Storie di Roccamorice

Cerchiamo di affrontare la querelle sulla risistemazione della falesia di Roccamorice con imparzialità e voglia di dar voce a tutte le parti che di solito ci contraddistinguono, anche se il risultato non è garantito.

Leggendo i post sulla pagina fb Arrampicare a Roccamorice e quelli sul profilo fb di Giordano Renzani, il lettore potrà trovare tutti i dettagli.

La Parete dell’Orso di Roccamorice
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Siamo convinti della buona fede del Renzani e dei suoi soci della banda del trapano, Marcello Ferrini e Romano Costantini: questi ragazzi stavano riattrezzando la falesia con soldi raccolti da amici e piccoli sponsor. Di certo però, nello svolgersi dei fatti, sono inciampati in qualche ingenuità che l’ormai ineludibile e “doverosa” pubblicazione immediata su fb di certo drammatizzava.

Marcello Ferrini, Giordano Renzani e Romano Costantini, la Banda del Trapano
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La diffida del Sindaco di Roccamorice, Alessandro D’Ascanio, a continuare i lavori di riattrezzatura è stata letta dal mondo dei social quasi a senso unico: l’interpretazione più diffusa è quella per cui il comune aveva già appaltato anni fa un “lavoro” alla guida alpina locale Giampiero Di Federico. Il lavoro, da quanto si dice e si vede sulle foto pubblicate, è stato fatto male, con materiale scadente ed è costato molto. Risistemare ora la falesia significava ammettere questo fatto e, per evitare problemi, il sindaco ora diffida i volontari. C’è chi aggiunge che, allorché la falesia fosse sistemata dai volontari, non ci sarebbe più necessità di appaltare altri lavori…

Queste però, occorre riconoscere a un esame attento, sono solo illazioni, più o meno credibili. Soprattutto per il semplice fatto che il materiale vecchio e scadente di cui è piena la falesia (e che ci è stato ampiamente documentato) non è stato reperito su alcuno di quei 59 itinerari a suo tempo commissionati a Di Federico nell’ambito di Scuola di Roccia, bensì sugli altri circa 250 aperti in varie epoche più o meno “antiche”.

Aggiungiamo che ci sembra davvero estremo che un sindaco giunga al punto di proibire a un volontario un’azione da tutti giudicata socialmente utile. Avrà avuto certamente delle ragioni che però non vengono esplicate. Dovesse in questi giorni verificarsi un sinistro per motivi di cattiva manutenzione, per lui sarebbero guai seri, dopo una tale diffida.

Vediamo perciò, nel dettaglio, come sono andate le cose, naturalmente dopo aver sentito a filo diretto tutte le parti interessate.

La vicenda
Nel Parco Nazionale della Maiella è il più grande sito di scalata dell’Abruzzo, e uno dei più grandi del Centro Italia. Assai frequentato, ha circa 300 vie di tutte le difficoltà e per tutti gli stili di scalata. La Parete dell’Orso è assai vicina al paese di Roccamorice (PE): da qui l’improprio uso di quest’ultimo nome per designare anche la falesia.
Le stagioni ideali per la sua frequentazione sono primavera e autunno, ma si scala anche nei pomeriggi d’estate e di inverno, se c’è il sole. In un anno, il numero di climber che si avvicenda su queste rocce è abbastanza cospicuo, e in ogni caso significativo per le ridotte possibilità di sviluppo di un centro come Roccamorice.

Il B&B Santo Spirito con lo sfondo della Maiella
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La valorizzazione della Parete dell’Orso a Roccamorice iniziò nel lontano 1984 (ma ancor prima con una isolata via nelle vicinanze dell’Eremo di Santo Spirito, ad opera di Giampiero Di Federico e di Giustino Zuccarini). Dopo le prime vie, dal 1984, la guida alpina Di Federico, assieme al Comune di Roccamorice, ideò un progetto di valorizzazione denominato Scuola di Roccia, accedendo a fondi comunitari.

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Il documentarista Sergio Di Renzo, oltre che autore della guida Arrampicare in Abruzzo, è stato il più attivo realizzatore di vie a Roccamorice, ma nel contempo ha realizzato un filmato, Roccamorice, che ben documenta la zona, le sue valenze culturali e storiche e le sue possibilità sportive.

