Quanto il CAI è contrario all’eliski?

Quanto il CAI è contrario all’eliski?

Dopo accurata discussione tra alcuni soci del CAI è stata definita un’iniziativa che di certo farà parlare di sé: aiutare il CAI a dimostrare, con i fatti, quanto è contrario all’eliski.

Perno dell’iniziativa sono queste due lettere raccomandate, partite questa mattina verso i loro destinatari:

1) Lettera al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte – Club Alpino Italiano
Corso Stati Uniti, 21 – 10128 Torino
e p.c.: Egr. Sig. Umberto Martini, Presidente Club Alpino Italiano
Via E. Petrella n. 19 – 20124 Milano
Raccomandata A.R.

Gentili Signori,
faccio parte di un sodalizio, il CAI, che con il Bidecalogo, strumento di indirizzo e autoregolamentazione, al punto 4 si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”

Più volte nel corso dell’ultimo inverno ho sentito esponenti del CAI prendere posizioni quanto meno ambigue nei confronti dell’eliski.

Le sezioni di Formazza e Macugnaga, nei ruoli dei Presidenti Piero Sormani e Flavio Violatto, si sono rifiutati di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo 2015 contro l’eliski in Val Formazza, violando in questo modo il suddetto Punto 4 del Bidecalogo.

Chiedo quindi che vengano adottati gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti dei medesimi soggetti.

Distinti saluti

I firmatari: Nicola Pech, Alberto Paleari, Alessandro Gogna, Matteo Guadagnini, Giuseppe Miotti, Carlo Alberto Pinelli, Franco Michieli, Michele Comi, Antonio Farina, Marco Tosi, Giuseppe Cangialosi, Marco Maffeis, Piero Belletti, Luigi Cucut, Elisabetta Galli, Giorgio Mallucci, Luca Francisco

 

2) Lettera a Umberto Martini, Presidente Club Alpino Italiano
Via E. Petrella n. 19 – 20124 Milano
Raccomandata A.R.

Egregio Presidente,
faccio parte di un sodalizio, il CAI, che con il Bidecalogo, strumento di indirizzo e autoregolamentazione, al punto 4 si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”

Più volte nel corso dell’ultimo inverno ho sentito esponenti del CAI prendere posizioni quanto meno ambigue nei confronti dell’Eliski.

Le sezioni di Formazza e Macugnaga, nei ruoli dei Presidenti Piero Sormani e Flavio Violatto, si sono persino rifiutati di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo contro l’eliski in Val Formazza.

Non avendo mai letto di provvedimenti disciplinari nei confronti di questi soggetti, mi domando se vi sia totale libertà di mandato nell’interpretazione di ruoli di così grande responsabilità civile e ambientale.

In qualità di socio che si ritiene osservante del Nuovo Bidecalogo in tutti i suoi 20 Punti, Le pongo una serie di domande per capire se il mio bisogno di rappresentanza su questo tema, l’eliski, cruciale per “preservare le montagne e difenderne l’ambiente” anche e soprattutto culturalmente, sia soddisfatto dalla Presidenza che Lei rappresenta.

Con preghiera di risposta con cortese sollecitudine, e comunque entro il corrente mese di ottobre approssimandosi la stagione invernale, Le chiedo:
1) Quali iniziative ha assunto e sta assumendo il CAI al fine di ottenere legislazioni di divieto della pratica dell’eliski?

2) Non pensa che il CAI dovrebbe inviare informativa ai propri soci sulle località dove viene praticato l’eliski chiedendo di boicottarle?

3) Quale tipo di richiamo al Bidecalogo può essere indirizzato alle guide alpine SOCIE AGAI, quindi socie anche CAI, per far loro comprendere che sull’eliski il CAI non è disposto a nessun tipo di compromesso?

4) Cosa pensa di fare il CAI nei confronti di quei rifugisti che mettono a disposizione i beni del sodalizio per fare da base all’eliski?

5) Non ritiene che il CAI debba radiare i soci che fanno eliski o che usano l’elicottero per andare all’attacco delle vie alpinistiche?

Cordiali saluti

I firmatari: Nicola Pech, Alberto Paleari, Alessandro Gogna, Matteo Guadagnini, Giuseppe Miotti, Carlo Alberto Pinelli, Franco Michieli, Michele Comi, Antonio Farina, Marco Tosi, Giuseppe Cangialosi, Marco Maffeis, Piero Belletti, Luigi Cucut, Elisabetta Galli, Giorgio Mallucci, Luca Francisco

 

L’iniziativa sarà tanto più incisiva quanto saranno numerosi i commenti dei soci del CAI e dei lettori. Per far arrivare il vostro commento, ogni luogo è buono: su questo blog, su facebook, su twitter, sui giornali cartacei e sui notiziari on line.

