Patentino e guida alpina obbligatori in Abruzzo?

Patentino e guida alpina obbligatori in Abruzzo?

Il 6 novembre 2015, con l’articolo http://www.banff.it/abruzzo-soccorso-alpino-a-pagamento-ed-rc-obbligatoria/, davamo notizia di una proposta di legge regionale abruzzese che prevede, come già in altre regioni, il soccorso alpino a pagamento e la RC obbligatoria per gli alpinisti e scialpinisti.

L’articolo ha destato un grosso interesse, vista la mPateria assai scottante. Lo dimostrano i 56 commenti che ha prodotto (senza contare alcuni che sono stati cancellati per contenuti troppo sanguigni e offensivi): c’è da osservare però che, accanto a considerazioni costruttive, ci si è spesso contorti in più o meno validi attacchi, in più o meno giustificate difese, più personali che altro.
E’ interessante indagare un poco sulla genesi di questa idea.

Paolo De Luca
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Il maestro di sci Paolo De Luca racconta: “A marzo 2015, una domenica mi sono permesso di telefonare a casa del Consigliere Regionale Luciano Monticelli. Io non conoscevo Monticelli, che è stato Sindaco del Comune di Pineto (TE) per due mandati; lo vedevo in Tv e lo leggevo sui giornali. Mi sono presentato e gli ho detto che avevo a cuore questo argomento. Lui ha capito al volo l’importanza di cosa gli stavo proponendo tanto da fissare un appuntamento presso il suo ufficio in Regione all’Aquila. Io sono subito andato da lui e la mia proposta è stata presa seriamente in considerazione da subito. Ad aprile e maggio 2015 abbiamo fatto due riunioni al palazzo dell’Emiciclo. Come risultato la regione Abruzzo ha ritenuto opportuno modificare l’art. 99 della Legge Regione Abruzzo 8 marzo 2005 n. 24, permettendo, nello specifico ambito invernale (sci fuori pista), la libera frequentazione della montagna in ogni condizione, ponendo però obbligatoria, si badi bene, la dotazione individuale per l’autosoccorso (ARTVA, pala e sonda). In questo lavoro sono stato da subito appoggiato dal collega Loreto Bartolomei e successivamente anche dalla Guida Alpina Giampiero Di Federico. E a breve verrà promulgata la legge sul soccorso alpino a pagamento”

Paolo De Luca è anche autore della pubblicazione Incidenti in montagna e soccorso a pagamento.

Su Mountlive.com, con pubblicazione del 16 ottobre 2015, il presidente regionale del CNSAS, Giulio Giampietro ha esposto la posizione ufficiale del CNSAS Abruzzo. In sintesi “No al soccorso a pagamento in Abruzzo… Alla luce di una analisi attenta della situazione regionale e dei dati statistici ad essa connessi, il CNSAS Abruzzo ritiene che sia più opportuno incentivare un’opera di sensibilizzazione alla sicurezza in montagna, piuttosto che procedere alla stesura frettolosa di una normativa che, benché valida per alcune realtà regionali, sia del tutto estranea alla realtà abruzzese”.

Giampietro sostiene che occorre considerare “le cause che determinano l’incidente e la conseguente richiesta di soccorso, sul diritto civile, ma anche morale di essere soccorsi. Un esempio? Ai familiari di un ipotetico sventurato, deceduto in montagna per propria incompetenza, imperizia, incoscienza, inadeguatezza dell’attrezzatura utilizzata o, peggio, perché vittima di reale fatalità, verrà comunque recapitata una fattura per il recupero della salma?”.

