Sicuri sul Sentiero 2014

Sicuri sul Sentiero 2014
Occorre scongiurare il pericolo che il neofita s’intenda rivestito del titolo di “abile” alla montagna e ai sentieri.

La giornata del 15 giugno 2014, nell’ambito del progetto Sicuri in Montagna, vuole sensibilizzare tutti coloro che frequentano l’ambiente montano sui rischi che si presentano nella stagione estiva; è un appuntamento in varie località italiane con le Sezioni del CAI e con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).

Ormai di consuetudine, quella del 15 giugno è la giornata nazionale di prevenzione degli incidenti tipici della stagione estiva; sentieri, ferrate, falesie e vie alpinistiche, grotte e canyoning, perfino la ricerca di funghi. Questi i temi d’interesse previsti per parlare di prevenzione a 360°.

Lo sforzo di comunicazione e informazione è grande ed evidente, vi sono coinvolti anche Enti ed Associazioni sensibili, le Scuole di Alpinismo del CAI oltre alle Commissioni e Scuole Centrali di Escursionismo e di Alpinismo Giovanile del CAI.
La speranza è che i tecnici del soccorso alpino, gli istruttori ed accompagnatori del CAI, le guide alpine presenti nelle diverse località fin dal mattino, unitamente al pubblico, diano vita a una serie di manifestazioni d’interesse pari a quello delle edizioni passate.

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Numeroso è il pubblico che frequenta sentieri e ferrate, dunque anche la necessità d’informazioni è grande, un vero e proprio bisogno.
Nella stagione estiva si concentra la maggioranza degli interventi di soccorso: in molti di questi incidenti si evidenzia, oltre all’inesperienza tecnica, la mancata o insufficiente percezione dei rischi, anche su terreno facile.

Se per terreno facile s’intendono zone di montagna dove normalmente non ci si lega in cordata, appare chiaro il perché sia proprio l’escursionismo a occupare sempre i primi posti delle statistiche degli interventi del Soccorso alpino.
Emblematica in questo campo è la casistica dei cercatori di funghi che ogni anno, irreparabilmente, fa registrare innumerevoli incidenti, nella maggioranza dei casi per scivolata.

Informazioni generali sono reperibili sui siti web: www.sicurinmontagna.itwww.cai.itwww.cnsas.it, ma il mio interesse si appunta sull’Elenco degli Eventi, per verificare se, nei circa 25 appuntamenti sparsi in tutta Italia, ci sia un qualunque accenno alla preparazione psicologica necessaria per una corretta frequentazione della montagna. Non c’è.

A mio avviso, se il lodevole scopo principale dell’iniziativa è “creare sensibilità, ovvero, accrescere la consapevolezza dei rischi e dei limiti personali accettabili nella frequentazione dell’ambiente montano ed ipogeo, soprattutto in quanti, lontani dal mondo del CAI o senza l’ausilio di una guida alpina, si avvicinano alla montagna in modo superficiale”, allora non si può prescindere da una premessa che sistematicamente invece viene trascurata. Anche in questa prima informazione lo è stata, anche nella locandina.

La premessa opportuna è: chiunque senza esperienza si avventuri in territorio montano dovrebbe essere avvertito non soltanto dei pericoli che corre e ovviamente informato sul come riconoscerli e affrontarli: dovrebbe essere anche avvertito che il maggiore responsabile di un incidente non è mai il caso abbinato a sfortuna, al contrario è proprio il diretto interessato. Questi, prima di apprendere e assimilare scolasticamente ogni (necessario) buon consiglio dei tecnici e delle guide alpine, dovrebbe interrogarsi su quanto siano sereni in quel momento lui e la sua compagnia, quanta tensione interiore si stia tentando di scaricare sul mondo naturale che, chissà perché, non solo è refrattario ma tende a restituire negativamente ogni energia male impiegata. Ogni nervosismo, ansia, rivalsa.

Nel fare questo abbiamo paura di invadere la libertà personale, o anche la sfera interiore? Ci facciamo delle remore perché “non si può andare a esplorare nell’intimo di un individuo”?
Niente paura, non siamo noi che dobbiamo scandagliare, è solo lui stesso che può e deve farlo. Se è avvertito, però.

Il singolo non può fare questa indagine interiore se in qualche modo lo si convince che, con un po’ di nozioni raffazzonate tramite sia pur bravissimi e volonterosissimi istruttori, lui si possa guadagnare il titolo di “abile” alla montagna e ai sentieri. Per cui alla fine tutto gli è dovuto, anche il soccorso.

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