29 marzo 2015, val Vannino (Formazza)
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Discussione precedente alla stesura delle due raccomandate (SOLO PER CHI VUOLE I DETTAGLI)
(Sono state omesse le e-mail che hanno portato alla redazione definitiva delle due lettere, nonché altre con oggetto la diffusione pubblica delle stesse)

Toni Farina, 24 agosto 2015, ore 11.51
L’estate sta finendo (da cittadino posso dire per fortuna) e siccome il tempo vola in men che non si dica tornerà la neve e con la neve gli elicotteri.
Qualche giorno fa al rifugio Myriam (grazie a Cecilia e Lorenzo per la bella atmosfera) si parlava di organizzare nel 2016 un “Tracce silenziose” in val Formazza. Una cosa non “contro” ma “per”, sul genere di quella organizzata due anni fa in val di Susa. Pensiamoci.

Nicola Pech, 8 settembre 2015, ore 12.35
Torno sulla proposta di Toni perché qualche giorno fa ho letto un’intervista ad Alessandro Gogna pubblicata sul suo Blog http://www.banff.it/la-pervicace-ricerca-del-destino-parte-1/
Riporto di seguito un estratto, il tema è l’eliski:
“E’ una domanda retorica, ma te la faccio lo stesso: perché proprio la lotta contro l’eliski? Credo tu abbia detto in passato: “Anche fosse l’ultima delle battaglie, la dobbiamo fare!”. Perché?
Perché ci si “incista” su determinati punti simbolici, sapendo perfettamente che ci sono molti altre questioni rilevanti, il famoso “benaltrismo” non è che c’è a caso… è chiaro che ci sono altri punti, magari più importanti} anche stando solo in montagna. Se poi andiamo in pianura, nelle città, abbiamo dei problemi giganteschi, planetari!!
Però noi siamo qua a difendere una parte di questo mondo, che è la montagna, il mondo alpino, il mondo della quota, e qui capita di incistarsi su un punto preciso, come nelle guerre: in una guerra il fronte può essere di 700 km, ma poi la battaglia viene fatta in un punto preciso, magari quella di Waterloo; l’eliski è Waterloo! Ed occorre vincerla questa battaglia, non si può perderla!
E’ una roba che non può succedere domani o dopodomani, però è un punto nevralgico sul quale bisogna insistere, insistere e insistere… pur sapendo perfettamente che ci sono altri punti e ce ne sono tanti: le ferrate, le funivie, gli impianti sciistici, il tanto odiato traffico dei SUV (ma non sono solo i SUV che inquinano), ecc. Chi più ne ha più ne metta… questo lo sappiamo, ma ci sono punti simbolici in cui si sta combattendo la guerra! Quale può essere la via di uscita? La via è quella dei francesi: vietare tutto [http://www.banff.it/le-ragioni-del-no-eliski-non-sono-quelle-della-sicurezza/]: anzi, l’eliski deve essere una attività “non contemplata”, per cui chi la fa è fuori legge. Punto.Non è soltanto una questione di ambiente, lo sappiamo e lo abbiamo detto ampiamente! E’ una questione di formazione e di cultura!“.

L’intervista e in particolare queste poche righe che ho riportato, mi hanno fatto riflettere sulla vostra proposta, sulle “tracce silenziose”.
Ecco, io non ci credo alle “tracce silenziose”, mi sa un po’ di Anni Azzurri (la famosa residenza per anziani a Milano), mi sa un po’ di opposizione responsabile. Non vuole dire nulla, è insapore, non va al cuore delle persone e tanto meno va al cuore del problema. Il problema è l’eliski non le tracce silenziose e l’anno scorso in val Formazza e in val Malenco abbiamo alzato un bel polverone. Ne hanno parlato La Stampa, Il Corriere della Sera, La Repubblica. Basta digitare “no eliski” su Google per rendersene conto. Io non annacquerei così il problema, non sprecherei quello che abbiamo fatto. Ma, una volta che la Regione Piemonte legifererà, tornerei a bomba sull’eliski, senza se e senza ma. Dovrebbero essere MW e il CAI a farsene carico, ad assumersi la responsabilità mobilitandosi fin da subito. Dicendo NO a qualsiasi legge o proposta di legge che non vieti tout court l’uso dell’elicottero per andare a sciare. Toni Farina mi ha raccontato che in Francia andavano ad occupare fisicamente le piazzole  per impedire l’atterraggio degli elicotteri. Io per questo ci sono, per le tracce silenziose, gli anni azzurri e l’opposizione responsabile, no grazie.
Questo inverno il tema sarà ancora più caldo, in Lombardia hanno quasi totalmente deregolamentato la pratica e in Piemonte ho paura che possiamo solo aspettarci una legge che peggiorerà le cose. Battiamo il ferro fin che è caldo.

