Nudità dimostrative

Nudità dimostrative
(la protesta dell’ultratrailer Kilian Jornet i Burgada: nudo sul Monte Bianco per polemica)

Lettura: spessore-weight***, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

Dalla sera del 17 agosto 2017 è in vigore un’ordinanza comunale rivolta a tutti coloro che vogliono intraprendere la “voie royale” al “tetto d’Europa”. “Aujourd’hui, trop c’est trop”. La pazienza di Jean-Marc Peillex, sindaco di Saint-Gervais-les-Bains, comune francese del Rhône-Alpes con parte del suo territorio nel massiccio del Monte Bianco, è finita. “A fronte dell’incoscienza di alcuni – scrive in un messaggio agli alpinisti ed alla popolazione, pubblicato anche sul suo profilo Facebook – è mio dovere fischiare la fine della ricreazione”.

Jean-Marc Peillex

In pratica il sindaco, dopo i frequenti e ripetuti episodi di cronaca (salvataggi, recuperi) che hanno riguardato persone che affrontavano la salita al Monte Bianco con equipaggiamento a dir poco “non idoneo”, impone un’attrezzatura di base.

L’elenco, allegato all’atto, è dettagliato: per salire a 4810 metri, da oggi in poi bisognerà avere con noi: berretto, occhiali da sole, maschera da sci, crema solare, giacca calda e gore-tex, pantaloni da montagna e copri-pantaloni, scarponi da alpinismo predisposti per essere abbinati a ramponi, ramponi regolati sulle calzature indossate, imbrago e kit per l’uscita da crepacci, corda, piccozza, GPS (o bussola) e altimetro.

Il provvedimento, ideato già l’anno scorso, era pronto da tempo: c’era l’avallo dello studio legale del municipio e pure la firma di Georges-François Leclerc, allora Prefetto dell’Alta Savoia. Però non era in vigore, in attesa di una (purtroppo) situazione ancora una volta inammissibile.

Il Sindaco, che dieci giorni fa aveva già lanciato un monito in merito e non è nuovo alla battaglia per far capire che l’alta quota “non è una Disneyland”, cita esplicitamente il “nuovo dramma umano” che ha lo ha indotto a firmare: “quello di un uomo di 46 anni partito per conquistare il tetto dell’Europa occidentale… in tenuta e con materiali da trail, poi ritrovato morto in un crepaccio tre giorni dopo”.

Se si considera quest’ascensione come un ultra-trail, il passo di non richiedere i servizi di una guida alpina è quasi scontato…

C’è stato anche l’episodio di uno pseudo alpinista asiatico, caduto nel corridoio del Goûter, in tenuta da trail, anche le scarpe… fortunatamente per lui, era sopravvissuto.

Peillex aveva già presente la forte possibilità di critiche al suo operato. “Sento già le voci che grideranno allo scandalo e che sosterranno che la montagna è ‘l’ultimo spazio di libertà” commenta. “A costoro rispondo che, visto come sono ormai attrezzati, alcuni siti montani e certamente anche il massiccio del Monte Bianco hanno smesso di essere luoghi naturali e di libertà. Anzi, sono diventati spazi urbani di commercio, ove la libertà si piega alle regole del businesse sempre a costoro dico che per godere della libertà, occorre essere vivi… A tutti coloro che, come me, hanno la passione delle nostre montagne, raccomando di salirvi, Monte Bianco compreso, affidandosi a guide del nostro massiccio. Loro conoscono le buone pratiche, i momenti opportuni per intraprendere l’ascensione e le trappole da evitare”.

Dunque, l’ordinanza del sindaco Peillex è in vigore e obbliga polizia municipale e gendarmi a farla osservare.

Perché “ così si chiude il messaggio di Jean-Marc Peillex – mi batterò con tutte le energie che conoscete affinché il Monte Bianco non diventi la montagna dei sacrifici umani e dei rituali nel nome della parola ‘libertà’, sempre più sventolata da alcuni per proteggere, in realtà, il loro business”.

