Vieto, dunque sono

Vieto, dunque sono

Ricevo dall’avvocato Luca d’Alba:
Dal 18 al 20 settembre 2015 ho organizzato un raduno d’arrampicata tra Timpa di san Lorenzo e Timpa di Falconara, con pernottamento in tenda davanti alla chiesetta di Sant’Anna. Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Considerato che l’evento è stato patrocinato dal comune di San Lorenzo Bellizzi è stato necessario dare comunicazione al Parco del Pollino dell’iniziativa. In prima battuta il Parco ha comunicato la fattibilità del raduno, dettando le sue prescrizioni per la salvaguardia dell’ambiente. La Guardia forestale, tuttavia, ha inteso mettere i bastoni tra le ruote affermando che Timpa di San Lorenzo è riserva naturale, per cui ogni attività è vietata o comunque subordinata all’autorizzazione dell’UTB (ufficio territoriale per la biodiversità).

Alla luce di ciò abbiamo evitato di arrampicare su Timpa di san Lorenzo e ci siamo dislocati sulla Falconara. Non paghi, gli uomini della Forestale hanno fatto miliardi di foto a noi che arrampicavamo e hanno scritto una relazione, chiedendo al Parco chiarimenti sulla legittimità dell’arrampicata nel suo territorio. Con la nota 10577 del 5 ottobre 2015 il direttore del Parco dr. Gerardo Travaglio, ha dichiarato, da un lato, che l’evento organizzato è compatibile con le esigenze di salvaguardia delle specie protette, dall’altro, però, che fino a che non verrà regolamentata, l’arrampicata è vietata in tutto il territorio del Parco. Sto mobilitando mezzo mondo per far fare un passo indietro al Parco. Ho scritto una diffida, che è sottoscritta da me come avvocato e da almeno altri sette colleghi. Arriverò fino al TAR per impugnare questo assurdo divieto”.

La Timpa di san Lorenzo, Parco Nazionale del Pollino
Parco Pollino, Timpa San Lorenzo e Barile

Considerazioni
Questo episodio è l’ennesimo tentativo di scoraggiare la libera attività degli appassionati di montagna e di arrampicata in territorio di Parco. Come giustamente è sottolineato dall’avvocato d’Alba, in nessun Parco l’arrampicata è vietata, anche se (aggiungiamo noi) qualcosa di questo genere è in atto nel Parco Nazionale dei Sibillini, sebbene i risultati deleteri provocati dai divieti siano sotto gli occhi di tutti.

E’ assai malcelato il disagio e il fastidio che provocano direttori di parco così limitati, così chiusi nella loro interpretazione restrittiva di ciò che dovrebbe significare un Parco per il cittadino.

Se aggiungiamo poi la lista di tutti i provvedimenti che si dovrebbero prendere e di tutte le iniziative che si dovrebbero favorire, senza che a questa lista si possa purtroppo mettere mano costruttivamente causa la cronica mancanza di fondi, beh allora sorge il sospetto che questi divieti siano un palliativo, solo per dimostrare che qualcosa si fa. Una dimostrazione però che non esula dai confini di una rigorosa autoreferenziazione, perché non convince nessuno.

Davvero questi direttori, che ci ostiniamo comunque a considerare persone competenti, hanno bisogno di vietare per dimostrare di esserci e di servire a qualcosa? O un quasi cartesiano “Veto, ergo sum” è alla base delle loro decisioni?

La diffida
Spett.le
Parco Nazionale del Pollino, Rotonda (CS),
Ministero dell’Ambiente, Roma

p.c. Corpo Forestale dello Stato

Oggetto: arrampicata e alpinismo nel Parco Nazionale del Pollino
In riscontro alla nota n. 10577 del 5.10.15 a firma del dr. Travaglio, anche in rappresentanza di…, che aderiscono alla presente, si evidenzia quanto segue.

L’affermazione secondo cui il raduno d’arrampicata menzionato nella detta missiva “causa disturbo” è destituita di qualsivoglia fondamento, in quanto priva di riscontri oggettivi di carattere scientifico o giuridico. Si invita pertanto codesto Ente o soppesare con estrema cura le proprie dichiarazioni, che potrebbero risultare offensive nei confronti di chi, come molti degli aderenti, ha combattuto battaglie in prima linea per la difesa dell’ambiente proprio nel territorio del Parco (si ricordino le vicende del canyon del Caldanello, della centrale del Mercure…)

Condividiamo l’opportunità di regolamentare la pratica dell’arrampicata (così come in tutti i parchi d’Italia, dove si è ben lungi dal vietare l’arrampicata), ma a condizione che ciò avvenga tenendo conto delle effettive esigenze di salvaguardia. In altri termini le limitazioni e i divieti non possono essere imposti in via teorica, ossia “ipotizzando” che la pratica dello sport “possa” arrecare disturbo all’avifauna e/o ai vegetali, essendo invece necessario uno studio sulla concreta esistenza di nidi o altre situazioni degne di tutela. Secondo i principi del diritto amministrativo, infatti, ogni provvedimento deve essere “ragionevole” e, soprattutto, “motivato”. Peraltro, una volta individuati i periodi e/o le aree oggetto di divieto, nei periodi e nelle aree residuali lo svolgimento dell’attività deve essere consentita sic et sempliciter, non potendosi imporre ai fruitori l’ulteriore onere di richiedere un’autorizzazione. Dati i precedenti, appare opportuno sottolineare che i provvedimenti di natura limitativa e cogente devono trovare espressa esplicitazione in norme e regolamenti, non potendo essere rimessi a indebiti poteri discrezionali da parte di funzionari del Parco.

