Troppe mountain bike sui sentieri

Troppe mountain bike sui sentieri

Ecco un altro bel tema che suscita divergenze incandescenti: sui sentieri ci si può andare anche con la bici o no? Eppure la risposta parrebbe semplice: i sentieri sono nati per i pedoni, perciò sono incompatibili, nella stragrande maggioranza dei casi, con il percorso in bicicletta. Per ovvie ragioni: mancanza di spazio anzitutto, poi per la notevole differenza di velocità tra chi va a piedi e chi va in bici e infine per il maggiore e più veloce deterioramento del fondo. Tutte cose dette e ridette, anche nel Nuovo Bidecalogo del CAI.

Senza evocare visioni quasi scontate come quella della Gardaland della montagna, il problema è particolarmente sentito in Trentino, dove c’è una deregulation strisciante: «Con la scusa di far lavorare le malghe hanno aperto le forestali al traffico, ora per assecondare quelli delle mountain bike tutti i sentieri sono diventati potenzialmente “ciclabili”, in assenza di divieti specifici» è il commento di Alessandro Ghezzer, noto fotografo e opinionista.

Alessandro Ghezzer

Proprio qualche settimana fa c’è stato il passaggio del testimone al vertice della Commissione sentieri della SAT (Società Alpinisti Tridentini). Al presidente uscente Tarcisio Deflorian, che ha guidato il gruppo dal 2009 fino a pochi giorni fa (aveva ricoperto la stessa carica per un decennio negli anni Novanta), ora succede Ivo Ceolan, persona nella quale l’intera SAT ripone la propria fiducia per la sua competenza.
«Tutti sapevano di questo avvicendamento per consentire un ricambio e darmi modo di collaborare maggiormente con la struttura operativa del CAI nazionale che si occupa di sentieri e cartografia» riferisce Deflorian, che continuerà a far parte della commissione come consigliere.

L’impegno di Deflorian per l’escursionismo e per l’ambiente è di lunghissima data, sia sul fronte della formazione sia su quello della divulgazione online di dati sui tracciati in quota, oltre che attraverso la collaborazione alla stesura dei volumi sui sentieri del territorio (in aprile uscirà il testo dedicato a Presanella, Adamello e Brenta).

Tarcisio Deflorian (a sinistra) e Claudio Bassetti (presidente della SAT)

Ma la sfida che ormai è diventata per Deflorian una missione è combattere l’idea che la montagna possa diventare un parco dei divertimenti: «Serve prestare maggiore attenzione per favorire la convivenza tra escursionisti e biker nel rispetto dell’ambiente in quota», sono le sue parole. Quello dei sentieri è infatti un patrimonio che va salvaguardato e richiede non poco lavoro per la sua manutenzione.
Sono 1.200 i volontari SAT (aumentati di 300 unità negli ultimi 5 anni) impegnati proprio sul fronte della cura dei tracciati che contano una lunghezza totale di oltre 5.500 km.

«Dieci anni fa riuscivamo a effettuare la manutenzione sul 40% della rete ogni anno, mentre nel 2016 abbiamo lavorato sul 70% dei tracciati, per un totale di 3.700 giornate» spiega Deflorian, secondo il quale è necessario continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i giovani nella cura dei sentieri: «È necessario far capire ai nostri ragazzi che la montagna va vissuta e rispettata. Per questo la SAT coinvolge le scuole promuovendo laboratori specifici e i buoni risultati stanno arrivando».

Trentino, volontari della SAT per la manutenzione sentieri

L’opera di sensibilizzazione sull’uso del territorio viene portata avanti su più livelli. «Non è possibile considerare le montagne come fossero un parco divertimenti a disposizione del turista al quale viene concesso tutto», osserva. Il riferimento è all’utilizzo sempre più frequente delle biciclette (anche elettriche) sui tracciati in quota. «Non tutti i sentieri sono adatti alle mountain bike, tanto che una legge del 2012 stabiliva di individuare una rete di percorsi adatti alle due ruote con caratteristiche ben precise per quanto riguarda larghezza, pendenza e terreno dei sentieri da dedicare a questi mezzi».