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Lorenzo Scandroglio, 8 settembre 2015, ore 14.33
Le “tracce silenziose” proposte da Toni Farina (dopo una chiacchierata in rifugio) non sono un “problema” (come lo definisci tu) ma vorrebbero essere una festa dell’andare in montagna in un modo diverso a cui, tutt’al più, bisognerebbe dare maggiore sprint nel nome. Inoltre le “tracce silenziose” non si propongono, appunto, di far rumore (tanto meno mediatico), perché questa iniziativa non è un’alternativa a quelle di contestazione dell’eliski. Si possono benissimo portare avanti entrambi i fronti, quello propositivo e quello oppositivo. E su quest’ultimo punto, tu che sei stato in prima fila quest’inverno in Formazza, sai bene quanti toni morbidi, quante contraddizioni, quanti compromessi hai dovuto accettare mandando giù i presidenti delle sezioni CAI che difendono l’eliski raccontando la balla dell’economia montana (contravvenendo allo statuto dell’associazione che presiedono senza né dimettersi, per iscriversi ad associazioni coerenti col loro pensiero, né essere espulsi), mandando giù le bugie dei rifugisti che da una parte organizzano l’ospitalità in quota dell’eliski e dall’altra appartengono all’associazione che (a chiacchiere) lo contesta.
Insomma, se si vuole fare i Savonarola duri e puri, bisogna farlo fino in fondo: perché la posizione più nobile (eticamente) è la più difficile da portare avanti e da mandare in porto. Che, senza azioni risolute e coerenti, si trasforma nella più ignobile perché illude ma delude. Specie quando c’è di mezzo un sodalizio democristiano, conservatore e ipocrita. Te lo dice un gestore di rifugio che, suo malgrado, sa di non avere le spalle abbastanza grandi (il coraggio?) per fare il Savonarola ma che, a voce bassa, segue un percorso coerente nei fatti e negli anni; pur non prevedendo lo statuto dell’associazione proprietaria della sua struttura (il mio è un rifugio ACLI) il rifiuto dell’uso a fini ludici di mezzi motorizzati nelle terre alte…
Detto questo, ti ringrazio per aver inoltrato questa condivisibile riflessione sull’importanza simbolica e strategica di certi punti nell’ambito di una guerra per il progresso civile.

Toni Farina, 8 settembre 2015, ore 16.15
Dividersi, dividersi, dividersi… ah quante volte ho già visto e vissuto questa storia, e quante volte mi toccherà vederla ancora…
Comunque io e, credo, MW aderiremo sia a tutte le tracce non motorizzate, siano esse silenziose o rumorosamente “NO ELISKI”.

Alberto Paleari, 8 settembre 2015, ore 17.09
Se potessi aderirei a tutto, proteste silenziose e rumorose, però il tempo è limitato e anche l’attenzione della gente, per cui credo si debba capire che cosa funzioni meglio. Per me il problema è sempre il CAI, l’assenza del CAI, anche nella lista di quelli a cui questa corrispondenza viene mandata per conoscenza. E’ inammissibile, dice Lorenzo Scandroglio, che un presidente di una sezione del CAI favorevole all’eliski resti presidente di quella sezione, va bene, ma perché non chiediamo, noi che siamo anche soci del CAI, che venga espulso?  Si fa una bella lettera con nome e cognome del presidente in questione e la si manda al  presidente generale chiedendone l’espulsione perché contravviene al bidecalogo. In Italia non è reato essere favorevoli né essere contrari all’eliski, ma lo statuto del CAI è contrario, quindi…

Toni Farina, 8 settembre 2015, ore 19.20
Ho un po’ l’impressione che questi nuovi strumenti di comunicazione (over-comunicazione): mail, blog, facebook, ecc.. alla fine creino più confusione che chiarezza. Ma sicuramente il mio è solo un pre-concetto…
In ogni caso, per personale bisogno di chiarezza… vedo di fare un po’ di chiarezza:
– in ogni contesa occorre capire bene chi è l’avversario;
– in questa contesa (eliski) l’avversario non è il CAI;
– il CAI purtroppo non è un alleato, l’ho verificato più volte (tutte le cose dette sul CAI le condivido);
– il CAI non è ANCORA un alleato, probabilmente mai lo sarà come vorremmo (CAF e DAV sono un’altra cosa);
– ma forse, forse e ancora forse, qualcosa sta cambiando, aria nuova mi pare giunga dalla Granda, terra di scialpinisti e ora anche di eli-skiatori;
– per cui: smettiamola di farci la paranoia CAI e pensiamo a CHEFFARE nel 2016.
Una manifestazione silenziosa-rumorosissima in Formazza (o anche altrove, ma punterei su una). Da farsi però nel periodo di elicotterismo. E anche una festa, più avanti, quando gli elicotteri saranno a riposo.

