Nivolab: la nuova app per essere sempre più tecnodipendenti

Nivolab: la nuova app per essere sempre più tecnodipendenti
Con apposita conferenza di presentazione alla stampa, è stata data notizia che dal prossimo ottobre 2014 sarà disponibile sul mercato una nuova app per “prevenire il rischio valanghivo, uno strumento utile ai frequentatori della montagna, ai professionisti, agli amanti dello sci alpinismo e delle ciaspole”.
Diciamo per inciso che una app è un software che, una volta installato su uno smartphone, rende possibile un servizio o una serie di servizi utili all’utente.

La presentazione è avvenuta nell’ambito di Prowinter, la fiera degli sport invernali di Bolzano (9-11 aprile 2014): Nivolab (il nome della app) è il frutto della collaborazione delle Guide Alpine del Trentino (che hanno condotto i test sul campo) con la software house Netycom s.r.l. di Verbania (VB), guidata da Luca Lorenzini, con il patrocinio morale e materiale del calzaturificio La Sportiva e dell’Accademia della Montagna del Trentino.
E’ stata sottolineata da tutti gli attori della presentazione la speranza di poter dare, attraverso Nivolab, un contributo alla frequentazione della montagna consapevole e auto-responsabile.

E’ necessario ricordare che la app è l’evoluzione in chiave mobile del progetto Nivolab, metodo di valutazione per la prevenzione del rischio valanghe già introdotto nel 2012 in cartaceo per opera delle Guide Alpine trentine e dell’Accademia: il perfezionamento sotto forma di applicazione per sistemi mobile è stato reso possibile dal contributo dell’azienda La Sportiva di Ziano di Fiemme.

Nivolab


A cosa serve Nivolab
Ecco come la pensano i diretti responsabili.

Nivolabha detto Martino Peterlongo, presidente del Collegio delle Guide Alpine trentine e uno dei “padri” del progetto Nivolab (assieme a Lorenzo Iachelini e Maurizio Lutzemberger, coautori) parte dal presupposto che i frequentatori della montagna invernale sono sempre più numerosi e non tutti possiedono l’esperienza per valutare le condizioni della neve, dei pendii, dei fuoripista. Noi questa esperienza la volevamo inizialmente trasmettere ai professionisti della montagna, alle guide alpine, ai maestri di sci, ai colleghi del soccorso alpino, alle forze dell’ordine su cui grava il compito di assicurare per quanto possibile la sicurezza in montagna ma anche grazie alla propositività de La Sportiva ci siamo resi conto che Nivolab può avere, soprattutto in forma di applicazione mobile, anche una ricaduta positiva sul pubblico sempre più numeroso degli utilizzatori dei pendii nevosi per il fuoripista o anche solo per un’escursione con le racchette da neve“.

L’ideadice Egidio Bonapace presidente dell’Accademia della Montagna del Trentinonasce dalla volontà di tutte le parti coinvolte, di sensibilizzare e formare sia i professionisti quali istruttori e guide di montagna, sia i comuni utenti della montagna, sull’importanza di saper riconoscere e valutare attentamente le condizioni di rischio valanghe prima di intraprendere un’escursione, contribuendo anche ad aumentare e ad affinare l’esperienza in montagna di tanti neofiti che si avvicinano al mondo dell’escursionismo invernale. E se non è pensabile di eliminare completamente il rischio valanghe, noi contiamo di diminuire sensibilmente i pericoli migliorando al contempo le capacità di valutazione, di decisione e di comportamento sulla neve“.

Il progetto Nivolabdice Lorenzo Delladio (La Sportiva)ci ha da subito colpito per la sua portata innovativa e per la sua importanza culturale, è con piacere quindi che un’azienda come la nostra, da sempre attenta alle evoluzioni del muoversi in montagna, ha voluto sostenere il progetto e contribuire direttamente a portarlo dalla carta al web ed in particolare alla sua forma maggiormente al passo con i tempi, quella dell’APP per smartphone e tablet: una tecnologia che aumenta la portata divulgativa del progetto che ora è alla portata di tutti con dei semplici click”.

Come funziona Nivolab app
Durante la presentazione Peterlongo e Lutzenberger hanno illustrato l’aspetto tecnico riguardante il metodo di valutazione: Nivolab app ricalca con precisione matematica la messa in gioco dei dati (il “flusso logico”) che lo scialpinista dovrebbe elaborare prima della partenza e aggiornare durante lo svolgimento, sia in salita che in discesa.