Ghezzer aggiunge: «In Trentino esiste una fittissima rete di strade forestali, dove gli amanti della bici possono sbizzarrirsi. Perché andare a creare inevitabili casini sui sentieri?».

In mtb sul Lago di Garda

Peccato che a quattro anni dall’approvazione della norma solo 8 dei 15 ambiti trentini abbiano concluso l’iter e a distanza di tanto tempo non sarebbe stato istituito nemmeno un divieto. «Eppure – è la considerazione di Deflorian – i divieti sono l’unico strumento per regolamentare il transito delle bici sui vari percorsi». Il coordinamento dell’operazione è in capo al Servizio turismo della Provincia, che ha demandato alle Apt l’attivazione dei tavoli di studio con i portatori d’interesse.

«Purtroppo la SAT è vista come un ostacolo allo sviluppo turistico ed economico delle varie aree», commenta Deflorian con un pizzico di amarezza, e aggiunge: «Un centinaio di divieti è stato fissato sulla carta e mai istituito. Il caso più eclatante riguarda la zona dell’Alto Garda, dove nonostante le forti pressioni sono stati indicati 50 divieti, ma a distanza di un anno nessun cartello è stato posizionato. Abbiamo riscontrato qualche difficoltà anche nell’area della Paganella e in val di Non, mentre in val di Fiemme non c’è stato alcun problema».
A differenza dei tracciati pedonali, per i quali va indicato un «soggetto manutentore», nessun obbligo è previsto per chi istituisce un percorso per le mountain bike: «Una discriminazione intollerabile, nonostante l’impatto di questi mezzi sia evidente, visti i solchi lasciati dalle ruote sul terreno» conclude Deflorian.

One thought on “Troppe mountain bike sui sentieri

  1. Il turismo ciclistico è importante come lo sono quello pedonale, l’alpinismo, lo sci alpinismo, lo sci alpino e quello che io chiamo “il turismo della pastasciutta” (che ai locali piace tanto, perchè molto poco impegnativo ed altamente remunerativo).

    Il ciclista che cerca pace e posti isolati difficilmente li troverà lungo i percorsi ciclabili dedicati (che per loro definizione vengono spianati ed attrezzati per render il percorso adeguato al grande pubblico), per questo noi ci dobbiamo battere CONTRO l’eccessiva attrezzatura dei percorsi, CONTRO i ristoranti d’alta quota e CONTRO l’esasperata normazione.

    La mountainbike è uno strumento eccezionale: permette di coprire distanze e dislivelli impensabili a piedi e genera una suddisfazione che io paragono a quella dello sci alpinismo: la conquista della vetta con il riposo del traguardo, e la gioia della discesa con il suo puro divertimento.

    Se nella manutenzione dei sentieri venissero lasciate tutte le asperrità che caratterizzano il terreno, questi non risulterebbero ciclabili. Se non risultassero ciclabili le biciclette non li percorrerebbero. Torniamo qui al discorso sull’eccessiva attrezzatura dei percorsi. Io personalmente credo che la miglior qualità di un sentiero sia l’individuabilità della traccia e l’evidenza della direzione: tutto il resto dev’essere lasciato come la natura comanda.

    Da forestale, quindi a conoscenza dei problemi di compattamento e di lavorazione con mezzi meccanici e degli enormi danni da pascolo credo che il problema dei solchi sia legato solo alla manodopera necessaria alla sistemazione, e non è cosa da poco! Ma la soluzione dei divieti, pubblicizzata da un promotore chiamato “osservatorio LIBERTÀ in montagna” sia quantomeno INOPPORTUNA.

    Le soluzioni alternative sono: vietare il transito durante i giorni di pioggia intensa, nei quali il terreno è molto più soggetto ad erosione e compattamento. Adattare quei piccoli tratti di sentiero perennemente umidi con passerelle costituite da assi/pietre in modo da limitare l’erosione.

    Volete la LIBERTÀ? Garantiamola insieme, ISTRUENDO l’utenza perchè ami la natura senza dover odiare le amministrazioni e disobbedire a divieti opprimenti ed inopportuni.

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