Nell’ambito di Scuola di Roccia furono realizzate 59 vie sulla parete: assieme a Di Federico collaborarono il già citato Di Renzo, Biase Persico e la guida alpina Roberto Rosica. L’equipe scelse di non usare materiale inox (c’è chi dubita di questi, dicendo di aver visto fix inox spezzarsi di colpo) preferendo invece fix hilti a doppia espansione. Nel progetto rientrava la costruzione di un fabbricato come foresteria, ristorante e ufficio a servizio. Modifiche successive, interne al fabbricato, hanno portato alla realizzazione di un Bed&Breakfast (Santo Spirito B&B) con annesso ristorante (Macchie di Coco), opere di sostegno alla frequentazione della parete dell’Orso e dei sentieri agli eremi celestiniani e alle altre preziose mete della Maiella. La proprietà è comunale: il ristorante è ottimamente gestito dallo chef Pasquale Giardini e dalla consorte, Lucia, mentre il B&B e i 59 itinerari sono gestiti dalla guida alpina Giampiero Di Federico (3406650939), santospiritobb@yahoo.it www.montabruzzo.it.
Il complesso è raggiungibile (seguendo i cartelli “scuola di roccia”). Da Roccamorice (PE) si sale per 4 km circa; a un bivio si prende per Eremo di Santo Spirito e subito dopo (100 m) si gira a destra per il B&B Santo Spirito e il ristorante Macchie di Coco.

Biase Persico
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Roberto Rosica. Foto: Antonio Sanguigni
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Accanto all’opera di Rosica, Persico e Di Renzo, altri chiodatori aprirono nuovi itinerari, citiamo l’aquilano Alberto Rubini, fino a raggiungere un totale di itinerari che ormai si attesta intorno a 300. Per la maggior parte questi lavori si svolsero alla fine degli anni ’80 e negli anni ’90, senza alcun finanziamento e per la sola buona volontà dei protagonisti, storia del resto assai comune in tutte le falesie di arrampicata. C’era da aspettarsi che le condizioni generali dell’attrezzatura della parete, oggi, siano critiche. Per il tempo passato, ma soprattutto per la qualità del lavoro e del materiale. C’era da aspettarsi la forte necessità di una revisione.

Il 19 marzo 2016 quella che ancora non si chiamava la Banda del Trapano riattrezza la sosta di Atena, richioda Semele (5c), Chi non risica non rosica (6c) e Il gigione (7a). Il 20 marzo è la volta di Icaro (7b).

Il 23 marzo, Giordano presenta su fb una lista di 44 vie sulle quali sono da effettuare lavori urgenti; segue il 2 aprile la rinnovata sosta di Ape Maia e il 14 aprile la richiodatura di Poseidone. Nello stesso tempo i tre si attivano per la ricerca dei finanziamenti necessari, con qualche risultato: il 12 aprile con orgoglio pubblicano quest’immagine, la prima “fornitura”.

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La ricerca che non si conclude positivamente è quella condotta presso il Comune. Il sindaco gli risponde che, per ciò che riguarda la falesia, il referente è Di Federico, in quanto gestore dei famosi 59 itinerari. Verso la scorsa Pasqua, Di Federico è contattato via Messenger dal Renzani. Il dialogo si conclude (e questa per diretta testimonianza di entrambi) con la disponibilità a parlarne. Con una differenza d’interpretazione, però: mentre Di Federico si aspetta che Renzani e soci gli mostrino un disciplinare (cioè un complesso di disposizioni che regolano l’esercizio di un’attività) su cui lavorare assieme, questi pensano più che altro a un via libera, solo verbale ma sufficiente, alle procedure già in atto.

Il 17 aprile 2016 nasce la pagina di comunità FB Arrampicare a Roccamorice (animata chiaramente da Giordano Renzani) : il messaggio rivolto agli eventuali simpatizzanti è: “Aiutaci a risistemare la falesia più grande in Abruzzo. Se ami scalare ma vuoi farlo in sicurezza contribuisci anche tu”.

Il 21 aprile sono pubblicati due brevi video che documentano la situazione agghiacciante di alcuni ancoraggi:
https://www.facebook.com/romano.costantini/videos/10207943470657967/

https://www.facebook.com/romano.costantini/videos/10207943964710318/.

