Salita con gli sci accanto alle piste

Ovunque sulle Alpi sono sempre più le persone che utilizzano le piste da sci per fare scialpinismo. Soltanto a Garmisch-Partenkirchen sono più di 25.000 ogni inverno. Quali sono le ragioni di questo mega-trend? Quand’è iniziato? Quali sono i pericoli, i conflitti e le soluzioni, e quali possibilità offre questa tendenza? Quali sono le leggi e le regole in vigore?

Salita con gli sci accanto alle piste
(lo scialpinismo sulle piste è ormai sport di tendenza)
di Manfred Scheuermann
(da Panorama, 1-2016)
Traduzione © Luca Calvi

La copertina dell’articolo originale in tedesco. Foto: Manfred Scheuermann
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La situazione dal punto di vista legislativo
Grazie allo stretto dialogo tra DAV (Deutscher Alpenverein, il club alpino tedesco) e gestori delle piste, e grazie al buon comportamento tenuto dagli scialpinisti, in ogni area sciistica della Baviera è sempre presente un possibile itinerario di risalita. Per i dettagli sulla situazione legislativo vedi http://www.alpenverein.de/pistenskitouren.

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Sport su piste ripide
Quello che gli scialpinisti fanno oggi è la stessa cosa che già facevano i loro predecessori innamorati degli sci: vanno in cerca del terreno migliore per farsi delle sciate. Prima però, salivano per lo più solo a piedi, mentre adesso ci sono gli ski-lift e gli impianti a fune, perché i gestori alla fin fine hanno fatto la stessa cosa, hanno cioè piazzato gli impianti lì dove il terreno per lo sci è il migliore.

In realtà, dietro alla tendenza del momento, c’è ben di più: praticare uno sport, tenersi in forma e respirare la frizzante aria dei monti; andare a sciare dove c’è buona neve e non c’è pericolo di valanghe, senza zaini pesanti e ski-pass costosi; non starsene a congelare appesi allo skilift e, invece, fare qualcosa per mantenere la condizione fisica; gustarsi qualche uscita, magari serale, con gli amici, appena usciti dall’ufficio.

Foto: Manfred Scheuermann
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Per quale motivo proprio adesso si rileva il boom per questa tendenza? Le vendite per lo scialpinismo salgono ormai da anni con percentuali a due cifre e in Austria come anche in Germania si parla sempre più di circa mezzo milione di scialpinisti. Sembra ormai che una frazione ben precisa di questi sia assolutamente soddisfatta della variante addomesticata, così come parecchi scalatori con le arrampicate indoor. Se questi ultimi ormai possono fare a meno della roccia, i primi possono quasi fare a meno di aree sciistiche libere.

Le piste da sci per gli scialpinisti avevano sempre rappresentato una opzione per gli inizi dell’inverno. Quando finalmente arrivava la neve ma ancora non si poteva andare a salire nelle aree sciabili in mezzo alle rocce, le piste offrivano il terreno migliore (lo stesso che oggi spesso viene integrato con neve artificiale). Si facevano le prime serpentine e i primi salti lungo le piste. Poi, però, l’entrata in funzione degli impianti mise a questo la parola fine. Fino al 1995 nelle aree sciistiche aperte non si era visto nemmeno uno scialpinista e poi, tutto d’un tratto, hanno cominciato: nel 2000 erano già così tanti che nel 2001 il DAV sollevò la questione per la prima volta con il documento Sport di tendenza o guida contromano? – Gli scialpinisti alla riconquista del proprio terreno (Panorama, 1/2001). Nel 2003 la lotta tra sciatori “da pista” e scialpinisti ebbe una escalation per la questione del Königssee e un gruppo di esperti chiamato dal DAV arrivò a trovare alla fine soluzioni di tipo pragmatico, in quanto l’unica possibilità era la convivenza. Fu trovato un accordo sulle dieci “Regole del DAV per lo scialpinismo sulle piste” e sulla marcatura uniforme giallo-nera per le vie di risalita sulle piste. Ci fu inoltre bisogno di soluzioni individuali, localizzate, adattate per ciascuna area sciistica, trovate con un gran lavoro di cesello sui dettagli durante discussioni durate a volte per ore intere.

