, risvegliando i caduti della Grande Guerra che lì giacciono da quasi cent’anni.

È questa la nuova proposta di “fruizione” dell’ambiente montano della nostra regione? E ancora, raggiungere i rifugi alpini è diventato un obbligo per tutti, anche per chi ha indosso vestitini e sandaletti da città e non è disposto per nulla a usare le proprie gambe?

Certo, visto l’afflusso di gente suv-trasportata, il ritorno economico a fine giornata per gli organizzatori della “festa alpina” sarà stato notevole: temo però che questo risulti un incentivo per i gestori degli altri rifugi a organizzare analoghe “feste” ad alta quota rendendo la montagna del Friuli Venezia Giulia una grande discoteca a cielo aperto. Credo che il nostro ambiente alpino meriti ben altre attenzioni“.

Il video pubblicato su youtube
https://youtu.be/i5T5MEqyG04

 

Le feste con musica nei rifugi dividono chi ama la montagna
di Melania Lunazzi
(pubblicato su il Messaggero Veneto il 22 agosto 2014)

Feste nei rifugi alpini, sì o no? L’evento Scollinando organizzato al rifugio Marinelli il 10 agosto 2014 è sotto i riflettori dell’opinione pubblica a seguito di una lettera di protesta firmata da un escursionista e inviata al giornale, pubblicata ieri. La questione è di quelle da grande dibattito, con schieramenti opposti e polemiche al vetriolo da una parte e dall’altra.

C’è il parere di chi gestisce un rifugio e ha bisogno di far fruttare un’attività per definizione difficile, con la possibilità di rendimento concentrata solamente durante pochi mesi all’anno e in quei pochi mesi, come nel 2014, funestata da un clima da foresta pluviale. E dall’altra chi ama la montagna nella sua dimensione pura e incontaminata, senza folla e senza eccessivo rumore.

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Dal canto suo Caterina Tamussin, al telefono dal rifugio Marinelli, non rilascia dichiarazioni. Risponde David Pesce, dal rifugio Tolazzi: «Ricordo che siamo anche imprenditori e dobbiamo far quadrare i conti. In un’estate così difficile quest’iniziativa ci ha portato un beneficio incredibile. La gente dimentica che non siamo stipendiati, la nostra è un’attività economica senza agevolazioni dal punto di vista fiscale. E poi capita una volta all’anno! Un correttivo, forse, è pensare di avvisare che esiste un sentiero alternativo e che quel giorno c’è un evento particolare, così si può cambiare rifugio».

Anche Gino Caneva, della Staipo da Canobio, si dice favorevole: «Scollinando ha dato lavoro anche a tutti noi. La stagione è andata malissimo e si è risolta ora, in questi 15 giorni. Ho ricevuto 10.000 euro di tasse e devo pagarle anche se il tempo è brutto. Che provino a venire a Collina in novembre e a vedere come viviamo».

Sul gruppo Facebook dedicato al rifugio Marinelli, intanto, i toni si accendono e volano sopra le righe. Tra i difensori dell’iniziativa c’è chi porta ad esempio Lignano rivendicando il diritto al divertimento in quota e chi segnala le feste nei rifugi sudtirolesi.

C’è, di contro, chi ricorda l’articolo 15 del regolamento del Club Alpino Italiano: «Comportamento nei rifugi. Chi entra in un rifugio ricordi che è ospite del CAI: sappia dunque comportarsi come tale e regoli la sua condotta in modo da non recare disturbo agli altri. Non chieda più di quello che il rifugio (in quanto tale) e il gestore/custode possono offrire».

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Il Marinelli, rifugio CAI, è di proprietà della Società Alpina Friulana di Udine. Il presidente, Sebastiano Parmegiani, riferisce di proteste arrivate anche per il concerto di Remo Anzovino del 10 agosto al rifugio Gilberti e ci scrive su Scollinando: «L’iniziativa citata è della gestrice, non della SAF. Ho ricevuto solo la segnalazione del signor Floreanini, del quale non ho motivo di dubitare. Tuttavia, per correttezza ho chiesto una risposta alla gestrice e ulteriori riscontri, in modo da poter avere un quadro completo. In generale, non trovo nulla da eccepire alle iniziative musicali nei rifugi e a quelle che possono attrarre persone che altrimenti a un rifugio non salirebbero mai, ma est modus in rebus… Per questo accerteremo tutti i fatti contestati e ne trarremo le eventuali conseguenze. Se davvero il traffico motorizzato è servito a trasportare persone non disabili e con quelle modalità, se il volume della musica è stato tale da compromettere la corretta fruizione dell’ambiente, ciò sarebbe in contrasto con l’idea che abbiamo della montagna. Ribadisco che voglio accertare i fatti, non voglio farmi fuorviare dalle polemiche. La gestione dei rifugi non ha più i margini di un tempo e la stessa frequentazione è molto cambiata. Le stesse sezioni proprietarie sono strette fra l’aumento dei costi e la diminuzione – chiamiamola pure scomparsa – dei contributi pubblici che fino ad ora hanno consentito ai rifugi di esistere, senza doversi realmente preoccupare del bilancio fra costi e ricavi. Ora i rifugi devono stare in piedi da soli. Gli alpinisti tradizionali sono assai diminuiti, quando non scomparsi, per cui la necessità di generare ricavi in altro modo esiste. Altrimenti i rifugi saranno chiusi».

Allora agevolazioni fiscali per i rifugi o qualche eccezione alla regola una tantum? La questione è aperta. Magari, con toni civili, si troverà il giusto compromesso.

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