L’attività continua: 5 maggio, Bramhan richiodata; 17 maggio, nuova sosta di Baby (5b); 18 maggio, Betacam (6a), nuova sosta; 18 maggio, Apollo 11 e Bes (7a+), sostituita sosta.

Il 16 maggio, altro preoccupante video, questa volta sulla situazione dei moschettoni di sosta:
https://www.facebook.com/falesiaroccamorice/videos/1060871400638905/.

“Ricordatevi che è una grotta, non un WC” è la raccomandazione di Giordano Renzani, dopo l’operazione di pulizia della falesia
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A questo punto della vicenda si inserisce una notizia che, se in apparenza riguarda altro luogo, in realtà fa precipitare le cose.
Il 26 giugno Leonardo D’amario (con Nando Zanchetta) scrive che “alla falesia delle Gole del Sagittario una “protezione” è venuta via al semplice tendersi della corda tra l’assicurato è l’assicuratore (per fortuna era il primo rinvio)”. Si dà il caso che proprio in quella falesia fosse impegnato in prima persona proprio il Di Federico, il quale prontamente risponde: “la falesia di Anversa (Gole del Sagittario) non è ancora aperta al pubblico. I lavori sono in corso. I fittoni trovati ed estratti e posati sul tavolo sono stati messi nei fori senza alcun collante per verificare la moschettonatura ottimale di alcune vie, in vista di poterle poi fissare con resina. Pertanto si consiglia vivamente di non accedere ancora alla falesia prima del collaudo finale (sarebbe pericoloso). Peraltro c’è la sbarra che indica di non accedere. Pertanto prima di digitare (parlare) si prega di azionale il cervello”.
Renzani ribatte: “Comunque sia mi sembra materiale di pessima qualità, roba da ferramenta”!!!

Il tendicavo della discordia
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Di Federico non si scompone: “Ho sempre ritenuto pericoloso il tanto decantato fix in acciaio inox. Il fittone/tendicavo resinato che uso, a una prova che feci qualche anno si è rotto a una trazione di 4.817 kg. Figurarsi al taglio”.

Interviene Edoardo Fronterotta: “La certificazione “fai da te” non è riconosciuta da nessuno tranne che dall’inventore della cosa… non c’è nessun cartello o segnale che indichi i lavori in corso… la sbarra sta là da sempre e non indica nulla… un semplice cartello “lavori in corso” basterebbe”.

A dispetto di questo screzio, il 1° luglio i tre sono di nuovo operativi e inviano un ringraziamento speciale a Federico Di Felice e al gruppo Notte Fonda di Avezzano per il contributo materiale ed economico. Il 14 luglio Renzani scrive: “Continuate a sostenere il nostro lavoro, lasciate un contributo nei bussolotti dei bar di Roccamorice. Noi ce la metteremo tutta, un ringraziamento speciale a tutti voi!!”. E il 20 luglio, altro grazie di cuore ad Antonio Di Martino per il grande contributo materiale.

Il 19 luglio appare chiaro che qualcosa non sta marciando per il verso giusto. “Qualcuno vuole fermare la nostra messa in sicurezza!!!” è l’allarme. Il sindaco li convoca, loro disertano. D’Ascanio li va a incontrare alla base della falesia, gli ricorda che, al di là un qualunque finanziamento concesso o negato, c’è comunque bisogno di un disciplinare su cui concordare i lavori. In quell’occasione sembra siano volate parole un po’ grosse, non tali da far proseguire civilmente la questione. Da una parte si contesta il formalismo burocratico, dall’altra la “rabbiosa voglia di protagonismo”.

Spit “obsoleto”
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E così, proprio mentre anche la vecchia sosta di Avantino (5b) può andare in pensione, ecco formalizzata la diffida del 29 luglio, già anticipata a voce.