Kilian Jornet i Burgada nudo in vetta al Monte Bianco

Le reazioni
La prima voce critica contro questo provvedimento è illustre. Kilian Jornet i Burgada, lo skyrunner catalano capace di salire e scendere dal Cervino in due ore, 52 minuti e 2 secondi, ha affidato la sua polemica a twitter dove ha pubblicato una sua foto nudo con la tuta calata alle caviglie e le parole: “Bref, si on grimpe coté italien c’est legal?” (“Dunque, se si sale dal versante italiano è legale?”). Poco dopo ha aggiunto un altro cinguettio: “Non c’entrano i materiali ma la conoscenza del loro utilizzo e l’esperienza di ognuno”. “Che si vergogni”, risponde via twitter il primo cittadino di Saint-Gervaise.
La foto non è di questi giorni, ma evidentemente Bourgada l’ha pubblicata su twitter cogliendo il momento giusto. Burgada sul Monte Bianco c’era già arrivato correndo nel luglio del 2013. Lo sportivo era partito dalla chiesa di Chamonix alle 4.46 di notte e aveva raggiunto i 4.810 metri della vetta 3 ore e 33 minuti dopo. Nella sua esperienza non sono mancati momenti di difficoltà, proprio sul Bianco tentando la stessa impresa ma nel 2012.

18 agosto 2017. Appare nudo, come mamma l’ha fatto, in cima al Monte Bianco. Kilian Jornet ci ha abituato a imprese di ogni genere ma sicuramente non ci aspettavamo di vederlo lì, in mezzo alla neve, con il sorriso stampato in faccia e solo una mano a coprire le parti intime. Un’immagine che ha immediatamente fatto il giro del mondo. Il campione ha innescato fulmineamente un dibattito che purtroppo è dovuto passare subito in secondo piano: le notizie del tragico attacco terroristico a Barcellona hanno gettato nello sconforto Kilian e il suo ampio seguito di fan, spagnoli e non. Il dibattito sui media è rimandato, oggi ci sono fatti ben più gravi su cui riflettere.

Fra coloro che hanno risposto al suo tweet c’è anche chi gli ha ricordato, pur dandogli ragione, che lui e la sua ragazza, Emelie Forsberg erano stati salvati sull’Aiguille du Midi dai gendarmi del Peloton d’haute montagne di Chamonix con l’elicottero. Kilian ed Emelie, impegnati sul severo Sperone Frendo, parete nord dell’Aiguille du Midi, erano stati sorpresi da una bufera di neve con temperature molto al di sotto dello zero. Il loro abbigliamento era da corridori, tuta e giacche molto leggere. Era settembre del 2013 e Kilian si era poi scusato sottolineando di aver commesso un’imprudenza.

La situazione in cifre
Alle parole accorate dell’appello di Peillex fanno specchio, nel rigore amministrativo dell’ordinanza, le cifre: ogni anno sul Monte Bianco transitano 20mila persone in media, creando in estate da 350 a 400 partenze al giorno, nell’insieme delle vie percorribili. I servizi di soccorso francesi svolgono da 80 a 100 interventi l’anno, “a causa dell’errata percezione dei rischi impliciti nell’ascensione”, riscontrando purtroppo una decina di morti.

Le sanzioni previste per la violazione dell’atto non sono particolarmente elevate (l’atto la equipara ad alcune infrazioni al codice della strada), ma il senso è soprattutto quello di intervenire per salvaguardare la sicurezza di chi sale.

I giudizi degli esperti
Sorge spontanea la domanda: e sul versante italiano?
Situazioni come quelle verificatesi nella zona di Saint-Gervais – dice Oscar Tajola, guida e capo del Soccorso alpino di Courmayeur – per ora non ne abbiamo viste… Ricorriamo ad ordinanze temporanee, ad esempio quelle relative al rischio della caduta di valanghe, ma anche il numero delle missioni di soccorso, e dei morti, non raggiunge quei livelli. Anche casi di particolare incoscienza da parte degli alpinisti, per ora, non se ne sono registrati. Vista la situazione ben diversa nel suo contesto, Peillex è ricorso a forme di tutela”.