Loreto Bartolomei
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Ad attizzare vieppiù la polemica, ecco la notizia che il 6 novembre 2015 è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte il testo della deliberazione sull’aggiornamento delle tariffe per l’utilizzo dell’elisoccorso e/o delle squadre a terra del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese in zone impervie.
Gli interventi dell’elisoccorso del 118 e delle Squadre a Terra del Soccorso Alpino non saranno più gratuiti per tutti ma prevedranno, a partire dal 1 gennaio 2016, una compartecipazione delle spese da parte della persona soccorsa in caso di «intervento immotivato, inappropriato, o generato da comportamento imprudente».
Come prosegue il testo firmato dagli Assessori Antonio Saitta e Alberto Valmaggia, le operazioni di soccorso saranno addebitate interamente «per le chiamate totalmente immotivate» e «per le chiamate immotivate che generano l’attivazione di ricerca di persone disperse a causa di un comportamento non responsabile».
In un caso, invece, i costi delle operazioni vengono addebitati in parte (fino a un massimo di 1000 €) all’individuo soccorso se causati «da utilizzo di dotazione tecnica non adeguata rispetto a qualsiasi attività ludico ricreativa e sportiva intrapresa, ovvero dalla scelta di percorsi, o gradi di difficoltà non adeguati al livello di capacità, o dal mancato rispetto di indicazioni di percorso, divieti o limitazioni».
Naturalmente la compartecipazione ai costi del soccorso non si applica in caso di interventi giustificati da motivazioni sanitarie ovvero quando il paziente viene ricoverato in ospedale o in Osservazione Breve Intensiva.
L’aggiornamento delle tariffe relative alle operazioni di elisoccorso prevedono
– un diritto fisso di chiamata di 120 €
– un costo al minuto di volo di 120 €
Relativamente all’attivazione delle Squadre a Terra del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, le tariffe prevedono
– un diritto fisso di chiamata per ciascuna squadra di 120 €
– un costo per ogni ora aggiuntiva, oltre la prima, di operazione per ogni squadra di 50 €
Il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese sottolinea che non percepirà alcun rimborso proveniente da tali compartecipazioni, anche se le operazioni saranno svolte interamente dal proprio personale, poiché la sua attività è già supportata dalla Regione Piemonte ai sensi della legge regionale 67/1980.

Il presidente del SASP (Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese), Aldo Galliano, commenta che «la delibera introdotta dagli Assessori Saitta e Valmaggia ha, dal punto di vista della nostra organizzazione, un elevato valore etico poiché pone maggiori responsabilità su coloro che si avventurano su terreno impervio senza la dovuta preparazione oppure attivano la complessa macchina dei soccorsi in maniera immotivata. Riteniamo corretto che certi interventi, sempre assai costosi, non siano a carico della collettività bensì vedano una compartecipazione economica da parte di coloro che vengono soccorsi”.

L’idea di De Luca e Bartolomei è ulteriormente discussa il 20 ottobre 2015 nel palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, sede del Consiglio Regionale della Regione Abruzzo. Sono presenti ai lavori i consiglieri Pierpaolo Pietrucci e Luciano Monticelli. Oltre a Paolo De Luca in rappresentanza del Collegio Regionale Maestri di Sci Abruzzo, ci sono i rappresentanti di CNSAS Abruzzo, SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza), SAF (Vigili del Fuoco), Polizia di Stato, CAI Abruzzo, ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili, ???), 118 Abruzzo e Collegio Regionale Guide Alpine Abruzzo.

20 ottobre 2015, palazzo dell’Emiciclo all’Aquila. Al centro, da sinistra: Pierpaolo Pietrucci, Luciano Monticelli e Paolo De Luca
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In questa riunione devono essere stati discussi altri temi, oltre al pagamento del soccorso e all’obbligatorietà di un’assicurazione RC. Infatti, in seguito, Loreto Bartolomei scrive: “In Abruzzo ci sarà prossimamente una legge ancora più completa delle altre regioni. Ci sarà l’obbligo di una polizza assicurativa RC per chi intende fare lo sport dell’arrampicare, usando attrezzature per farlo tipo: corde, chiodi, ramponi, scalette, ecc, come pure chi vuole sciare fuoripista. Una polizza valida anche per i danni che con quelle attività il praticante può arrecare a se stesso.
Chi ne è sprovvisto sarà sanzionato, ma non chi ama passeggiare sui sentieri delle nostre montagne.
E, sopra un certo grado di difficoltà, sarà fatto obbligo dell’accompagnamento di una guida alpina. Saranno indetti dei corsi per una prima preparazione alla frequentazione della montagna in sicurezza, per sé e verso gli altri, con esame finale di idoneità, con sensibilizzazione anche nelle scuole per i giovani studenti… Ricordo a tal proposito che in Abruzzo chi vuole recarsi a cercare funghi deve aver frequentato un corso per conoscerli e poterli raccogliere.
Infine saranno utilizzati reparti dei Vigili del Fuoco per l’elisoccorso, in quanto hanno più volte dichiarato la loro disponibilità a farlo e a terra le squadre del Soccorso Alpino delle varie forze di Polizia, Forestale e Carabinieri (
Il CNSAS non è citato, NdR). Si sta per avverare un sogno, quello di vedere meno elicotteri sorvolare le nostre montagne per il recupero di infortunati e/o di “gitanti fuoriporta”, ma soprattutto meno sperpero di denaro pubblico…”.