Arrampicare a Roccamorice scrive il 27 luglio: “Oggi il sindaco di Roccamorice ci ha intimato di interrompere la nostra opera di sostituzione delle vecchie protezioni pericolanti. In caso contrario ci denuncerà ai carabinieri. Forse è stata fraintesa la nostra intenzione che non vuole essere quella di sostituirci al Manutentore ufficiale incaricato dal comune, ma semplicemente vogliamo rendere sicure ALCUNE vie su cui arrampichiamo che presentano evidenti problemi dovuti alla vetustà delle protezioni che non sono mai state sostituite da decenni, e cioè da quando furono chiodate dagli originari apritori. Non è nostro compito giudicare il lavoro di manutenzione svolto fin ora né usurpare il ruolo di nessuno, noi vogliamo solo evitare di rischiare gravi infortuni, se non la vita, arrampicando. Voi tutti avete visto, anche grazie alle foto pubblicate su questa pagina, lo stato delle protezioni che abbiamo sostituito, non ci sembra aver commesso alcun reato. Forse il problema è che siamo in Italia, nel paese dove se fai qualcosa senza scopo di lucro, senza chiedere fondi pubblici, ti fai sicuramente qualche nemico pronto a usare tutti i mezzi per fermarti. NOI VOGLIAMO SOLO ARRAMPICARE IN SICUREZZA, CHI CE LO IMPEDIRA’ SI ASSUMERA’ LE SUE RESPONSABILITA’. Il Sindaco di Roccamorice ci ha detto che sono andate da lui decine di persone a lamentarsi della nostra attività, che poi non è assolutamente un’attività sistematica di manutenzione ma solo, ripeto, di sostituzione delle vecchie protezioni marce e ridotte all’osso. A questo punto invitiamo tutte le persone che ci seguono a sostenerci per far capire alle autorità che stiamo agendo solo per la nostra/vostra incolumità. Nel frattempo, per evitare polemiche, abbiamo comunque fatto un lavoro utile per tutti, abbiamo ripulito il sentiero di accesso alla falesia. Se anche questo è vietato, arrestateci”.

Segue una ridda di commenti, ne riportiamo solo alcuni:
Romano Costantini: “Infatti dovevamo chiedere un finanziamento, ungere gli ingranaggi e poi spendere i soldi per cazzi nostri come da anni si è fatto a Roccamorice (falesia). Finanziamenti su finanziamenti presi da un buffone incapace e incompetente che non ha mai fatto un cazzo nella sua vita, se non inculare il prossimo e inventare favolette nascondendosi dietro una patacca, immagino pagata. Manutentore di cosa? Di materiale artigianale? Avesse cambiato mai una sosta o uno spit in 30 anni di onorata carriera trascorsa sotto l’ombrellone al Giallon… Forse meglio così vista la sua esperienza e capacità nel chiodare (falesia Anversa). Purtroppo è vero, siamo in Italia, il paese dei balocchi, dei corrotti, degli incompetenti messi a gestire cose più grandi di loro solo perché si sono comprati una patacca. Ma andate a fanculo pagliacci”.

Simone De Laurentiis: “Quando finirà qualcuno degli acconsezienti di questo soggetto all’ospedale poi se ne renderanno conto di quale buffone gestisce tutto l’impiccio… ma d’altronde lui ha le sue vie chiodate DOC dove portare i clienti… Mi dispiace perché qualcuno ci dovrà andare di mezzo… Poi se partiranno le indagini nessuno più scalerà a Rocca…

Materiale nuovo e vecchio
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Stefano Di Marco: “Vivendo a Roma ho sempre sentito parlare di Roccamorice come un bellissimo posto dove arrampicare ma allo stesso tempo con il rischio concreto di farsi male a causa delle protezioni non a norma e del tutto usurate.
Adesso, che ci sono persone che stanno sistemando finalmente le vie mortali di Rocca, mosse dall’amore e dalla passione verso questa bellissima parete, verso la comunità dei climber, anche amici romani stanno tornando a frequentare la falesia generando cosi esternalità positive per tutto il territorio. Trovo assurdo che le autorità stiano intralciando il duro e faticoso lavoro di riqualifica fatto completamente gratuitamente!
Per una volta, un paese come Roccamorice ha l’opportunità di dimostrare che le cose nel nostro paese possono cambiare se si hanno le idee chiare e la voglia di fare, spero che chi di dovere non si faccia sfuggire questa preziosa occasione.
Forza ragazzi! Sono con voi!!!
P.S. Se esiste un Manutentore “ufficiale” delegato dal Comune di Roccamorice e lo stato della falesia e delle vie è completamente in stato di abbandono (fino a poco fa) come è possibile che il Comune stesso non si senta preso per il culo e non si mobiliti a risolvere questa situazione?
(Qui appare chiaro che nessuno è avvertito del fatto che un vero Manutentore della falesia non esiste, NdR)”.