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Alessandro Gogna, 8 settembre 2015, ore 20.15
Scusa Toni, non ho assolutamente intenzione di “spingere” sull’idea di Paleari sui presidenti CAI, anche se mi sembra ottima. Hai perfettamente ragione a dire che il CAI non è certamente alleato e che il problema è l’eliski, non il CAI. E sono d’accordo nello sperare che un giorno possa essere più alleato.
Però ciò non toglie che, a mio avviso, sono due cose che possono andare avanti di pari passo. Non c’è rischio di confonderle. Nello stesso tempo far emergere le contraddizioni è sempre salutare.

Alberto Paleari, 8 settembre 2015, ore 20.35
Il CAI non è l’avversario ma è l’associazione più importante di alpinisti italiani, ha 300.000 soci, tra i quali ci sono anch’io (l’AGAI, associazione guide alpine italiane, è una sezione del CAI) ha legami con il potere e la politica che nessuna delle associazioni partecipanti coi loro rappresentanti a questa discussione nemmeno si sogna, penso sia importante cercare di coinvolgerlo, sostenere la sua ala ecologista e combatterne l’ala ruffianesco-intrallazzatrice. Mi ricordo che nel 1968 e negli anni seguenti, quando  ero nel consiglio direttivo di una piccola sezione del CAI,  ero un contestatore acerrimo di tutta la tradizione, dei padri fondatori borghesi  e della frase di Guido Rey scritta allora sulle tessere: “Io credetti e credo  la lotta con l’Alpe utile come un lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede”. Poveri noi, di fronte alla posizione ambigua del CAI (ricordo al consiglio regionale piemontese di qualche anno fa il discorso penoso dell’allora presidente delle sezioni piemontesi del CAI, non ricordo il nome, in occasione della proposta di legge della lega nord per una “regolamentazione” dell’eliski)  di fronte dunque a quella posizione (la facciamo in elicottero la lotta con l’Alpe?) mi sembrano migliori e più nobili i padri fondatori e Guido Rey.

Francesco Pastorelli (direttore CIPRA Italia), 9 settembre 2015, ore 9.02
Penso che dovremmo tenere su due livelli diversi quelli che sono gli aspetti legislativi (arrivare finalmente ad una normativa che vieti il sorvolo a bassa quota in zone d montagna, e non solo l’eliski) e quanto possiamo fare noi come associazioni, operatori e frequentatori della montagna (anche se le due cose sono ovviamente collegate).
Da quello che si sta vedendo al momento, pensare che le regioni che non hanno ancora legiferato in materia (tutte tranne Trento, Bolzano e VdA che però lo permette in molti siti) possano arrivare a stabilire un divieto generalizzato, mi spiace dirlo, ma è pura utopia. L’attuale giunta regionale piemontese sembra intenzionata a porre qualche limite, ma non nel senso de divieto generalizzato, al massimo nell’individuazione di alcune zone dove si può praticare (speriamo poche) e con qualche prescrizione (speriamo rigide). La giunta che c’era prima stava facendo il peggio del peggio (e con questo non voglio giustificare la giunta attuale).  Per quale motivo la giunta piemontese non chiuderà mai definitivamente all’eliski? Forse perché di ambiente non gliene importa un granché, ma probabilmente anche per evitare di andarsi a scontrare con qualche politico locale, anche se della fazione opposta (penso all’alta valle Susa, ma anche alla Valsesia) sempre nel nome di “non si si può impedire lo sviluppo locale”).  A mio avviso però se fosse lo Stato ad intervenire con una legge nazionale di certo i politici piemontesi -ma anche quelli di altre regioni- non si strapperebbero le vesti in quanto scaricherebbero le colpe sul governo centrale brutto e cattivo. Una legge nazionale risolverebbe il problema in maniera definitiva. Una legge nazionale sulla falsariga di quella francese, ovviamente. Ma questo è solo il mio punto di vista. Il problema è che non credo ci sia oggi un solo parlamentare che abbia voglia di impegnarsi per un tema come questo.  Detto questo sarei lieto di poter sostenere qualunque iniziativa di legge nazionale, come abbiamo fatto in passato. Invece, se va bene, ci toccherà tapparci il naso ed accontentarci di una leggina regionale -per il Piemonte- che circoscriva l’eliski a qualche località.
A livello di iniziative tutto può essere utile, per carità. Basta non farsi illusioni. Sensibilizzare l’opinione pubblica, denunciare abusi (per esempio chi fa voli su SIC e ZPS dove è perlomeno necessaria la valutazione d’incidenza, ridicolizzare, anche con ironia, chi promuove e chi non fa niente per impedire questa pratica. Ma soprattutto bisognerebbe fare delle forme di class action nei confronti di quelle località che promuovono eliski. In passato funzionò la sorta di boicottaggio nei confronti di alcuni esercenti della val Maira che si erano fati venire la brillante idea di portare in valle le motoslitte. Ad esempio, se il comune di Argentera continua con il suo progetto di espansione delle piste ed eliski bisognerebbe che tutti i frequentatori della valle (tra scialpinisti e camminatori siamo tantissimi) non lasciassero più un solo centesimo agli esercizi commerciali di Argentera. Vediamo come reagisce il sindaco se i commercianti iniziano a lamentarsi.
Comunque qualunque tipo di iniziativa si decida di intraprendere avrà il mio sostegno (e spero di riuscire a coinvolgere più associazioni possibile).
Sul CAI: capisco la delusione di Alberto Paleari. Sono anch’io deluso dall’atteggiamento di una parte del sodalizio. Attenzione però a non fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono anche persone all’interno del CAI, a diversi livelli, dalla base a presidenti di sezione ad alcuni presidenti regionali, che si battono a favore dell’ambiente e contro l’eliski. Così come ci sono tra i rifugisti e le guide (anche se molti preferiscono non palesarsi, ma capisco anche loro). Lavoriamo con quelli che sono dalla nostra parte e cerchiamo di sostenerli. Senza CAI, così come senza gli altri operatori, la battaglia probabilmente è persa.