Anche Adriano Favre, capo del Soccorso Alpino Valdostano e responsabile per l’elisoccorso sulle cime della Valle d’Aosta, giudica “condivisibile e di buon senso” l’ordinanza francese. “Il Monte Bianco è il Monte Bianco e, con buona pace degli amanti del trail, 4810 metri non sono una palestra per quel tipo di attività. Vanno affrontati in un altro modo. Non mi sento di sposare altre tesi”.

Ritratto di Kilian Jornet i Burgada

Considerazioni
Intanto è paradossale che l’ordinanza invochi obbligatoria proprio l’attrezzatura, cosa che è del tutto normale proprio in una gara di trailrunning, cioè la disciplina sportiva che sta facendo innervosire il sindaco.

E’ stata fatta una statistica, nel rapporto tra interventi di soccorso e incidenti, quanti di questi ultimi sono da imputare alle attrezzature non adatte o all’imprudenza e quanti al fato, al maltempo improvviso ed eccezionale? Quanti sono accaduti ad alpinisti esperti? Quanti a trailrunner?

A nostro avviso portare con sé fisicamente quell’attrezzatura ne presupporrebbe il corretto uso. Chi verifica se il candidato alla vetta ha questi requisiti? E come? Esame? Patente? Si direbbero quasi consequenziali.

E’ un dato di fatto che non esiste una figura professionale (tipo una specializzazione nell’ambito delle discipline nelle quali è abilitata una guida alpina) che possa insegnare e accompagnare con più sicurezza i tanti trailrunner esistenti. Certo, finora le Guide Alpine non hanno avuto necessità nella loro preparazione di affrontare esami di questa disciplina. Ma data l’enorme domanda che da ben più di dieci anni si è venuta a creare, non sarebbe il caso di pensarci? In modo che anche chi proviene dal running possa provare a salire così in alto con una sicurezza senz’altro maggiore?

Il normale terreno del trailrunning

Il trailrunning sta convogliando in montagna migliaia di persone che prima non ci andavano: e questo, in teoria, potrebbe essere un bene per le nostre Alpi e per le tasche dei comuni, degli alberghi, dei negozi. In pratica stiamo assistendo al progressivo decadimento di ogni valore alpinistico, un abbraccio incondizionato al consumo e al business. Proprio come lo stesso sindaco Peillex ci ricorda, ma è lui il primo schiavo di ciò.

Noi NONsventoliamo la parola libertà per proteggere il nostro business”. Perché non abbiamo alcun business da proteggere! Caso mai è il sindaco Peillex che sta, anche se in buona fede ci auguriamo,  proteggendo l’enorme business legato alla salita del Monte Bianco. Il ragionamento degli operatori turistici alla fine è del tipo: Più gente, più soldi. Più sicurezza, più gente ancora e quindi ancora più soldi.

Noi invece parliamo di libertà perché siamo contro i divieti a livello morale, viscerale, profondo.

Perché siamo convinti che l’alpinismo stia cambiando, anche nostro malgrado, dunque dobbiamo vedere il buono che c’è nel cambiamento, non solo quello che non ci piace. Potrà non piacere a molti, a me per primo, ma la velocità, la leggerezza, la solitudine, le cose nuove attirano. Le novità attiravano anche me, tanti anni fa, e i miei coetanei. Il Nuovo Mattino è stato osteggiato dall’establishment in modo sordido, implacabile ma alla fine perdente.

Chi ha fatto cose nuove in montagna ha sempre raccolto nuove sfide, andando oltre. A me non è parso di irridere mai alla cultura e al rispetto della montagna nei quali sono cresciuto.

Non possiamo vietare, imbrigliare. Non si può dire “proibito” a uno sciatore estremo e neppure imporgli un particolare abbigliamento e una precisa attrezzatura. Non si possono proibire né il free solo né la tuta alare, imponendo cintura e corda o la vela del parapendio.

L’amministratore deve limitarsi a diffondere educazione, rispetto e, soprattutto, conoscenza (nel tentativo di diminuire l’ignoranza, al momento direi sconvolgente).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website