Soccorso a pagamento?

Nota di Alessandro Gogna e Carlo Zanantoni

Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2015, dedica un articolo ai costi del Soccorso Alpino, incluso l’intervento dell’elicottero. Questi sono totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, cioè per nulla a carico della persona soccorsa, in tutte le Regioni, ma con tre eccezioni importanti: Veneto, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Anche in Piemonte si sta pensando di addossare un costo alla persona soccorsa. In Lombardia il provvedimento è già pronto ed è al vaglio della Commissione Sanità; è però limitato ai casi non gravi, cioè a soccorsi richiesti per motivi che non siano di vera emergenza sanitaria.

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Ci sembra opportuno stimolare una discussione su questo punto – anche allargando un po’ il discorso come faremo – premettendo che in linea generale siamo d’accordo. Sembra strano detto da noi, cioè da parte di chi ha promosso la creazione dell’Osservatorio per la Libertà nell’Alpinismo (per chi non lo sapesse, l’Osservatorio si propone la difesa della libertà di affrontare i rischi dell’alpinismo).

Il motivo è, sostanzialmente, che la principale obiezione che la collettività solleva nei confronti dell’Osservatorio è legata alla ricaduta sulla società dei costi del soccorso e delle conseguenze sanitarie. Sulle spese sanitarie l’Osservatorio sostiene che è ragionevole farle sostenere dalla comunità, perché tali spese sono ridicole rispetto a quelle generate da tante altre forme di libertà che la società accetta. Ma sulle spese del soccorso un discorso di questo genere non vale, tanto più che con un costo modesto un’assicurazione le può coprire, a cominciare dell’iscrizione al CAI, che porta alla copertura di tali spese fino ad un massimo di 25.000 Euro. Dunque ci sembra giusto porle a carico dell’assistito; osserviamo però che questo massimale viene spesso superato, sicché ci limitiamo a suggerire che il CAI dovrebbe agire nei confronti delle società di assicurazione per ottenere a prezzi ragionevoli coperture più elevate di quelle attuali. Ci risulta infatti che tali società, considerando il numero relativamente poco elevato di coperture richieste in questo campo, non perdano tempo a considerare con la dovuta attenzione la possibilità di una riduzione delle polizze, che con gli alti numeri diventerebbero più appetibili. E gli alti numeri si avrebbero quando gli alpinisti sapessero che le spese sono a loro carico.

Naturalmente sarà importante che, anche in Lombardia, vengano attentamente valutate le differenze enormi che ci possono essere tra un incidente e l’altro, oltre che tra un incidente e una semplice richiesta di essere prelevati a mo’ di taxi. I ticket a carico degli individui soccorsi dovrebbero essere modulati sulla maggiore o minore necessità del soccorso e maggiore o minore gravità dell’incidente.

Usciamo ora dal tema proposto dal Corriere per estendere le considerazioni al più vasto tema dei costi sanitari degli incidenti alpinistici; desideriamo infatti non perdere occasione per misurarci con l’opinione corrente nel pubblico, critico nei confronti di chi affronta volontariamente un rischio. L’uomo della strada ammira Messner ma critica chi, a modesto livello, cerca libertà ed emozione nella sua attività alpinistica. È difficile fargli apprezzare gli aspetti culturali e formativi di questo impegno, per lo meno tramite queste poche righe; limitiamoci dunque a dire che i costi sanitari di eventuali incidenti sono risibili nei confronti di quelli dovuti alle tante libertà che la società civile ci consente. La prima reazione quasi istintiva di tanti alla notizia di un incidente: “E chi paga? Noi” dovrebbe far posto al ragionamento che ora si è fatto; tradisce semplicemente, in molti casi, il fastidio verso il “diverso”, male inserito in questa società “sicuritaria” che si va creando e rafforzando.

Per quanto riguarda i rischi per i membri del Soccorso, chiediamo a loro, finalmente, di far più spesso capire all’uomo della strada che anche loro sono alpinisti e quindi affrontano il rischio per solidarietà. E chiediamo ai loro capi di non insistere così spesso sulla critica a chi ha incidenti in montagna con un tono che li fa apparire come ridicoli incoscienti.

Ma dopo questo appello ritorniamo al discorso sui costi: sarebbe bello se il CAI potesse tacitare anche le indebite critiche suddette ottenendo che sia disponibile per chi pratica l’alpinismo un’assicurazione per le spese mediche a costi non proibitivi, che potrebbe includere morte e invalidità (di cui fino ad ora qui non si è parlato). Per gli istruttori essa è già disponibile.

Riassunto della situazione:

Costi del soccorso
Tutti a carico ASL (nessuno paga) in tutte le regioni ESCLUSE Veneto, Trentino, Val d’Aosta e forse fra poco Piemonte e Lombardia.
I soci CAI sono coperti fino a un massimo di 25.000 EURO

Spese mediche
A carico ASL

Polizza infortuni
Per i soci CAI: solo in attività sociale.
Per istruttori: anche in corso di attività propria.
A: morte 55.000 EURO, invalidità 80.000 / B: tutto raddoppiato se si pagano 3,80 (!!!!) Euro in più.

Chi è interessato, in questo documento PDF, può avere informazioni sulle assicurazioni disponibili in ambito CAI.

One thought on “Soccorso a pagamento?

  1. I GOVERNATORI DI TUTTE LE REGIONI ITALIANE DEVONO PRENDERNE ESEMPIO E PORRE COSI ‘ FINE ALLA TOTALE GRATUITÀ DELLE COSTOSE OPERAZIONI DI SOCCORSO ALPINO FACENDO PAGARE AL CITTADINO IMPRUDENTE IN EMERGENZA LE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO! PAOLO DE LUCA MAESTRO DI SCI E ACCOMPAGNATORE DI MEDIA MONTAGNA PIETRACAMELA ( TE ).

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