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Emilio Delmastro (ProNatura Torino), 9 settembre 2015, ore 9.16
Mi associo alle misurate riflessioni di Francesco Pastorelli.

Michele Comi, 10 settembre 2015, ore 10.58
Che sia provocazione “gentile” o meno l’importate è non lasciare che la pratica eliski diventi “istituzionalizzata” cosa che drammaticamente sta avvenendo in Lombardia (vedi formazione all’uso dell’eliski nei corsi di specializzazione freeride dei maestri di sci tenuti in passato dalle guide, patrocini e astuti accordi per normalizzare la pratica, ratificati con delibere comunali pro eliski tra enti, guide, tour operators, ecc…).
La posizione bicefala del CAI è imbarazzante, come ad esempio avviene anche qui nelle Retiche, con la sezione Valtellinese che sostiene la campagna no eliski in Valmalenco e il locale sodalizio che dichiara apertamente il contrario.

Alberto Gianola, 15 settembre, ore 18.39
Premesso che sono per il divieto generalizzato, nell’ottica di analisi del fenomeno, mi sembra che il diffondersi dell’uso ludico di mezzi a motore nell’ambiente alpino (elicottero, fuoristrada, quad, moto, motoslitte) ponga problemi su diversi piani, collegati tra loro:
1) sul piano etico e di scelta politica. L’uso ludico implica sfruttamento e consumo della montagna volto ad avere il massimo dei vantaggi immediati; il divieto di esso implica frequentazione più rispettosa dell’am­bien­te, salvaguardia dello stesso anche a beneficio delle generazioni future.
2) sul piano economico. Oggi la montagna tanto estiva quanto invernale è frequentata da un numero sempre più consistente di escursionisti alla ricerca di luoghi incontaminati. Tale tipologia di frequentatori comporta un notevole e diffuso indotto eco­nomico a livello locale: pernottamenti e pasti nelle strutture ricettive in valle ed in quota, acqui­sti negli esercizi commerciali dei paesi di montagna. Diverso è invece l’apporto economico di chi si muove con un mezzo motorizzato: per via della potenza e del­la velocità di cui si avvale, egli tende a fare meno spese in loco (nel caso dell’eliski limitandosi spesso alla spesa per il trasporto e per l’ac­com­pagnamento), preferendo l’offerta più va­riegata dei luoghi della pianura o addirittura della costa, facilmente e velocemente raggiungibili in qual­siasi momento. Le due tipologie di escursionisti sono incompatibili. Pochi escursionisti motorizzati allontanano i molti fruitori della montagna non motorizzati, fa­cendo venir meno l’apporto economico maggiormente diffuso di questi ultimi;
3) sul piano della sicurezza. La frequentazione motorizzata della montagna aumenta i rischi con conseguenti costi per ridurli od affrontare le conseguenze nel caso di sinistro. Ammettere le moto su un sentiero può comportare per l’ente responsabile di esso obblighi di ripristino, manutenzione e segnalazione onde garantire una circolazione sicura su di esso con costi che possono essere non indifferenti. Autorizzare l’atterraggio dell’elicottero per la discesa fuoripista implica una complessa va­lu­ta­zio­ne tecnica spe­cia­li­sti­ca delle condizioni ambientali (neve, meteo, tipo di pendii) affinché gli sciatori possano scendere in si­cu­rez­za, posto che da un lato chi usa l’elicottero non ha saggiato la ne­ve salendo; ed inoltre lo spostamento d’aria da esso creato, specie atterrando e decollando può alterare lo stato del manto nevoso, determinando spo­stamenti della neve, creando accumuli, pos­sibili cause di ulteriori effetti ne­ga­ti­vi. In generale gli enti che autorizzano una certa attività devono fare in modo che lo svolgimento dell’attività autorizzata av­venga in condizioni di sicurezza. Ottem­pe­ra­re a tale obbligo può comportare l’im­pe­gno di risorse finanziarie di non poco conto. An­che lad­do­ve l’ente riceva un vantaggio economico diretto o indiretto dalla frui­zio­ne motorizzata della mon­tagna, è possibile che le risorse così ottenute deb­ba­no poi essere impegnate per gli interventi di messa in si­curezza.