Una garanzia!
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Marco Costantini: “La legge è chiara… Mi dispiace, ma è così… Sicuramente nessuno mette in dubbio la necessità di intervento e l’opera pia che state facendo… Ma state comunque andando contro la legge e i regolamenti del caso… Spero comunque che si risolva con un po’ di buon senso… A nessuno conviene aprire procedimenti penali… (Logicamente economicamente)”.

Arrampicare a Roccamorice: “Caro Marco, in Italia la legge non è affatto chiara, nel quadro legislativo non esiste la figura di chiodatore, o di chi può chiodare”.

Marco Costantini: “Ma non era meglio andare al comune e chiedere una riqualificazione della parete? Anche con fondi donati dal privato? Se tanto ci sta a cuore sta cosa..Non era meglio seguire una giusta procedura coinvolgendo le amministrazioni di competenza? Bho io sono d’accordissimo sul fatto che Rocca ha gravi disagi.. Ma le cose di iniziativa quando non ci competono portano sempre problemi.. Fare un bel progettino… Magari vi sta sul cazzo sempre il solito “tizio”? Ok nel progetto si fa il nome di qualcun altro...”.

Materiale recuperato da Roccamorice
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Arrampicare a Roccamorice: “Il bello è che ci siamo mossi così, il sindaco era favorevole, anzi disposto anche a darci dei soldi per il materiale. Di colpo questo misterioso retrofront!”.

Mario Bultrini: “La legge ancora non c’e, ma ci stanno lavorando. Si chiama progetto REASTA… Se dovesse passare questa legge, sarebbe la fine della libertà delle attività in montagna, attività da sempre fatte per passione, spirito di avventura e dedizione, senza fini speculativi…”.

Luca Bibez: “Grazie Mario. Ma ne approfitto per ribadire che non me ne frega una mazza se una legge considera un intervento di manutenzione abusivo se cambio una catena o sposto uno spit in una falesia che conosco e frequento. Qualcuno penserà che sono un egoista, io la penserò diversamente e punto. E la prossima volta che chiodo, lo faccio sapere tra 10 anni. Venitemi a censire. Piuttosto pago il canone RAI…”.

Ercole Di Donato: “Tutto o quasi tutto si può fare ma con educazione e rispetto, senza denigrare in modo così astioso e con livore, le persone, tra l’altro senza nominarle…”.

Arrampicare a Roccamorice: “Non sono le polemiche che ci interessano, sono sicuro che quando ne avranno la possibilità gli attori in gioco si chiariranno di persona. RIPETO A NOI NON INTERESSA DENIGRARE NESSUNO. VOGLIAMO SOLO ARRAMPICARE IN SICUREZZA”.

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Leonardo D’amario tenta di fare un po’ d’ordine: “Domande: La falesia e pubblica o privata? C’è un manutentore? Se c’è, fa manutenzione con soldi pubblici o privati? Se sono fondi pubblici, dov’è possibile vedere in modo chiaro e trasparente quanti soldi vengono stanziati per la manutenzione e ovviamente giustificati da fatture di acquisto di materiale certificato? Poi, e si e parlato di legge chiara, si può postare un link con questa legge?”.

Romano Costantini è particolarmente aggressivo nei confronti di Di Federico. Riferisce (senza citare il nome) che, al tempo del primo contatto, le parole di Di Federico furono “fate pure, poi a giorni salgo e ne parliamo”. E aggiunge: “probabilmente avrà capito che con noi non si mangiava e quindi è passato all’attacco. Ma tanto ha già perso prima di cominciare… Poi se le cose stanno così allora i lavori deve farli lui e non fare corsi abusivi da 300 € a botta per insegnare a chiodare per poi far fare il lavoro a ‘sti poveri fessi che lo seguono pure. O passare gruppi di clienti ad amici suoi non “PATACCATI” facendoli pagare per escursioni. Poi siamo noi gli abusivi… Ma chi è il re della valle?”.

Ercole Di Donato: “Scusa Romano Costantini, ma a chi ti riferisci? Abbi il coraggio di dire nome e cognome, oppure telefonare al bersaglio delle tue velenose critiche!”.