Queste affermazioni suscitano un grande vespaio. L’opinione degli appassionati sul soccorso a parziale o totale pagamento è assai divisa, ma in ogni caso se ne può parlare. Anche sull’assicurazione si può discutere, almeno sulla RC (assolutamente meno chiara è la questione su una specie di “casco” individuale).
Siamo invece al limite dell’assurdo quando si accenna agli esamini di idoneità per non parlare della pratica dell’alpinismo con guida alpina obbligatoria.

Daniele Caielli osserva per primo che non si capisce in base a quali leggi nel campo delle attività ludico-sportive-escursioniste queste misure possano essere adottate. Aggiunge: “Quindi per ora sarà in vigore la massima arbitrarietà, terreno propizio a una valanga di ricorsi giuridici. Attenti quindi voi trail runner che andate in montagna con le scarpe basse…”.

Giovanni Busato aggiunge che “se da un lato occorre preservare il libero arbitrio soprattutto in montagna, dall’altra l’imporre per legge un comportamento comporta creare false aspettative o false sicurezze…
La polemica sull’Artva, obbligatorio o meno, è illuminante quando si scopre che una bella fetta di chi lo indossa in realtà non sa come usarlo, o non legge i bollettini valanghe… La stipula di una assicurazione deve essere una libera scelta soprattutto consapevole, frutto di un percorso culturale: altrimenti rimane solamente un fatto formale anzi, magari una scusa per sottovalutare i rischi…, “tanto ho l’ARTVA e, comunque, sono assicurato!!!!!!!!”.

Daniele Piccini afferma che, in questo moderno medioevo della montagna, i pubblici amministratori vorrebbero risolvere il problema delle proprie responsabilità cogliendo una proposta a dir poco approssimativa per varare una legge che fa soltanto comodo ad alcuni: “Il fatto della sicurezza sembra l’ultima preoccupazione del legislatore anche se viene riportata come primaria. Le tesi a sostegno sia del pagamento del soccorso che dell’obbligo (su certi terreni) di ingaggiare una guida alpina o magari un accompagnatore di media montagna portando ad esempio casi limite riscontrabili in qualsiasi attività (chi va a 200 km all’ora con la moto e si schianta deve pagare il soccorso?) sono irricevibili. A chi sostiene che solo a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco si debba assegnare il compito del soccorso in montagna, pur nel rispetto dello loro professionalità, voglio ricordare che per tale compito sono formati e giustamente pagati dalla comunità. Non vedo citato in Soccorso Alpino e Speleologico ugualmente professionale ma formato da volontari”.