4) sul piano giuridico, poiché tali attività non sempre sono compiutamente regolate. Per i mezzi terrestri vige il divieto posto dalla legislazione regionale. Mancano regole specifiche per l’eliski. Occorre però tenere presente che esistono delle regole generali il cui contenuto finisce per porre delle limitazioni. Intanto trovano ap­plicazione le norme di tutela ambientale che possono comportare il divieto di atterraggio in certe zone.
Mi pare poi che l’attività di volo dell’elicottero in montagna sia soggetta al DECRETO 8 agosto 2003 del MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, in G.U. N. 297 del 23-12-2003, rubricato Norme di attuazione della legge 2 aprile 1968, n. 518, concernente la liberalizzazione dell’uso delle aree di atterraggio, il cui art. 7 prevede che l’elicottero possa occasionalmente atterrare su qualunque area di dimensioni idonee a permettere, a giudizio del pilota, operazioni occasionali di decollo e atterraggio ma:
a) la dimensione minima dell’area di approdo e decollo deve essere almeno una volta e mezzo la distanza compresa fra i punti estremi dell’elicottero con i rotori in moto;
b) l’andamento plano-altimetrico e la resistenza del fondo devono essere idonei alla effettuazione del­le operazioni di approdo, di decollo e delle manovre in superficie;
e) l’area deve essere sgombra da persone, animali o oggetti che possano ostacolare le operazioni;
f) le fasi di decollo e di atterraggio non devono comportare il sorvolo di centri abitati, di agglo­me­ra­ti di case e assembramenti di persone.
Occasionale significa non più di 100 movimenti l’anno.
In altre parole se vi sono sci-alpinisti o ciaspolatori, l’elicottero non può atterrare. Inoltre la neve farinosa può incidere sulla resistenza del fondo e nascondere asperità del terreno. I luoghi di decollo ed atterraggio sono poi individuati dalle amministrazioni locali.
5) sul piano associativo CAI. Qui il problema è ancora una volta l’assenza di chiare regole vincolanti. Il CAI, per statuto ente avente per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente na­turale (art. 1), non può che essere per la massima limitazione dell’utilizzo dei mezzi a motore in mon­tagna: prin­ci­pal­mente per soccorso, lavori, approvvigionamento rifugi, scopi scientifici. Statuto e coe­ren­za impongono di non fare ciò che si chiede di non fare agli altri. A tal fine su mia iniziativa le Assemblee LPV del 2011 ad Acqui Terme, del 2013 a Biella del 2014 nuovamente ad Acqui Terme hanno approvato la proposta al Comitato centrale di fare le seguenti modifiche:
a) aggiungere all’art. I.I.1 del regolamento generale un comma 2 siffatto:
2. Nello svolgimento delle sue attività il Club Alpino Italiano opera sempre secondo modalità eco­so­ste­nibili e limitando al massimo l’impatto ambientale, evitando di organizzare e/o realizzare, di­ret­ta­mente o indirettamente, autonomamente o in collaborazione o compartecipazione con altri sog­get­ti pubblici o privati, iniziative che implichino o promuovano l’uso di veicoli motorizzati (auto, mo­to­cicli, quad, motoslitte) fuoristrada, su sentieri, mulattiere o tratturi e di velivoli a motore (elicotteri ed ae­roplani) per finalità diverse da quelle di soccorso e protezione civile, approv­vi­gio­na­men­to e ma­nu­tenzione dei rifugi, ricerca scientifica.
b) apportare una parallela modifica nel modello di statuto sezionale e negli statuti sezionali, prevedendo l’inserimento di un comma 3 dell’art. 1 o di un art. 3 siffatto:
Nello svolgimento delle sue attività l’Associazione opera sempre secondo modalità ecosostenibili e li­mitando al massimo l’impatto ambientale, evitando di organizzare e/o realizzare, direttamente o in­direttamente, autonomamente o in collaborazione o compartecipazione con altri soggetti pubblici o privati, iniziative che implichino l’uso di veicoli motorizzati (auto, motocicli, quad, motoslitte) fuo­ri­stra­da, su sentieri, mulattiere, tratturi o di velivoli a motore (elicotteri ed aeroplani) per finalità di­ver­se da quelle di soccorso e protezione civile, approvvigionamento e manutenzione dei rifugi, ricerca scientifica.

