Valanga di Chamolé, parla il Presidente Cai: «Auspichiamo un corretto inquadramento»

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I fatti risalgono al 7 aprile 2018. Siamo sul Colle di Chamolé, in Val D’Aosta. E una valanga travolge un gruppo di scialpinisti. Era in corso un’escursione programmata del corso avanzato della scuola Cai “Pietramora” (delle Sezioni di Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Ravenna e Rimini). Sono travolti e trascinati a valle. Due di loro moriranno. Uno di loro era istruttore Cai.

Ora il Presidente generale del Club alpino italiano, Vincenzo Torti, a seguito della richiesta di rinvio a giudizio dei sei istruttori Cai accusati di disastro e omicidio colposi per quella valanga sul Colle di Chamolé, vicino a Pila, ha commentato così.

«Preso atto della richiesta di rinvio a giudizio presentata dal PM di Aosta, dott.ssa Eugenia Menichetti, nei confronti dell’istruttore Cai che coordinava l’uscita sul Colle di Chamolè, vicino a Pila, durante la quale una valanga ha travolto il gruppo di scialpinisti provocando due vittime, nonché, “a strascico”, anche nei confronti di altri che, con ruoli diversi e nettamente differenziati, vi prendevano parte, il Club alpino italiano non può che auspicare che, nel perdurante rispetto per le incolpevoli vittime, già dall’imminente udienza preliminare, questa drammatica vicenda possa essere correttamente inquadrata sia nella peculiarità del contesto ambientale venutosi a creare, sia con riferimento all’effettivo ruolo dei singoli partecipanti, in una mai preconcetta ricerca della verità».

Foto di copertina: Cnsas

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