Fulvio Turvani
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Molto attivo è Fulvio Turvani che in più interventi argomenta: “Sono contrario prima di tutto come soccorritore.
La prima conseguenza di queste leggi è mettere in difficoltà noi. Succederà, succede, che qualcuno per timore di dover pagare tarderà a chiamare i soccorsi. Un soccorso banale alle 15, diventa critico a fine giornata. Il recupero di qualcuno perso su un prato o una cresta, è più facile dello stesso qualcuno che dopo aver provato a scendere, senza sapere dove, si è infilato in un canale o perso nel bosco. Prima o poi qualcuno per non aver chiamato, perché si è perso sano e aveva paura di pagare, lo ritroveremo morto.
Sempre da soccorritore mi chiedo perché chi va in montagna deve pagare, e tutti gli altri no. Gli automobilisti indisciplinati, i fungaioli imprudenti, il ciclista distratto e quello che da 15 anni si rifiuta di ascoltare i consigli del medico…
Perché chi decide di passare la domenica in montagna e sbaglia sì, e chi decide invece di passarla in autostrada e sbaglia no?
… Per un intervento in Grigna, ne faccio 20 su strada. Ma nessuno dice di far pagare l’elicottero a chi correva troppo in auto, a chi non rispetta le distanze di sicurezza, a chi non si assicura di avere le luci dell’auto a posto prima di mettersi per strada.
Ma guai se due ragazzi son saliti in Rosalba con i jeans.
… Solitamente la giustificazione è che gli alpinisti “vanno a cercarsela”… Dicono che i soccorsi costano. Ma sono sicuro che se andiamo a vedere i bilanci delle regioni, o anche solo quelli nel mio caso dell’elisoccorso, si scoprirebbe che i costi per gli interventi che riguardano gli alpinisti sono una frazione di un costo decisamente superiore. Se poi allarghiamo l’orizzonte e guardiamo il costo sociale, ci si rende conto che l’alpinista sprovveduto/diseducato/incosciente, ha un costo sociale ben inferiore a quello del generico cittadino sprovveduto/diseducato/incosciente.
Quindi la domanda torna ad essere “perché gli alpinisti si e tutto il resto dell’umanità no?”.
… In ogni caso chi fa queste proposte si assume la responsabilità di uccidere uno degli ultimi spazi di libertà individuale, di solidarietà tra persone con idee diverse ma consapevoli di dividere un sentimento, chiamiamolo passione, comune.
Ribadisco ancora una volta che son certo che l’aspetto economico vero sia marginale. Per quanto un intervento in montagna sia singolarmente più complicato e costoso di uno in autostrada (ma mica sempre… quanto costa alla comunità la chiusura di un’autostrada per una o due ore?)
”.

In vetta al Gran Sasso d’Italia 2912 m: non proprio in infradito, ma quasi
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Loreto Bartolomei
 cerca di riassumere la situazione, almeno dal suo punto di vista: “Chi frequenta la montagna camminando sui sentieri segnati nulla deve pagare se per caso subisce un incidente: se però andando in ospedale il codice sarà verde, e quindi non viene ricoverato, non subisce medicazioni e torna a casa, oppure addirittura nel caso che il “soccorso” venga portato a valle alla propria autovettura, in questi casi il “furbo” paga il soccorso per intero. Se invece è soccorso un alpinista, dotato dell’attrezzatura necessaria e se l’infortunio avviene per fatalità, insomma quando non poteva onestamente essere previsto: se il “soccorso” è ferito e al pronto soccorso viene medicato, ha dei giorni di ricovero o di convalescenza, nulla deve per il servizio. Se invece l’evacuato viene sorpreso con attrezzatura inadatta, o se andando in ospedale gli viene assegnato codice verde, e quindi non viene medicato, ricoverato, allora deve pagare per intero il soccorso…

L’accompagnamento da parte della guida alpina sarà obbligatorio a partire da un certo grado di difficoltà dell’arrampicata, questo sarà stabilito dal collegio delle guide. Essendo le operazioni di soccorso effettuate da personale (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, Vigili del Fuoco) con ruolo di Polizia Giudiziaria, saranno loro a certificare con un rapporto l’accaduto. Insomma, il tempo dei “furbetti” con infradito che una volta stanchi si fanno riaccompagnare in macchina a valle aggratis, e finito.

Le guide alpine Marcello Cominetti e Stefano Michelazzi intervengono anche più di una volta per ribadire non solo quanto sono contrari all’obbligo di accompagnamento di guida alpina ma anche quanto si augurano che i colleghi si esprimano al più presto al riguardo.

Alberto Benassi prova a concludere amareggiato: “Visto che le montagne non sono di proprietà dei vari Loreto di turno, ma sono di tutti; visto che la libertà di andare in montagna è sacra come è sacra la libertà di andarci in base al proprio stile e capacità. Se passerà questa legge dell’obbligo della guida e dell’obbligo del soccorso a pagamento solo per gli alpinisti, propongo una manifestazione di protesta da fare ad esempio a Prati di Tivo”.

Considerazioni
Paolo De Luca e Loreto Bartolomei hanno fatto per primi una proposta in regione Abruzzo per risolvere un problema decisamente scottante. Di questo dobbiamo dare loro atto, considerando per esempio che una delle prime conseguenze è stata l’abolizione dei divieti sul fuoripista.

Riteniamo però, come già asserito sopra, che mentre sia tutto discutibile e perfettibile, è da respingere qualunque tentativo di rendere obbligatorio un patentino e tanto meno l’accompagnamento di una guida alpina.

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