Quel gran parlare della Madonnina rossa

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Quel gran parlare della Madonnina rossa
(notizie da gazzettadireggio.it/ del 9 luglio 2018)

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Un tranquillo paesello dell’Appennino Reggiano, situato su un colle a 684 m, è stato fulmineamente attraversato dallo sdegno e dalla rabbia di quasi tutti i suoi 3658 abitanti. Villa Minozzo, ai piedi del Monte Cusna 2121 m, la seconda cima (dopo il Monte Cimone) dell’intero Appennino Settentrionale, è concorde nel condannare il fatto.

La Madonnina del Monte Cusna dipinta di rosso

In cima al Cusna, accanto alla un po’ ingombrante croce, da una decina d’anni era stata collocata una Madonnina in bronzo: che in questi giorni è stata dipinta di rosso, un atto certamente vandalico quanto stupidamente burlesco.

Non ci è voluto molto, dev’essere bastata una sola bomboletta spray per ricoprire di vernice l’intera statuetta. L’”artista” ha risparmiato però il viso e le mani giunte. Il fattaccio è avvenuto tra il 4 e il 6 luglio, in quanto la prima a vedere il danno è stata un’appassionata di trekking della zona sabato 7 luglio. La donna ha fotografato lo scempio e ha comunicato l’accaduto al presidente della Pro loco di Febbio Mattia Casotti che, indignato, a sua volta ha pubblicato l’immagine della Madonna rossa sulla sua pagina Facebook. Ecco come sdegno e rabbia sono montati.

«Si è trattato di un atto senza senso, di puro vandalismo», tuona Casotti, studente di Economia a Parma, maestro di sci e grande appassionato di montagna, soprattutto delle sue montagne. «Non capisco perché sfregiare un simbolo – continua – che è di tutti e che è stato portato fin lassù con grande fatica, anche con l’aiuto degli uomini del CAI. Per noi, che amiamo questo territorio, è un riferimento, e l’offesa ci amareggia».
«Qualcuno, in paese – prosegue il presidente della Pro loco – sostiene che questa assurdità potrebbe essere stata fatta per seguire l’iniziativa di don Luigi Ciotti, di Libera, sui migranti, il quale ha invitato le persone che non sono d’accordo con le politiche di Salvini a indossare una maglietta rossa sabato scorso. I giorni sono quelli giusti, ma si tratta solo di voci di paese senza alcun riscontro». «E anche se si fosse trattato di un atto dimostrativo – conclude Casotti – io dico: fuori la politica dalle nostre montagne».

La Madonnina del Monte Cusna com’era fino a pochi giorni fa

Prendere di mira un oggetto di culto per dileggiarlo dev’essere uno sport diffuso. Nel giugno del 2016 la stessa statua venne ritrovata da alcuni escursionisti lungo una scarpata, ad almeno trecento metri dal punto nel quale era stata collocata. Erano stati segati i fermi alla base del supporto e la statua era stata gettata il più lontano possibile. La Madonnina era stata rimessa sul suo piedistallo da due volontari del Soccorso Alpino: a parte qualche ammaccatura era in buono stato.

Duole vedere che c’è gente che deride le certezze e le fedi altrui. Fosse vera l’ipotesi della “maglietta rossa” anti-Salvini, farebbe male ancora di più che anche le iniziative umanitarie venissero svillaneggiate.

Ma la veemenza virale che ha dominato la scena polemica dei giorni appena scorsi fa pensare anche che perfino la fede non è esente dalla ricerca del diavolo a tutti i costi. Un diavolo a buon mercato, però, dove ci si possa giustamente incazzare senza provocare nessuno di quelli che contano. Una strada inutile in più in montagna, un bacino artificiale in più con molta acqua nei torrenti in meno, una funivia in più non fanno notizia. Interi comprensori minacciati da speculazioni assurde (tipo Vallone Cime Bianche o Devero o Comelico) non scuciono un pelo. Il Corriere della Sera e Radio 24 e chissà quanti altri dedicano ampi servizi entusiasti alla recente totale distruzione di ciò che era rimasto della scogliera della Gardesana Occidentale? Un plauso bulgaro. Peccato, perché a me queste cose tocca dirle e sembra che io le dica per derubricare in qualche modo la verniciatura blasfema. Ma vi assicuro che non è così.

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