Proposte ancora in attesa di riscontro.
In un quadro siffatto che fare?
Io proporrei, oltre alle iniziative di sensibilizzazione per tutti e nelle scuole, alle manifestazioni, alla petizione per una legge regionale volta a vietare il più possibile, di studiare e divulgare la disciplina esistente (in particolare nelle iniziative CAI), rilevare (fotografare e ri­pren­de­re) e segnalare alle autorità eventuali violazioni, chiedere formalmente (mediante richiesta di ac­ces­so agli atti) alle amministrazioni locali che autorizzano l’eliski i provvedimenti che in­di­vi­dua­no i luoghi di decollo ed atterraggio, informando poi di essi tutti i potenziali interessati.

Matteo Guadagnini, 21 settembre 2015, ore 12.12
Cerco di dare un apporto dopo aver letto Bidecalogo del CAI e Regolamento disciplinare.

a) Bidecalogo
Al punto 3 – Impegno – mi pare sia ben chiaro che il CAI debba sostenere la proposizione di legge statale prevedente il divieto assoluto dell’esercizio del turismo motorizzato fuori da tracciati autorizzati. L’impegno è di tale ampiezza che sembra applicabile alla MTB.

Al punto 4 – Impegno – mi pare invece un po’ più sfumato, ma comunque chiaro, l’impegno a “contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte (vedi Nota 1) per finalità ludico-sportive”.

Ciò stante mi paiono coerenti con quegli impegni, ed un eventuale scopo di suscitare le reazioni del Presidente per i rischi disciplinari, le seguenti domande al Presidente medesimo (seguo le proposte del 9 settembre di Nicola Pech):

– quali iniziative il CAI ha adottato e sta adottando per rispettare gli impegni assunti con il Bidecalogo (Punti 3 e 4) a proposito della normativa di proibizione delle attività motoristiche in montagna ed a proposito del contrasto e della dissuasione dell’attività ludico-sportiva di aerei, elicotteri e motoslitte?

– quali iniziative disciplinari il CAI ha adottato e sta adottando nei confronti dei Presidenti di Sezione, quali i Presidenti delle Sezioni Macugnaga e Formazza, che si sono rifiutati di aderire ad azioni di contrasto della pratica dell’eliski?.

I quesiti successivi al terzo sono relativi agli indirizzi; avrebbero dunque una finalità diversa rispetto a quella di suscitare procedimenti disciplinari. Meglio un atteggiamento duro (il primo) ovvero l’apertura di una discussione (cui conduce il secondo atteggiamento)? Io sono per il primo; alla comune intenzione la decisione definitiva.

Nota 1. Questo impegno appare non perfettamente in sintonia con quello del Punto 3 dove si vuole appoggiare l’approvazione di una legge che, tra gli altri, vieti anche l’uso delle motoslitte fuori dai tracciati autorizzati.

b) Regolamento disciplinare
Alle “Definizioni” si individua il contenuto dell’”Esposto” come atto con il quale “un socio porta a conoscenza di organo che egli ritiene titolare di potere disciplinare atti o comportamenti che ritiene abbiano rilevanza disciplinare”.

Il “Potere disciplinare” consiste della “potestà di perseguire e sanzionare soci o organi responsabili di violazioni a norme scritte o ai principi ispiratori del sodalizio”.

Il “Ricorso” consisterebbe nella richiesta di un socio al Collegio dei Probiviri di annullamento o di riforma di un atto o provvedimento che ritenga illegittimo o pregiudizievole.

Il Regolamento si applica (art. 2) alle impugnazioni di atti e provvedimenti (lett. b), alle procedure di composizione delle controversie tra soci e organi di qualsiasi livello e tra organi (lett. a), nei procedimenti disciplinari verso soci e organi o strutture (lett. d).

Non è applicabile agli atti del Comitato Direttivo Centrale (diversi dai provvedimenti disciplinari – comma 2°).

Le procedure previste sono esaminate e decise dai Collegi regionali e interregionali dei Probiviri in primo grado e dal Collegio nazionale dei Probiviri in secondo grado.

Per le impugnazioni di atti o provvedimenti relativi a strutture centrali operative è competente il Collegio regionale dei Probiviri della Lombardia (art. 4, 3°).

Le comunicazioni vanno fatte a mezzo raccomandata AR (art. 8, 7°). Le udienze dei Collegi non sono pubbliche (art. 8, 9°).

Al punto 12 viene sancito l’obbligo dei soci (sia quali singoli, che quali componenti di organi collegiali) di rispettare i principi di cui all’art. II, 4 dello Statuto (vedi Nota 2) e viene stabilito che il socio deve tenere comportamenti conformi ai principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sociale. La violazione di questi principi legittima l’apertura di un procedimento disciplinare.

Nota 2. Io ho reperito, all’art. 9, 1° c, tra gli altri e per quanto ci interessa, il dovere tra gli altri di tenere comportamenti conformi ai principi informatori del CAI. Non ho trovato un articolo II,4.