Nelle aree sciistiche aperte di recente posso godermi un allenamento efficace su piste sicure e ben battute che, oltretutto, grazie alla facile raggiungibilità mi risparmiano inutili distanze (Sepp Rottmoser, campione del mondo di scialpinismo, disciplina Sprint)“.
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La tendenza andò sviluppandosi in tutte le Alpi e dato che il DAV aveva fatto da apripista, nei Paesi confinanti ci si orientò sul modello bavarese. Per esempio, nella vicina Svizzera nove delle dieci regole sono quasi identiche a quelle del DAV.

Oggi come oggi non si può più parlare in alcun modo di gente che va contromano quando si vedono decine e decine di scialpinisti che risalgono disciplinatamente le piste lungo i loro margini e da tempo ormai gli sciatori “da pista” si sono abituati alla loro presenza. Sono stati minuziosamente calcolati in circa 25.000 gli scialpinisti che frequentano durante l’inverno la classica area sciistica di Garmisch-Partenkirchen. Se si pensa al fatto che durante la stagione invernale questi vanno incontro a circa 500.000 sciatori “da pista”, ci si meraviglia del fatto che le tensioni rimangano contenute entro i limiti. Altri sono i problemi, dovrebbero essere conosciuti, così come ci dovrebbe essere il comportamento corretto di chi fa parte del consesso umano.

Un pericolo “iper-segnalato”? Le collisioni con chi scende
Questo pericolo d’incidente viene ancora costantemente segnalato, anche se per fortuna il suo verificarsi è estremamente limitato nella prassi, e al DAV non sono noti casi di gravi scontri avvenuti tra gente in salita e gente in discesa. Anche la polizia di montagna non ha informazioni relative a incidenti gravi, anche se comunque tutto ciò non vuole assolutamente dire che gli incidenti siano del tutto esclusi. Recentemente tutto ciò è diventato di pubblico dominio per via dello scontro mortale avvenuto tra una sciatrice e l’allora primo ministro della Turingia, Dieter Althaus. L’importante è che chi sale o scende segua soprattutto due regole: si sale solo al margine della pista in fila indiana e non appaiati (Regola DAV n. 2 e regola FIS n. 7); si scende a vista e ad una velocità adeguata (regola FIS n. 2). Qualora dovesse comunque aver luogo un qualche incidente in sede di dibattimento verrà certamente posta la domanda se le persone coinvolte si siano attenute o meno alle regole.

In seguito ai recenti sviluppi si è reso necessario riformulare la regola FIS n. 7 con una piccola variazione
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Un pericolo poco chiaro: le valanghe sulle piste da sci
Le piste sono sicure contro il pericolo delle valanghe, ma solo quando sono aperte per il funzionamento degli impianti. Cosa succede invece la notte, se nevica, se ci sono temporali o in caso di forte rialzo delle temperature? Le piste chiuse non sono al sicuro dalle valanghe! A questo va inoltre aggiunto il fatto che le valanghe nelle aree sciistiche si staccano non solo la notte, ma anche di giorno e vanno a interessare anche interi tratti delle piste da sci. Le piste, peraltro, sono chiuse anche nei periodi pre- e post-stagionali e per eventuali escursioni lungo le piste chiuse valgono in generale le stesse regole che si applicano alle aree alpine: è obbligatoria la valutazione sotto la propria responsabilità dei pericoli della montagna, in particolare del pericolo valanghe, come anche avere a disposizione l’attrezzatura di emergenza (dispositivi per l’individuazione sotto le valanghe, sonda, pala) e saperla utilizzare.

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Va fatto inoltre notare che spesso le piste sono chiuse “in alto”, mentre gli scialpinisti salgono dal basso. In caso di dubbio, informarsi (pagine web delle aree sciistiche). Quando gli itinerari di risalita portano per qualche tratto o completamente su terreno alpino al di fuori delle piste valgono sempre le regole già citate dello scialpinismo. Non c’è sicurezza dalle valanghe nemmeno in caso di “deviazioni” più o meno pianificate verso una qualche cima panoramica o in caso di discesa in freeride verso la valletta vicina.

