Quel che un non-vedente riesce a vedere

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Quel che un non-vedente riesce a vedere

Il 3 agosto 2015 Gabriele Scorsolini, giovane quindicenne non-vedente, accompagnato dall’amico (e guida) Paolo Caruso e da Luigi Martino, è riuscito a salire la via normale della Punta Anna nei Monti Sibillini (la via Vagniluca-Cecchini-Kamenicky, 1969, AD+ con variante finale di IV e V).

La prima salita alpinistica di Punta Anna effettuata da un non-vedente, al di là della notizia, ha messo in evidenza alcune gravissime criticità che sono conseguenza non solo dei regolamenti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ma soprattutto della scarsa disponibilità di questo Ente ad accettare il dialogo per concertare soluzioni condivise e giuste.

L’avvicinamento a Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-02 Paolo e Gabriele prima di P. Anna

Eppure qualsiasi cittadino auspica che una Pubblica Amministrazione lavori per il bene comune anche introducendo regolamenti intelligenti o quantomeno sostenibili e sufficientemente in armonia con le normative italiane ed europee.

Quando sono in montagna e quando arrampico mi sento libero, una libertà difficile da raggiungere nella vita quotidiana. Non vedere non è un problema, posso sviluppare altre percezioni… questa è una cosa importante che trovo nell’arrampicata e nella montagna. Ho avuto la fortuna di iniziare imparando le tecniche del Metodo Caruso direttamente con l’ideatore, cosa che mi permette di muovermi liberamente e in modo corretto ma soprattutto di capire e di sviluppare le intuizioni che sono determinanti quando arrampico”.

Gabriele arrampica da pochi mesi ma ha già sviluppato una capacità che molte persone vedenti impiegano anni per raggiungerla.

Nella ripida discesa verso l’attacco della Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-03 la ripida discesa verso P. Anna

Per me arrampicare non è difficile, mi diverto tantissimo, la difficoltà principale la trovo forse nei sentieri intermedi, né facili né difficili. Se riesco a poggiare le mani, posso controllare bene il mio peso e utilizzare le gambe al meglio, mentre i sentieri con molte irregolarità mi costringono a una camminata più lenta e faticosa. Lavorare sulla tecnica è fantastico, già solo avendo imparato a controllare il “doppio peso” le mie potenzialità si sono moltiplicate. Arrampicherei sempre, falesia, montagna, ovunque. Arrampicare in un certo modo mi fa “guardare” lontano e mi aiuta a capire i pericoli e anche le deformazioni e le false illusioni dell’ambiente della scalata. Sono contentissimo di ottenere dei risultati, ad esempio di aver salito Punta Anna, ma so che quello che voglio è imparare, migliorare, ma soprattutto capire e stare a contatto con la natura, con la roccia e con le persone con cui sono in sintonia e di cui mi fido”.

Anche per quanto riguarda i lunghi avvicinamenti, tipo quello di Punta Anna, Gabriele ha qualcosa da dire: “La montagna per me è libertà, ma da quando sono venuto a conoscenza della discriminazione che subiamo noi alpinisti nei Monti Sibillini ho capito che i veri limiti da superare per l’umanità sono l’ignoranza e la mancanza di umiltà. Chi riveste ruoli di potere dovrebbe stabilire regole giuste e non certo discriminatorie. Non potendo vedere sono molto sensibile al rumore e alla velocità dei mezzi a motore e per questo sono convinto che anche i camosci sono disturbati da queste cose, ma non certo dall’alpinismo. I camosci vanno d’accordo con gli alpinisti, lo capisco io a quindici anni ma sembra che non lo capiscano i signori del Parco… Mi sono informato molto su tutta la questione per capire che simili divieti sono assurdi: per esempio al Gran Sasso non sono mai stati imposti divieti a seguito dell’introduzione dei camosci e i camosci si sono moltiplicati subito.

Gabriele in arrampicata sulla Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-04 Gabriele in arrampicata

Nei Sibillini si verificano cose incredibili, si vieta l’alpinismo e allo stesso tempo si consente il transito ai mezzi motorizzati. Vorrei dire a chi ha scritto il regolamento 384 e a tutti i funzionari del Parco che li invito a venire con me in montagna, non certo per competizione, anche soltanto a camminare ma dopo averli bendati, così che possano provare quello che io provo: sono sicuro che acquisterebbero altri occhi, ma non quelli che permettono di vedere quanto invece quelli che permettono di capire, gli occhi interiori, così come sono sicuro che si spaventerebbero di più per il rumore improvviso di una moto che scorrazza invece che per il passaggio degli alpinisti.

In più, dopo aver salito Punta Anna, (secondo il regolamento) saremmo dovuti scendere con la pioggia per un sentiero che non è adatto a me e non è neanche tracciato invece che percorrere uno dei sentieri ufficiali che sono utilizzati da tutti ma, secondo i signori del Parco, vietati a noi alpinisti.

A volte rimango stupito dalla scarsa lungimiranza dei “vedenti”: non è difficile capire che bisogna accettare il dialogo per fare bene le cose e soprattutto ascoltare le persone più competenti perché non ascoltare queste persone equivale a far dilagare la degenerazione e l’ingiustizia. Al Direttore vorrei dire che non sono contrario alla caccia, anche mio padre è cacciatore, ma forse sarebbe il caso che un cacciatore come il direttore del Parco capisse che gli alpinisti non fanno alcun danno, almeno quelli ben preparati come ritengo che noi siamo, al contrario dei cacciatori che bene o male uccidono gli animali. Come i cacciatori possono cacciare dove e quando consentito, in quanto esperti nel loro settore, così gli alpinisti dovrebbero poter fare gli alpinisti nel loro territorio, cioè nelle montagne, per le competenze che hanno, magari insieme ai camosci con cui non c’è alcun conflitto. Che vietino il transito dei mezzi a motore nelle zone critiche, ma non l’alpinismo! Come si fa a non capire la differenza tra le due attività? Il giorno della salita a Punta Anna non abbiamo incontrato alcun camoscio nella zona della parete; invece li abbiamo visti e ho sentito i loro richiami da un’altra parte, sul M. Bove Sud. E allora, signori del Parco, cosa facciamo? Diciamo ai camosci che devono andare a Punta Anna e li obblighiamo a starci o togliamo il divieto da Punta Anna e vietiamo il passaggio agli uomini sul M. Bove Sud…?”.

Gabriele sale le lame del traverso
QuelcheunNonVedente-Sibillini-06 Gabriele sale le lame del traverso

Gabriele da capocordata. Luigi Martino lo assicura. Foto Paolo Caruso
QuelcheunNonVedente-Sibillini-07 Gabriele da capocordata con Paolo

Gabriele sull’ultima lunghezza della via
QuelcheunNonVedente-Sibillini-08 Gabriele sale l'ultimo tiro

Gabriele e Paolo in vetta alla Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-10 Sulla vetta di P. Anna

Il ritorno con temporale per il sentiero VIETATO agli alpinisti
QuelcheunNonVedente-Sibillini-11 il ritorno con temporale per il sentiero VIETATO agli alpinisti

I camosci incontrati sul M. Bove Sud (e non a Punta Anna)
QuelcheunNonVedente-Sibillini-12 i camosci li incontriamo sul M. Bove SUD e NON a P. Anna

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