Marco Colazilli: “… Se è vero che qualcuno si è lamentato col sindaco è perché è stato sollevato un polverone, sono state offese persone e messo in dubbio professionalità. Sono amico sia del “Manutentore ufficiale” che di alcuni di voi e fa male vedervi scontrare anche perché l’obiettivo di tutti è quello di avere una falesia sicura, perciò siccome la birra a Rocca é buona, andatevene a fa una insieme e seppellite l’ascia di guerra… offro io!”.

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Laura Capone: “… Ragazzi, potete avere tutte le ragioni di questo mondo e lottare per una giusta causa. Ma in quelle poche righe, a mio parere, le avete sciupate tutte, con queste accuse diffamatorie, a prescindere da chi sia il “soggetto” preso a riferimento e dal comportamento avuto da quest’ultimo…”.
Romano Costantini: “Sbaglierò i modi… forse… Ma non accetto minacce da chi non sa o non vuole sapere di cosa si sta parlando. Una legge che fa morire le persone? No grazie! Vi ricordo che la falesia di Roccamorice è stata chiodata da persone non “titolate”. Quindi qui si fa manutenzione “ufficiale” su una falesia abusiva? Ammazza che coerenza!!!!! Ma non fatemi ridere. Purtroppo qui comanda il denaro altro che chiacchiere”.

Antony Castolo suggerisce ad Arrampicare a Roccamorice la massima trasparenza nella raccolta dei fondi e nel rendiconto delle spese. Arrampicare a Roccamorice in seguito a questa richiesta pubblica un rendiconto aggiornato al 31 luglio.

Il 29 luglio la pagina fb ClimbAdvisor – Climbing in Italy pubblica un appello scherzoso che riportiamo:
Roccamorice: il sindaco ha preso seri provvedimenti contro una banda di ragazzi, che da qualche tempo, armati di trapano, sostituiva le pluridecennali protezioni delle vie con altre nuove di acciaio inox, acquistate con i contributi di alcuni sostenitori. Pare che questi giovanotti abbiano dato fastidio a diverse persone, e che solo dopo una serie di lamentele circostanziate il sindaco abbia loro intimato di interrompere immediatamente la loro opera di riattrezzatura delle vie. Pare, invece, che al sindaco non sia giunta alcuna voce in sostegno di questi tre facinorosi (Giordano Renzani, Romano Costantini, Marcello Ferrini). Ora noi ci rivolgiamo a voi: se scalate a Roccamorice, o intendete andarci a scalare, prima o poi, scrivete al sindaco alessandro.dascanio@gmail.com, e chiedetegli di provvedere urgentemente alla valutazione dello stato delle protezioni della falesia e ad una eventuale riattrezzatura. Oppure, in alternativa, di affermare che le protezioni che ci sono vanno benissimo così, e prendersi la responsabilità di far scalare la gente in quella falesia. Oppure di chiuderla, dando un colpo mortale all’economia della cittadina. Oppure di trovare una soluzione pacifica, facendo rientrare il lavoro di questi tre simpatici attaccabrighe in una attività istituzionale. Non state a guardare le loro faccette da romanzo criminale: sono dei figli di famiglia, bravi ragazzi. Hanno pure i capelli corti”.

Giampiero Di Federico
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A dispetto di questo appello, sempre il 29 luglio, è diffuso su fb un documento estratto da Undici proposte per Roccamorice, di Giampiero Di Federico, presentato alla cittadinanza il 21 aprile 2013. In quel documento, al punto 7, la guida alpina ricorda l’estrema necessità di provvedere alla manutenzione continua dell’attrezzatura della falesia, di cui tra l’altro prevede uno sviluppo fino a 600 vie. Naturalmente lo scopo del rispolvero di quel documento va nella direzione di dimostrare quanto il Di Federico sia “bifronte”: una rappacificazione e un definitivo chiarimento si allontanano sempre di più.

Sul sito di Nando Zanchetta https://nandozanchetta.com/ il 30 luglio esce il post Carpenteria d’Abruzzo: nuova chiodatura a Roccamorice. Uno scritto che, sia pur con il consueto e graffiante humor surreale, non getta certo acqua sul fuoco.

Continua la discussione su fb:
Lorenzo Di Tullio suggerisce “di segnalare le carenze manutentive con l’elenco delle vie che attualmente hanno una chiodatura fatiscente e fare un bel documento da presentare al comune (via PEC) e pubblicarlo in rete. A quel punto chiedere lumi sulla manutenzione ufficiale… insomma bisogna sollecitare il comune sulla pericolosità di un tot di vie...”.

