Nuovo Bidecalogo del CAI: e la libertà?

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Il Club Alpino Italiano nell’ottobre1981 presentò e approvò in assemblea a Brescia le tavole del suo impegno in favore dell’ambiente; quel “documento programmatico per la protezione della natura alpina” (integrato dall’Assemblea di Roma del 27.04.1986), noto come Bidecalogo, ha ispirato e guidato l’Associazione per oltre 30 anni.

Un arco di tempo non breve, che ha visto emergere nuove tematiche ambientali, nascere organismi, studi, proposte e purtroppo emergenze (si pensi per esempio all’accelerazione che ha subito il ritiro dei ghiacciai sulle Alpi).

L’esigenza di aggiornare le proprie conoscenze e le proprie posizioni in materia di ambiente è stata avvertita dagli organi direttivi del CAI tra il 2009 e il 2010 e indicato a chiare lettere come obbiettivo nel Piano della performance per il triennio 2011-2013: era necessaria la stesura di un nuovo documento che tenesse conto della Mozione di Predazzo, del Bidecalogo, della Charta di Verona e delle Tavole di Courmayeur.

Il lavori, avviati nel 2011, sono stati lunghi e approfonditi, ci sono state osservazioni e integrazioni pervenute da varie componenti del Sodalizio. La bozza è stata definitivamente discussa e approvata in una riunione del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo svoltasi a Firenze nel gennaio del 2013. Il documento finale è stato approvato a Torino, il 26 maggio 2013 in occasione dell’Assemblea dei Delegati e al seguito della presentazione del past-president Annibale Salsa.

Il documento, come indica il nome stesso, è composto di due parti, ognuna articolata in dieci punti e così intitolate:

PARTE I: POSIZIONE ED IMPEGNO DEL CAI A FAVORE DELL’AMBIENTE MONTANO E DELLA SUA TUTELA
1 La montagna e le aree protette
2 Il territorio, il paesaggio, il suolo
3 Vie di comunicazione e trasporti
4 Turismo in montagna
5 Impianti industriali: cave, miniere, prelievi fluviali, sfruttamento del suolo, impianti idroelettrici
6 politica venatoria
7 Fonti di energia rinnovabile
8 Terre Alte, attività umana, agricoltura di montagna
9 Cambiamenti climatici
10 Politiche per la montagna, convenzioni, rapporti con gli altri Club e con altre istituzioni

PARTE II: POLITICA DI AUTODISCIPLINA
Considerazioni generali
11 Rifugi e bivacchi
12 Sentieri attrezzati e vie ferrate
13 Alpinismo e arrampicata
14 Sci alpinismo, fondo escursionistico e ciaspolismo
15 Sci alpinismo e altre attività praticate in forma competitiva
16 Escursionismo e ciclo escursionismo
17 Speleologia e torrentismo
18 Spedizioni alpinistiche e trekking internazionali
19 Manifestazioni
20 Educazione ambientale

Ciascun punto, a sua volta, è articolato in una premessa,seguita dalla posizione del CAI e dall’impegno del Sodalizio sull’argomento trattato.

Il Dente del Gigante dal Verrand (Courmayeur)Monte Bianco da Pré St.Didier

Il Nuovo Bidecalogo costituisce, assieme alle Note di Accompagnamento, il punto di riferimento relativo alle linee di indirizzo e autoregolamentazione del Club Alpino Italiano in campo ambientale, secondo cui dovranno essere orientate le attività e le eventuali prese di posizione della Associazione in materia.

L’area di lavoro, nella stesura del Nuovo Bidecalogo, era chiara e non permetteva divagazioni al tema di fondo, quello ambientale. Eppure la vastità dei sottotemi trattati e l’impegno globale dimostrato, secondo me, non potevano estromettere un altro tema fondamentale: il tema della libertà.

L’uomo rispetta l’ambiente se è libero, se è responsabile, se è stata la sua scelta. Dunque non è possibile realizzare una scissione chirurgica tra il tema dell’ambiente e quello della libertà. Almeno in uno dei 20 punti doveva essere svolta questa tematica. Almeno se ne doveva accennare in premessa.

Invece no. Già nella premessa di Annibale Salsa il tema non appare, neppure tratteggiato. Sarebbe stato facile, direi quasi obbligatorio, fare un accenno nel paragrafo Etica e deontologia; oppure, parlando del Codice di Autodisciplina (pag.11) Salsa avrebbe potuto estendere il concetto di limite, esportandolo da un recinto puramente ambientale e portandolo a respirare in un ambiente di scelta individuale, quindi di responsabilità=libertà.

Non sto contestando questa scelta, mi limito a osservare che si è preferito la scissione dei due temi, secondo me inscindibili. Logico quindi che, anche nel Bidecalogo vero e proprio, non ci sia traccia di come l’appassionato di montagna (socio o non socio del CAI) debba essere tutelato nel suo diritto alla libertà.

C’è un’unica eccezione, i capitoli 13 e 14, dedicati rispettivamente all’alpinismo e allo scialpinismo. Quando si afferma (capitolo 13) che “L’accettazione del rischio è parte integrante dell’alpinismo che è una attività che presenta rischi e chi la pratica se ne assume la responsabilità; sono soprattutto le competenze, le capacità e il livello di preparazione fisica e psichica che possiede l’individuo a stabilire il grado di prevenzione del rischio e a imporre le conseguenti azioni.
La conoscenza e il rispetto della montagna uniti a un’onesta valutazione delle proprie capacità sono condizioni indispensabili per una pratica in ragionevole sicurezza dell’alpinismo.
Inoltre il rischio assunto e condiviso nello spirito di cordata è un momento culturale essenziale nella pratica, dell’alpinismo dove il confronto personale dell’individuo con le difficoltà opposte dalla natura ne costituisce il fascino. Tuttavia l’eccessiva commercializzazione, alla quale anche l’alpinismo sembra non sfuggire, rischia di snaturarne sempre più l’etica“, si afferma la necessità di assumersi i rischi, una necessità “sociale” perché foriera di crescita interiore e di gruppo.

E quando (capitolo 14) si afferma che “Il CAI ritiene che le attività all’aria aperta a contatto con la natura siano da ritenersi molto importanti per la crescita e l’equilibrio individuale e per il benessere psicofisico in genere del soggetto. Ritiene, inoltre, che tali attività, quando praticate in gruppo, costituiscano momento importante di socializzazione e di convivenza altamente educativa.
Il CAI è perciò fermamente convinto che tali attività non debbano essere mai limitate mediante preclusione all’accesso delle aree naturali nel periodo invernale, anche quando tali limitazioni sembrerebbero indirizzate alla salvaguardia dell’incolumità individuale. Auspica quindi che le diverse discipline sportive invernali in ambiente innevato possano sempre essere liberamente praticate appellandosi al senso di responsabilità ed autodisciplina dei propri Soci nel perseguire gli obiettivi primari della sicurezza e del minimo impatto sull’ambiente“.

Non è che non venga detto, il concetto c’è: ma siamo sicuri che sia chiaro a tutti? Non si poteva dedicare a queste questioni fondamentali uno spazio apposito? Specialmente dopo la costituzione dell’Osservatorio per la libertà in montagna e alpinismo, sottoscritta in primis dal Club Alpino Italiano.

  1. Siro Martello

    Buongiorno Alessandro, a proposito di affermazione del principio di liberta’, ti invito a leggere sul sito della nostra Associazione (liberici.org) l’evoluzione della vicenda Lumignano/Colli Berici circa l’imposizione del divieto d’arrampicata. Ti saremo grati se deciderai di appoggiare in qualsiasi modo la nostra iniziativa

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