Maria Lucia Venneri sulla terza lunghezza della Via di Marchino, parete sud-ovest di Timpa Falconara. Foto: Guido Gravame
Maria Lucia Venneri su L3 della Via di Marchino sulla parete Sud Ovest di Timpa Falconara


Assolutamente illegittima è infine l’adozione di un divieto assoluto di arrampicata a tempo indeterminato su tutto il territorio del Parco nelle more dell’adozione di “linee guida” la cui natura giuridica non è stata affatto chiarita. Tale provvedimento, oltre che illogico e immotivato, si pone in evidente contrasto con quanto affermato dallo stesso Parco, secondo cui la manifestazione d’arrampicata
de quo “può ritenersi compatibile con le finalità di conservazione”. È contraddittorio altresì rispetto alla precedente nota del 29 maggio 2015 a firma del dr. Milione, il quale ha confermato che nessun regolamento vieta a priori l’arrampicata all’interno del Parco.

Alla luce di quanto precede e tenuto conto della portata potenzialmente limitativa della libertà personale della nota del 5 ottobre 2015, ai sensi della L. 241/90 si chiede all’Ente Parco di prendere visione ed estrarre copia della nota di trasmissione del Coordinatore Territoriale VQAF dell’ing. Perrone agli atti dell’Ente al n. prot. 10245 del 29.9.15 e di ogni documento ad essa allegato, ivi espressamente compresa la nota a firma del Comandante Stazione CFS Civita, nonché di ogni altro atto e documento presupposto alla nota del Parco n. 10577 del 5.10.15.

L’accesso agli atti viene richiesto anche ai fini della tutela penale, atteso che nei giorni 19 e 20 settembre 2015 alcuni agenti del Corpo Forestale hanno inteso effettuare rilievi fotografici invasivi su mezzi e persone (anche del sottoscritto) sfiorando i limiti della persecuzione e comunque con intenti dichiaratamente intimidatori, nonché per i profili di abuso di potere riscontrabili nella nota del 5.10.15.

Stante la palese illegittimità sostanziale e l’irregolarità procedimentale della nota del 5.10.15 n. 10577, anche per l’evidente vizio di eccesso di potere, se ne chiede la revoca in autotutela nella parte in cui prevede la sospensione delle attività di arrampicata e alpinismo nel territorio del Parco, preannunciando in caso contrario ricorso al TAR.

Distinti saluti

Avv. Luca D’Alba
Avv. Vincenzo D’Alba
Avv. Nina Nigro
Francesco Colao, Gerardo Tarsia, Mattia Sposato, Giada Di Leo, Fabio Alfano, Marco Gagliardi, Giovannino Santagada, Rossella Bruno, Salvatore Romeo, Riccardo Quaranta, Giovanni Basile, Guido Gravame, Antonio Larocca, Roberto De Marco, Antonio Mancino, Ferraro Francesco, Angelo Laino, Mino D’Amico, Marco Rigliaco, Anna Ruscelli, Domenico Riga, Maria Giovanna La Scalea, Nino Gagliardi, Luigi Manghisi, Francesco Serianni, Nino Abbracciavento, Ettore Angiò, Simonetta Sechi, Anna De Salvo, Antonio Sangineto, Renzo Ruscelli, Maria Taverniti, Stefania Emmanuele, Maria Tripodi, Tina Zaccato, Vincenzo Maratea, Franco Piccaro, Carmine Lo Tufo, Giovanna Barcello, Alessandro Galasso, Sara Crivella, Wieke De Neef, Nino Ricci, Chiara Torchia, Massimo Gallo, Leonardo Santoro, Salvatore Mustari, Domenico Ippolito, Filippo Capurso, Rosanna Riccelli, Francesco Di Trani, Franco Formoso, Claudio Pileggi, Domenico Bloise, Imma Canonica, Giuseppe Cesarini, Daniela Stanziani, Antonio Ferrigni, Eleonora Russo, Domenico Calopresti, Giuseppina Carrieri, Luigi Vincitore, Gabriele Percoco, Gilberto Peroni, Monica Venneri, Domenico Puntillo, Pasquale Larocca, Lorenzo Zaccaro

(la lista dei firmatari è in corso di formazione)”.

Su questo sito si può firmare la petizione:
https://www.change.org/p/ente-parco-nazionale-del-pollino-rotonda-pz-non-vietiamo-l-arrampicata-nel-parco-nazionale-del-pollino?recruiter=400576496&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

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