La compilazione della scheda tecnica iniziale è ovviamente guidata: vengono richieste informazioni sulla meta, sul percorso e sui singoli pendii che lo interessano. I dati vengono poi aggiornati durante l’escursione (Aggiorna Pendio), tramite osservazione diretta.

Una volta immessi, tutti i dati (nivologici, metereologici, del terreno e del gruppo come richiesto dal filtro 3×3 di Werner Munter) vengono elaborati in modo autonomo da Nivolab app attraverso due algoritmi. Il primo algoritmo (Rischiometro) contiene il metodo di riduzione professionale di Werner Munter e il livello di rischio indicato va utilizzato come un parametro di confronto con la valutazione personale del rischio che ognuno deve fare al momento di affrontare i punti critici di un’escursione e che non è sostituibile da qualsiasi sistema eterodiretto.

Il secondo algoritmo (Suggerimenti) contiene delle indicazioni di comportamento basate sull’identificazione della probabile situazione tipo di pericolo valanga (neve nuova, neve ventata, neve vecchia e neve bagnata). Le informazioni contenute negli algoritmi Rischiometro e Suggerimenti vanno sempre valutate in modo congiunto; nei casi di informazioni incerte, vanno privilegiate le informazioni che suggeriscono comportamenti improntati alla massima cautela e prudenza possibili.

Il bello è che tutto questo è stato condensato in una APPha aggiunto Luca Mich, marketing coordinator de La Sportivain grado di incrociare tutti i parametri che escono dai 3 sistemi di valutazione presi in esame completandoli con i dati meteo forniti da 3B Meteo, servizio configurato direttamente con l’applicazione, fornendo di fatto all’utente uno strumento semplice e veloce da utilizzare che riesce davvero a completare la valutazione del rischio prima di un’escursione”.

19 novembre 2012: Egidio Bonapace presenta il progetto NIVOLAB. Foto: Archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento
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Gli autori hanno chiaramente aggiunto che “in montagna il rischio di valanghe si può ridurre, ma non sarà mai uguale a zero; la miglior valutazione non serve a nulla se ad essa non corrisponderanno una decisione e un conseguente comportamento coerenti. Il rischio diminuisce con l’esperienza, e infatti noi raccomandiamo sempre che, al termine di un’escursione sulla neve, ciascuno si chieda se agirebbe ancora nello stesso modo e della risposta che si dà ne faccia tesoro. Abbiamo comunque una sola certezza: con le valanghe non ci si può confrontare, andrebbero solo evitate. Nivolab serve proprio ad aiutarci a prendere in qualsiasi situazione la decisione migliore possibile”.

Conclusioni mie
Da osservatore esterno, ma molto interessato ai reali problemi di responsabilità e di sicurezza, apprezzo la sincerità degli autori oltre che la buona fede. E’ di certo vero che “la raccolta dei dati ha come fine principale lo stimolo a ragionare consapevolmente su parametri il più possibile oggettivi”.

Ritengo però che questo nuovo strumento sia in realtà un’arma a doppio taglio, specialmente per coloro che sono meno esperti. Faccio mia la preoccupazione iniziale di Peterlongo “Noi questa esperienza la volevamo inizialmente trasmettere ai professionisti della montagna, alle guide alpine, ai maestri di sci, ai colleghi del soccorso alpino, alle forze dell’ordine su cui grava il compito di assicurare per quanto possibile la sicurezza in montagnae ne deduco che la commercializzazione di questo strumento può essere davvero pericolosa. Le debite precisazioni sulla reale utilità dello strumento rischiano di essere inutili quanta più fiducia gli si dà, così come non basta il teschio sui pacchetti di sigarette per scoraggiare il fumatore accanito.

Il problema infatti è che per vendere un’idea o un oggetto occorre dire che funzionano… e più le idee e gli oggetti funzionano più si crede alla loro infallibilità, e la decisione che spetterebbe al singolo viene quindi demandata… a un complesso risultato di calcoli algoritmici. E’ questo che mi spaventa. E ho forti dubbi che questa sia la strada maestra per una frequentazione della montagna consapevole e auto-responsabile. E’ proprio quell’importanza culturale (che vede Delladio nell’iniziativa) che contesto: ciò che fa vera cultura sono l’esperienza e l’attenzione ai fenomeni naturali unitamente a una buona dose di umiltà. Ciò che si può comprare e che apparentemente ti rende più facile la vita non fa cultura, ma pericolosa comodità nell’illusione di un’autosufficienza acquistata.

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