Gli risponde pessimista Luca Bibez: “Caro Lorenzo, fai un elenco delle carenze, ma a nome di chi, di quale società di consulenza per la gestione pareti? Mi sembra chiaro che qui da un lato c’è la Legge (vedi Kafka), ovvero la burocrazia, la lentezza, l’ottusità, la malafede, l’incompetenza. E dall’altra c’è chi pratica l’attività, ama i luoghi, ama la vita: la propria e quella di chi viene e verrà a Roccamorice. Non vedo punti di incontro”.

Lorenzo Di Tullio: “Fai una segnalazione come una qualsiasi cittadino. Poiché il comune contesta proprio l’attività di chiodatura volontaria continuerà a diffidare tutti gli altri. Se invece si comincia a segnalare che ad esempio su 200 vie presenti una tot % è pericolosa documentandolo con foto o altro, forse qualcuno si pone la domanda sulla sicurezza… E’ comunque una pessima pubblicità!!! Forse la falesia verrà chiusa… può essere solo un bene in quanto ad oggi il Comune non reputa la manutenzione un problema di cui occuparsi o perché qualcuno gli dice che tutto è sicuro…”.

Antonello Di Giovine: “Se veramente e in maniera seria si vuole risolvere il problema, occorre esporre il problema in procura e adesso ancora meglio perché vi è una diffida ufficiale fatta dal sindaco quindi il procuratore al 99,9 % aprirà un indagine preliminare con la certezza che questa volta quelle vie saranno sistemate definitivamente… Se non si ha il coraggio di scrivere con carta bollata si continua a giocare a giro giro tondo. Ripeto: esposto con allegato diffida e un elenco di firme pronte ad assumersi la responsabilità… altrimenti chiacchiere da bar o da fb”.

Nel frattempo coloro che non sono stati diffidati continuano il lavoro: in agosto Romano Costantini richioda Videa (7b+) e Ficobus (6b+), anche se Franco Idea consiglia un po’ più di discrezione, per non rischiare di beccare altre diffide. Gli risponde Renzani: “Tutto vero ma il nostro lavoro va avanti grazie al sostegno di tutti i climber e non solo. Mi sembra giusto far vedere che i loro soldi finiscono in parete. Hanno diffidato me, siamo tante persone… Vediamo se diffidano tutti”.

Altra fornitura per Roccamorice
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Il 29 agosto Arrampicare a Roccamorice scrive: “… il “piano criminoso” di questi giovani non è quello di risistemare le poche vie di Roccamorice che sono loro rimaste da liberare (come farebbe qualsiasi climber di buon senso, ammesso che possa esistere un climber di buon senso), ma di attuare una vera e propria forma di disobbedienza civile. La matrice eversiva di questi gesti appare evidente, in quanto si tratta di una azione “attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa” [cit. Wikipedia]. L’obiettivo di questa forma di lotta politica è “di evidenziare, mediante la propria disobbedienza, l’ingiustizia, a suo avviso palese, della norma di legge e le conseguenze che essa comporta” [cit. Wikipedia]. Purtroppo pare che esistano ancora giovani che non rinunciano a tenere la schiena dritta e a far valere le loro opinioni, giuste o sbagliate che siano, senza guadagnarci nulla e rischiando addirittura di pagare di persona. Cosa succederà a queste teste calde? Come reagiranno le istituzioni, colpite nella gestione del denaro pubblico, che è uno dei loro punti più nevralgici? Chi mai vorrà difendere questa banda di sovversivi? Ci sarà qualche scocciatore di giornalista che vorrà fare una inchiesta? Ci sarà qualche sciagurato che li difenderà? O questi ragazzi rimarranno soli? Vi terremo informati. Certo che mai ci saremmo aspettati, quando abbiamo fatto questa allegra pagina che doveva dare spunti per gite in montagna o fuori porta, e scalatine tranquille, di dovere raccontare di tali crimini. Eppure questa banda di scapestrati ci ha fatto trovare in mezzo a questa faccenda, e noi abbiamo deciso di non tirarci indietro e di fare la nostra parte. Non saremo scapestrati pure noi, che ci consideriamo tanto savi? Speriamo di no.
Firmato: Romano Costantini Giordano Renzani
”.

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