I provvedimenti disciplinari devono essere proporzionati alla gravità dei fatti contestati, alla effettiva responsabilità dell’autore ed alle conseguenze dannose derivate o che avrebbero potuto derivare al sodalizio o sue strutture (punto 13).

Le sanzioni consistono nell’ammonizione (biasimo con diffida a non reiterare il comportamento), nella sospensione dei diritti del socio sino ad un anno, nella radiazione.

Titolari del potere disciplinare sono i Consigli direttivi sezionali, i Consigli direttivi regionali ovvero il CDC (Comitato direttivo centrale) a seconda dell’ambito territoriale di diffusione degli effetti della violazione (art. 21).

L’ impianto sembra far escludere che un procedimento disciplinare possa aprirsi se non in seguito all’invio da parte di un socio di un esposto, a mezzo di lettera raccomandata, al Collegio dei Probiviri; mentre, pur essendo previsto il procedimento disciplinare nei confronti di organi, non è chiaro come esso possa attivarsi (sempre su segnalazione di un socio? Per iniziativa di altro organo magari sovraordinato?).

In conclusione credo che: se si intende provocare una mancata risposta del Presidente per aprire la strada ad un esposto nei suoi confronti e per provocare una sua iniziativa nei confronti di Presidenti ‘recalcitranti’, le prime due domande possano essergli poste. In assenza di risposte o di risposte non soddisfacenti un socio o un organo di una sezione si attiva per proporre un esposto nei confronti del soggetto.

Se invece si intende aprire un dibattito sui temi per condurre il CAI ad assumere una posizione ufficiale sui medesimi ed a muoversi nei confronti di terzi che non si sono allineati, possono essere poste le altre domande. Secondo me la prima ipotesi (mi ripeto) pare più ‘stimolante’ per il soggetto che riceve domanda (e eventualmente esposto).

In ogni caso vorrei indicazioni da tutti per poter far deliberare dalla mia Sezione UGET un qualche documento.

Del tipo:
La Sezione ______ del CAI,
– stanti le precise indicazioni fornite dal Bidecalogo dell’associazione, in particolare ai suoi articoli 3 e 4, ed ai conseguenti impegni solenni ivi assunti;
– stanti le Conclusioni del medesimo Bidecalogo che indicano la necessità dell’adozione di azioni a protezione del paesaggio alpino e le Sanzioni ancora in esso espresse costituenti dettami di autodisciplina dei soci;

delibera in assemblea di procedere con tutte le iniziative necessarie ed opportune per:

  • far adottare legge statale che ponga divieto assoluto all’esercizio di turismo motorizzato (4×4, quad, enduro, ecc, motoslitte in inverno) su mulattiere, sentieri, strade di montagna e comunque fuori da tracciati appositamente autorizzati;
  • far adottare legge statale ovvero regionale al fine di contrastare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per attività ludico-sportive.

Delibera altresì che venga divulgata la presente delibera tra i soci, richiamando i medesimi al rispetto dei comportamenti dettati dal CAI con l’adozione del Bidecalogo, che verrà inoltrato ai medesimi soci per loro informazione ulteriore.

QuantoIlCAI-Eliski-Canada-one-group

Toni Farina, 22 settembre 2015, ore 12.40
… Il CAI non è neppure un alleato e la non partecipazione alle iniziative, spesso il boicottaggio, lo dimostra. Temo solo che alla fine si raggiunga un risultato opposto.

Alberto Paleari, 22 settembre 2015, ore 13.50
Il CAI non è un avversario, ci sono moltissimi soci che la pensano come noi, credo siano la maggioranza. Con la nostra iniziativa dovremmo riuscire almeno ad aprire un dibattito interno sull’argomento: se nello statuto del CAI è per lo meno stigmatizzato l’uso ludico dei mezzi a motore è compatibile essere soci del CAI, o peggio dirigenti, e praticare, o appoggiare pubblicamente, o difendere, la pratica dell’eliski?

Matteo Guadagnini, 22 settembre 2015, ore 15.54
Le considerazioni di Toni Farina sono corrette. Io credo che attaccare un singolo non significhi ancora affermare un principio o supportarlo.
Però credo anche che sta mania di non affermare i principi e non di confrontarsi anche duramente con chi ha principi diversi sia una cattiva cosa.

Occorrerà pure che si arrivi a un confronto. Se poi il CAI deciderà che il bidecalogo è una stupidaggine, che i soci che appoggiano i motori in montagna (a terra o in volo) fanno bene a farlo, vorrà semplicemente dire che siamo del tutto (scusate) fottuti, perché avremo perso la guerra con noi stessi.

Piuttosto mi chiedo in che modo dare massima evidenza e cassa di risonanza sui media, quando le domande verranno poste.

Ancora un aspetto: sfrutterei motori ed eliski quale argomento unico e identico, anche se unico  ed identico (vedi il bidecalogo) non è: vi è molta più gente, estate e inverno, che non tollera i motori in montagna di quanta odia l’eliski.

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