Il pericolo sottovalutato – La battitura delle piste con paranco e cavo.
La tecnica con il paranco a cavo metallico viene applicata sulla maggioranza delle piste. Al gatto delle nevi viene applicato un paranco sul quale viene montato un cavo metallico grosso come un dito e lungo qualche centinaio di metri, alla cui fine viene attaccata una barra metallica. Il cavo viene poi fissato al margine superiore della pista. Il gatto delle nevi scende lungo la pista per poi risalire grazie all’avvolgimento del cavo. Il gatto delle nevi si muove fino ad un chilometro di distanza dall’ancoraggio, spesso al di fuori della portata visiva o della voce. Gatto delle nevi e barra si muovono quindi con una notevole dinamica a destra e a sinistra e il cavo d’acciaio è sempre in forte tensione e passa veloce come un fulmine a destra e sinistra, a volte a pelo della neve, altre volte anche sotto il manto nevoso, altre volte ancora anche a 10 o venti metri da terra. Questa attività, che nelle aree sciistiche ha luogo ogni sera, soprattutto col buio, è imprevedibile per le persone ed estremamente pericolosa. C’è gente che, magari perché è del posto, pensa di poter valutare il rischio, ma si sbaglia di brutto. Purtroppo ci sono già stati incidenti gravi, addirittura mortali e la soluzione è semplice: chi ha voglia di sopravvivere deve evitare le piste chiuse per battitura.

Non solo vedo la presenza degli scialpinisti sulle piste in modo positivo, anzi, penso che gli stessi andranno a diventare una parte essenziale degli sport invernali. Sarà compito del DAV collaborare affinché regole e divieti durante la battitura delle piste siano attentamente rispettati (Beppo Maltan, presidente della sezione di Berchtesgaden del DAV e membro del consiglio del DAV centrale)”.
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E’ scorretto scendere su piste appena battute
E’ davvero necessario andare a distruggere in pochi minuti il lavoro di alcune ore di chi guida il gatto delle nevi? Per farlo bastano tre sciatori che vadano a fresarsi per benino e con goduria la pista appena battuta. Particolarmente bastardo è in primavera, quando la neve è molle e le tracce della discesa con la gelata notturna diventano scanalature di ghiaccio pronte a disturbare la discesa degli sciatori la mattina successiva. Se qualcuno proprio vuole scendere dalle piste da sci dopo la battitura (mai comunque durante la stessa, vedi sopra) è pregato di farlo scendendo correttamente ai bordi delle stesse.

Insaccati a lunga conservazione: i cani sulle piste
I proprietari di cani che portano con sé le bestiole sulle piste da sci all’interno delle aree sciistiche gestite contravvengono chiaramente alle regole, perché questo non è consentito, con o senza guinzaglio che sia. Chi non volesse capirlo per questioni di correttezza, farebbe bene a ricordarsi che in caso di incidente dovuto ad un cane che gira libero senza controllo a risponderne sarà il proprietario del cane stesso.

salita-accanto-piste0007Un altro problema: le feci dei cani sporcano la neve, tirarle via dal profilo degli scarponi da sci è una cosa piuttosto difficile e, se per caso il cane va a consegnare il carico vicino al parcheggio proprio là dove d’estate vanno a pascolare le mucche, queste correranno il rischio di ingurgitare, assieme alla cacca dei cani, anche parecchi parassiti che possono portare a malformazioni dei vitellini o addirittura ad aborti. Quindi se per caso vi dovete proprio portar dietro il cane e questo deve fare il bisognino (chiaramente al di fuori delle aree gestite), beh, per cortesia, raccogliete il tutto e infilatelo nel sacchettino.

La potenzialità della variet
Sono sempre più le regioni turistiche che riconoscono l’esistenza di alcune potenzialità positive legate allo “scialpinismo sulle piste”. Per esempio, chi passa un periodo di vacanze invernali nella località alpina di Ramsau può scegliere tra sci da pista, scialpinismo in alta montagna o itinerari di scialpinismo in una delle aree sciistiche vicine che offrono itinerari scelti a tale scopo. Il numero delle persone che si divertono a percorrerli è in costante aumento, perché indipendentemente dal tempo e dalle condizioni della neve, ogni giorno c’è la possibilità di far qualcosa. I gestori di skilift e impianti a fune fanno ricorso ad una ingegnosità in continua crescita. Sono sorti parcheggi per scialpinisti, itinerari di risalita segnalati, con la collaborazione parziale degli sponsor, itinerari didattici per imparare a fare scialpinismo e ovviamente le tanto amate escursioni notturne. Solo nelle Alpi Bavaresi in circa 25 aree sciistiche ci sono i rifugi delle stazioni alpine aperti la sera in precisi giorni della settimana e in pratica in ogni area si trova ogni giorno una qualche offerta. Chi pensa che si tratti solo di una questione di fitness dovrebbe andare a guardare e a fiutare un gruppo di giovani scialpiniste, che emanano profumi invece di scie di sudore e il cui look si lascia guardare con piacere. Le piste fungono anche da habitat naturale non solo per i fagiani di monte e le serate scialpinistiche aiutano anche in questo senso, perché permettono di concentrare il traffico notturno su alcune piste garantendo così la pace per gli animali nella maggior parte delle aree montane.

