Proibito qui, proibito là

Proibito qui, proibito là

Con ordinanza 25/2016 del 30 dicembre 2016 il sindaco del comune di Ronchi Valsugana (TN), ing. Federico Maria Ganarin, ha proibito il pattinaggio sul ghiaccio che qualche suo concittadino praticava sulla superficie del piccolo lago Colo a quasi 1900 m di quota.

La notiziola è piccola di per sé, ma è esplosiva perché ancora un’ennesima volta riporta al tema mai risolto della responsabilità individuale, un po’ come succede ogni inverno quando si vuole vietare o regolamentare lo scialpinismo. In questo caso un sindaco di un piccolo paese della Valsugana ha fatto vietare una pratica assai limitata, ma l’episodio richiama la nostra attenzione. E’ un allarme, perché di questo passo un domani qualunque amministratore si sentirà costretto, per mettersi al riparo da possibili grane, a vietare qualunque cosa.

Il laghetto Colo prima. Foto: Maurizio Fernetti.
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e dopo. Foto: Maurizio Fernetti
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Perché non vietare la balneazione su qualunque corso d’acqua non appena, per esempio, si superano determinati centimetri di pioggia? Anzi, per andare tranquilli, perché non vietarla e basta? Ogni spiaggia marina, ogni scogliera potrebbe subire la medesima sorte. E le montagne? Sono o non sono le montagne e le loro pareti in qualche territorio comunale? Evidentemente sì, dunque proibiamo l’alpinismo e l’escursionismo al di sotto di una determinata temperatura, con un preciso limite di precipitazioni nevose, se il tempo non è perfetto, o nelle giornate invernali perché le ore di luce a disposizione sono poche.

Proibiamo l’affacciarsi da qualunque ponte, da qualunque passerella, dal tetto dei condomini, vietato arrampicarsi sugli alberi… vietato tutto!

Perché un’amministrazione comunale sente l’esigenza di prendere questo genere di provvedimenti (quando tra parentesi avrebbe ben altre cose più importanti cui pensare), senza realizzare che sta compiendo un’operazione culturale gravissima, la de-responsabilizzazione del cittadino nella palude della follia normativa e burocratica?

Non discutiamo che sia utile e doveroso, tramite doverosi cartelli e quant’altro, sconsigliare (mai proibire!) il passaggio su una strada che si è rivelata a rischio grave di caduta sassi. Perché la strada è un servizio pubblico, e la caduta sassi può non essere così evidente a tutti. Ma il laghetto Colo a 1900 m non è un servizio pubblico, è un bene naturale: e, in tutta evidenza, chi si è comprato un paio di pattini di ghiaccio deve sapere bene che il pattinarvi sopra è a suo rischio e pericolo perché il ghiaccio potrebbe spezzarsi. Alla fine, sembra che si voglia proibire qualunque bene naturale a frequentazione libera. E questo, francamente, è inaccettabile.

Dobbiamo quindi, ancora una volta, sollecitare una legislazione nazionale in proposito, come già più volte abbiamo fatto: una normativa che metta al riparo gli amministratori dal pericolo di essere coinvolti in caso di qualche incidente, ma che nello stesso tempo garantisca il diritto del cittadino alla propria responsabilità e alla propria libertà di frequentare qualunque bene naturale nel modo che ritiene opportuno, senza ovviamente danneggiarlo.

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