E’ un bene che ci siano gite scialpinistiche notturne, perché in questo modo le attività si concentrano. Una gestione delle attività notturne senza guida sarebbe un grosso problema per gli animali, in particolare per i galli cedroni (Michelle Müssig, responsabile per la tutela della natura del DAV di Stoccarda, istruttrice di alpinismo e di scialpinismo)”.
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“Gli scialpinisti, in fila indiana a bordo pista o su tracce predisposte espressamente per loro, sono utenti benvenuti dello spazio comune anche nelle aree degli skilift”. Foto: Manfred Scheuermann
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Intervista con Peter Schöttl
“Il cammino verso il futuro: localistico, pragmatico, volto alla soluzione dei problemi”

Quali sono i problemi e i conflitti che lei vede nello scialpinismo praticato sulle piste?
In buona sostanza i problemi ed i conflitti si sono presentati solo al momento in cui c’è stato il boom di questo tipo di sport e solo e semplicemente per l’alto numero degli scialpinisti. Lo scialpinismo, peraltro, è potuto diventare così popolare solo grazie al fatto che non veniva più praticato solo su terreno libero, ma su piste battute, segnalate e messe in sicurezza rispetto ai rischi della montagna. Anche lo scialpinismo sarebbe impossibile da praticare senza l’innevamento. Il tutto è quindi possibile grazie ad infrastrutture predisposte e finanziate nei loro costi elevati da parte delle aziende funiviarie e degli sciatori da pista.

Peter Schottl (56 anni) è Presidente della Nebelhornbahn ed è membro del CdA della Wendelsteinbahn. Da ottobre 2015 è Presidente della Associazione Tedesca degli Impianti Funiviari
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Durante la gestione degli impianti: conflitti con gli sciatori in discesa, gravi rischi per la sicurezza a causa del traffico di senso contrario e dei traversi degli scialpinisti.

Durante la battitura: I lavori vengono resi più difficili e talvolta addirittura impediti. Pericolo di morte durante il funzionamento degli argani per la battitura. Battitura fresca rovinata dagli scialpinisti in discesa.

Dal suo punto di vista quali sono le possibili soluzioni?
Informarsi su regole e divieti a livello locale e accettarli come avviene anche per le regole del DAV. Accettarle in modo incondizionato. Fare appello al fatto che gli scialpinisti hanno sempre frequentato la tal montagna o al fatto che le piste un tempo erano parte di una natura incontaminata è un qualcosa che non ci porta avanti verso la soluzione dei problemi. In tutte le aree sciistiche sono presenti possibilità di risalita per gli scialpinisti e giusto en passant faccio notare che il 99% delle superfici montane della Baviera non sono superfici utilizzate come piste da sci e quindi sono “vere” aree per lo scialpinismo.

Quale potenziale intravede lei in questa tendenza?
Portare le persone sulla neve e farle appassionare agli sport invernali.

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Lei cosa vorrebbe dagli scialpinisti e cosa invece dal DAV?
Il rispetto e l’accettazione dei regolamenti, dei divieti e delle vie di risalita segnate a livello locale. Rispetto e comprensione per il lavoro degli operatori sui gatti delle nevi che lavorano per ore al fine di avere piste perfette che UN SOLO scialpinista in discesa può rovinare nel giro di pochi minuti. Rispetto e comprensione per le opinioni dei gestori degli impianti a fune, che si addossano la responsabilità per il rischio e mettono a disposizione le infrastrutture a proprie spese. Vorrei ringraziare in modo esplicito il DAV e le sue sezioni per l’impegno a cercare in prima persona soluzioni individuali per ogni singola area. Questo è il cammino verso il futuro: localistico, pragmatico e volto alla soluzione dei problemi.

Cosa fanno i gestori degli impianti di risalita per gli scialpinisti?
Uscite notturne organizzate per scialpinisti, con battitura delle piste spostata in avanti negli orari. Marcatura, battitura e a volte anche innevamento per gli itinerari destinati alla risalita. Messa a disposizione, a titolo gratuito, di tutte le infrastrutture, più parcheggi, toilette e simili.

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